“Ofelia” poesia di Arthur Rimbaud: l’archetipo dell’eterno suicidio

Il personaggio di Ofelia (che si lasciò annegare dopo che Amleto le ebbe spezzato il cuore) è stato molto celebrato nella letteratura post-shakespeariana e nell’arte. Il poeta francese Arthur Rimbaud, dal canto suo, non rimase insensibile al fascino di questo personaggio femminile, così tormentato e dalla storia così triste.

“Ofelia”

I

Ophelia (John Everett Millais) - Arthur Rimbaud
Ophelia (John Everett Millais) – Arthur Rimbaud

“Dove dormono le stelle, nell’onda calma e nera
la bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,
ondeggia lentamente, stesa nei suoi lunghi veli…
– Arrivano dai lontani boschi i gridi della caccia.

Sono più di mille anni che la triste Ofelia
passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero.
Sono più di mille anni che la sua dolce follia
mormora una romanza alla brezza della sera.

Il vento bacia i suoi seni, sciogliendo in corolle
i suoi grandi veli cullati mollemente dalle acque;
i salici fruscianti piangono sulla sua spalla,
sulla sua ampia fronte sognante s’inchinano i fuscelli.

Le sfiorate ninfee intorno le sospirano;
talvolta Ofelia sveglia, in un ontano che dorme,
qualche nido, da cui sfugge un breve fremito d’ala:
– un canto misterioso scende dagli astri d’oro.

II

O pallida Ofelia, bella come le nevi!
Tu sei morta bambina rapita dalle correnti!
– I venti di Norvegia dalle alte vette

ti avevano parlato dell’aspra libertà;
e un soffio, scompigliando la tua folta chioma,
al tuo animo sognatore portava strani rumori;
e il tuo cuore ascoltava il canto della Natura
nei pianti degli alberi, nei sospiri notturni;

e la voce dei mari folli, immenso rantolo,
spezzava il tuo sesso fanciullo; troppo dolce e umano,
e un mattino d’aprile, un bel cavaliere pallido,
un pazzariello, si accoccolò muto ai tuoi ginocchi!

Cielo! Amore! Libertà! Quale sogno, o pazza mia!
Tu ti scioglierai in lui come la neve al sole:
le tue grandi visioni strozzavano la tua parola
– e l’Infinito terribile sbigottì il tuo occhio cupo.

III

– E il poeta dice che ai raggi delle Stelle
vieni a cercare, di notte, i fiori che cogliesti;
e d’avere visto sull’acqua, distesa fra i suoi lunghi veli,
la bianca Ofelia, come un gran giglio, ondeggiare.”

15 maggio 1870

 

Ophelia - Painting by John Everett Millais
Ophelia – Painting by John Everett Millais

Il personaggio di Ofelia (che si lasciò annegare dopo che Amleto le ebbe spezzato il cuore) è stato molto celebrato nella letteratura post-shakespeariana e nell’arte: il primo riferimento (ma non l’unico) che viene in mente è il celebre dipinto omonimo del pittore inglese John Everett Millais, realizzato tra il 1851 e il 1852.

Il poeta francese Arthur Rimbaud, dal canto suo, non rimase insensibile al fascino di questo personaggio femminile, così tormentato e dalla storia così triste.

Anche se sono “più di mille anni che la triste Ofelia/ passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero” (vv. 5-6), il Tempo sembra essersi fermato, cristallizzato: sembra osservarla nel suo (eterno) suicidio, sigillo della sua tristezza e del suo cuore infranto.

Il poeta la rivede, in una visione che sembra porsi tra l’onirico e il medianico, in un impressionistico susseguirsi di attimi e sensazioni.

La Natura piange il destino di Ofelia e lei diviene una sorta di “punto di fuga” d’una prospettiva meta-temporale, che si ripete ma che ogni volta riaccende una lacerante tristezza e il poeta sembra concentrare in sé tutto quel dolore, tutta quella tragicità, tutta quell’amarezza per una giovane vita spezzata, trasportata via dalle correnti.

Ofelia sognava l’Amore, sognava la Libertà: questi sogni accompagneranno la sua morte e in essi lei si perderà.

Ad Ofelia è associato il colore bianco, che trapassa dal pallore della morte al bianco dell’innocenza: terribile candore, poiché ha in sé tanto dolore

Al poeta rimarrà il ricordo, che tramuterà in immagine e canto.

Come può Ofelia essere soltanto un pallido fantasma?

In lei il pallore della morte sembra messo in penombra e, al contempo, risaltato, dal suo cuore infranto e dal suo triste destino.

Tipico del Sentimento, di ogni sentire, l’essere al di là del tempo, così come il ricordo.

Ma il ricordo non è forse una sorta di presente e lacerante assenza?

Sarebbe riduttivo, nondimeno, definire Ofelia soltanto un “personaggio”, una “figura letteraria”: essa diviene una sorta di archetipo dell’anima che muore in se stessa un attimo prima della morte fisica e che per sempre avrà negli occhi almeno una sfumatura del dolore che l’ha uccisa.

 

Riporto la poesia in lingua originale:

“Ophélie”

I

“Sur l’onde calme et noire où dorment les étoiles
La blanche Ophélia flotte comme un grand lys,
Flotte très lentement, couchée en ses longs voiles…
– On entend dans les bois lointains des hallalis.

Voici plus de mille ans que la triste Ophélie
Passe, fantôme blanc, sur le long fleuve noir.
Voici plus de mille ans que sa douce folie
Murmure sa romance à la brise du soir.

Le vent baise ses seins et déploie en corolle
Ses grands voiles bercés mollement par les eaux;
Les saules frissonnants pleurent sur son épaule,
Sur son grand front rêveur s’inclinent les roseaux.

Les nénuphars froissés soupirent autour d’elle;
Elle éveille parfois, dans un aune qui dort,
Quelque nid, d’où s’échappe un petit frisson d’aile:
– Un chant mystérieux tombe des astres d’or.

II

Arthur Rimbaud in una foto di Étienne Carjat - dicembre 1871
Arthur Rimbaud in una foto di Étienne Carjat – dicembre 1871

O pâle Ophélia! Belle comme la neige!
Oui tu mourus, enfant, par un fleuve emporté!
– C’est que les vents tombant des grands monts de Norwège

T’avaient parlé tout bas de l’âpre liberté;
C’est qu’un souffle, tordant ta grande chevelure,
A ton esprit rêveur portait d’étranges bruits;
Que ton cœur écoutait le chant de la Nature
Dans les plaintes de l’arbre et les soupirs des nuits;

C’est que la voix des mers folles, immense râle,
Brisait ton sein d”enfant, trop humain et trop doux;
C’est qu’un matin d’avril, un beau cavalier pâle,
Un pauvre fou, s’assit muet à tes genoux!

Ciel! Amour! Liberté! Quel rêve, ô pauvre Folle!
Tu te fondais à lui comme una neige au feu:
Tes grandes visions étranglaient ta parole
– Et l’Infini terrible effara ton oeil bleu!

III

– Et le Poéte dit qu’aux rayons des étoiles
Tu viens chercher, la nuit, les fleurs que tu cueillis;
Et qu’il a vu sur l’eau, couchée en ses longs voiles,
La blanche Ophélia flotter, comme un grand lys.”

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Bibliografia

Arthur Rimbaud, “Opere in versi e in prosa, con testo a fronte”, Garzanti Libri, Milano 2003

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