Raffaella Carrà, indimenticabile icona dello spettacolo

“Una normale storia d’amore è molto piccola rispetto a quella che viviamo noi.” – Sergio Japino

Raffaella Carrà
Raffaella Carrà

La sua voce calda e piena è rimasta nel cuore dei molti che l’hanno amata. E che a un anno di distanza dalla sua scomparsa, 5 luglio 2021, si preparano a celebrarne il ricordo che non si è mai spento, tanto è inossidabile.

Per molti è quasi come se Raffaella Carrà potesse bucare improvvisamente lo schermo televisivo, e con la sua proverbiale allegria presentarsi al suo pubblico.

Soubrette, cantante, conduttrice televisiva: Raffaella era tutto questo, ed altro ancora.

Per dirla molto semplicemente era un personaggio televisivo a tutto tondo: ed è così che è rimasta nella memoria collettiva di molti italiani.

Perché Raffaella piaceva a molti, per non dire a tutti.

Che si trattasse di una casalinga che partecipava ai suoi quiz televisivi, o di qualche intellettuale dalle posizioni alternative, o di esponenti della comunità Lgbt, che l’hanno eletta a loro rappresentanza, la soubrette riusciva sempre ad ammaliare i suoi interlocutori.

Catturava simpatia, insomma, grazie anche al suo modo di porsi, veicolando un messaggio capace di unire mondi diversi fra loro. Dotata di feeling, che insieme alla sua bellezza, innegabile, si accompagnava ad una disciplinata intelligenza, la manifestava plasticamente nel rapporto che stabiliva con gli altri.

Sia che realizzasse un’intervista a un personaggio famoso, un politico per esempio, sia che si confrontasse con una persona comune che dopo lunghi anni di assenza abbracciava un suo familiare in una puntata del suo Carràmba! Che sorpresa, il suo atteggiamento era di assoluta inclusione.

“Nella sua vita fu un’icona incomparabile di carisma, ribellione e libertà” – El Espanol, testata on line

Quando Raffaella si distinse per le sue performance era giovanissima. A soli otto anni interpretava un film nel ruolo di una bimbetta. Seguirono poi altri interventi cinematografici, ma la sua carriera cinematografica non ha mai decollato come avrebbe meritato.

Nonostante avesse all’attivo la partecipazione, nel 1965, al film Il colonnello Von Ryan accanto a Frank Sinatra.

Se al cinema Raffaella non ha spiccato il volo, il successo televisivo le si presentava senza pari. Tanto che il suo volto diventava così popolare da essere contrassegnata quale icona televisiva. Successo che non si è limitato ai confini nazionali, ma è andato oltre.

Anche la Spagna e i paesi dell’America Latina le hanno tributato onori e trionfi riservati alle grandi star, grazie anche al suo modo di calcare le scene, ricco di un’esuberanza tutta latina che ben si accompagnava alla sua contagiosa risata.

“È una figura necessaria, non riusciamo a liberarci della sua presenza. La sentiamo viva e importante, perché può dire ancora molto” – Motto dell’ultimo Roma Pride

Anche se Bologna è stata la città dove ha visto la luce il 18 giugno 1943, la località del cuore di Raffaella, la principale a quanto è dato sapere, è stata il Monte Argentario, con il suo capoluogo Porto Santo Stefano, luogo dalle coste frastagliate che si buttano a picco nel Mar Tirreno.

Da lei definito il suo ‘buen retiro’, lì ha scelto di dimorare per l’eternità, accompagnata nel suo ultimo viaggio dal compagno di lunga data Sergio Japino.

Anche Madrid era uno dei luoghi dove Raffaella amava soggiornare durante le pause di lavoro.

Città che si prepara a titolarle una piazza, così come sembra fare Roma.

“C’è una lapide nella cappella pubblica del cimitero di Porto Santo Stefano, con la dedica al compagno di tutta una vita Sergio Japino” – Sindaco di Porto Santo Stefano

Emblema di libertà ed emancipazione, la Raffaella nazionale non è mai stata dichiaratamente femminista; non amava quel femminismo un po’ d’élite che distingue certe donne pronte a stigmatizzare tutto ciò che è in odore di maschio.

Anche perché Raffaella era una donna dotata di grande sensualità, peculiarità di cui andava fiera. Aveva sdoganato quell’atteggiamento un po’ pregiudizievole che vuole le donne sensuali simbolo di leggerezza, nell’accezione negativa che si può attribuire a tale termine. Perché lei, persona aliena dai preconcetti, della sua lieve sensualità ne aveva fatto una componente a completezza della sua personalità.

Il suo modo di porsi, estroverso e disinvolto, le veniva probabilmente dal suo territorio d’origine; lì, dove l’allegria e il buon umore fanno il paio con la voglia di vita, quella che apparteneva a Raffaella da lei affrontata sempre con caparbia gentilezza.

“Alla fine della sua vita, l’artista ha deciso di andarsene in silenzio e questo fa effetto se paragonato al rumore dei social”. – Paolo Armelli, giornalista

Raffaella Carrà
Raffaella Carrà

A suo tempo, nei giorni della sua scomparsa, gli omaggi tributati dalla stampa, anche da quella estera sono stato molti.

Il New York Times, per esempio, l’ha ricordata in veste di attrice accanto a Frank Sinatra nel lontano 1965, rammentando anche la sua ottima conoscenza della lingua inglese: un motivo di più per accreditarla fra le grandi donne dello spettacolo.

The Guardian ha definito la Carrà una “istituzione culturale italiana e un’icona Lgbt”.

Giudizi che le corrispondono a pieno, come ha sempre dimostrato di essere: aliena da preclusioni e proiettata a offrirsi al suo pubblico con il meglio di sé.

Perché, in fondo, prima di ogni altra cosa, la massima di Raffaella era trasformare la sua innata giovialità al fine di veicolare un messaggio di positività che raggiungesse i suoi affezionati sostenitori.

“Quando studiava danza classica a Roma, l’insegnante le fece notare che le sue caviglie non erano troppo sottili e che non sarebbe mai diventata una étoile. Raffaella accettò il limite diventando altro, molto altro… ribaltando una prospettiva: finalmente era la donna a poter decidere, a prendere l’iniziativa anche nell’intimità” – Paolo Armelli, giornalista

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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