“Il regno del più forte” di Omar Coloru: le dinamiche di potere dopo la morte di Alessandro Magno

Tra le citazioni e gli aneddoti più famosi della storia antica, vive una frase che inneggia alla competizione da molti millenni.

Il regno del più forte di Omar Coloru
Il regno del più forte di Omar Coloru

Molti sanno che quando Alessandro Magno si trovava sul letto di morte, attorniato dai suoi generali, i suoi più vecchi “commilitoni”, disse che il suo impero, in mancanza di eredi doveva passare “Al più forte”.

Il regno del più forte è un saggio, breve ma carico di riflessioni, di Omar Coloru ed edito per Salerno Editrice nel 2022.

Omar Coloru è ricercatore di Storia Greca presso l’Università di Bari. Dal 2018 collabora con la missione archeologica italiana in Pakistan ed è autore delle monografie “Da Alessandro a Menandro. Il regno greco di Battriana” e “L’imperatore prigioniero. Valeriano, la Persia e la disfatta di Edessa.”

Il mito di Alessandro ha varcato le soglie dei secoli, della realtà e cavalca ancora tra le pagine della letteratura che sia quella a lui più vicina temporalmente che quella moderna. Con ogni probabilità non si terminerà mai di parlare di questo condottiero che, ad un’età che noi definiamo precoce (33 anni), aveva conquistato il mondo orientale andandosi a collocare tra la schiera dei semidei in terra.

L’imperatore si è impadronito di ben più del suo tempo, ha consentito agli zoccoli del fido Bucefalo di cavalcare tra le spire del tempo e ha corrotto la percezione che si ha di lui portando numerosi studenti a ricordare solo quello che fece di grandioso.

Ma questo è materiale per una storia da romanzo. Ad Alessandro, i secoli seguenti alla sua vita hanno regalato amore, probabilmente molto più di quello che ricevette in vita.

Il saggio di Omar Coloru è l’analisi di quello che accadde dopo.

Partendo da quel letto che ospitava il corpo senza vita del condottiero più fenomenale della sua generazione, quando la stanza era ancora pregna dell’odore del corpo di colui che aveva guidato l’esercito fino all’orizzonte del mondo, cosa passava nelle menti dei presenti?

La tradizione letteraria ci tramanda la sibillina frase preferita dal morente. Quando gli chiesero a chi avrebbe lasciato la guida del suo regno, lui rispose che sarebbe stato del più forte.

Che cosa voleva intendere?

I letterati hanno usato parole con significati ben chiari. Ma queste stesse parole possono essere intese come se avessero accorpato tutte le eccezioni di forza al loro interno? Le parole sono state usate dagli autori per caldeggiare una o l’altra fazione politica a cui essi stessi erano affiliate?

Alessandro Magno parlò mai in quei termini a quelli che divennero i Diadochi o era affetto, ormai prossimo alla dipartita, da una forma di afasia che gli rendeva impossibile proferire parola? Coloru riporta queste considerazioni, importanti per farsi un’idea di come muoversi tra le fonti, all’inizio del libro.

È fondamentale mettersi nell’ottica di comprendere le dinamiche del potere, in cui una legittimazione dettata dalla persona in capo può significare la differenza tra la vita e la morte. Le lotte tra i diadochi hanno impegnato quasi un secolo di storia e quando il periodo viene affrontato nelle scuole, di qualsiasi grado, questo arco di tempo fa la differenza (spesso) tra lo studente catturato dalle dinamiche storiche e la confusione più completa. Fu un secolo tremendo ma prezioso per l’assetto dell’ecumene posteriore.

Il saggio è diviso in parti. Come in ogni bella storia, ricca di sconvolgimenti, si ha chi vince e chi perde. I deboli e i forti, appunto sono i macrogruppi che costellano la dissertazione. La cosa sconvolgente è che, come dedurrete dalle pagine, non sempre questi equilibri sono fattori indicativi di come andrà davvero lo scontro.

I deboli sono coloro che perderanno ma che erano in posizione, almeno sulla carta, di forte predominio sullo scacchiere e il contrario accade per i forti.

Che cosa ha scombinato così i piani che il destino aveva predisposto? La risposta più semplice è anche la più complessa: l’essere umano.

Alessandro aveva degli eredi e lui lo sapeva bene. Conosceva la loro età e comprendeva che avrebbero sicuramente aver la necessità di una guida fino a che non fossero stati pronti. La loro posizione sembrava intoccabile.

Erano figli di donne non macedoni, questo agli occhi dell’opinione pubblica non era ben visto nemmeno se eredi di re al pari dell’insigne padre. Erano protetti da uomini che gli altri diadochi non consideravano loro pari. Erano donne. Guerriere o regine ambiziose e forti.

Omar Coloru
Omar Coloru

Questo porta alla considerazione che dovrebbe essere lampante: quanto Alessandro era amato? Non come persona ma come sovrano.

I macedoni sembrarono a malapena accorgersi della morte di colui che li aveva resi immortali, i suoi diadochi sembravano solo voler portare il suo mantello e poco interessati all’unità dei territori ma, al contrario al mero possesso di un qualche tipo su un territorio loro in cui la forza (nella loro persona) macedone fosse riconosciuta e temuta.

I forti sono coloro che avrebbero dovuto essere i “deboli”. Coloro che avrebbero dovuto vegliare sulla transizione e continuare l’opera di colui che avevano fintamente, ossequiosamente, venerato temendolo come fosse la folgore di Zeus in persona, come fosse Achille colto da ira.

Come ebbero il potere? Ereditando la competizione e lo strumento che il temuto Iskandar aveva insegnato loro: la paura, il terrore, l’omicidio. Come se fossero teste di un’idra che non può conoscere la morte finche non le si colpisce il cuore.

In guerra sono tecniche comuni. Ad Alessandro la storia le condona, ai suoi diadochi no. Lui costruì mentre loro demolirono ogni cosa sotto le zampe di elefanti costringendo il modo a guardare per intimorirlo.

“Il regno del più forte” è un saggio ma, come si apprezza anche nelle sue altre pubblicazioni, ha uno stile di divulgazione che fa pensare alla condivisione all’interno di un colloquio. Il che rende scorrevole la lettura, la comprensione dei suoi contenuti e lo sviluppo di domande che sicuramente inducono a voler approfondire la conoscenza della materia.

Nessuno può conoscere questa epoca come solo quella in cui Alessandro morì. Questo fu il regno dei diadochi e dei loro mutamenti e portarono ad altre grandi fortune e altri grandi regni. Se loro non avessero scosso il loro mondo, seppur in maniera inconsapevole, la storia non sarebbe come la conosciamo.

 

Written by Altea Gardini

 

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