“Dylan Dog Color Fest – L’orrore delle armi”: storia di Gabriella Contu e disegni di Giorgio Pontrelli

Ho appena letto la miglior storia di Dylan Dog degli ultimi tempi.

L'orrore delle armi - Dylan Dog - Gabriella Contu e Giorgio Pontrelli
L’orrore delle armi – Dylan Dog – Gabriella Contu e Giorgio Pontrelli

Mi capita raramente, ogni sei o sette mesi come minimo.

Tratta della guerra, un argomento assai combattuto, oggigiorno. La quale è visibilmente un’agguerrita antifrasi. La guerra è l’alternativa sanguinosa a una pace fittizia.

Una frase detta da un belligerante: “Nessun umano può mettersi fra me e la vendetta” – il che significa che ogni némesis prevede il contrapporsi fra due umani, uno dei quali, se non tutti e due, si crede troppo umano, se non addirittura Superuomo.

Un panciuto borghese arrivò a dire che la guerra è la sola igiene del mondo. Peccato che scortichi la pelle.

Qualcuno dice a Dylan (Dylan McCoy in questo momento dell’albo) che è un imbecille perché si è arruolato. Al che quel demente tenta di giustificarsi: “Come puoi non fare niente quando questo è un paese amico, tuo alleato, a cui in tempo di pace hai promesso aiuto?” – puoi sempre fischiettare e filartela. L’unico eroe veramente inoffensivo è quello che scappa.

“Ecco di cosa è fatto il glorioso esercito britannico… morti di fame e sbruffoni!”

E quando un combattente rimane ferito, e sarà magari amputato, gli si può sempre dire: “Non lamentarti, ingrato! Ti sei appena guadagnata una vacanza!”.

Dylan scorge i civili che, disperati, fuggono (dai, forse ce la faranno!) e dice all’amico: “Essere costretti ad abbandonare la propria casa, vederla ridotta in macerie.” – in alternativa c’è solo l’annullamento. E = mc2, per cui E – mc2 = 0.

Nel caso in parola, a essere azzerati non sono né siriani, né ucraini. Siamo ai tempi della Grande Guerra. Mi si dica poi come si fa a misurare la misura di una guerra, soppesandone i morti?

“I veri soldati non si preoccupano delle condizioni, ma solo di compiere il proprio dovere in modo onorevole! Fino alla morte se è necessario!”nel testo in grassetto e fa parte dei doveri patriottici.

Un discorso sensato: “Siamo tutti malati. Solo dei pazzi potrebbero sopportare questa vita.”

Un discorso (più o meno) ameno: “… il sacrificio si offre a voi con lo splendore di un grande movimento per la libertà, che spinge milioni di uomini in tutta Europa verso lo stesso fine…” – che non è “tornarsene a casa”, bensì catturare, come si fa con la selvaggina un bel paniere di: “Onore, dovere, patriottismo! E, ammantato dal bianco splendore delle nevi, il grande pinnacolo del sacrificio, erto e dritto verso i cieli, come un ruvido dito indicante.” – dove verrà infilato, è facile da capire: nell’orifizio più vergognoso del soccombente.

Tutti a bere liquori vari! A me davano del cordiale quando dovevo fare la guardia su una garitta, perché mi riscaldasse l’anima. Simili intrugli li davano a chi poi sarà detto ardito, oppure ḫaššāšīn.

“Non è previsto che tu abbia un’opinione, sei un soldato, e questo è un ordine. Obbedisci!” – in carenza di doxa non sono ammessi nemmeno i paradossi

“Quella non è una missione, è un suicidio. Ascoltami, Dylan!”negli scacchi, sacrificando un pezzo o due, si può giungere a un’escatologia, per quanto miserrima. A volte si è sconfitti lo stesso.

Un demone ha ora accecato Dylan, ma è un sogno, e il nostro eroe si sveglia con gli occhi sgranati.

Dice un famelico generale dalla vista sghemba: “Sono gli uomini il cibo preferito degli dei, caporale McCoy. Pensavo che, ormai, tu lo avessi capito.”

Io credevo che in guerra i malvagi diventassero mostri, i buoni dei pauvre chrétien. L’errore è in quel verbo iniziale, credevo: “La guerra ha almeno un pregio, nel bene e nel male, ti mostra gli uomini per quello che sono davvero…”  – e almeno un difetto: non cessa mai, manco la domenica. O il sabato. o il venerdì. Gli uomini non s’accordano nel giorno di riposo, per potersi ammazzare tutti i dì.

Il demone ora urla a bassissima voce, penetrando in ogni poro: “Io sono il fuoco che brucia nelle vostre vene e vi spinge a lottare, a vincere, a uccidere e morire. Ancora e ancora!

E questo varrà nei secoli e nei secoli… Chi crede ha bisogno del tempo, chi evita di farlo è più disposto a lasciarlo scorrere. Panta rei.

L’Iliade è la prima partita truccata del campionato umano. Io sputo su quel valore. Trasmettendogli tutti i miei bacilli virulenti, all’occorrenza.

Un’amara verità: “Per chi l’ha vissuta, la guerra diventa come una seconda pelle. Non so se troverò mai pace, amico Dylan, ma puoi star certo che ci proverò.” – non sarà facile ma l’unica è tentare!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Gabriella Contu, Giorgio Pontrelli, Dylan Dog Color Fest – L’orrore delle armi, Sergio Bonelli Editore, 2022

 

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