Vincitori e finalisti del Contest letterario “Natale con Tomarchio Editore”

“Se accanto alla biblioteca avrai l’orto, nulla ti manca.” Marco Tullio Cicerone

Contest Natale con Tomarchio Editore
Contest Natale con Tomarchio Editore

Si è conclusa il 6 gennaio 2022 a mezzanotte la possibilità di partecipare con una recensione di un libro (sia proprio sia di altri autori) al Contest letterario “Natale con Tomarchio Editore” promosso da noi di Oubliette Magazine e dalla casa editrice Tomarchio Editore.

La giuria del contest (Alessia Mocci, Teresa Stringa, Giovanna Fracassi, Rosario Tomarchio, Stefano Pioli, Carolina Colombi e Giuseppina Carta) ha decretato i sette finalisti dai quali sono stati selezionati i tre vincitori del contest.

Il premio per ciascuno dei tre vincitori consiste nell’invio di:

N° 1 copia del romanzo breve “Il matrimonio di Mara” dell’autore Salvatore Turiano;

N° 1 copia dell’antologia “Conversazioni poetiche”, AA.VV., con prefazione della poetessa Giuseppa Sicura;

N° 1 copia della raccolta poetica “Pensieri” della poetessa Teresa Stringa.

Tutte le recensioni partecipanti al Contest possono essere lette cliccando QUI.

FINALISTI

Alessio Asuni con “Un altro giro di giostra”

Loretta Fusco con “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

Paola Cuneo con “Thaichopr – I modder del destino”

Agostina Spagnuolo con “Una parola a mia madre”

Tania Scavolini con “Quel che affidiamo al vento”

Marina Cozzolino con “Una donna può tutto -1941: volano le streghe della notte”

Giuseppe Cuminatto con “L’uomo che parlava alle pietre”

 

VINCITORI

Agostina Spagnuolo con “Una parola a mia madre”

Oscar Luca D’Amore, Una parola a mia madre, Il Papavero, 2016.

La poesia è un dono, per chi la scrive e per chi la riceve. È un lampo di luce che pervade l’essere, innalzandolo ai livelli del divino. Così la poesia di questa silloge. Parole misurate, declinate sull’onda della bellezza.

Una scrittura colta, profonda, e allo stesso tempo semplice nel linguaggio, donata con onestà intellettuale al lettore.

È metafora che corre lungo il “pentagramma” dei sentimenti. È canto e controcanto, poesia d’amore in tutte le sue accezioni.

È anzitutto amore filiale, è “religio”, è l’amore primigenio, il legame indissolubile con la figura materna, con la forza creatrice, la roccia: l’archè. La parola è la potenza creatrice.

È il Logos del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Logos”. Oscar è un uomo di fede: “Mai ci accorgemmo/ che al logos/ mancò la grazia di un senso/ bensì a noi/ che usurpammo l’illusione/ d’essere uomini”.

A noi come a Prometeo, che rubò il fuoco agli Dei, ma mancando della scintilla iniziale, il senso. Il silenzio di Dio angoscia il poeta, come accadeva a Padre David Maria Turoldo, ma è al “grembo” che ancora bisogna attingere la parola.

E scrive: “L’amore è una finestra spalancata sul dolore/ e quando tenta di sussurrare anche una sola sillaba/ si ritrae e si rinchiude nel suo silenzio”.

L’amore si rinchiude nel suo silenzio, quando il dolore grida. Solo dinanzi alla bellezza, la parola potrà finalmente tacere.

Rimane lo stupore, la meraviglia, il mistero di ricongiungersi all’Archè, al Principio, al Tutto, all’Uno che tutto contiene, alla Parola che contiene la sillaba. Ma solo dopo aver scoperto il proprio cuore: “scopri il tuo cuore e ricongiungiti all’archè”.

Il senso, forse, è proprio qui.

 

Giuseppe Cuminatto con “L’uomo che parlava alle pietre”

“L’uomo che parlava alle pietre” di Elide Ceragioli

Per il lettore il libro si presenta come un’assoluta novità e una piacevole sorpresa: – ambientazione nella preistoria – illustrazioni da inquadrare e appendere alle pareti – un testo scorrevole e frizzante come un torrente alpino, capace di prendere, affascinare, commuovere e intrigare L’uomo, la donna, i bambini, la famiglia, la società con buoni e cattivi, la forza e la disabilità, l’amore, l’odio e i conflitti interpersonali e sociali. C’è tutto… ma siamo all’età della pietra.

L’autrice dimostra dalle primissime pagine di avere un’ottima conoscenza di come si viveva nell’età della Pietra, e ce ne accorgiamo subito. Sottigliezze come cuccioli al posto di figli, il fuoco-che-mangia-dentro al posto di una malattia. E poi l’uso di selci, frecce, archi, la conoscenza delle piante, di come si accende un fuoco, di che cosa si caccia.

Ogni tanto mi perdo in intricate elucubrazioni amletiche e penso al passato. Che cosa succedeva? Come si viveva? Che cosa si faceva? E quando leggo un romanzo storico voglio una risposta a ognuna di queste domande.

Se mi chiedo come si viveva all’età della Pietra, Elide Ceragioli mi risponde senza pensarci due volte. Il suo romanzo è anche la storia della nostra gente. È la storia di chi prima di noi ha affrontato situazioni che oggi ci sembrano paradossali ma prima non lo erano.

Eppure “L’uomo che parlava alle pietre” non è solo questo. Questo lo troviamo anche in un libro di storia.

Il romanzo della Ceragioli è un inno alla famiglia, all’amore, al libero arbitrio.

Elide usa uno stile semplice, diretto, con pochi fronzoli. I dialoghi sono sporadici ma rappresentativi. L’azione (intesa come movimento, vita quotidiana) prevale. C’è spazio per qualche sprazzo introspettivo ma l’autrice lascia i personaggi liberi di raccontarsi attraverso quello che fanno.

Suggestive le illustrazioni di Elena che fanno sfondo a ogni inizio capitolo.

 

Marina Cozzolino con “Una donna può tutto -1941: volano le streghe della notte”

“Una donna può tutto -1941: volano le streghe della notte” di Ritanna Armeni, Ed. Ponte delle Grazie, 2018

Il bel libro della giornalista Ritanna Armeni è un racconto avvincente che viene da lontano ma che, ancora oggi, contiene un messaggio femminista di grande attualità. Non è un libro di storia ma un libro in cui una pagina straordinaria e poco conosciuta della Storia, viene portata alla luce.

L’autrice riesce a trovare l’ultima “strega” ancora in vita: Irina Rakobolskaja, 96 anni, vice comandante del Reggimento 588. Irina, con le sue compagne, combatté non solo contro i nazisti ma anche contro la diffidenza dei suoi compagni piloti.

Le streghe della notte (Nachthexen), chiamate così dai tedeschi, sono aviatrici sovietiche che, silenziose e rapide, compiono azioni spericolate sganciando tonnellate di bombe sui nazisti e compiendo le loro azioni soltanto la notte. Il libro ci permette di conoscere anche Marina Roskova, la donna che, di fronte a Stalin dubbioso e indeciso sulla capacità delle donne di pilotare un aereo carico di bombe, rispose: Una donna può tutto!

Marina organizzerà le formazioni aeronautiche femminili che difenderanno l’Unione Sovietica nella Grande Guerra Patriottica e che conquisteranno un ruolo di primo piano nella sconfitta del Terzo Reich. Molte di loro verranno abbattute o bruceranno nei loro aerei ma, alla fine della guerra, verranno nominate Eroine dell’Unione Sovietica. A guerra finita, i battaglioni formati da donne furono smantellati e le streghe della notte tornarono a fare le madri, le sorelle, le mogli, le figlie e così questa storia, tutta femminile, fu dimenticata.

Il libro è un mix di suspense, patriottismo, amicizia, ironia, fatica, coraggio e sono grata a Ritanna Armeni per avermi fatto conoscere questa incredibile pagina della Storia.

 

I vincitori saranno contattati via e-mail per l’invio del premio.

Complimenti ai vincitori, finalisti e partecipanti!

 

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