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Le métier de la critique: Matilde Serao, scrittrice, giornalista e prima donna in Italia a fondare un quotidiano

“Il giornalista è l’apostolo del bene, esaltatore solo della pace, della virtù, dell’eroismo. Il giornale è la più nobile forma del pensiero.” – Matilde Serao

Matilde Serao
Matilde Serao

A distinguere Matilde Serao da altre figure femminili a lei coeve è il fatto di essere stata la prima donna in Italia a fondare un quotidiano.

“Mentre un uomo pensa a come fare il suo lavoro, una donna lo ha già finito e sta facendo tutto il resto.” – Matilde Serao

Matilde Serao nasce a Patrasso nel 1856: la madre è una nobildonna greca e il padre un avvocato antiborbonico in esilio.

Caduti i Borboni la famiglia fa ritorno a Napoli. Città in cui compie i primi studi, non abbastanza approfonditi, così come avrà modo di dire in più occasioni.

Ed è a Napoli, che dopo una breve esperienza lavorativa, abbraccia il mestiere di giornalista. Per trasferirsi poi a Roma nel 1882, anno in cui inizia la sua collaborazione con Capitan Fracassa, nella cui redazione si occupa di svariati argomenti: dalla cronaca rosa alla politica, fino alla letteratura.

Quello concepito dalla Serao è un modo innovativo di fare giornalismo. Inteso come vocazione la professione deve volgere l’attenzione nella realtà con i suoi usi e costumi. Interpretandola e descrivendola come si presenta agli occhi del cronista.

Fonte di testimonianza e mezzo per diffondere la cultura, il giornalismo deve soffermarsi sugli accadimenti quotidiani.

Professione associata alla sua attività di romanziera portata avanti egregiamente, nonostante la sua scolarizzazione non sia così approfondita come avrebbe desiderato.

Tuttavia, consapevole che il proprio stile di scrittura abbia dei difetti, la Serao ritiene che alcune sue incertezze espressive siano motivo di richiamo per i suoi lettori.

A ricordarle le sue carenze scolastiche è Edoardo Scarfoglio, suo compagno di lavoro. Che in seguito diventerà suo compagno di vita e padre dei suoi quattro figli.

“Vi confesso che se per caso imparassi a scrivere diversamente, non lo farei. Io credo, con la vivacità di quel linguaggio incerto e di quello stile rotto, d’infondere nelle mie opere il colore, e il colore non solo si vivifica ma preserva da ogni corruzione del tempo.” – Matilde Serao

Donna dalla mente brillante, la Serao coniuga i suoi doveri di madre con quelli di professionista.

Matilde Serao
Matilde Serao

Tornata nel frattempo a Napoli con Scarfoglio, fonda Il corriere di Napoli, che vede la collaborazione di autorevoli firme. Carducci, d’Annunzio e Salvatore Di Giacomo fra questi.

Assidua frequentatrice di salotti mondani avidi di pettegolezzi, che vengono soddisfatti in seguito ai tradimenti che Scarfoglio consuma ai danni della moglie.

 “Il giornalista è l’apostolo del bene, esaltatore della pace, della virtù, dell’eroismo. Il giornale è la più nobile forma del pensiero.” – Matilde Serao

È il 1892 quando nasce Il mattino, quotidiano che conferma la propensione della Serao a essere una giornalista a tutto tondo.

La sua vita sentimentale, invece, si avvia verso il fallimento; perché nel 1894, in seguito ai continui tradimenti del marito, la Serao assiste in prima persona a un tragico evento: l’amante di Scarfoglio si toglie la vita con un colpo di pistola sulla soglia della loro casa, dopo aver abbandonato la sua bimba, frutto della relazione clandestina con Scarfoglio. Di cui la scrittrice si prende cura.

Nonostante accesi pettegolezzi gravitino intorno alla sua figura e a quella del marito, che continua sfacciatamente a esserle infedele, lei non se ne cura. Fino al momento in cui i tradimenti di Scarfoglio raggiungono il culmine.

A quel punto, la donna non può far altro che separarsi da lui e dedicarsi con maggior enfasi alla professione.

Testimone del suo tempo, capace di interpretare stile di vita e tendenze sociali dell’epoca, la Serao è un’attenta osservatrice della quotidianità dei bassifondi napoletani, documentandola.

Ed è grazie al suo spontaneo modo di comunicare che ottiene l’apprezzamento di Benedetto Croce e di Giosuè Carducci. Altri critici, invece, la stigmatizzano: all’epoca non è consuetudine, soprattutto in Italia, che una donna della buona borghesia si dedichi a un mestiere prettamente maschile.

“Quelle damine eleganti non sanno che io le conosco da cima a fondo che le metterò nelle mie opere; esse non hanno coscienza del mio valore, della mia potenza…”

Figura di donna vissuta oltre le convenzioni sociali e morali del suo tempo, Matilde Serao è esempio di temerarietà e coraggio, fino a cimentarsi in imprese editoriali anche rischiose. Che però le permettono di raggiungere traguardi professionali importanti.

Sebbene le vengono rivolte accuse di corruzione per demolirne l’immagine umana e professionale.

Nel 1917 dopo la morte di Scarfoglio, la Serao contrae matrimonio con un altro compagno.

Ed insieme a lui dà vita a una nuova creatura editoriale: Il giorno, che dirige fino a quando per lei sopraggiunge la morte.

Eccellente cronista, la Serao è stata anche un’autrice prolifica di romanzi e novelle. La cui formazione letteraria è prossima alla corrente letteraria del verismo. Seppur mai dichiaratamente aderente al verismo.

Protagonista delle sue opere è il sottoproletariato napoletano, con la sua povera quotidianità abitata da un mondo di vinti, di emarginati, personaggi che tanto ricordano la realtà rappresentata da Giovanni Verga.

È del 1883 Fantasia, il suo primo romanzo dal successo immediato, seppur criticato da Scarfoglio.

Nell’anno successivo la Serao dà alle stampe Il ventre di Napoli, una delle sue opere più note; il cui tenore delle descrizioni è di tipo verista. Con la rappresentazione di quartieri fatiscenti, dove l’indigenza è un elemento che emerge con forza sugli altri, un triste vissuto con cui le persone devono convivere.

Sopraggiunti gli anni Novanta dell’Ottocento, la Serao abbandona i toni veristi per rivolgere la sua attenzione a storie dove l’elemento dominante è la psicologia amorosa, con personaggi complessi da un punto di vista sentimentale inseriti in un contesto saturo di passioni.

Matilde Serao
Matilde Serao

Episodi quotidiani, le cui descrizioni di personaggi e ambienti attraverso sono tratteggiate con pennellate vivide. Ne è esempio La virtù di Checchina del 1884, che vede una serie di scenette ricche di dettagli e dai toni ironici descrivere la città di Napoli: è questo un esempio di regionalismo dai tratti veristi.

Nel 1926 viene proposta la sua candidatura per il premio Nobel per la letteratura, che però viene assegnato a Grazia Deledda, pietra miliare della letteratura italiana. Accusata di posizioni pacifiste e antifasciste, è boicottato da Mussolini.

È infine il 1927 quando Matilde Serao si separa per sempre da questo mondo. Lasciando di sé la memoria di una donna forte e volitiva che ha saputo combattere contro le avversità della vita, quelle di carattere sentimentale innanzitutto, per dare spazio alla sua più grande passione: essere giornalista nell’accezione più vera del termine.

Professione intesa come fonte di informazione libera e pulita; e rivestita di un ruolo importante quale è la diffusione del sapere.

“Giornale è tutta la storia di una società, e come la vita istessa, di cui è la immagine. Ha in sé il potere di tutto il bene e di tutto il male. Il giornalista è l’apostolo del bene, il giornale è la più nobile forma del pensiero umano. L’avvenire è nel giornale.” – Matilde Serao (da enciclopedia delle donne)

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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