“L’ombra del sospetto” di Vincenzo Esposito: l’idolo della solitudine

Una storia, un’indagine che scava sui fatti, ma scende nelle profondità dell’animo umano. Anzi, quello scavare sui fatti porta, magicamente, a scoprire anima e spirito dei personaggi. Ormai lo sappiamo, se non c’è magia non è un vero libro.

L’ombra del sospetto di Vincenzo Esposito
L’ombra del sospetto di Vincenzo Esposito

L’ultimo romanzo di Vincenzo Esposito L’ombra del sospetto (Marlin editore 2021) segue l’itinerario di un’indagine, ma si immerge nell’abisso dei protagonisti. Quindi ci si chiede: è un giallo psicologico?

Non direi, anche se non manca quella certa ricerca psicologica, quella certa azione, e le grandi pennellate a colori vivi di una certa ricerca storica. I componenti ci sono tutti, ma un bel libro non è mai la somma dei suoi ingredienti. Un bel libro si serve di tutti gli elementi per creare la magia.

E L’ombra del sospetto, infatti, ti incanta, ti appassiona, scandagli intrighi, si muove nello spazio e nel tempo con escursioni nel profondo passato che aggiungono un perché alle emozioni che accompagnano il libro.

E quindi tutto questo non lo possiamo rinchiudere sotto l’insegna di un’etichetta. Anche se fosse un’etichetta prestigiosa come quella di “giallo psicologico”. Vincenzo Esposito spazia in maniera tridimensionale nel suo giallo.

Ti prende per mano e ti accompagna su un lungo percorso pieno di ostacoli, di dubbi, di tormenti da risolvere. Nessuna etichetta, in fine; tutt’al più si potrebbe dire che è un giallo ricco. Ricco perché ti ci immergi, e le sfaccettature sono tante, come un bel quadro che cambia i colori secondo i riflessi della sua luce. Spesso non è una luce bianca purissima, a tratti è persino ombrosa, ma l’autore è bravissimo a pennellare le sue tinte particolari in tutte le pagine del romanzo.

L’intreccio parte spedito dal primo paragrafo coinvolgendoti con il mistero della fuga, o della scomparsa, di un professore di liceo di Napoli. L’insegnante, che prende linfa solo dalle sue ombre, sogna di fare lo scrittore e vive immerso nella letteratura.

La letteratura è la sua vita, che usa come un contenitore ermetico dove nascondersi per non vedere, per non sentire quel certo dolore del vivere. Ma nella letteratura non ci si può nascondere, si sta come dentro un mondo incantato che imbroglia la realtà, e non è mai un rifugio sicuro. Così il professore, nella letteratura, trova conforto e sconforto, ancora più esposto alle passioni e alle intemperie. E resta a contemplare come un idolo quella solitudine che è all’origine dello scrivere, che è all’origine della vita.

Con queste premesse scorrono veloci le pagine di Esposito, tra la speranza e l’angoscia che il professore scomparso abbia solo tagliato i ponti con un presente che gli spegneva i sogni. E non sia stato vittima definitiva di se stesso, o della sua vita.

Il compito di svolgere le indagini alla ricerca di un personaggio così complicato le svolge il fratello; un avvocato di grido, di carattere opposto come il sole e la luna. I due, senza motivo e forse solo per indolenza, si erano persi di vista lungo le loro strade che si allontanavano. Così la ricerca potrebbe essere un’occasione per ritrovare chi si è perso, o forse per ritrovare se stessi.

In questa corsa che certe volte è frenetica, certe volte è lago, compare Lucrezia, una bellissima donna, delicatamente musicista e sfacciatamente affascinante, che amalgama fatti ed emozioni dei protagonisti. Lei risolve, ma più ancora ingarbuglia, cerca risposte ma trova dubbi che rimangono ad agitarsi per tutto il libro. È lei il faro guida delle indagini, quella da seguire, senza mai la certezza di non finire dentro una tempesta.

E la tempesta nell’Ombra del sospetto è sempre nell’aria, e non diciamo se accoglie o se risolve. Non lo sveliamo per non sciupare la sorpresa del finale. Che l’autore è molto bravo nel servire freddo.

Vincenzo Esposito
Vincenzo Esposito

L’altra colonna portante del romanzo è l’ambientazione. Far innamorare di Napoli è facile. O meglio, è bravissimo Vincenzo Esposito a farlo sembrare facile, quasi naturale. Si dice che un buon autore appaia tra le sue righe senza mostrarsi mai. Qui il nostro romanziere sembra compiere la magia di far credere al lettore di essere lui al centro di quell’amore per la città partenopea. Sembra che quella dichiarazione d’amore alla città appartenga a chi legge, e non a solo a chi scrive.

È la magia che solo un libro può creare. Un buon libro.

E Napoli vive, come un vero protagonista, con tutti i suoi caratteri. Le serate umide e piovose regalano fascino come le mattinate di sole. Le grandi piazze che esprimo i loro sentimenti dentro la narrazione, o le botteghe artigiane, o le coloratissime pasticcerie, che ti sembra che così come sono dipinte possano esistere solo in quel contesto. Ma soprattutto i personaggi di contorno, escono dalle pagine, e ti vengono incontro, autentici.

Vincenzo Esposito tratta come persone anche i palazzi più antichi e famosi di Napoli. Li caratterizza come personaggi dandogli volto, sensazioni, e storie di vita. Con l’abilità di intervallare nel passato, anche quello remoto, in presa diretta.

Così arrivi alla fine di slancio, un po’ invaghito di Lucrezia, e con Napoli in angolo del tuo cuore.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: