“Incredibile” di John Shelby Spong: perché il Credo delle Chiese non convince più

Il libro ha per titolo: Incredibile, della Mimesis, collana Spiritualità senza Dio?: procede con uno stile induttivo, quasi didascalico.

Incredibile di John Shelby Spong
Incredibile di John Shelby Spong

Risultato, insieme ad altri volumi, della riflessione e del percorso personale dell’ex vescovo episcopaliano di Newark, New Jersey, John Shelby Spong (Charlotte, 16 giugno 1931 – 12 settembre 2021), teologo e conferenziere di fama internazionale, costituisce una seria e motivata analisi dell’insostenibilità attuale della formula classica consegnataci dal Cristianesimo.

L’autore elabora dodici tesi (la formulazione in tesi riecheggia la Riforma luterana), rimarcando la rinnovata crisi del Credo dopo quella epocale del 1517.

Le obiezioni riguardano l’incompatibilità del racconto della Creazione con la teoria del Big Bang e col Darwinismo; il confronto con le ipotesi freudiane circa la ricerca, da parte dell’uomo, di una “culla celeste” che risponda alle sue esigenze di protettorato (non a caso Shelby Spong parla di necessità di superare “l’Infanzia dell’Umanità”); vengono discussi concetti “ingenui”, come quello di far di necessità incarnare Dio in un corpo umano, imprigionandolo nuovamente come già era stato nella materia; contestato il mito della caduta a seguito dell’originario peccato, che avrebbe scatenato le ire divine (“Umano, troppo umano!”), che ricorda troppo da vicino gli dèi dell’Olimpo coi loro difetti squisitamente antropici.

Vengono contestati diversi episodi “mitologici” dei Vangeli, dalla Verginità di Maria ai nomi stessi dei protagonisti; vengono tracciate similitudini spiazzanti tra personaggi profetici dell’Antico Testamento, in particolare Elia, e la stessa figura di Gesù, col suo corredo taumaturgico; tracciato il percorso evoluzionistico dei Dieci Comandamenti e la loro attualità etica; analizzati concetti come quelli di “Ascensione” e riconsiderata persino la preghiera, che “intesa come richiesta fatta a una divinità teistica esterna di agire nella storia umana, è poco più di un isterico tentativo di mettere il Sacro a servizio dell’umano”.

Nella figura di Cristo, Spong ravvisa piuttosto la pienezza di realizzazione della perfettibilità umana, dell’espressione in positivo al massimo grado delle ‘virtù’ che un uomo possa esperire e propalare.

La parte forse più rivoluzionaria della visione promossa da questo ministro ecclesiale tornato sui propri passi concerne la vita dopo la morte, a corollario della rilettura del Cristianesimo in chiave post-moderna.

“Se vogliamo parlare della vita eterna con un qualsiasi grado di integrità intellettuale, dobbiamo analizzarla come una dimensione della realtà trascendente e dell’amore infinito: una realtà e un amore che, una volta sperimentati, ci fanno condividere l’eterno”.

Una visione agnostica, razionalista, se non panteistica e, all’estremo, atea.

“Non vedo alcuna utilità della vita dopo la morte come strumento o metodo di controllo del comportamento. Per molte persone religiose questo sembra essere il suo unico scopo. Cielo e inferno sono, francamente, concetti davvero datati e non più credibili, che devono essere rimossi una volta per tutte dalla nostra mente e dalla vita liturgica della Chiesa. Solo i pensatori ecclesiastici più irrilevanti sembrano non vedere questo; solamente loro si aggrappano a queste idee arcaiche”.

“La speranza per la vita dopo la morte è la fantasia quasi universale delle persone autocoscienti. Avendo conosciuto la vita in modo individualizzato, che è ciò che l’autocoscienza permette, riteniamo difficile pensare che questo prezioso dono abbia origine o termini nel nulla. Così gli esseri umani hanno cercato immagini mitologiche per esprimere le loro speranze e pure le loro fantasie. Storicamente hanno infuriato grandi dibattiti, per esempio, sul momento esatto in cui Dio unisce un’anima immortale a un feto che si sta sviluppando. La polemica attuale sull’aborto riflette ancora questa discussione. La Bibbia suggerisce perfino che Dio ci conosceva prima che ci formassimo nel grembo materno”.

Spong incede tra i dogmi cristiani, analizzandoli e destrutturandoli con la pazienza certosina di un catechista inverso: ad esempio enuclea la necessità teorico-dottrinale di escogitare un ‘limbo’ e un Purgatorio.

John Shelby Spong
John Shelby Spong

La conclusione è coerente con l’impalcatura teorica del testo: “La riforma che tracciamo fa paura, ma è nobile, avvincente e liberatoria. Più ancora, dà alla storia cristiana la possibilità di vivere una nuova epoca storica. Prego che ciò accada. Prego che possa accadere. Credo che debba accadere”.

“Non posso dirvi chi o che cosa sia Dio. Nessuno può farlo. Nessuna mente umana possiede questa capacità. Tutto ciò che posso fare è come io credo di avere fatto esperienza di Dio. Dio e l’esperienza di Dio non sono la stessa cosa. Quindi, sotto la clausola della massima trasparenza, archivio questa riconosciuta possibilità e proseguo”.

“Rendo testimonianza alla fede che porta me e il mondo intero a vivere pienamente, ad amare prodigalmente e a essere tutto ciò che possiamo essere”.

Questo libro ha sollecitato in me una profonda riflessione.

Dal punto di vista strettamente razionale, le teorie esplicitate funzionano, assolutamente.

Fermo restando che anch’io, personalmente, mi distanzio da una lettura fortemente letterale dei Testi Sacri del Cristianesimo, che ci presenterebbero un Dio “difettoso” e minaccioso, sono giunta alla conclusione che negare in toto la possibilità per degli esseri auto-consapevoli quali noi siamo di un contatto col Divino e consegnarci alla cruda prescienza dell’annientamento dopo la morte fisica, sarebbe una crudeltà che la Natura non può aver congegnato.

Una visione strettamente razionalistica e illuminista della realtà qual è quella dello Spong, peraltro influenzato dagli studi scientifici di sua figlia, non può esaurire la spiegazione della vita senziente e di quei fenomeni che sfuggono al piano cartesiano puro.

 

Written by Barbara Orlacchio

 

Un pensiero su ““Incredibile” di John Shelby Spong: perché il Credo delle Chiese non convince più

  1. Circa 50 anni fa, Hans Kung (teologo cattolico), nel suo “Essere cristiani” (Mondadori, 1974), elaborava tesi ed ipotesi assai simili a quelle del protestante Spong. La progressiva e costante perdita di consistenza del potere temporale della chiesa di Roma, unitamente al ritrovamento dei codici di Nag Hammadi (1945) e dei rotoli di Qumran (1947-1956), hanno consentito e favorito una rilettura dei testi e della teologia cristiano-cattolica. Negli ultimi decenni si assiste ad una considerevole produzione di studi storici a tutto campo, nonché al fiorire di indagini speculative (come quella di Spomg) che conducono al ridimensionamento di tutta la teologia cristiano-cattolica. Appare sempre più chiaro che, sul piano storico, quella teologia si è imposta sol perché supportata e propagandata da un potere temporale che puniva fino alla morte gli eventuali dissidenti; sul piano concettuale e psicologico, quella teologia ha soddisfatto il “bisogno” della protettiva “culla celeste” di cui si parla nell’articolo postato.
    Nonostante la lucida ed onesta analisi, Spong continua a professarsi credente in virtù della sua personale (e oggettivamente non contestabile) “esperienza di Dio”; l’autrice della recensione, più prosaicamente, si impone di dare un senso ad un non meglio specificato “contratto col divino” perché… “consegnarci alla cruda prescienza dell’annientamento dopo la morte fisica, sarebbe una crudeltà che la Natura non può aver congegnato”. Come a dire che si smette -finalmente- di antropomorfizzare un dio, e si finisce con l’antropomorfizzare la Natura?

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