“Foglie morte” di Gabriel García Márquez: i primordi di Cent’anni di solitudine

La hojarasca (Foglie morte) è il primo romanzo pubblicato da Gabriel García Márquez, la cui prima edizione risale al 1955.

Foglie morte di Gabriel García Márquez
Foglie morte di Gabriel García Márquez

Vi si prefigura per la prima volta Macondo e preannuncia quello che sarà il nucleo costitutivo dei personaggi che il romanzo Cent’anni di solitudine porterà alla notorietà.

Stilisticamente vi si riconosce una minuzia dei dettagli ed un alone di mistero che caratterizzano la penna di Gabriel García Márquez.

Lampante è invece quanto la struttura sia innovativa: il breve romanzo si organizza intorno ad undici unità, che vengono presentate a voci alterne.

Questa organizzazione si traduce, per quel che concerne la prospettiva, in tre punti di vista differenti che raccontano, alternandosi per l’appunto, la storia. I tre punti di vista appartengono alla trentenne Isabel, a suo figlio di nove anni e a suo padre, un ex colonnello dell’esercito liberale.

L’ordine di intervento sulla scena di questi tre personaggi non persegue criteri rigorosi bensì le loro voci si mescolano continuamente.

Pertanto ogni attore della storia propone una propria e personale visione nella quale si riflette una vicenda che cronologicamente si svolge in un giorno lontano del 1913 e termina nel momento attuale del romanzo: il 12 Settembre 1928.

Il titolo La hojarasca gode di una valenza simbolica: è una metafora che allude ad un’epoca della storia di Macondo, microcosmo immaginario della Colombia caraibica, in cui saranno ambientate le opere più famose dello scrittore.

Il lasso di tempo a cui fa riferimento è quello risalente all’attività della compagnia bananiera che comportò sì la fortuna economica di questo territorio, ma al contempo calamitò ogni genere di rifiuto umano equiparabile ad un mulinello di foglie secche.

L’intreccio narrativo è costituito da un fitto tessuto che evidenzia le sue capacità di combinazione e che viene scandito da monologhi interiori attraverso cui i personaggi evocano, plasmandoli dal loro punto di vista, episodi del passato con il fine di giudicare l’attualità.

“Entrando da dietro, sorprendemmo i rottami di un uomo abbandonati sull’amaca. Nulla in questo mondo deve essere più terribile dei rottami di un uomo.

Vedendolo sull’amaca, io pensavo: adesso non sembra un uomo. Adesso sembra un cadavere a cui non siano ancora morti gli occhi.

Nella stessa promessa che mi faceva contrarre, nel modo di proporla, nel ritmo dei suoi passi sulle mattonelle della stanza si notava che quest’uomo aveva cominciato a morire molto tempo prima, anche se avrebbero dovuto trascorrere ancora tre anni prima che quella morte rimandata e difettosa si realizzasse completamente.

È una richiesta superflua, Dottore. Lei mi conosce doveva sapere che io l’avrei seppellito anche contro la volontà del mondo intero, anche se non le avessi dovuto la vita. E lui, sorridente, con i suoi duri occhi gialli appacificante per la prima volta: tutto questo è vero, colonnello. Ma non dimentichi che un morto non avrebbe potuto seppellirmi.”

Gabriel García Márquez
Gabriel García Márquez

Il tempo dell’azione, apparentemente inesistente, acquisisce nell’ intimo dei personaggi una rigorosa dinamicità e funge da avvio e principio della memoria dei fatti, chiarendo e disambiguando le vicende.

L’incipit del romanzo prende le mosse da un’epigrafe tratta dall’Antigone di Sofocle, il cui tenore predispone il lettore ad un’atmosfera tragica e mitica al contempo, che getta le basi per quella caratterizzazione estremamente suggestiva che connoterà Cent’anni di solitudine.

Altro motivo ricorrente consiste nell’iperbole fantastica che suggella in un connubio perfetto fantasia e realtà, le due componenti salienti dell’attività letteraria di Gabriel García Márquez.

La vicenda del romanzo La hojarasca è nel suo intrinseco significato un’indagine nell’intimo dell’uomo, in una perenne dimensione interiore.

 

Written by Manuela Muscetta

 

Bibliografia

Gabriel García Márquez, Foglie morte, Mondadori

 

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