“La casa sull’argine” di Daniela Raimondi: la famiglia Casadio aveva la follia nel sangue

La casa sull’argine” è una saga famigliare che ho letto con interesse, ben costruita e con quei passaggi storici inseriti ad hoc e integrati nel racconto, che non disturbano, ma arricchiscono.

La casa sull’argine di Daniela Raimondi
La casa sull’argine di Daniela Raimondi

Daniela Raimondi parla di un territorio dove è nata, ma non vissuta. Tramite libri e informazioni storiche ha ricostruito la vita di un paesino di nome Stellata, all’incrocio fra Lombardia, Emilia e Veneto.

Ha inserito delle frasi pronunciate in dialetto e nomina le persone usando un lombardismo: la Adele, il Giacomo…

Il racconto inizia nel 1800 e si protrae, di generazione in generazione, fino al 1974, con un ultimo salto temporale nel 2013.

Tutto ha inizio con Giacomo Casadio che sposa una zingara, Viollca.

Mi ha fatto estremamente piacere che la scrittrice non si sia lasciata contagiare dai soliti luoghi comuni sugli zingari, ma che ne abbia riportato usi e costumi.

Viollca era usa fare i tarocchi e, da questi, prevede una sciagura rivolta alla famiglia, i cui membri troppo spesso si lasciano andare ai sogni o a inseguire i loro talenti.

Seguendo ogni nascita vediamo come, in seguito all’oscura profezia, si farà in modo che tutti lascino la parte artistica di sé nel famoso cassetto, perché sognare porta solo guai.

Nonostante ciò le disgrazie non mancano:Quell’evento era il frutto del loro essere diversi, sempre propensi ai sogni e alle sciagure. Era il passato che si ripeteva, il risultato di quel mischiare il loro sangue contadino con un sangue selvatico e straniero”.

Dalla loro unione nasce la stirpe che vedrà metà di loro biondi e con gli occhi chiari, e l’altra metà coi capelli e gli occhi scuri.

Ognuno di loro avrà qualche sensibilità: chi prevede il futuro, chi parla coi morti e così via.

Il racconto familiare si snoda fra le vicissitudini storiche italiane: le guerre, Garibaldi, l’emigrazione verso l’America, la rivoluzione studentesca; si parla di politica, di religione, degli usi, dei cibi, della campagna, gli animali, la terra.

A tratti mi ricordava il film “L’albero degli zoccoli”, dove si narrava della vita nella pianura padana.

Vediamo ad esempio alcuni momenti, come l’immigrazione: “Mese dopo mese, più gente sogna di partire. Vendono la vacca, o il mulo, e se ne vanno con le toppe ai pantaloni e l’anemia nel sangue”.

O quando s’affaccia sulla scena politica Mussolini:Con quel Mussolini al governo sembrano tutti degli esaltati, ma presto si accorgeranno con che delinquente abbiamo a che fare”.

Leggiamo di miseria, di vera fame, delle famiglie numerose e del lavoro, quello faticoso, fatto con le mani. Le innovazioni, il gabinetto, la tv, Sanremo …

Pare davvero di stare seduti al tavolo di queste numerose famiglie e di vivere con loro la quotidianità.

In ognuno di loro vedo la stessa storia: una storia di terra. Mi sembra di scorgere ombre di terra sulla loro pelle; terra nei loro sguardi, polvere di campo nei capelli, sulla lingua, sotto le unghie”.

A volte è macchiato da orme soprannaturali, come Viollca che spesso appare anche dopo la sua dipartita, o altri defunti che non hanno ancora finito di dire la loro.

Daniela Raimondi
Daniela Raimondi

Un libro che mi è piaciuto molto, che mi ha fatto ricordare, ripercorrere, imparare nuove cose e riflettere sulla vita che hanno fatto anche i miei nonni e i miei genitori.

A tratti mi sembrava complicato seguirli, perché i personaggi sono tantissimi, ma poi ho compreso che la vera protagonista era una sola: la famiglia, e tutto è diventato più facile.

In fondo al libro troviamo anche l’albero genealogico della famiglia Casadio, una famiglia che non esiste, ma che potrebbe benissimo esserci stata.

E poi l’hanno capito che i sogni sono un aiuto e non una oscura profezia?

Il male della vita, per tutti noi, non è stato correre dietro ai sogni, ma rinunciarvi”.

 

© 2020 casa editrice Nord
ISBN 978-88-429-3290-1
Pag. 383
€ 18,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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