Teodora: la vita dell’illuminata imperatrice di Costantinopoli

Oggi verrebbe definita una escort, per non dir di peggio. Ma Teodora non fu solo una prostituta, o non fu solo quello. Perché dimostrò di essere una donna di Stato, ed una imperatrice illuminata.

Teodora - Imperatrice di Costantinopoli
Teodora – Imperatrice di Costantinopoli

E come in tutte le storie in cui l’oscurità della notte dei tempi mescola maliziosamente le carte, questa donna fu dichiarata persino santa. Confesso che da scrittore di romanzi storici, di thriller storici, questi personaggi giocano su di me un fascino particolare, perché sono maledettamente controversi ed allora, se vuoi conoscere la storia di questa donna, seguimi in questo articolo.

Teodora nasce a Costantinopoli intorno all’anno 500. La madre è un’attrice e danzatrice; ruoli che a quel tempo implicano anche spettacoli osceni. Perché se fai l’attrice davanti all’imperatore o a un dignitario di Corte, ti puoi permettere di “limitare” le tue prestazioni all’arte recitativa, o intonando delle melodie musicali. Ma se eserciti la recitazione nelle piazze polverose di una qualche città dell’impero, frequentate solo da militari e villani, è difficile vivere solo di quello, a meno che tu non scenda a compromessi immaginabili.

Quando il marito ammaestratore di orsi muore, la donna per mantenere le figlie Comitò, Teodora e Anastasia, le spinge a svolgere la sua stessa professione d’attrice.

Lo storico Procopio di Cesarea racconta nei suoi “anekdota” che Teodora è di una bellezza fuori del comune, astuta ma anche lasciva, e che fin da giovanissima ha capito cosa un uomo può volere da lei. E così davanti al pubblico di Costantinopoli – racconta Procopio – si concede agli schiavi in rapporti «contro natura», tutto ciò per soddisfare l’attrazione morbosa dei suoi possibili clienti.

Probabilmente questa prima parte della sua cronaca è veritiera, perché anche altre fonti confermano che Teodora pratica la prostituzione, almeno fino al 519 quando giunta ad Alessandria d’Egitto si converte al cristianesimo monofisita di Timoteo III e del teologo Severo di Antiochia. È proprio lì che abbandona la professione di prostituta ed attrice.

Nel 522, attraversa l’Egitto e la Siria e torna a Costantinopoli, dove conosce Giustiniano nipote dell’imperatore Giustino. Che la bella e intrigante Teodora abbia usato il proprio corpo e il proprio fascino per sedurre il futuro Imperatore Giustiniano, è molto probabile. Colpito dalla sua bellezza, diventa il suo amante e vorrebbe persino sposarla. Ma la zia di Giustiniano, moglie dell’imperatore, saputo del passato scandaloso di Teodora, convince il marito a rifiutare l’assenso alle nozze.

Quando lo zio muore però, e Giustiniano viene incoronato imperatore, questi approva una legge che ammette il matrimonio tra attrici pentite e qualunque cittadino, e poi sposa Teodora conferendole il titolo di Augusta.

Ed eccola lì, la bellissima imperatrice, nell’unico ritratto rimastoci, a seguito della distruzione di tutte le altre raffigurazioni, avvenuta per colpa della dottrina iconoclasta del settimo secolo. Quello che possiamo ammirare in forma di mosaico nella basilica di San Vitale a Ravenna. La vediamo attorniata dalla sua corte e da due dignitari alla sua sinistra, ritratta mentre offre il calice con il vino per la consacrazione della basilica. Ha lo sguardo fiero, di una donna che sa quello che vuole.

Già, perché diversamente dalle altre imperatrici consorti che restano al di fuori delle questioni politiche, lei impone al marito la sua visione delle cose nelle questioni di corte, militari e religiose, che non sempre sono in linea con quelle di Giustiniano. È tanto bella quanto volitiva.

Il 13 gennaio 532 all’Ippodromo di Costantinopoli il popolo ad un cenno prestabilito comincia a gridare “Nikā, Nikā,”, (che in greco bizantino significa “Vinci! Vinci!”), un incitamento diretto ai campioni nelle corse dei carri, ma che ora è la parola d’ordine per rovesciare l’imperatore. I ribelli mettono a ferro e fuoco la città tanto che Giustiniano in preda al panico, medita di fuggire abbandonando Costantinopoli.

L'imperatrice Teodora e il suo seguito - Mosaico - Photo by StudiaRapido.it
L’imperatrice Teodora e il suo seguito – Mosaico – Photo by StudiaRapido.it

Ma l’imperatrice interviene al Senato, cosa mai concessa ad un’altra donna, e tiene un discorso così fiero ed appassionato che convince i senatori a confermare fiducia al marito. E come in tutte le rivoluzioni che vengono sventate, viene messa in atto la più feroce ritorsione.

35.000 rivoltosi vengono massacrati dopo essere stati portati allo stadio o per le strade.

Teodora mostra al mondo la parte buona e tollerante dell’impero bizantino. Si deve a lei se la dottrina eretica monofisita che riconosce solo la natura divina del Cristo, in contrapposizione a quella duofisita che ammette anche la natura umana, viene pian piano accettata a Costantinopoli.

Dapprincipio protegge i monofisiti bloccando i procedimenti giudiziari a loro carico. Si narra che un religioso monofisita perseguitato sia stato protetto da lei e nascosto per anni in una stanza segreta del gineceo imperiale.

Sfruttando la sua influenza sul marito, instaura all’interno dell’Impero un clima di convivenza e tolleranza religiosa. Fa costruire chiese che svettano imponenti nell’azzurro del cielo di Costantinopoli. Con questa politica di compromesso, in un paese stanco di violenze e di lotte sociali, e terrorizzato dalla pressione dei barbari e dei Persiani che già premono ai confini dell’impero, Giustiniano dimostra di essere il sovrano giusto al momento giusto.

Poi c’è la propaganda spesso malevola di Procopio di Cesarea che ci racconta di una personalità diversa di Teodora. L’imperatrice è amica di Antonina, moglie del generale Belisario. Un’amicizia tra donne.

Lo storico narra che Antonina conosca l’odio profondo che Teodora nutre per il prefetto d’Oriente Giovanni di Cappadocia. Così, ha un’idea. Per fare un favore all’amica e far cadere in disgrazia il prefetto, lo incontra e gli propone falsamente una congiura contro Giustiniano. I due decidono di incontrarsi in un luogo segreto, ma ad aspettarli ci sono le guardie imperiali, che catturano il generale e lo rinchiudono per alto tradimento nelle segrete del castello di Costantinopoli.

Teodora allora – sempre secondo Procopio – le rende il favore, quando Belisario trascina la moglie Antonina in una cella, sospettandola di adulterio. L’imperatrice gli ordina di perdonare Antonina, e poi costringe con la forza il figliastro dell’uomo, a rivelargli dove tiene segregato l’amante dell’amica, Teodosio, rapito per punirlo dell’adulterio, e lo fa liberare riconsegnandolo alla donna. Questa la versione torbida di Procopio, che non si ferma qui. Insinua persino che l’imperatrice abbia falsificato una lettera di Papa Silverio incolpandolo di tramare con i Goti, per prendere Roma ai bizantini. Questo per far cadere il pontefice e sostituirlo con il vescovo Vigilio, per poi farlo uccidere. Ma recentemente è emerso che queste notizie, tramandate dallo storico, erano solo propaganda contro Teodora.

Se è vero che dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, questo detto si attaglia perfettamente a Teodora. Lei rappresenta l’elemento di ragionevolezza e di pacatezza che lima, addolcisce, migliora le decisioni del sovrano.

Purtroppo, però, i giorni che la vita concede a tutti noi, anche per lei stanno per finire. Sopravvive alla devastante pandemia di peste che colpisce Costantinopoli, ma muore nel 548, forse per un cancro al seno, il primo storicamente accertato, con il rimpianto di non aver potuto dare eredi a quell’immenso Impero che contribuì a creare.

Una leggenda racconta di un oscuro presagio che anticipò la sua morte: lo spezzarsi di una colonna, con delle lettere in granito che si composero misteriosamente nel caos dei calcinacci, con la parola: “Teodora muore oggi”.

Verrà inumata nella chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli che non esiste più, luogo di sepoltura di tutti gli imperatori d’oriente. Giustiniano non si risposerà mai, onorando negli anni la moglie con numerose cerimonie e processioni nella basilica.

Procopio di Cesarea - Frontespizio dell'editio princeps della Storia segreta - 1623
Procopio di Cesarea – Frontespizio dell’editio princeps della Storia segreta – 1623

Fu una donna che unì, anziché dividere. Figlia di un tempo, l’alto medioevo, dove tutto era estremamente incerto. Quasi come i tempi che viviamo. A parte la battuta, la nostra imperatrice, è stata dichiarata santa dalla chiesa ortodossa, per aver contrastato ed impedito gli atti di persecuzione contro una minoranza religiosa bizantina. Certo, a parte Procopio di Cesarea, nel recente passato fu oggetto di commenti più o meno lusinghieri. Il mitico Totò, che si considerava discendente diretto della dinastia di Bisanzio spesso scherzando di lei si riferiva al passato licenzioso di sua “zia” Teodora con epiteti che si rivolgono a donne di malaffare.

E poi il cantautore Francesco Guccini che nella canzone Bisanzio dice di lei e Giustiniano: «Di quest’imperatore sposo di una puttana».

Ma queste sono solo poche note folcloristiche di un personaggio femminile che verrà ampiamente rivalutato proprio nel Novecento. Tanto che al Senato della Repubblica italiana è costituita la Pia Unione degli Accademici di Santa Teodora Imperatrice, che ha il compito di promuovere il riconoscimento del culto della sua Patrona, Santa Teodora, e di diffondere lo studio delle discipline storiche, filosofiche, giuridiche, letterarie, relative alla civiltà bizantina.

Bene, spero che questa storia ti sia piaciuta, e se è così, ti aspetto per nuovi articoli su storie antiche.

Per aspera ad Astra.

 

Written by Ugo Nasi

 

 

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