Venceslao Mascia: creatore e creatura si fondono in simbiotiche forme-pensiero plastiche

Le palme dello zio Nuccio si congiungono, mentre le dita suggellano una culla, che accoglie, sin dalla tenerissima età, Venceslao Mascia; le labbra dello zio scultore, poi, riscaldano l’animo del bimbo, sussurrando versi poetici al suo orecchio.

Surrogato - Steatopigie e dettaglio di un gioiello - Artista Venceslao Mascia
Surrogato – Steatopigie e dettaglio di un gioiello – Artista Venceslao Mascia

Sono lievi parole che fecondano l’intimo del fanciullino, sicché, quando Nuccio Bua, noto scultore, affida tra le mani del nipote, ancora in erba, lo scalpello, quest’ultimo annichila la fermezza della materia, intridendola di quell’intensa vita.

Non ancora 20 enne, lascia la sua amata Sardegna per partire alla volta di Milano; qui, frequenta un corso di oreficeria e, in questo periodo, incontra il genio di Arnaldo Pomodoro, che riconosce, immediatamente, in lui, l’estro del grade artista. Lo introduce, così, nel circolo “privilegiato” dei grandi autori della città, “arruolandolo”, da subito, tra i suoi discepoli.

Da lì in poi, Venceslao Mascia esperisce se stesso nella didattica per le scuole, nella gioielleria scultorea, collaborando con una nota stilista, in esposizioni collettive e personali. Nel 1996 realizza una scultura in marmo, raffigurante Padre Pio, collocata ad Alà dei Sardi. In collaborazione con la Soprintendenza di Sassari, partecipa al convegno internazionale di archeologia sperimentale, “La metallurgia degli Etruschi e dei Celti”, tenutosi a Viterbo, dove esegue una dimostrazione di fusione a cera persa, utilizzando le stesse metodiche del periodo nuragico. Nel 2003, dona, personalmente, a Papa Giovanni Paolo II, una scultura in marmo bianco, raffigurante il volto di Cristo. Su incarico dell’editore Carlo Delfino, partecipa alla sesta edizione della Borsa Mediterranea sul Turismo Archeologico, a Paestum, proponendo fusioni a cera persa con la stessa tecnica nuragica.

Nel 2004 tiene un laboratorio sulla scheggiatura dell’ossidiana in occasione della mostra “L’uomo e la pietra”, organizzata dal museo naturalistico del Monte Soratte a Sant’Oreste (Roma). Nel 2006 partecipa, a Roma, al convegno internazionale “Le vie dell’ossidiana”, con un laboratorio di scheggiatura dell’ossidiana e della selce. Nel 2007 espone le sue opere al II simposio nazionale euro mediterraneo a Tempio Pausania. Nel 2008 vengono utilizzate le sue opere per la realizzazione del video “Passaggi Speciali”, dei Cordas et Cannas. Espone le sue sculture a Roma presso la sala Morgana. Nel 2010, a San Pantaleo (Olbia), espone le sue opere con la mostra Ossidiana. Nel 2013 espone, a Milano, con la mostra “Procurare ‘e Moderare”, con la partecipazione del maestro Arnaldo Pomodoro. Nel 2014 espone allo Yachting-Club di Porto Rotondo e, nel 2015, espone presso il Museo Archeologico di Olbia. Nel 2018, espone alla Mostra Internazionale d’arte contemporanea, presso la Galleria delle Pigne (Roma); espone anche a New York, alla galleria Rouge Space. Nel 2019 espone alla Agorà Gallery di New York. È un percorso artistico e umano, quello di Venceslao Mascia, importante e di grande spessore.

L’ultima kermesse di Venceslao Mascia è intitolata “Dio è morto e l’artista la assume, provocatoriamente citando Friedrich Nietzsche e, medesimamente, con l’elargizione delle sue pienezze scultoree, prende corpo la risposta: creatore e creatura, in esse, si fondono, in simbiotiche forme-pensiero plastiche, laddove la riflessione è frutto di profondi quesiti.

Uno, nessuno, centomila - Opera di Venceslao Mascia
Uno, nessuno, centomila – Opera di Venceslao Mascia

In particolar modo, nell’opera “Uno, nessuno, centomila”, l’autore si immortala, nello specchio che costituisce, metaforicamente, l’ovale della “presenza”: il raffronto con sé stesso viene restituito come immagine unica, mentre quell’unicità si frange, in molteplici dubbi, che vengono annichilati, invero, da ogni singola opera dell’artista e dal “dia-logos” tra esse, vivificando la “consapevolezza divina” e, quindi, la sua verità.

L’ossidiana è una componente fondamentale, per la maturazione di Venceslao Mascia: attinge, allora, quel fecondo seme, dalla terra, per foggiarvi le proprie intuizioni, ingaggiando, così, con la ferma fragilità di quest’ultima, un sottile giogo di equilibri.

La nera materia si dona all’artista, pronta, però, in qualsiasi momento a presentare un conto salato: un solo “colpo”, dato impropriamente, ha, infatti, la capacità di distruggere quell’amore. Così, tra levità e possanza, l’artista ne seduce la veste, celebrando lirismi scultorei graffianti, essenziali, di un’eleganza primitiva, che sublimano un idioma tribale, ancorato alle profumate tradizioni sarde e al più alto approccio dissertativo, intesi nella purezza di una dimensione quotidiana alternativa.

Venceslao Mascia conferisce, in ciò che viene, comunemente, definito “natura morta”, l’enfasi di quell’amabile passato e altresì vi sposa i concetti legati alle scoperte della fisica quantistica: massa e dinamismo, allora, insieme con arcane e misteriose laiasons, trasformano e corroborano l’essenza di una Mater Genera steatopigia, fruttuoso grembo di numinose, profane genesi.

“Tessuti” di pietra, ferrosi o di creta vengono, indi, suggestionati, dall’estro dello scultore, e il suo soffio vitale crea i movimenti intrinsechi, che sollecitano e animano elementi già, di per sé, opera sublime, in un rinnovato eden. Come un moderno e demiurgo Adamo, oppure un attuale Zarathustra, Mascia abbraccia, allora, una sensuale e morbida Eva. Il ciglio dell’artista regala, a quest’ultima, gli attributi per avvincere in una malía: la porporina sfera, il corallino serto, il cerchio di rame, i voluttuosi picchi, impreziositi da sottilità di corallo, sono “monili”, che ne enfatizzano la sessualità procreatrice. Il crescendo gestazionale culmina, alfine, nella cessazione della procreazione naturale per aprire una pagina su quella, creata in laboratorio.

In un quadro è, addirittura, incisa una delle canzoni più belle della Sardegna, cantata, appositamente, da Nadine Caouette: “No potho reposare” è il titolo di entrambe. I due si sono conosciuti a New York e la cantante canadese ha voluto omaggiare il talento di Venceslao Mascia con queste nozze.

Altro tasto toccato, in questa sede, è la tecnologia, in particolar modo la rete, che prende sempre più piede e spersonalizza, togliendo dimensione all’arte e agli artisti, sì che l’autore toglie la sua stessa firma; caos/ordine/distruzione è il sintagma, che si dirime, conseguenzialmente… rimane, invero, questo geniale Adamo, che, sfrontatamente e umilmente, coglie il frutto proibito, celebrando un rosario artistico, profumato di terra, cielo, acqua e fuoco. Queste vive perle hanno, oggi, personalità e autonomia; come nel Mistero Triadico, però, si “seggono”, affianco al padre e all’ispirazione, in un liturgico assolo.

Dio è morto - Venceslao Mascia
Dio è morto – Venceslao Mascia

La mostra personale “Dio è morto” è stata inaugurata il 29 luglio 2022 presso lo spazio adiacente alla Chiesa di San Pantaleo, nell’omonimo comune in provincia di Olbia, la cui parte curatoriale è stata seguita dalla poetessa e curatrice comasca Maria Marchese. La mostra terminerà il 15 settembre. Media partners dell’evento sono: Oubliette Magazine (Alessia Mocci), Ottiche Parallele Magazine (Fabrizio Capra) e ilrapinososcrivere.blogspot.com (Maria Marchese); affiancano, inoltre, l’evento Cult&Culture, il progetto nato dalla collaborazione tra la curatrice e la residenza di lusso estiva Marchese Houses, Marchese Houses, in cui si trovano parte delle opere del Maestro Carlo Riva e L’Associazione Art’s Wings Forum, la cui presidente è l’artista, critica d’arte, autrice marocchina Khira Jalil.

 

Written by Maria Marchese

 

Info

Evento mostra “Dio è morto” a San Pantaleo

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