Contest letterario gratuito di poesia “Pensieri”

“[…] Miro il cielo e il volo si fa alto:/ la tua Arte/ in una cornice fuori dal tempo/ folgorata da straordinaria bellezza/ vola!/ Anime fuse/ in un connubio di emozioni/ sentimento/ potenza dell’essere:/ Poesia./ E mentre ti respiro/ grondano copiose/ le disobbedienti lacrime– Teresa Stringa

Contest di poesia Pensieri
Contest di poesia Pensieri

Regolamento:

1.Il Contest letterario gratuito di poesia Pensieri è promosso da Oubliette Magazine, dall’autrice Teresa Stringa e dalla casa editrice Tomarchio Editore. La partecipazione al contest letterario è riservata ai maggiori di 16 anni.

La partecipazione al Contest è gratuita.

Tema libero.

 

2. Articolato in una sezione:

A. Poesia (limite 100 versi)

 

3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite.

Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via e-mail ma nel modo sopra indicato.

Importante: cliccare su Non sono un robot, è un sistema Captcha che ci protegge dallo spam. Per convalidare la partecipazione bisogna cliccare sulla casella.

Ogni concorrente può partecipare con una sola opera.

 

4. Premio:

N° 1 copia del libro “Pensieri” di Teresa Stringa, edito nel 2021 dalla casa editrice Tomarchio Editore.

Saranno premiati i primi tre classificati della sezione A.

 

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 12 novembre 2021 a mezzanotte.

 

6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da:

Pensieri di Teresa Stringa
Pensieri di Teresa Stringa

Teresa Stringa (Poetessa)

Carolina Colombi (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Rosario Tomarchio (Poeta ed Editore)

Giovanna Fracassi (Poetessa e scrittrice)

Stefano Pioli (Studioso e Collaboratore Oubliette)

Filomena Gagliardi (Poetessa e Collaboratrice Oubliette)

Daniela De Tommasi (Scrittrice)

 

7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

 

8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

 

9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per e-mail: oubliettemagazine@hotmail.it indicando nell’oggetto “Info Contest” (NON si partecipa via e-mail ma direttamente sotto il bando), in alternativa all’email si può comunicare attraverso la pagina fan di Facebook:

https://www.facebook.com/OublietteMagazin

 

10. È possibile seguire l’andamento del Contest ricevendo via e-mail tutte le notifiche con le nuove partecipanti al Contest Letterario; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvertimi via e-mail in caso di risposte al mio commento”.

 

11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

 

Buona partecipazione!

 

90 pensieri su “Contest letterario gratuito di poesia “Pensieri”

  1. Accetto il regolamento

    Titolo: Odore D’Autunno

    Anche le foglie
    Cadute vivon per
    Donar colore

    Alle strade di
    Spezie tra i camini
    Oggi accesi

    1. Accetto il regolamento

      Massimo Gallazzi: Per sempre canterò.

      Misericordia, o Padre,
      Ho tentato il successo,
      ho scalato la montagna troppo in fretta,
      come un ossesso.
      Lodo il Tuo nome,
      sebbene di confonda con il mio,
      E faccia confusione
      per galvanizzare solo il mio Io.
      Pietà di me , Signore,
      perché ora canto Te in silenzio,
      per il volere di un fato
      incapace di invertire la rotta.
      Arrivo fino al mi,
      buttando le scorie,
      Ricarico le batterie
      per una vana gloria di un tempo.
      È solo un momento, dicono,
      ma questi pensieri nella mia muta voce rimangono.
      Di rassegnazione mi copro,
      Ma posso urlare e sempre lo farò,
      Che a gran ore o in silenzio,
      io per sempre canterò.

    2. Accetto il regolamento.
      Luigi Gatti
      Titolo: Incanti, tra cedro e ambra.

      Incanti,
      si levano da foto non casuali…
      Con te fremono le terre avite,
      si aprono le argille e emanano
      a onde le energie latenti a far
      palpitare i pampani nei riflessi
      dei tramonti, sotto le carezze
      ampie di nubi generose, guizzi
      d’arcobaleni, smalti in azzurro
      e verdi stagliati, tra la panna
      di nembi montati, a sfondo
      di filigrane d’erbe pazze di vento,
      tra l’aspre scoscese di calanchi:
      incanti,
      di laccate maioliche d’estate.
      E noi galleggiamo, incerti,
      sul mare della nostra fantasia
      spinti dal vento alterno
      di un’inguaribile immaginazione,
      azzurra come il mare e il cielo
      o tetra, quando ad ampie fauci
      ci anela, in rabbuiati roboanti
      inviti, al fondo dell’insondabile
      destino di buie metamorfosi.
      E ancora sempre ci lusinga il sole.
      Del mare e le sue mille forme
      siamo facce cangianti, animose
      esplorazioni, agenti dell’impossibile,
      forse protetti tra le anse
      di una antica conchiglia…
      Sguardi all’orizzonte!
      A un approdo ci aspetti,
      nascosta e ombrosa, tra cedro e ambra.
      Nero velluto, opaco e intimo dissidio
      dove i tuoi cieli azzurri incontrano
      le onde marine, lo schianto e il bruciore
      del sale sulla pelle? il bagliore
      cieco di un giallo che sovrasta? il fragore
      instancabile di cicale sorde ai sussurri,
      dove il tuo frinire flebile? L’odore
      di fichi e liquirizia, l’ardore
      di un sud liquido che scuote, l’umore
      interno e potente…: esplodano!
      i frammenti di un inconsistente odio,
      acerba amica ombra.

  2. Non ci resta che la poesia
    per parlare di noi.
    In questa vita
    che ci mette davanti
    solo guerra e violenza,
    differenze e rivalità,
    ci salveranno l’amore,
    i versi dei poeti,
    il sorriso dei bambini.
    E gli abbracci di chi sa
    cos’è la solitudine.
    Non c’è che la poesia
    in noi.

    Daniela Giorgini – Accetto il regolamento

  3. Pensieri.
    I pensieri che ci avvolgono
    ci fanno diventare scatole di latta
    Prigionieri del dubbio
    Schiavi inconsapevoli della paura
    delle cose che cambiano
    Fissano il tempo in una clessidra
    frugando nei cassetti dell’anima
    battendo sul cuore
    Semplicemente soli
    Si accendono la sera
    Si spengono al mattino e corrono…
    Di giorno sui banchi
    sui fogli di carta
    tra lapis e calamai neri d’inchiostro
    Pronti per essere divorati da carta assorbente
    Fuggono via per diventare sogni
    con le ali di bronzo
    Cadono a terra senza più la forza per decollare
    Restano con te
    Soli
    Unici
    Memorabili
    Abbandonati all’ombra di un incontro.
    IVY Ivano Landriani (accetto il regolamento)

  4. Johanna Finocchiaro – Dichiaro di accettare il regolamento relativo al bando.
    E BASTA
    Si discuteva, ieri.
    Netta la linea. Occhio verde, brutto sorriso
    e sincero.

    Si discuteva, ieri.
    Quando succede che vivi.
    Nessun fardello ad ingobbire l’animo tuo.

    Rari quegl’attimi. Ossa d’argento, diademi d’avorio
    e belli.

    Troppo intensi loro da analizzare.
    Allora non lo fai.
    Ecco, succede,
    e vivi. Li vivi.
    Domande inutili a porsi, risposte tutte da perdere
    e volentieri.

    Prendersela comoda.
    O scomoda
    e poco importa.

    Indugiare negli attimi belli, parlarne coi denti sporchi e tra pochi, esigui pensieri
    e morti.
    Per fortuna, una volta tanto: silenzio.

    Quale abisso di quiete. Quale delizia di sete.

    Moto di lingue fuggite, felici.
    Parlare senza rete. Solo parlare
    e bene.
    Nelle vuote carezze, ciondolarsi.
    Immuni all’interiori torture, ingerenze
    e castighi. Smarrirsi.

    Dura un tempo, immemore, etereo e storpiato.

    E basta, perché è quanto basta

    1. accetto il regolamento

      il vento accompagna
      la notte spruzzata di stelle
      mai è un tempo lungo
      per cuori di zolla
      ognuno ha il suo cimitero
      abbandonato

  5. Dalla mia prima silloge edita “Io non scrivo poesie, racconto parole” il componimento:
    “La notte dei lunghi pensieri”
    È una notte di quelle
    che sembrano racchiudere in sé
    l’insieme farcito del buio di tutte le notti.
    È una notte di quelle
    in cui andare vorrei
    in esilio da me stesso.
    Vorrei mandare in esilio
    la mia vita, i miei sensi,
    i miei pensieri, la mia ragione,
    per non esser più io
    e senza mente né anima
    divenire neutro
    aleggiando nello spazio vuoto
    tra la vita e la morte
    senza esser più io;
    distaccato ma ugualmente reale
    sbiadito ma ugualmente irideo.
    È una notte di quelle
    che sembrano racchiudere in sé
    i pensieri esausti di tutte le notti:
    è la notte dei lunghi pensieri
    in cui navigando in un
    aggroviglio di idee
    si spazia nei giardini
    del paese del sogno
    del tempo perduto
    e mai ritrovato.

    ® Michele Pochiero
    accetto il regolamento

  6. INES ZANOTTI 10 ottobre 2021

    FOLIAGE D’ AUTUNNO
    “Oscillanti sui poveri rami
    come ad un fil respiro,
    esigue foglie secche
    bisbigliano…
    Scricchiolano
    le effimere membra
    all’ululare sbatacchioso
    del vento…
    Pare voler lacerare
    dal tempo,
    la loro presenza di vita”

    Accetto il regolamento

  7. Ti ritrovo negli angoli di bocca che son rimasti a secco dai tuoi baci che non ci saranno più.
    Ti ritrovo negli angoli ordinati della casa, dove il mio disordine non è ancora arrivato.
    Ti ritrovo nelle espressioni che ho imparato ad assumere da te, dalle frasi che dicevi più spesso che ho imparato ad amare.
    Ti ritrovo nei ricordi che la mente ripercorre e ogni volta è come aprire sempre di più una ferita già aperta.
    Ti ritrovo nel cuore dove più volte hai trovato rifugio e riparo dalle varie tempeste del mondo esterno che tanto detestavi.
    Ti ritrovo nei miei occhi quando mi ritrovo a guardarmi allo specchio, consapevole che quello che vorrei è che tu fossi qui.
    Ti ritrovo nelle cicatrici quelle che non si vedono, ma che hanno il tuo nome.
    Ti ritrovo in ogni posto dove siamo stati assieme.
    Ti ritrovo in ogni posto dove mi sarebbe piaciuto portarti.
    Ti ritrovo in mezzo agli scaffali, negli scomparti dei centri commerciali.
    Ti ritrovo sempre anche se oramai ti ho perso per sempre.

    – accetto il regolamento

  8. LE VOCI DEL TEMPO

    Non comprometto le voci del tempo
    se all’improvviso resto in silenzio,
    come chi guarda un profondo crinale
    rinvenendo l’eco di un ruscello.

    Sono voci che ho sempre soccorso
    levigate sulle mani indifese,
    perché pensavo di trattenerti
    deviando a una spanna dal cielo.

    (a mio padre)

    – Francesco Paolo Gambino –
    – Accetto il regolamento sopraindicato –

  9. IL VOLO DEGLI UCCELLI

    Il volo degli uccelli
    sopra le ciminiere morte
    ricorda un’epoca che non ritornerà.
    Sono passati vescovi, re ed imperatori
    su questa terra tormentata,
    uomini combattenti sotto mille bandiere
    le cui ossa hanno ingrassato questi campi.
    Squilli di trombe, concerti di campane,
    roghi di streghe e libri nelle piazze.

    L’acqua del fiume scende in mille vortici
    e splende nel tramonto
    come liquido oro fuso.
    Ritornerà la stagione dei meli in fiore
    in questa terra tormentata.
    I nostri occhi stanchi
    si bagneranno nel tramonto
    Nelle acque infuocate del gran fiume.

    Rosso nelle acque, rosso nel cielo,
    rosso del sangue di bambini bruciati.

    – Accetto il Regolamento

  10. Il viaggio

    Tutte le volte che parto cerco te,
    Sei sempre con me.
    Anche quando non lo voglio.
    Un legame indissolubile,
    Dai miei 25 anni,
    una meta che nella vita non ho avuto,
    Ricordi di un passato dove ero felice.
    Nell’idea che ho di te, sono come la primavera.
    Come Un dipinto di Frida kahlo.
    Come ad ogni aeroporto.
    Come quando fui a Siviglia.
    Rivivi nelle canzoni di Morat,
    Che riaccendono la speranza
    Di una gioia bellissima
    Spalmata nell’anima.
    Nella mia visione delle cose,
    giù nel profondo, dove nessuno può toccare, nemmeno tu.
    Il viaggio è stato sentirti.
    Cercarti è venuto dopo.
    Tu mi hai fatto scoprire la bellezza del cuore,
    La forza di lottare, la fede.
    La voglia di conquistare l’amore ed é per questo che ho amato tanto.
    Il viaggio ero io attraverso te.
    Perché tu eri e sono io,
    Infine, l’ho sempre saputo.
    Tu eri la propulsione che mi serviva
    Per non spezzarmi e andare avanti
    Per la forza che doveva avanzare,
    Per la mia voglia di vivere troppo grande.
    Ma nel mondo prima di te,
    Mi ero fermato. Ed ero perso, che stupido.
    Non ho più paura di fare il primo passo.
    Non ho più paura di camminare nel viaggio.
    È quello che sono diventato.
    La miglior versione di me.

    Inviato da iPhone

    Accetto il regolamento

  11. Fragilità

    Sono stata in visita da Eolo Dio dei venti e mi ha fatto dono
    del suo tappeto
    Il petto agitato da sì lunga speme
    In ansia, aspetto il passaggio delle acque
    Nell’antro vicino le donne custodiscono il fuoco
    I semi di grano tostati si mescolano nell’aere agli effluvi
    inebrianti del mosto
    Mi cullano sotterranei e stentati i rimandi di canti ancestrali
    Tu alma gentile ti poni in ascolto
    Le mie labbra timide si schiudono al passare delle parole
    Come perle di fiume imperfette che scorrono, spinte dal desiderio,
    ne recuperi il filo
    Mi hai fatto alzare, vestita di bianco, mani operose intrecciano le chiome
    Altre più possenti si alzano sopra di me e agitano le giare scuotendole
    Dall’una la sabbia in rivolo aureo scorre
    e si rovescia lenta e preziosa sulle membra stanche
    L’altra, scossa e sottomessa, si apre in un gorgoglio di note
    Gli occhi si velano, l’udito si fa incerto
    Profetica, di persuasiva promessa mi avvolge la tua voce
    In volo mi ritrovo, sul tappeto di foglie intrecciate
    La bocca impastata, rimesta la radice, amara e dolce,
    non so se apprezzarti
    Certo la meta si avvicina
    Ti vedo, oggetto del mio desiderio, unico mio pensiero
    Sulla spiaggia, ignaro di me che ti osservo,
    ti lasci trascinare sulle onde
    Il cavallo murgese che ti porta ora è carco anche del mio peso incorporeo
    Avvicino il mio ventre, con la fronte ti sfioro,
    una brezza leggera ti trapassa e non ti scuote
    Solitaria, un’ombra sfuggente si fa strada a fatica tra i tuoi occhi ambrati
    Forse un ricordo, forse un rimpianto, solo un attimo, ti unisce a me

    – accetto il regolamento

  12. SMANIOSI ANELITI

    Il buio silente a me sodale
    accoglier sa fra le sue braccia comun mortale …

    Nella scura quiete compagna
    avvolto nella penombra che ristagna
    mentre il resto del mondo è colto
    dalla notte e dorme, riposa e tace
    trova ristoro la mia anima senza pace
    allorché remissivo nella total acquiescenza
    io celebro, del tutto, il rito dell’assenza.

    Giorno di fibrillanti istanti, peregrino
    scandito nel suo incedere, ramingo
    dal susseguirsi in moltitudine i momenti
    solcato esso è da orme profonde, evidenti
    affossato dalla rabbia comune, intingo
    al secchiello dell’oscurità, ormai reclino
    come pennello dalla punta cadente.

    Ascolto il dì, come me, svanir lentamente.
    Odo altresì morir delirio d’onnipotenza
    dell’umano popolo che con trepido passo
    s’incontra nel divenir di un affannoso viaggio
    intriso com’è di trappole e misteri
    un assillo è il proceder tra timori e deliri perenni
    a pugni fanno con ansie, bramosie e desideri

    … ovunque ferite, lividi e dolori non ci lasciano indenni …

    Nel cogitar siffatti fugaci pensieri
    lentar la cotidiana morsa comincio dell’ormai ieri
    mentre assaporo siccome carezza
    il calore di un giaciglio e della pace la brezza
    veglio i miei giorni sempre vissuti
    concedo il passo alla salvifica fantasia
    mi abbandono su un fiume che corre via.

    Isolato come una zattera alla deriva
    nel mare della vita imperterrita sfida.
    Fuggo da irreali mostri non ancora abbattuti
    belve chiuse in gabbia che ingoiano saliva
    sfaldo le ragnatele della mia parte più rigida.
    Allontano dei fantasmi la loro ombrosa presenza
    cosicché il silenzio mi conforta d’un tratto

    cura impagabile per mali e tormenti
    sembra parlarmi con parole alquanto clementi.
    Fuggo ogni sguardo al quale posso apparir matto
    mi ostino confuso nel sommesso brusio dell’esistenza
    dimentico della, di tutti, cordiale indifferenza
    qual giorni avverto come viva presenza.
    Mi faccio scudo colla mia più profonda essenza

    … mi trascino ‘sì fiducioso cercando proseliti
    in quelli che restano i miei più smaniosi aneliti.

    – Accetto il regolamento –

  13. CONCA

    Respiro il verde circostante.
    Occhi chiusi.
    Adagio il capo sulla tua spalla
    ascolto i balbettanti battiti.
    Lo sciabordio cadente culla.
    Silenzio assoluto domina
    conca nascosta alla vista
    ritrovo di animi sensibili
    bisognosi di rigenerarsi.
    Scandire dell’ora sospeso
    nel luogo senza tempo.
    Cinguettio ovattato rispettoso del ritrovarsi.
    Brivido preludia il rientro anticipato.

    Accetto il regolamento.

  14. PERDONAMI

    Perdonami
    il disperato richiamo
    perso nel limite dissacrato
    della notte passata.

    Perdonami
    questa gioia velata
    che non s’arrende
    al gemito ignoto
    scavato sul piano
    del nostro incontro.

    Tu mia unica ragione.

    Esausto pensiero
    d’un canto d’amore.

    -accetto il regolamento-

  15. Accetto il regolamento l

    Cercami
    Non cercarmi nella tua rabbia,
    la’ ho freddo.
    Nemmeno nella paura,
    divento piccola.
    Non cercarmi nella gelosia,
    divento preda.
    Non cercarmi nei tuoi pensieri,
    mi perdo.
    Cercami fra le spighe di grano,
    a ridosso di uno stelo di papavero.
    Le mie vesti tremano
    come la sua corolla.

  16. Ruvido inchiostro

    È notte.
    È buio.
    La mano leggera
    sorvola gli oggetti
    cercando la preda.
    È notte.
    È buio.
    La sinistra in soccorso
    entrambe voraci
    il piano ha degli angoli
    e la brama ha luce.
    Lesta la destra
    rincuora la mente
    parole, parole, parole
    l’eco diviene ossessione.
    Ruvido inchiostro
    ruvide mani
    ruvida carta.
    È notte.
    È buio.

    – accetto il regolamento del contest per la sezione poesia

  17. Intimamente

    Quando nella notte sogno te
    riesco al mattino a sorridere perché
    intimamente
    la tua visione
    seppur illusione
    mi accompagna durante la giornata.
    Non sei morta, sei qui con me.

    – accetto il regolamento

  18. Isola

    Nella mia isola ci sono le onde
    alte e impetuose
    come montagne
    Nella mia isola ci sono le nuvole
    talvolta basse e scure
    minaccianti di pioggia
    Nella mia isola ci sono le case
    di pietra e di legno
    il primo immortale
    il secondo mortale
    Nella mia isola c’è la poesia
    è la voce del vento
    che unita alla mia
    parla di Dio.

    – accetto il regolamento del bando del concorso

  19. A volte … oltre …

    Nella nebbia impariamo
    a cercare oltre,
    oltre la nostra vista,
    oltre i nostri sensi …
    La vita non è solo Amore
    è anche tanto dolore …
    Possiamo essere una farfalla
    che andiamo da fior a fiore
    in cerca di un po’ di amore …
    Il tempo scivola veloce
    a volte come leggera brezza,
    a volte come una grande tempesta
    che in un attimo strappa una intera foresta
    che ci aveva messo una intera vita per crescere
    uno schiocco di dita per morire
    speriamo senza soffrire

    acceto il regolamento

  20. Accetto il regolamento
    Esercizi di sparizione

    Ogni giorno compiamo
    piccoli esercizi di sparizione
    quando abbracciamo un altro
    e quando ci abbracciamo soli
    abitiamo il mondo ad occhi chiusi

    Scontiamo sguardi
    mettendo specchi alle finestre
    catechizziamo desideri di prossimità
    quando la notte ci svegliamo
    con l’urlo di Munch

  21. E sono
    una stella
    sotto un lampione
    a mezzanotte…
    Spicchi di luci
    offro
    a chi non ha
    a chi prega
    a chi è stanco
    e vuole amore…
    E sono
    un’immagine
    dentro al tuo sogno
    e ti sospingo
    sotto un cielo…
    dove è l’acqua
    ad asciugar lacrime…
    Ed il sorriso
    limpida luce di colori…
    E sono
    una pietra
    silenzio aggrumito
    che urla di vita…
    Storie cosumate
    che non s’arrendono…
    E sono
    dono
    opera d’arte…
    E c’è l’infinito nei miei occhi…
    E sono
    una stella
    sotto un lampione
    a mezzanotte…
    Spicchi di luci
    offro
    a chi non ha
    a chi prega
    a chi è stanco
    e vuole amore…

    – accetto il regolamento

  22. IL MIO PENSIERO!

    Tutto succulento
    da far vibrare di un delicato
    gusto il mio pensiero!

    Il mio pensiero gioisce
    nel creare parole sparse al vento,
    il vento le fa volare lontano,
    così lontano che si trasfromano
    in dolci liriche!

    Arriva la poesia con il vento,
    forma una bandiera d’incanto,
    che sventola nel cielo lontano
    tanto desiderato, tanto amato!

    Il mio cielo così lontano,
    di un azzurro mai dimenticato!
    Il mio cielo Italiano,
    che io ammiro e abbraccio
    sotto questo mio cielo
    maestoso Australiano!

    Due immensi azzurri cieli,
    stretti al mio cuore,
    che tocco felice con le mie mani!

    25 – 3 – 2021
    accetto il regolamento

  23. Accetto il regolamento

    Tu sei Libero, tu sei Amore
    Solitudine nelle vie,
    camminare senza una metà,
    senza senso questo peregrinare,
    cercare gli ultimi
    senza cercare d’essere primo.
    Apparire per quello che non sei,
    mostrarti indecente e al loro pari,
    senza discriminare alcuno,
    vivere soltanto per il prossimo
    dimenticandoti di te,
    l’amore per gli altri
    comprende anche te stesso,
    trova la fonte della felicità
    non è detto che sia per te.
    Non disperare, fare felice una persona
    è sublime come essere riconosciuti dal grande,
    senza timore affronta la vita,
    la tristezza sia per gli altri.
    Tu sei libero.
    Tu sei amore.

  24. Come l’acqua
    ha voce il pensiero
    come l’acqua che scorre ovunque
    e bagna le cose tutte
    e di ruggine le fa vecchie
    e nell’arsura le fa nuove…
    se nasce da sorgente
    dimora poco fra le rocce
    tempra le valli
    impronta ruscelli
    e fra grandi cerchi s’accosta lago alle sponde
    dove tenere canne respirano il vento
    e riflessi di luce
    infrangono le sue trasparenze…
    ristagna a volte come oasi
    confinata nei deserti
    tra freddi notturni e pietre roventi
    ma vorace
    il suo corso irrompe
    e s’allarga fino al mare
    e onda striata di bianco e d’azzurro
    gioca fra le verità
    che giacciono sul fondo …
    è un continuo errare
    fra tempeste e vele ammainate
    fra bonaccia e miraggi infedeli
    tra fitte nebbie
    che nascondono alla vista
    terre sempre più straniere
    dove solo la voce dell’acqua
    è sempre desta
    e leggera leviga i sassi
    sulla riva di ogni uomo
    che origlia tra i suoi zampilli
    preghiere
    fatiche
    applausi
    e pretesti di pellegrina memoria…
    e, a volte, l’eco di una fiaba
    sui gradini di una casa
    senza luce.

    Angie Patti
    – accetto il regolamento

  25. LA GORGONE DELLE ROSE

    Tra i rami serpenti
    dell’albero dei peccati
    ho stretto i denti
    ho rifiutato la mela
    per prender la piantagione intera.

    Semi di sapienza per una
    lunatica atmosfera
    priva di satelliti.
    Il tentatore è la finestra
    sulle possibilità occultate.

    I gigli, le rose, il gelsomino
    nidi degli occhi, dei miei giardini.
    Mani di radici di ninfee sull’acqua
    di laghi plananti
    asciugano le lacrime imbibite di guai.

    Il morso arrogante sanguina
    battaglie alate tra le galassie delle rose.
    I profumi mescolati a miasma,
    l’elisir per la rinascita.

    – accetto il regolamento

  26. Monologhi dopo la mezzanotte: ALLO SPERMATOZOO (ore 04.45)

    Dimmi, Piccolo,
    dove corri così in fretta,
    davvero non vedi l’ora
    di procreare un altro sfigato?

    Capisco, ti senti prezioso,
    hai da svolgere un’importante missione.

    Sappi che siamo troppi su questa Terra:
    tanti malati e interiormente poveri,
    innaccettabilmente neri
    ed estremamente bianchi,
    diversamente amati di qualsiasi genere,
    sfruttati per pochi spiccioli
    e, in maggioranza, disoccupati.

    Forse ti divertirai per qualche minuto
    giungendo alla fine della vagina,
    ti sentirai Onnipotente come Iddio
    riuscendo a fecondare “al naturale”.

    No, non mi sento una femminista
    anche se odio essere sculacciata,
    non vedo alcun senso nella tua corsa
    che porterà una breve gioia
    e un interminabile pianto.

    Vorresti dire: “Ai posteri il giudizio”.

    Non hai mai visto il Mondo
    fuori dal tuo umido, accogliente corridoio,
    è una Valle di disperati
    anche se, a volte, sorge ancora il sole.

    I tuoi discepoli si sbranano come iene
    e non risparmiano neanche i cuccioli,
    prendono a calci anche gli uteri
    cancellando quel che Sacro era tempo prima.

    Dimmi, Piccolo,
    cosa vuoi trasmettere al tuo Creato
    che nascerà su un Pianeta senza valori?

    Sei ingenuo come una pecora
    condannata a un sacrificio,
    corri insieme a migliaia di pretendenti
    anche se il Vincitore sarà soltanto uno.

    Credi ancora nel miracolo della Vita?

    Non illuderti invano,
    pure essa è diventata artificiale e assistita.

    Accetto il regolamento
    Izabella Teresa Kostka

  27. L’eterno movimento

    Quando il tuo sguardo
    si adagia sul mio cuore
    le mie parole si librano nell’aria
    in una danza che non conosce fine,
    in una notte di audace amore.

    Ed è nell’onda di questo movimento
    che scorgo spiragli di esistenza
    in un momento di stasi permanente
    dove anche i fiumi fluiscono lentamente.

    Cosi ‘ mi accorgo
    di viver nuovamente
    con le braccia che roteano nell’aria,
    come foglie sferzate dal maestrale
    nell’urlo lancinante della sera.
    Vorrei toccarti
    ma diafana mi appari
    in questa stanza con le luci spente
    coperta solo da sottana
    di pizzo trasparente.

    Accetto il regolamento

  28. Momenti
    Se potessi vivere di nuovo la mia vita
    nella prossima tratterei di fare più errori.
    Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di piú.
    Sarei piú sciocco di quello che sono stato, di fatti prenderei meno cose sul serio.
    Sarei meno ..
    Sarei più ..
    Sarei Illuminante come il sole al mattino
    Rinfrescante come la pioggia nei pomeriggi di Puebla
    Amabile nel trattare gli altri come la gente di Cittá del Messico
    Sorridente e cordiale come la gente di Veracruz
    Franco come gli uomini coraggiosi del Nord
    Saggio nella mia follia, disfrutando ogni secondo di questa vita preziosa
    Sarei il migliore dei padri e lascerei che i miei figli mi guidono nel loro camino.
    Ameró senza paura, perdonarei con amore, dimenticherei dolcemente
    Sarei… ciò che questa vita mi ha permesso di essere
    Sarei quello che la prossima vita non mi permetterá
    E credetemi amici miei
    Se non mi mandano in galera per essere felice
    Condivido con voi questo tesoro ..
    La vita è una giostra, vengan tutti sú
    Perché in un battito d’ali di farfalla ……………
    Tutto si spegne e non esistiamo piú.

    Accetto il regolamento
    Diego castelbuono

  29. DENTRO CASA UNA POESIA
    Un muro scrostato
    un vecchio appartamento
    il posto perfetto
    sotto copertura
    per i tuoi guai
    per fare i conti coi dettagli
    che contano,
    per sguardi mistici davanti al caffè
    per mettere ordine nel mondo
    davanti a un letto da rifare,
    dove rimbocchi le coperte
    per riparare a cuori induriti,
    sotto raffinate sembianze
    di polvere e panni da lavare
    dentro le ceste dove si accoccolano
    i miracoli degli ostacoli
    che sussurrano soluzioni
    assemblati dentro una pentola sul gas.
    Cattedrali nei tuoi deserti di senso
    e desideri di acclarati svelamenti
    mani in alto che ti interpellano
    dita alzate per chiederti perché
    anestetizzati da bisogni infondati
    non avvertono più i genuini sapori
    dei gusti semplici
    esaltati dal sale del dolore.
    E ti trascini stanca
    dentro la polveriera dei tuoi pensieri
    aggrovigliati
    che una poesia osa
    servire su un vassoio incrinato
    al bar dei soliti curiosi avventori.
    La ricetta nascosta è qui,
    sotto il piattino del caffè.

    Grazia Mastromarco
    ACCETTO IL REGOLAMENTO

  30. OTTOBRE
    Ottobre/
    che ci scruti dall’ alto come un gigante/
    con ogni tua pioggia vivificante/
    disseti alberi, fiori e piante/
    Quando con l’ azzurro più vero/
    colori le nuvole come per magia/
    ci scaldi con un sole benevolo/
    che infonde allegria/
    e che, anche se vicino, /
    a noi sembra lontano/
    rimpicciolito, un puntino/
    che si perde in una mano/
    Terreni arati di fresco/
    e nubi rade nel cielo/
    dei tuoi giorni fanno un affresco/
    dipinto con cura, con zelo/
    Riacquisti il sereno in un’ora/
    mentre il sole dall’ alto/
    sa sorriderci ancora/
    e attribuisce risalto/
    all’ autunno che, con un salto,/
    lascerà all’ inverno il suo posto caldo.

    — accetto il regolamento

  31. L’eterna sera
    e gli occhi lucidi
    di fronte all’infuocato cielo
    riservano risposte lungimiranti
    sull’obliata fragilità
    dove la solitudine perpetua
    divenne Illuminazione universale.
    Una volta al dì
    mi rivolgo al mare,
    mio confidente speciale
    e immergo
    i miei riservati sogni
    al saluto del sole
    tra il ponte e i remi che rumoreggiano
    di nostalgia e amore

    – accetto il regolamento

  32. Dichiaro di accettare il regolamento.

    Nel crepuscolo
    Seduta ad aspettare
    un’altra sera che avanza
    con le sue ombre gravide
    di silenzi grevi
    e di inquiete transumanze
    di pensieri
    mentre lì, raggomitolato
    in un cantuccio,
    il mio sogno giace infranto
    ai piedi di un tempo che
    non mi appartiene
    e restituisce l’esile canto
    di una memoria affranta
    nel crepuscolo.

  33. LA RIVOLUZIONE DEI VALORI

    Nella gabbia della vita controllata
    Dalle guardie di una società dittatrice
    C’è uno strato di popolazione addormentata
    Dal sonnifero di una disciplina manipolatrice

    Subdoli bombardamenti subliminali
    E strategiche combinazioni demagogiche
    Sovvertono i veri principi spirituali
    In pleonastiche necessità psicologiche

    Scorribande dell’anima nel caos della mente
    Si scontrano con pensieri controllati
    Come eroi tra le ombre della gente
    Ad accendere quei destini un po’ spaesati

    Sono i versi di maestri illuminati dall’interiore
    Che nel silenzio del loro intimo risveglio
    Liberano i corpuscoli di tal bagliore
    Per ridestare gli sperduti dal lor giaciglio

    E come un’onda che si espande nel suo circolo
    Si propaga la consapevolezza degli albori
    Di anime fameliche come pecore al pascolo
    Guidate verso la rivoluzione dei più autentici valori

    GIUSEPPE CHICO (dichiaro di accettare il regolamento”

  34. (Monia Minnucci-Accetto il regolamento)

    1998

    Il caldo affonda la spada
    nei miei occhi acquosi
    e la stanza è penombra rumorosa
    di macchine e cinguettii.

    Il tempo è sfuggito alle mani avide,
    il tempo ha le mie lacrime,
    pozze di fango e cielo.

    Rubo la speranza alle medicine
    che promettono un giorno assonnato e tiepido,
    mentre strade di sudore diramano la carne
    e quel viso, caro da sempre,
    che vuole crescere insieme a me.

    Ricomincio a guardare l’albero,
    un fiore possiede un segreto,
    gli porgo dell’acqua che lo scuote e accenna alla vita,
    e domanda, di nuovo, di non dimenticare… se ti manca il cielo.

  35. Poesia di Massimiliano Nevisco
    La Vecchia Soluzione

    Rischiariva la notte
    Si spegnevano i sogni
    Si riaccendeva il giorno
    Regnava l’anonima realtà

    La vita riprende se ne hai una
    Niente potrà il sole col suo candore
    Nelle terre di Zombi diurni
    Nei volti haitiani e nei veli afgani!

    Un occidente senza più punti cardinali
    Regole e divieti insensati
    Ci vogliono onanisti ma senza mani
    Sazi con bocche piene e senza pani

    Esibire giovinezza eterna
    Corpi splendenti, si fa per dire
    E menti in perenne lockdown
    Sorridere bere Spritz e mentire

    Ostinarsi nella seduzione
    Anche quando il tempo è scaduto
    Vana illusione da povero testone
    O da inconsapevole Poponica

    Apparire statici ed inadeguati
    Come manichini monchi
    Riposti smontati ai lati
    Nei negozi a saldi terminati

    La soluzione un’eterna discussione
    Se la donna si rifiuta la si ammazza
    E questo senza scuse in ogni nazione
    In ogni governo con qualsiasi religione

    Riaprire ed in presenza, Legge Zan e ius soli
    Così il tempo si inganna e se non si risolve
    C’è sempre la vecchia soluzione
    Quattro piantine e fatevi una canna!

    Massimiliano Nevisco

    Dichiaro di accettare il regolamento.

  36. Sez. A
    Accetto il Regolamento
    Poesia
    Titolo
    “Cuore bambino”
    Son fuggite le rondini,
    cacciate via, come fiori
    di primavera.
    L’aria fredda e rabbuiata,
    nelle stanze, dove il fiato,
    si deposita sui vetri,
    richiama vecchi pensieri.
    Quei singhiozzi di fragilità
    e malinconia, che l’anima
    di mia Madre, ogni tanto,
    riporta in vita.
    Amo i giorni misteriosi
    dell’inverno, che sanno
    raccontare fiabe nordiche
    e storie di folletti ingrati.
    Sono cresciuta, anzi
    invecchiata, con il
    cuore ancora bambino
    e una voglia di speranza,
    che mi dipinge le gote e
    gonfia di magia il mantello
    di seta doppiata.
    Pensieri di una Guerra
    finita, di un dolore messo
    in un Sacrario, di una voce
    antica che si perde nell’aria
    e sa di mare, di agrumi, e
    di bambini senza un domani.
    Pensieri in compagnia
    del destino. In attesa che
    torni primavera, il volo
    circolare delle rondini e
    la voglia di fare casa,
    dove la solitudine, ha già
    costruito un nido!
    Maria Rosa Oneto

  37. Marco Astegiano
    “accetto il regolamento”

    Demenza senile

    Un giorno mi sveglierò
    sì curvo e canuto
    che i pensieri, tutti,
    sciameranno via, stanchi,
    dalla mia anima dolente,
    come fredda nebbia,
    dalla terra novembrina.

    Cadrà allora nell’oblio
    il divino simulacro
    di quella tua forma sublime:
    si sbiadirà la polvere d’oro,
    sottile, sul tuo volto;
    si scalfirà l’avorio,
    lucente, della tua pelle;
    si dissolverà il profumo tuo
    di rosa e mandarino,
    e il sapore di fuoco, delle tue labbra,
    si spegnerà, mesto.

    Così, in quel limbo melmoso,
    mi lascerò annegare,
    naufrago impotente
    a una bonaccia fatale,
    tra petali di loto danzante,
    senza più un faro a guidarmi.

    Troppo tardi sarà, allora,
    per aver compreso
    che fosti tu sola
    l’essenza stessa
    della mia moritura
    misera esistenza.

  38. Per diventare materia dentro un sogno

    Così rimango tra la terra e il cielo
    in questa notte di lampi soffocati
    e mi sovviene dell’aria il suo respiro
    tra molli affanni rincorsi tra le cose.
    Piccoli passi percorsi nella brezza
    che soffia lieve negli antri della mente
    ed i ricordi sono lame che crudeli
    sanno affondare la pelle trasparente.
    Aleggia lieve sul soffice percorso
    di un’esistenza trafitta dentro il nulla
    uno sfuggente pensiero come spirito
    che disperato ha perduto direzione.
    Ma come fiori ed essenze a primavera
    le foglie fragili si librano nel cielo
    tra quei profumi di magica speranza
    che l’orizzonte regala a noi mortali.
    E sono odori e fragranze sempre nuove
    che creano abiti e vestiti di stagione,
    mentre l’anelito di cuori vagabondi
    conduce ancora un gomitolo di vita.
    E mi ritrovo sospesa verso il cielo
    come crisalide dal tempo trasformata
    attendo Eolo e il calore del suo soffio
    per diventare materia dentro un sogno.

    – accetto il regolamento

  39. (Ah, l’amour!)
    L’eco e l’urlo si sposarono. Ogni sera,
    da allora, insieme al canto della capinera,
    nella valle si sente una voce:
    Mi lascerai un giorno?
    E la risposta, lontana:
    No…no…no…
    Saremo sempre sposi?
    Sì…sì…sì…
    Smetterai di amarmi mai?
    Mai…mai…mai…

    – accetto il regolamento

  40. AMPLESSI

    Allor che furono umide e parlanti
    le profuamate ed assetate sticchie
    di gemmate e desiderate amanti,
    perbenismi equivoci tornarono
    nel nulla umiliati dall’amore,
    chiuso essendo il passo che svilir vorrebbe,
    con le ombre di conformismi triti,
    il piacere che vive il suo bruciare.
    Inverato fu il segreto dell’onda,
    Fluente e increspata di spuma,
    Esondante da febbril natura
    E da stordenti e risognate voglie.
    Tatti morbosi esploran l’epitelio,
    Accorrono ai desiderati sguardi,
    All’oscurità di flautati spacchi,
    Ai non mai abbastanza diletti varchi.
    Infrante furon le difese aduse
    A negare l’estasi possibile
    Per sensi avvezzi a morbosi sogni
    Armonici all’ampiezza del fiottare.
    Scrisse il poeta ti offrirò la bocca,
    E la musa ne modellò l’aspetto.
    Donne iteranti dalla luce all’ombra
    Apparvero in una marcia immobile
    Verso un illusorio creato inizio,
    Forse avvenuto e, in un morente dubbio,
    da fumose connivenze immaginato.
    Ma dall’ inanimato pressappoco
    Può accadere che un preciso fascinoso
    Amore possa avvolgere ogni cuore,
    Ogni pulsione d’ irrefrenati
    Desideri in apnea di trepidante attesa.

    – accetto il regolamento

  41. COME ONDE DEL MARE
    Come onde del mare
    sospinte dal vento
    I miei pensieri
    oscillano
    Giungono alla riva
    e in lei s’infrangono
    Cullano una distesa
    infinita di granelli di sabbia
    Una melodia all’unisono
    risuona accarezzandoli
    Li accompagnerà
    nell’eterno e perpetuo moto
    della vita

    – Accetto il regolamento

  42. silvana sonno

    parti

    E’ arduo partorire idee
    farle splendenti e nitide
    al netto d’ombrature lunari.

    Sorgono come piccoli soli
    a rischiarare la tenebrosa alcova
    della mente, dove le accolse un bozzolo
    crogiolo molle di silenzi e quiete.

    E quando dallo stellato trono
    tutto fanno vivido e lucente:
    il cielo il mar le selci, le creature
    è assai difficile anche immaginare

    che il parto sia avvenuto quasi sempre
    nella solitudine d’un sogno
    ma sempre, a farne spese, strati e strati d’aurore
    lasciate a rosseggiare come cenci.

    – accetto il regolamento

  43. Senza te
    Come l’ala spezzata
    d’una pernice
    è il mio cuore.
    Come freddo timore,
    è il mio grido, ho lo sguardo fisso come una bambola…
    e mendico amore.
    Senza te annegherei nell’oceano
    e non potrei chiudere gli occhi per sognare.
    Tu scaldi i miei giorni,
    fai brillare i miei occhi stanchi,
    senza te, dolce tiranno non ride il mondo.

    – accetto il regolamento

  44. PLÉIADE

    L’amore non è nell’intaglio
    del tronco,
    nel cuore scavato
    tra due nomi,
    non è nello scherno
    della luna,
    nell’angolo di luce
    che stordisce,
    nelle frasi puntate
    d’improvvidi poeti,
    negli avverbi patinati,
    nel garbuglio di stelle
    che rotola sui tetti…
    L’amore è nel lampo azzurro
    di uno sguardo,
    sull’uscio della stanza
    e tu mi appari,
    nell’abbraccio sotteso.
    Amore è ogni volta
    che chiami il mio nome.

    – accetto il regolamento

  45. MAI

    Nella mente restano impigliati
    pensieri profondi mai raccontati.
    Sogni e speranze a corda tesa
    restano lì, in un limbo, in attesa.
    Progetti incompleti ed astratti,
    noncuranti di tempi mai adatti.
    Ahimè, ormai il tempo è scaduto
    e nulla di fatto è realmente accaduto,
    disegni e utopie a lungo rimandati
    in un sonno profondo si son dissipati.

    -Valeria Runcio-
    (Accetto il regolamento)

  46. Francesca Santucci

    ACCORATO TREMORE MI SORPRENDE

    Quando si dilata, frana e muore
    contro rocce a picco e sabbia
    fluttuante l’onda-dai remoti abissi
    la tenera conchiglia in sé portando-
    accorato tremore mi sorprende.

    Simile a quell’onda è il mio destino:
    confusa e fragile in questo tempo
    oscuro come un’ oscura selva
    contro il frastuono del mondo
    a frantumarmi io vado.
    (Accetto il regolamento)

  47. SUI VETRI LONTANI
    Le mie mani
    corsero
    sui vetri lontani
    e vidi giovani donne
    vestite di nero
    andare al rosario,
    quando luglio rigonfio di mare
    nascose la luna rosseggiante
    dietro gli eucalipti.

    E’ all’improvviso
    dal freddo d’inverno
    bagnato,
    l’altare sotto le nubi polverose del crepuscolo,
    ove tu aspettavi in ginocchio.

    E adesso urlo e urlo
    ma tu non sei più lì.
    Urlo sui vetri
    percossi da pioggia e da lacrime,
    urlo sui vetri lontani!
    ma tu rimani lì,
    nell’ultima stanza al buio,
    e la coperta di lana addosso
    non ti riscalda più,
    né il fuoco antico del camino.

    Urlo al tuo corpo gentile,
    urlo al tuo corpo
    di pietra
    a te vestita di lacrime.

    O poveri vetri di ieri,
    battuti dai canti e dal dolore,
    battuti dal vento e dalla pioggia,
    O poveri vetri di vetro,
    quanti anni ho passato lì a guardarvi!

    (Bruno Brundisini)
    accetto il regolamento

  48. PENSIERI…DI FESTA
    Luci bianche
    e colorate
    ad intermittenza,
    scintillio sfavillante
    in ogni dove
    nell’umile dimora appaga gli occhi
    nell’esposta bellezza,
    brilla tutto…
    sui davanzali…sui balconi
    rosse ghirlande sui cornicioni
    luce calda
    dorata ed evanescente,
    splendido lo scenario
    coreografia impeccabile
    ma sguardi lontani
    e disattenti
    non appartengono piu’
    e fanno la differenza.
    Si fa strada a larghe braccia la solitudine dentro…
    e fuori…
    in un grigio pensiero inconsolabile…
    a grandi passi verso il Natale,
    una lacrima bagna il cuore
    congelato dalla neve caduta in anticipo
    e in abbondanza,
    spegne il luccichio, insiste una fiammella nel buio,
    e’ luce d’amore
    che avvolge ogni cosa e si posa su tutto e tutti,
    implode nell’anima
    inducendo alla speranza
    ad ogni respiro
    e palpita per questa vita bastarda
    meravigliosa e imprevedibile.

    Antonella Vara – accetto il regolamento

  49. Veleno
    L’amore ormeggia
    sulla pena dell’amore
    dei giorni fine
    del caso. Posti che tiene
    il carcere dell’anima
    infine arida
    di vita. Dove
    le mani dovevano
    al cuore azzannato.
    Una via di fuga verso
    la meta che arde
    in una sera ma piove
    il destino pieno
    di meno onore
    addio alla dignità
    gelida anche ahi !!!
    Come cambia la faida della dolcezza.
    Sconfitta dalla angoscia furba,
    Qui incombe
    il fuoco, Che scava come la mia faccia
    che dice e sbanda affondo alla vita effimera
    nel mare goffo in cui si scaglia con violenza.
    Che scenda sulla vuota sorte.
    Che incombe sul mondo come
    un veleno che ci afferra.

    – accetto il regolamento

  50. – La teoria dei parapioggia –

    ‘A questo segno non mi rivedrai
    e non ricorderai le mie parole
    quando del coro ascolterai le strofe
    di voci d’oro e di angeli fanciulli
    nell’abbandono mio.’ E se rimane
    un attimo severa é perchè posa
    la mano a donarmi una carezza
    lieve come il tempo, e come allora
    leggera e di esperta tenerezza.
    ‘Le stelle nella notte sono ancora
    il luogo, sai, dove l’amore spezza.’

    Maurizio Rubicone Longhi
    Accetto il regolamento

  51. Venezia
    Oggi il cielo
    È come un dipinto.
    Passano sguardi,
    Passano vite.
    Lingue straniere,
    Palazzi viventi
    Parlano piano
    I piccioni attenti.
    Gente cammina,
    Suo profumo
    Il mare ammira.
    Pesante leggerezza
    Sulle spalle di un uomo
    Acqua speranza
    Libertà è un dono.
    Angoli pieni di nostalgia
    Viaggio di vita si avvicina.
    Farfalle che ballano
    La loro morte
    Pronto a stupire
    Nessuna colpa tramonto.

    Renata Bruzaite
    – Accetto il regolamento

  52. Partecipo al concorso accettado il regolamento

    Poesia con titolo: NOI

    Distesa nell’erba stavo ad osservare
    i fili
    verdi e resistenti
    che noi calpestiamo
    senza badare
    Li osservavo con gli occhi e con le mani
    li stringevo per capire il loro segreto
    per percepire il verde con le dita
    ma sono gli occhi e la luce che creano
    quel verde
    mentre pensavo a questo
    vidi un filo d’erba
    risalire verso il cielo
    qualcosa lo spingeva
    l’istinto della vita.
    Restai sorpresa
    Restai sul prato per tre giorni
    così da dimenticarmi di me
    per poter iniziare un noi.

  53. CONTRO LE PORTE

    E se l’amor si fa contro le porte
    aperti ad ogni ignota conseguenza
    precipitar nel vuoto oltre le soglie
    o premercisi addosso sotto chiave
    che castità far rinsecchire il sangue
    svuota domande di vanità e risposte
    stai lì e zampilli “virtute e canoscenza”
    ma star te senza mi sperde, mi raggela.

    Roberto Marzano (accetto il regolamento)

  54. Titolo: Luna

    Un pensiero a te
    che splendi lassù
    Oh Luna
    te ammiro
    ogni notte
    e talvolta di giorno
    Mutevole come me
    mi sento spicchio
    mi sento tondo
    ma sempre l’occhio
    è in cerca di te
    perché te ne stai a ballare
    tra le stelle
    accese.
    Oh Luna
    sino alla morte
    ti cercherò.

    (Acetto il regolamento)

  55. accetto il regolamento del contest

    *
    siamo onde
    in questo mare digitale
    *
    governati da parole
    di altri
    *

  56. Non sono l’unica
    a chiederselo
    ma tutti in silenzio
    non parlano.
    Ci guardiamo allo specchio
    senza conoscerci
    è pelle?
    è occhio?
    è labbra?
    ma chi sono?
    Ci guardiamo di soppiatto
    non siamo noi gli unici
    ad esistere
    eppure l’arroganza
    è vincente.
    No, non sono l’unica
    ma sono una delle poche
    che continua ad urlarlo.

    — accetto il regolamento

  57. Passo dopo passo in quella piccola Marina
    consumo la mia vita nell’ascolto dell’onda
    quando sussurra al cuore.
    Stregato dall’alba con gli occhi in su
    osservo il cielo e le ombre
    che si vestono di luce e le barche
    che prendono forma cullate con grazia …
    Custodiscono segreti che rimarranno tali.
    Respiro solo la bellezza
    m’ arrendo al tintinnio degli alberi
    e al bisbigliar del vento
    con quel linguaggio unico
    che il cuore mio conserva nel ricordo.

    accetto il regolamento

  58. Emanuela Di Caprio
    04/11/2021
    Accetto il regolamento

    Scrigni

    Scrigni di carta ingiallita dal tempo
    sublimano realtà in folli pensieri,
    e le ossa pur caduche, già piegate
    aspettano invano un sole sterile.
    Come un feto in grembo ostile
    non so come girarmi, a tratti
    apro un occhio sghembo e triste,
    sollevo un ciuffo di capelli
    e, come in una recita di teatrino
    di periferia, fingo una preghiera atea
    che non esiste, ma mi consola.
    Parole mi assordano adesso
    come echi che oltrepassano oceani
    di tempo. E sorridi ancora a me
    che incredula ero e ancora resto
    ferma e attonita di una gioia ormai antica,
    mentre tu già hai attraversato trincee
    e altri mondi, rimango e aspetto,
    conscia del mio sangue raggelato.
    E ancora io continuo a raccontarmi
    fole e mai sazia di speranza
    non rinuncio ad aspettarti
    e quasi ti vedo, piccolo laggiù, all’orizzonte,
    oppure sei un miraggio
    come fatamorgana del deserto.

  59. IPOTESI

    Ipotesi
    effimero dell’uomo:
    se Dio non ci avesse creato,
    se Eva non peccato,
    se la filosofia di Schopenhauer
    fosse ascoltata…
    L’umanità si estinguerebbe…

    Ipotesi
    sono la consolazione,
    mentre ti trastullo soddisfatto,
    un po’ di zucchero nel caffè rovente.

    -Accetto il regolamento

  60. in totue b’at Poesia — La Poesia è ovunque

    So amiga dae pisedda — Sono amica fin da piccola
    cun sa Poesia — della Poesia
    e maigantas bortas — e tantissime volte
    bennida est a domo mia. — è venuta a casa mia.
    Cando la cùmbido — Quando le offro qualcosa
    cheret sas rimas — vuole delle rime
    in su caligheddu — nel calice piccolo
    e ‘andende si.nche — e nell’andar via
    si racumandat — si raccomanda
    chi dia contu — che tenga a bada
    a su cherveddu! — il cervello!
    A bustare sa poesia — Per pranzo la poesia
    fit in sa pulenta — stava nella polenta
    cando minnanna — quando mia nonna
    l’afitaiat pro totus — l’affettava per tutti
    e fit cuntenta. — e ne era contenta.
    A chenare — Per cena
    fit in su brou ‘e pudda — stava nel brodo di gallina
    pius saboridu fena — molto saporito anche
    si non ba’aiat àteru nudda. — se non v’era null’altro.
    Poesia fit — Era Poesia
    cand’ap‘idu su mare — quando ho visto il mare
    e dae sa prima ‘orta — e dalla prima volta
    cumintzei a l’amare. — iniziai ad amarlo.
    Rimas isortas fint — Rime sciolte erano
    cussas chi dae ‘ajiana — quelle che da ragazza
    bolaìant che rundinedda — volavano come rondinella
    si nche fia lontana. — se stavo molto lontana.
    S’amore est poesia — L’amore è poesia
    e cando su coro no’at faeddos — e quando il cuore non sa parlare
    sos versos ch’ isse frommat — i versi che lui compone
    son fatos de tzocheddos. — son formati da battiti.
    Su fiore poetat — Il fiore fa il poeta
    chi paret meda sàbiu — sembrando molto saggio
    e dat sas menzus rimas, — e fa le sue migliori rime
    cand’est in Maju. — quando arriva Maggio.
    Su chelu at sas nues — Il cielo ha le nuvole
    chi li faghent sa poesia — che gli fanno da Poesia
    e, si si pesat bentu — e se si alza il vento
    revéntit melodia. — diventa melodia.
    In totue b’at poesia — Ovunque c’è Poesia
    fena in d’una mirada tua — anche in un tuo sguardo
    chi comente meighina — che come una medicina
    sanat sa suferentzia sua. — guarisce la sua sofferenza.

    accetto il regolamento

    1. Bellissima, Gesuina Scanu! Versi stupendi, stracolmi di poesia! Ti senti accapponare la pelle. E senti l’odore del brodo e della polenta, mentre guardi la nonna che la taglia! E vedi la rondinella, mentre guardi il mare! E le nuvole del cielo! E il vento!
      Fosse per me, riterrei concluso il contest!
      Hai vinto tu, con grande distacco!

  61. SII ACQUA

    Sii come l’acqua di un fiume che scorre nell’alveolo della vita,
    fra sponde che si modificano
    mentre il tempo trascorre.

    Sii come liquido puro o fangoso,
    sereno o iroso,
    calmo o impetuoso.

    Sii acqua che corrode le rocce,
    liquido che trasporta ramaglie,
    che rivolta detriti
    o accarezza radici.

    Abbevera animali assetati
    disseta campi induriti e segnati
    corrode  manufatti in rovina
    ali fa girar  di mulini.

    Sii come acqua che scorre felice
    senza badar a ciò che il mondo gli fa
    oppure gli dice.

    @ Mario Italo Fucile

    Accetto il regolamento

  62. Campi arati
    Già volgea il tempo d’autunno,
    un cielo plumbeo oscurava la terra
    e i campi arati sembravan
    come soldati di ritorno dalla guerra,
    spogli e inermi dopo la battaglia.
    Delle tante fatiche dei contadini,
    ora, solo il vecchio aratro,
    oscuro e immobile, resisteva sul campo
    come fosse un cannone
    che ha smesso di combattere.
    Nell’immobilità del tempo,
    parmi sentir ancora le voci
    e le grida della gente del contado
    e veder le loro alacri gesta
    quando col vomere
    ed i buoi attaccati al giogo,
    tra fatica e sudore,
    si iniziava a mietere
    la dura e arsa terra.
    Or fugge il dì
    come la vita nei campi,
    ebbra e inquieta,
    mentre lontano un poeta
    canta versi solitari,
    e non c’è più rumore
    su questo mondo,
    avvolto in un violaceo velo.
    Eppur, tra le nuvole furiose
    s’ apre uno spiraglio di sole
    che, gioioso e vittorioso,
    getta i suoi strali di luce,
    come segno di pace,
    sulla terra stanca,
    in questo giorno senza fretta.
    Fiorella Fiorenzoni – Accetto il regolamento

  63. A metà strada

    Tra anima e materia,
    appena a metà strada,
    si piazza il grande carro
    di tutti i miei pensieri.
    Un carro variegato,
    a volte un po’ chiassoso,
    a volte un po’ a riposo.
    Spesso audace.
    Talora sgangherato.
    In questo punto di mezzo,
    anello che mi congiunge
    spirito e corpo,
    ogni immagine delinea le sue forme.
    La tua, dai contorni indefiniti,
    fumosi e precari,
    ha negli occhi
    il segreto delle onde,
    sulle labbra ha raggi di luna,
    nelle mani l’eleganza di una piuma,
    lungo la schiena
    l’estasi di ogni tocco delle mie dita.
    Te ne stai sul carro,
    a metà strada,
    insieme a tutto il resto.
    Però tu brilli
    tra tutta quella merce.
    E illumini l’anima,
    riscaldi la materia.

    Ilaria Aimone
    Accetto il regolamento

  64. Accetto il regolamento- Claudia Ruscitti

    I colori dei pensieri

    Da principio i pensieri
    avevano il profumo del latte,
    bianchi come il primo vagito.
    Fluttuavano su una nuvola
    di spuma chiara, cogliendo
    ogni virgola del cielo.
    Presto mutarono e verdi
    divennero, come un bosco al sole.
    Volavano leggeri con ali di farfalla,
    ebbri di spazi nel grande blu,
    lo sguardo di una lunga primavera
    colma di candide promesse.
    Il grigio li coprì, si spensero,
    dimentichi di sogni e di chimere
    nel vento sommesso della sera.
    Un pensiero rimase, di pura seta,
    nero e lucido, come un suono oscuro,
    che si disperse, senza essere visto.

  65. Rumore di …

    Penso che tu sai
    Pensare non dovrei
    Quando penso mi sento
    Come un animale in gabbia
    Penso che sono un’anima errante
    In cerca di un posto dove riposare
    Forse mi serve una tempesta
    per riprendere in mano la mia vita
    Mi farò trovare quando tu verrai
    Non so se mi farà bene la tua presenza
    La tua presenza mi cambierà
    Non voglio più vivere in questo
    Silenzio Assordante, Solitario
    Voglio un po’ di rumore intorno a me
    Rumore di vita
    Rumore di risate
    Rumore di litigate … anche
    Rumore di …

    accetto il regolamento

  66. Ho scelto di volare
    anche se il mio traguardo è ancor lontano
    Ho scelto la mia libertà
    perché merito una vita senza sbarre.

    – accetto il regolamento

    1. Accetto il regolamento- Francesca Giustini

      QUANDO ARRIVA LA NOTTE

      Arrivo a un passo dal mare silenzioso
      col mio torrente di parole
      per creature differenti
      millesimata di voci
      senza difese
      dono di sospensione e sperdimento
      ed oltrepasso il tempo
      privilegio e dannazione
      per secoli terrestri
      con la luce che scende tra i capelli
      colmi di raggi ancora luccicanti
      e ardo fremente nelle vene del mondo
      utopica visione
      sprofondata in uno sfondo lontano
      fra sciami sollevati d’azzurro
      dove svanisce il contatto col cielo

      Abbrivio in tale splendore
      e mi concedo d’essere inaudita
      quando arriva la notte.

  67. LA QUIETE
    Domandatelo al silenzio
    cos’è la quiete

    se per caso
    ha a che vedere
    con l’assenza

    se l’assenza è quello
    che ti preme dentro

    o pure

    se si riposa nelle campane ferme
    di una chiesa vuota

    se si addormenta
    dietro le porte delle case chiuse

    se è il mutismo
    dei passi assenti
    per le strade sgombre

    se questi passi
    sono il calpestare sospeso
    del transito imminente
    della donna in nero

    se chissà è
    sinonimo del dopo

    dopo la lotta
    dopo la tristezza
    dopo la malattia
    dopo la tempesta

    o se invece dimora
    nelle ore del prima

    prima degli occhi chiusi
    prima del clamore di un grido
    prima di un battito d’ali
    prima dell’ossigeno nei polmoni

    Chissà

    se forse

    assomiglia ad un pensiero
    che si aggrappa con forza
    a delle parole non dette

    se per caso è quello
    che penetra tra i vicoli stretti
    lasciando la città impietrita

    se sono gli occhi umidi
    che non distinguono
    tra un giorno ed un altro

    Oppure

    è questa forza
    che ha il coraggio
    di spostare
    il rumore improprio
    della paura nel mentre

    la adrenalinica danza
    della speranza in cinta

    la certezza gioiosa
    della fede

    il sole che scalda
    il vento che soffia
    la luce che entra
    la notte che dorme
    la stella che brilla
    il mare che ondeggia
    il seme che nasce
    l’ave che vola
    l’azzurro nello sguardo
    il mano nella mano
    il profumo del caffè
    la gente che prega

    la calma perfetta
    di un tuo abbraccio
    in tempi di furia

    @hebemunoz – accetto il regolamento

  68. Accetto il regolamento

    E SE FOSSE SOLTANTO…?

    Disforma
    l’attesa a compièta
    fremendo
    i quietanti fonèmi di rito
    giocosa ipàllage
    lieta divaga
    ma è vera ordalìa
    de lo joco jocundo
    altroché se lo è
    se fàbula attenta
    aurate finzioni
    verbate così
    ad libitum ! Sì
    di ritorno però
    e violenta à gogò.
    Dissolta la bella
    monologa sparsa
    irrequieta di vento
    ariosa ariosa
    deambula inquieta
    apolide in situ
    glutendo la scorza
    e abboccando
    fors’anche vermiglia
    se piglia
    la preda di crudo
    e sboccando
    la perfida
    (oh quanto perfida
    lesta pazzigna
    ammesso comunque
    che dura così).
    E se fosse soltanto..?
    Ah ma che fragile
    gioco di stacco
    di scorcio per ogni
    propaggine a tempo
    d’un brivido a passi
    di breve cadenza
    appunto dicevo
    propaggine a tempo
    di danza fuscello.
    Ma sì che è proprio così
    tam gaudioso tam blando
    tam tam tam
    bla bla blando
    e però non so se
    e però non so quando
    e nemmanco so quanto
    di sette presenze
    di guitte sapienze
    sapienze di guitti
    smaccate finzioni
    trigrammi di noia
    non so
    costassù proprio no
    ma so che per ogni
    gridino-civetta
    gridaccio perdunque
    di notte mi passa
    un efèbo assonnato
    nel grembo matrigno
    tam gaudioso tam blando
    tam forse pazzigno
    da madre così.
    E se fosse soltanto..?

  69. MEDITAZIONI DI PRIMAVERA

    Io che conduco i passi a fatica
    perché ogni istante
    ha un ricordo che mi imbavaglia
    e di dolore mi struggo
    ai cinguettii fra i rami,

    che, emozionata,
    respiro l’aria
    come se fosse amore
    e cerco ancora
    per strada
    i tuoi occhi neri
    nei volti;

    io che mi perdo
    in silenzio
    dietro al tramonto che sfuma
    e, poi, rientro
    a testa bassa,
    da sola,
    con il mio canto muto
    ancorato in cuore
    mi chiedo:

    quanti
    possono
    come me
    assaporare,
    anche se tristemente,
    il giorno,

    quanti,
    vedere i voli?

    Quanti
    trovano
    mani da stringere,

    quanti,
    sorrisi?

    E quanti
    tornano a casa?

    ACCETTO IL REGOLAMENTO

  70. scendere dal basso
    il provvisorio immaginare
    gli avanzi raccolti di te
    di noi sotto le lenzuola
    tu non c’eri la metà
    sbagliata

    accetto il regolamento

  71. Pandemia, ieri?

    E’ arrivato in silenzio ignoto
    senza chiedere permesso
    si è insinuato come una serpe
    in molti di noi umani…
    Ha cercato i più deboli
    dove restarci per sempre
    e anche chi è più forte
    lo deve temere e sperare…
    Solo nuovi eroi col camice
    lo combattono resoluti
    comunque vittime
    muniti solo d’una mascherina…
    E’ un nuovo veleno
    che impesta il pianeta
    ma non è arrivato da Marte
    no è un nostro prodotto
    di una umanità beota…
    Di chi avvelena la natura
    e non la sa rispettare
    di coloro che non vivono
    in armonia con il creato…
    Quegli stessi inesorabili
    che anche durante il dramma
    cercano il profitto
    speculano sul dolore…
    Di fronte a questa nuova pestilenza
    quando ne usciremo
    cosa ne trarremo?
    Troppo spesso l’umanità
    non ha saputo apprendere
    dalla storia del suo passato
    e continua ebete nell’errare

    accetto il regolamento

  72. Valentina Lomartire

    Accetto il regolamento al bando

    Ci siamo detti addio mille e mille volte
    Ci siamo detti
    prima con parole
    poi con silenzio
    Ci siamo detti,
    giustificati,
    giusto il tempo di
    un addio
    Ci siamo detti
    e ancora prima,
    dentro.
    Ci siamo detti
    a voce bassa,
    dentro.
    CI siamo confessati.
    Ci siamo detti
    Assolti?
    Mai.
    Senza riuscire a terminare il rosario.
    Ad ogni grano,
    una stazione.
    Ma
    siamo sempre stati pronti.
    Stessa fermata
    per poi prendere quel treno senza perdere la litania.
    Senza prenderlo mai, davvero.
    Ci siamo detti.
    Ad ogni grano,
    una stazione.
    Unica corsia
    Unico binario
    Ci siamo detti
    Assolti?
    inevitabile.
    Ci siamo detti
    di un bagaglio
    senza peso
    di biglietto
    senza data.
    Ad ogni grano,
    una stazione.
    Quella sola.
    Ci siamo detti
    Questo a Dio
    Non piacerà.
    Attendere che la monetina volteggi.
    Tendere la mano:
    Addio, per la testa
    E tu il mio treno.
    Che ricada,
    serrare le dita;
    Addio, per la croce.
    E io il tuo passeggero.

  73. Sguardi su di me
    come uno scandaglio
    nelle loro percezioni
    avverto la freddezza
    e la distanza
    Ma non mi feriscono
    e non lasciano residui
    di amarezza in me.
    Sono già distaccata
    da un tempo e uno spazio
    ormai estranei
    Sono già in un cono di luce
    che mi mostra solo bellezza
    di valori e sentimenti
    senza invidia o ipocrisia.
    Solo chi ha gli stessi valori
    risplende di questa luce
    e non a caso è mio amico…

    La pioggia sporca è fuori
    a imbrattare di fango
    le altre strade della vita.
    Tania Scavolini sez A accetto il regolamento

  74. Niccolò Giordano Bonato

    Accetto il regolamento del bando

    Felicità

    Sento nella sera suoni soavi
    Attorno a me e come un fiore mi richiami
    Respiro un profumo che sa d’estate
    Adesso sono felice – ora sta a te

  75. Il punto è che avrai la fica in mezzo alle cosce
    Qualsiasi cosa che ti prende dalla carne viva Come un tram in corsa
    Le idee sopravvissute a certi profumi Non sono forse i piedi a catturare un viso smarrito?
    Non è tutta la gente della strada a farsi la sacra scopatina sul primo muro che trova?
    Da ieri un corpo sfigurato
    Un vestito di cartone- una bocca chiusa
    Succede anche a noi ragazze- caro signor H.
    Non recitare la parte dello stupido
    Sono caviglie-fianchi-lembi di pelle che chiedono
    Un filo di neve o qualche fiore selvatico
    Ti toccherà seguire la loro solitudine
    Dentro le fosse dell’aria
    In fin dei conti camminano in cucina
    A caccia di vecchie porcellane da sciacquare all’orizzonte
    Poveri amori
    Nessuno è senza passato
    Le ombre vengono più deluse di prima A cucire la piega viola della testa – i capezzoli strappati
    No- davvero- caro signor H.
    Dimmi dei cuori caduti dal peso dei giochi
    Di quei ritardi che calpestiamo con violenza
    Se hai fegato dovrebbero essere semi di mais
    Nelle giornate sottoterra
    C’è freddo per Lilith
    In ognuno di noi che
    Impara il limite del mondo da un piccolo clitoride rotto
    Corre poi in rivolta verso il mare
    Pochi sanno riconoscere l’altra metà del respiro Il vuoto sta in un manicomio di storie da niente
    Alcune betoniere d’acciaio
    Ferme sotto i rami bianchi dei pioppi E tu vorresti pisciare ancora le belle
    Mutandine affidate al parto della pancia?
    E’ la voce dell’estate
    Il vero rito contro i lupi nascosti da un mucchio di roba
    Quasi in cerchio
    Alla linea esatta del buio
    Siamo qui pieni di sassi oppure
    Spostati di un attimo ai tetti delle palazzine
    Guardiamo l’alba e forse un piatto di cibo
    Che portiamo ai bambini nudi del parco

    – accetto il regolamento

    1. La tua poesia sarebbe perfetta se nominasse anche il glande e un bel paio di testicoli!
      Se poi parlasse anche dei problemi della prostata sarebbe degna dell’Olimpo!

  76. BUONASERA

    Ai salti, ai fossi, a meditate imprese
    per le qual cose gioventù si spese
    per quei ruscelli dove non si affoga
    essendo l’acqua solo qualche goccia
    dove s’entra ragazzi e s’esce grandi
    come girini che si fan racconti.

    Abner Rossi
    accetto il regolamento

  77. Accetto il Regolamento del Bando
    Partecipazione sez A
    Titolo poesia: La formula
    La formula,
    Alla ricerca di una forma
    R = e^(-t/s) è la mia luce
    Eccola!
    Luce, sostanza
    Vibrante ,costante
    creata da una mente eccellente
    Il tempo dei ricordi lontani
    non li voglio scordare
    allora dedizione, concentrazione
    e…
    R come Resistenza
    E come energia
    Nell’universo…
    Dall’oblio ,distanza
    e lì tra la corteccia, emozione
    ho riabracciato quella sensazione
    L’essenza stessa
    Permanenza Eterna!

  78. LUCI DI POSIZIONE

    Amare senza riserve
    è la nostra missione.
    Siamo luci di posizione
    In strade poco illuminate.
    Soli
    per pianeti freddi
    e distanti.
    Meraviglia e fatica.
    Attraversiamo foreste
    di pensieri aggrovigliati e selvaggi.
    Cerchiamo àncore
    per non naufragare
    che la corrente è forte.
    Viviamo inclinati
    per resistere
    ai venti impetuosi
    ai marosi.
    E ogni tanto
    ci va giù la catena
    e roviniamo per terra.
    Ma sempre ci rialziamo.

    accetto il regolamento

  79. Ho i pensieri più limpidi,
    ora,
    ho le parole più belle,
    ho i pensieri
    che si lasciano andare…
    Ho inchiostro
    e tempo
    mentre tu,
    di là,
    ora,
    dormi…

    accetto il regolamento.

  80. Anna Rossetto
    accetto il regolamento
    Pensieri scritti durante il le chiusure per pandemia.

    IL SILENZIO
    Il silenzio.
    Ammutolito dai motori, dalle tastiere, dai nostri inutili rumori. Seppellito dai nostri passi veloci, da parole gravide di discorsi infiniti e troppo spesso inconcludenti. Cancellato dalla fretta, dalle ansie, dalle nostre paure.
    Le nostre paure. Onnipresenti. Ora più che mai.
    Hanno preso corpo, una consistenza gigantesca e vigliacca. Invisibili ed intoccabili. Come serpenti nell’erba alta, pronte a morderci per poi fuggire. Inafferrabili. Impunite.
    Il silenzio ora parla. Ora può parlare. Può farsi sentire. Ma non dalle nostre orecchie.
    Parlano sottovoce i viali solitari, orfani di passi frettolosi. Gridano i parchi e le giostrine, dimentiche dell’ilarità dei bimbi. Si disperano le piazze, piangendo la loro vuota grandezza. Sussurrano mestamente tra loro i palazzi, ricordando altri discorsi, strette di mano, saluti e abbracci.
    No, le nostre orecchie non odono nulla. Ma i nostri occhi, loro sì che ascoltano.
    I colori, le forme, l’arte, la cultura, la natura, i paesaggi. La vita tangibile, quella che erge costruzioni di antica bellezza. Quella che crea angoli e panorami dal respiro infinito.
    E’ ancora tutto lì.
    Aspetta noi, in un limbo di parole silenziose cariche di speranza. Nulla è mutato. E’ solo immobile, sospeso. Tutto trattiene il respiro.
    Noi torneremo e saremo gli unici ad essere cambiati.
    Torneremo a far tacere il silenzio. Lui non ce ne vorrà. Perché l’ha capito.
    Per noi il silenzio non è mai stato sinonimo di vita. Ma, in questo frangente, lui se ne andrà soddisfatto. Ne avrà salvate molte, di vite.

  81. Accetto il regolamento del presente bando.

    LE PAROLE SONO PIETRE

    Non ricordo chi ha detto
    che le parole sono pietre;
    fa brutti scherzi
    la memoria, alla mia età!
    Si, sono pietre le parole,
    sono pietre vive.
    Te n’ accorgi quando tuo figlio
    te le sbatte in faccia!

    Sono pietre le parole…
    e tant’altro di più.
    Sono arida sabbia
    negli occhi arrossati.
    Sono acqua bollente
    sulle piaghe roventi.
    Sono macigni sul cuore dolente.
    Sono uragano per la mente.
    Sono valanga, sono slavina
    Per la tua anima smarrita.

    Tu, schiacciato, inerme
    taciti i pensieri e non fai niente
    perché le parole son di tuo figlio
    e tuo figlio è carne
    e anima tua,
    è il tuo cuore e la tua vita.

    Le parole sono pietre
    E non puoi far niente,
    neppure soffrire
    perché, se soffri tu,
    tuo figlio soffre per te
    e tu…tu non vuoi
    che tuo figlio debba soffrire.

    Mery Carol

  82. Vito Romita – Accetto il regolamento.

    PRIGIONIERO

    Stretta in un pugno
    la libertà negata
    gronda di rosso
    lama lucente.
    Per vent’anni i miei occhi
    han posato lo sguardo
    su sbarre di ferro
    ed un cielo a strisce.
    Ricordo quel giorno
    il dito puntato
    di gente comune
    di chi mi ha condannato.
    Non si può immaginare
    chi un’ora d’aria
    potrà respirare.
    Le vostre galere
    son le ventitré ore
    che son fredde davvero
    senza sole ed amore.
    Uccidono l’anima
    così lentamente
    che lama d’acciaio
    è meno tagliente.
    A te che sei fuori
    a vomitare parole
    sul “si deve” e “si può”
    redimere il cuore
    cambiar direzione
    ammanettando la vita
    che commette un errore
    rifletti e poi pensa
    che io sono qui
    da solo a patire
    per la tua ostinazione
    di voler giudicare
    un cuore malato
    d’eccesso d’amore.

    Grazie a Oubliette Magazine per la splendida iniziativa.

  83. — STOP PARTECIPAZIONI —

    I finalisti riceveranno un’e-mail con la comunicazione.
    L’articolo di premiazione sarà pubblicato dopo alcuni giorni dalla ricezione dell’e-mail.
    Si ringraziano tutti i poeti e le poetesse per la partecipazione al Contest.

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