“Emozioni. Raccolta di poesie atomiche” di Gessica Giorgetti: si può essere donna di scienza e donna di lettere

“… come criterio di demarcazione, non si deve prendere la verificabilità, ma la falsificabilità di un sistema” – Popper

Emozioni. Raccolta di poesie atomiche di Gessica Giorgetti
Emozioni. Raccolta di poesie atomiche di Gessica Giorgetti

Poesie atomiche sono le emozioni che Gessica Giorgetti mette su carta nella sua prima raccolta da poco edita.

Atomiche rinvia all’ ἄτομος, alla lettera “il non tagliato/ il non sezionato/ il non diviso” e, di conseguenza, “ciò che non si può tagliare/ l’indivisibile” e ancora “il non composto”. Tutti ricorderanno che a scuola, quando si studiavano gli atomi, si faceva riferimento a questa etimologia atta a designare l’essenzialità ultima degli atomi, pena la disgregazione della materia e dunque dell’essere. Questa definizione presuppone l’etimo greco e le filosofie greche che introdussero il concetto di atomo.

La prima in assoluto fu quella di Democrito (V a.C.), autore di cui non abbiamo se non frammenti, come del resto per tutti i Presocratici. La prima di cui abbiamo invece testimonianze è quella di Epicuro (IV-III a.C.), filosofo di età ellenistica che pone a fondamento della realtà gli atomi, particelle materiali dalla cui aggregazione e disgregazione dipendono vita e morte. Nella cultura latina gli atomi sono presenti in Lucrezio (I sec. a.C.) che traduce in versi latini il dettato di Epicuro.

Non mi soffermerò qui sui dettagli tecnici delle varie differenze intercorse tra Democrito, Epicuro e Lucrezio

Voglio invece precisare due aspetti.

Il primo è che l’aggettivo atomico nella raccolta di Giorgetti non è casuale, perché si tratta di un termine che lei, biologa, professoressa, dottoressa di ricerca e nutrizionista, avrà certamente introiettato.

Il secondo è che l’atomo può essere esso stesso parola poetica e filosofica, e non soltanto scientifica.

Giorgetti usa in effetti un aggettivo astuto, specifico ma anche sfumato.

Atomiche infatti sono le sue poesie sia perché ognuna può stare per conto suo come ricchezza unica e indivisibile di emozioni, si perché ognuna tende ad aggregarsi con le altre per dar vita ad una raccolta più organica, al modo degli elementi naturali che sembrano legarsi secondo una “simpatia” prestabilita ma talora misteriosa.

Atomiche sono le sue poesie anche in quanto essenziali in se stesse e in quanto essenziali rispetto a noi. Se sono infatti emozioni, ogni emozione non può essere ulteriormente separata, senza perdere la sua natura: è unica e originale; se sono emozioni, inoltre, sono inseparabili da noi, in quanto l’uomo è razionalità ed emozione; anzi già proprio i “materialisti” antichi, per giustificare l’accordo anima e corpo furono costretti a parlare di atomi dell’anima come più sottili, ma sempre mortali, con tutte le varie conseguenze interpretative successive (penso a Dante) che ne conseguono.

Al di là del discorso escatologico, è giusto dire che le emozioni e la razionalità sono atomiche, non divisibili (né ognuna per sé né tra di loro), pena la disgregazione dell’essere.

Allora Giorgetti dà voce alle emozioni, alla ragione e soprattutto alla loro convivenza: a dimostrare, per tornare al suo essere poetessa, che si possa essere donne di scienza e donne di lettere.

E così scrive la poetessa ne “Due amanti”: “Una lingua segreta/ li unisce,/ comprensibile solo/ ai loro sguardi./ Tali sono/ la mente e il cuore; due amanti/ in un dialogo aperto/ da tempo immemorabile/ conversano”

In questa lingua segreta che tiene tutto insieme è possibile fare di una Dolce libellula (poesia omonima) una “Donna Guerriera”, di cui la poetessa ha bisogno.

Questa lingua “atomica”, infatti, lega uomo e natura, entità troppo spesso atomicamente separate; eppure è proprio la separazione che prelude alla riunione; il due è sempre in funzione dell’uno, e qui non apro l’infinito richiamo di riferimenti possibili dai pluralisti antichi a Plotino passando per Platone. Mi limito solo a citare Giorgetti nella lirica “Due”: “Due sono i mondi,/ due i confini;/ il bianco, il nero,/ la terra e l’acqua,/ la sabbia e l’onda,/ il sole e le stelle// Ma io mi domando, seppur così diversi,/ com’è che sembriamo/ uno/ nel pensare, nel sentire/ e pure nell’agire?”

Alcune poesie sono un esplicito tributo alle personalità della scienza: “Hai donato al mondo/ un grande bene./ Non l’hai voluto per te,/ né lo brevettasti,/ ma lo donasti a tutti” da Un “dolce” dono. Il dedicatario di questa lirica è Albert Bruce Sabin, medico polacco, scopritore del vaccino contro la poliomelite nel 1965. Fa bene Gessica, da scienziata qual è, a rendere omaggio a chi ha contribuito a salvare l’umanità; anzi il suo messaggio risulta particolarmente significativo nell’epoca in cui viviamo, caratterizzata spesso da forte scetticismo nei riguardi dei risultati scientifici, non sempre perfetti, e sempre migliorabili, ma proprio per questo fondati, come Popper insegna. Anche Lucrezio scrisse perché si diffondesse il benemerito dettato epicureo, un rimedio che avrebbe liberato l’uomo da inutili affanni, secondo l’intenzione benevola di chi lo aveva ideato.

Non mancano segreti sulla poesia e sul fare poesia: “Lasciata riposare/ nel cassetto,/ appena scritta,/ la poesia fermenta.// Come vino nella botte,/ di briose bollicine/ si circonda,/ aumenta i gradi alcolici e le fragranze” (Briose bollicine).

Gessica Giorgetti
Gessica Giorgetti

La regola aurea della natura è, fuor di metafora, il lassez-faire: in questo apparente riposo, nasce la vita. Regola aurea della scrittura è lasciare lo scritto da solo, dopo averlo scritto, a decantare, esattamente come si fa per il vino. E non è casuale tale sovrapposizione semantica. Da un lato quindi la Natura va studiata mediante la scienza, ma dall’altro va lasciata libera da un perenne controllo o dominio; e oggi noi sappiamo come l’eccessiva manipolazione umana verso la natura sia nociva non solo per la natura stessa, ma anche per l’uomo che ne è parte.

La raffinata similitudine tra la poesia e il vino è solo uno dei molteplici accorgimenti stilistici presenti nella delicata silloge di Gessica. Con sapiente equilibrio, la poetessa non lesina anafore per ribadire un concetto: “Se potessi// […] Se potessi” (poesia omonima); oppure ricorre ad invocazioni, non sempre definite nel loro destinatario, ma proprio questo dal valore universale, come si addice a chi chiede attenzione (Abbracciami ancora); talora con più precisione emerge questo dedicatario nella forma icastica della personificazione (lirica Poesia Amata); la conoscenza della natura viene resa poeticamente dalla nostra biologa con sapiente ricorso all’allitterazione e ai suoni onomatopeici: “Odo il fruscio/ delle tue foglie/ e sento il profumo dei tuoi fiori/ misto alla salsedine”(Viale alberato). Senza esagerazione, non mancano qua e là delle scelte lessicali auliche (“l’alma mia” nella già citata Abbracciami ancora) o le rime: “Dentro la tiepida terra,/ la foglia marcita,/ annichilita,/ avvolge il granello” (Siamo sospesi, poesia già particolarmente ricercata, per il lessema “passeriforme”, e per il parallelismo “Siamo sospesi”// “Siamo in attesa” tra inizio di prima strofa e inizio di seconda).

In conclusione Emozioni. Raccolta di poesie atomiche (Albatros, 2022) presenta una ricchezza tematica e stilistica che solo parzialmente ho potuto rendicontare in questa sede. Del resto voglio lasciare ai lettori la magia di scoprire delle poesie davvero atomiche, nell’accezione migliore dell’espressione.

Complimenti Gessica e ad maiora semper!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

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