“Dice Angelica” di Vittorio Macioce: la storia di una donna perennemente in fuga

Per Boiardo Orlando è innamorato, per Ariosto è furioso.

Dice Angelica - Photo by Tiziana Topa
Dice Angelica – Photo by Tiziana Topa

Chi è la causa dell’innamoramento e della follia del più celebre tra i paladini di Carlo Magno? Chi è la donna che è riuscita a far breccia nel cuore dell’eroe talmente dedito alla propria missione da disdegnare la seduzione della carne perfino della propria sposa?

È lei, Angelica. Ma né Boiardo né Ariosto hanno mai dato la parola alla bella figlia di Galafrone. Lo fa Vittorio Macioce nel suo rivoluzionario romanzo Dice Angelica (Salani, 2021, pp. 302) che per la prima volta mette in ombra le gesta di Orlando per privilegiare il sentire di una delle donne più desiderate e inseguite della storia letteraria.

Angelica si presenta alla corte di Carlo Magno insieme al fratello Argalia lanciando una sfida in occasione di una giostra di paladini. Chi sconfiggerà Argalia otterrà la giovane come trofeo ma se vincesse il ragazzo sarà Angelica a fare suoi i contendenti.

Argalia viene sconfitto da Ferraù ma la donna guadagna la fuga e beve alla fontana dell’Amore. Si innamora di Rinaldo, il quale si disseta alla fonte opposta. Inizia così un lungo inseguimento: Orlando, conquistato da Angelica, si mette alla sua ricerca mentre lei segue fedelmente Rinaldo. Vittima di un incantesimo, ella finisce su una spiaggia dalla quale viene prelevata da una nave che la conduce sull’isola di Ebuda dove verrà sacrificata alla furia dell’orca. Salvata da Ruggiero, la giovane attraversa innumerevoli peripezie fino all’incontro con Medoro il quale le ruberà il cuore scatenando così la follia di Orlando.

Angelica l’esotica. Angelica che odora di spezie e sale. Tutti desiderano, bramano, inseguono Angelica, le leggende della Cristianità e gli orientali giunti dalle lande estreme della Terra. In una prospettiva metaletteraria Angelica, consapevole di essere stata immortalata, o meglio, imprigionata dagli autori dei grandi poemi cavallereschi nel ruolo di oggetto della passione di Orlando, di germe del suo furor, decide di balzare fuori da quelle polverose pagine e di narrare la propria versione: la canzone di Angelica. La canzone di una donna arrivata, ancora ragazzina, alla corte di Carlo muovendo dalla natìa Albracca, nel lontano Catai. Una ragazzina, sì, ma sorretta, nel suo interminabile viaggio, dall’audacia di sfidare i grandi dell’Occidente. Contrariamente al suo nome Angelica è tutt’altro che la donna angelo celebrata dagli Stilnovisti. È piuttosto una figura femminile che scopre ben presto il potere soggiogante del proprio corpo. Una giovane donna consapevole della propria bellezza e della propria irresistibile aura di sensualità.

Dalle sue vesti promana un quid sconosciuto, impudico, straniante. Maliziosa, Angelica – che pure rivendica fermamente di non aver mai formato una coppia con Orlando – si compiace di averne suscitato le voglie. Eccola, la versione di Angelica; ella non nasconde di essere stata intrigata dall’idea di spogliarlo della sua corazza, di vederlo finalmente nudo, il corpo fremente di desiderio. Desiderio di lei, la sola capace di sviarlo dai suoi voti di cavaliere senza peccato.

Eppure è qui che fa capolino l’imprevedibile. Orlando perde il senno. “No” – dice Angelica – “Non è colpa mia!” È il paladino ad aver commesso l’errore fatale di innamorarsi, di rincorrerla nella sua interminabile fuga. Lei no, non ha colpe, semplicemente non le interessava amarlo.” Perché? Cosa cerchi Angelica? Orlando è l’incarnazione del cavaliere cortese, nobile, imbattibile. Eppure questo tesoro di virtù non le basta. Orlando è brutto. Orlando è guercio. Angelica ha il coraggio di dire ad alta voce quello che soltanto si sussurra quando si parla di lui. Si offre e si ritrae, Angelica.

Angelica e l'Orca di Ebuda - Illustrazione di Gustave Doré
Angelica e l’Orca di Ebuda – Illustrazione di Gustave Doré

È una creatura dalla doppia anima; irresistibile forza magnetica che attrae i pretendenti, pure ella cova nel suo grembo un senso di incompiuto, un’indefinitezza intrinseca che la porta a cercare una forma che la liberi da questa condanna. Angelica – si diceva – è perennemente in fuga, appare e scompare come una lucciola. Le sue peregrinazioni non vanno intese soltanto come sforzo di sottrarsi alla brama virile quanto piuttosto come forsennata quête di un posto nel mondo.

Ero solo una ragazza che cercava la strada più breve per raggiungere il centro del mondo. Quando ci sono arrivata, lo confesso, mi sono persa.”

È consapevole di dare un significato alla vita degli altri ma è dilaniata dalla mancanza di un senso nella propria. Ovunque vada, Angelica porta con sé una scia di disordine.

Ella è discordia, è caos, è l’elemento perturbante di equilibri consolidati. Come Elena di Troia, Angelica, con il suo potere seduttivo, ha in mano le sorti del mondo, è in grado di scatenare guerre. Una guerra intestina tra i cugini Rinaldo, che la gode, e Orlando, che giura di amarla. Imprigionati in una bolla di odio, essi sono venuti meno al loro ruolo di difensori dell’Occidente cristiano spalancando le porte all’invasione dei mori. Per questo Angelica è uno sfregio alla ragion di Stato. È odiata, bestemmiata, condannata come l’insidia che viene da Oriente. E proprio in Oriente ella scatena un’altra guerra, ancora più dolorosa perché minaccia la vita stessa del padre. Il rifiuto di Angelica di sposare Agricane ne scatena le ire e ne arma l’esercito, pronto a muovere verso il Catai per lavare con il sangue l’onta subita dal sovrano dei Tartari.

Tanti sono i personaggi che si muovono nell’universo di Angelica e ognuno ha una storia da raccontare. Storie legate da un fil rouge, da quella forza che per Dantemove il sole e le altre stelle”: l’Amore. Amore che nel mondo di Angelica assume molteplici declinazioni.

Certo, l’accezione principe, come sottolinea Ariosto, è quella dell’ossessione, dell’insania, di una cieca smania di possesso che genera una catena di inseguimenti.

Se Angelica vive come ossessione – peraltro deformata dal filtro della magia – l’Amore per Rinaldo, di ben altra natura è quello vissuto con l’umile Medoro. Un sentimento inteso come tranquillità domestica che guarisce le ferite del cuore straziato della donna.

“Eccolo, l’amore. È un piede, è il suolo, è una marcia forzata. È un bell’orizzonte. È una febbre terzana. È una spina, un chiodo, è una punta e un punto. È un conto, un racconto, un progetto di casa. È legno, è pietra, è la fine della strada.”

Esiste poi l’Amore elegiaco di Rodomonte che piange l’abbandono di Doralice, rapita da Mandricardo. Un dolore, quello di Rodomonte, che lo affligge come una freccia nel petto. Quello che lega Bradamante a Ruggiero è un Amore che trascende le differenze del sangue e della Fede.

Un’ostinata dedizione che porta la donna ad avventurarsi in imprese irte di difficoltà pur di salvare, per ben due volte, l’amato, imprigionato dalle arti magiche di Atlante e Alcina. Anche l’Amore tra Brandimarte e la cristiana Fiordiligi supera le barriere della Fede. Convertitosi dall’Islam alla religione della sposa, per Brandimarte quella sporca guerra è una questione d’Amore. Un Amore che lo accompagna nel passaggio verso l’“oltre”: insieme all’ultimo alito vitale la sua bocca emette il nome di Fiordiligi. Ἒρως καὶ Θάνατος si abbracciano nella tragica storia di Zerbino e Isabella, la quale non esita, come Orfeo, a seguire il suo uomo oltre la soglia della vita, in un supremo sacrificio di sé.

Vittorio Macioce
Vittorio Macioce

Dice Angelica è un romanzo strutturato su due livelli narrativi: da una parte, in prospettiva omodiegetica, Angelica sfida il lettore ad ascoltare la propria canzone, dall’altra Macioce si qualifica come narratore onnisciente che, oltre ad aprire squarci sulla vicenda della protagonista, irrompe nel racconto con inserti volti a illustrare il suo rapporto con l’eroina.

Anche Macioce è vittima del fascino di Angelica, anche per lui la donna è l’obiettivo della quête e anche a lui, come un ennesimo pretendente, ella si mostra e si ritrae. Macioce umanizza – ma non banalizza – la materia cavalleresca attraverso una prosa contemporanea ricca di ironia e pregna di erotismo e sensualità che riveste, come un abito di perfetta fattura, la figura di Angelica, la quale viene spogliata dei panni aulici che le hanno cucito addosso Boiardo e Ariosto e diventa una giovane donna di oggi.

 

Written by Tiziana Topa

 

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