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Le métier de la critique: lo stile composito del poeta torinese Guido Gozzano

Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è considerato il maggiore tra i crepuscolari.

Guido Gozzano
Guido Gozzano

Trascorse gran parte dell’infanzia ad Agliè. Intraprese gli studi universitari iscrivendosi alla facoltà di legge di Torino. Nel 1907 uscì la sua prima raccolta di poesie, La via del rifugio, a cui seguì una seconda raccolta, I colloqui.

La sua vita fu segnata dalla tubercolosi che lo portò alla morte nel 1916, non aveva ancora compiuto trentatré anni.

La sua poetica rimarca lo scatto reazionario del modello dannunziano. La dicotomia tra D’Annunzio e Gozzano si espleta sia sul piano biografico, giacché alla vita esemplare del primo si contrappone la vita decisamente poco straordinaria del secondo, che sul piano stilistico ponendo in contrasto al modello aulico e sublime di D’Annunzio, quello chiuso ed intimistico di Gozzano.

Non si ravvisa più in Gozzano quell’orgoglio per la poesia che tanto animava il D’Annunzio. Ad esso si sostituisce la triste ed amara vergogna di esser poeti.

Egli non assume parvenze da letterato di cui desublima ogni caratterizzazione e con ironico distacco trasfigura i tratti aulici.

Un bacio. Ed è lungi. Dispare/ giù in fondo, là dove si perde/ la strada boschiva, che pare/ un gran corridoio nel verde./ Risalgo qui dove dianzi/ vestiva il bell’abito grigio/ rivedo l’uncino, i romanzi/ ed ogni sottile vestigio…/ Mi piego al balcone. Abbandono/ la gota sopra la ringhiera./ E non sono triste. Non sono/ più triste. Ritorna stasera./ E intorno declina l’estate./ E sopra un geranio vermiglio,/ fremendo le ali caudate/ si libra un enorme Papilio…/ L’azzurro infinito del giorno/ è come seta ben tesa;/ ma sulla serena distesa/ la luna già pensa al ritorno./ Lo stagno risplende. Si tace/ la rana. Ma guizza un bagliore/ d’acceso smeraldo, di brace/ azzurra: il martin pescatore…/ E non sono triste. Ma sono/ stupito se guardo il giardino…/ stupito di che? non mi sono/ sentito mai tanto bambino…/ Stupito di che? Delle cose./ I fiori mi paiono strani:/ Ci sono pur sempre le rose,/ ci sono pur sempre i gerani…”[1]

Giuseppe De Paoli, critico de La Rassegna Latina, così scrive: “Gozzano è il poeta dei viandanti che con l’anima illuminata di ricordi e colma di rimpianti cercano nell’aspre selve della vita quella via che meni a un calmo rifugio di pace e di serenità […] poesia di pensiero […] nutrita da una sottil vena di pessimismo […]. Il verso è sempre nobile e robusto e sa piegarsi elegantemente nei più diversi e vari atteggiamenti.”

Guido Gozzano - 1912
Guido Gozzano – 1912

Il suo stile può essere definito composito in quanto la disomogeneità tra l’aulico ed il prosaico produce innumerevoli risultati con il fine evidente di palesare e denunciare il carattere artificioso e di conseguenza poco naturale della componente aulica.

Tutto sottende un messaggio di denuncia verso la società moderna che ha negato ogni dimostrazione autentica dell’arte.

Ogni rappresentazione artistica è ormai vana, è possibile solo esprimere attraverso la finzione qualche barlume di autenticità.

 

Written by Manuela Muscetta

 

Note

[1] Poesia L’assenza.

 

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