“Dieci lezioni sui classici” di Piero Boitani: contemplatio et contaminatio

Ho ormai compiuto un’opera, che non potranno cancellare/ né l’ira di Giove, né il fuoco, né il ferro, né il tempo divoratoreOvidio

Dieci lezioni sui classici di Piero Boitani
Dieci lezioni sui classici di Piero Boitani

Quando la tecnologia e la tradizione si incontrano possono nascere grandi cose.

Ne è un ottimo esempio il libro Dieci lezioni sui classici pubblicato per Il Mulino da Piero Boitani nel 2017.

Il saggio nasce da una collaborazione tra il professore di Letterature comparata della Sapienza e il canale Rete Due della Radiotelevisione della Svizzera italiana.

In un primo momento questi contributi erano stati pensati come dissertazioni orali di carattere divulgativo destinati a programma radiofonico della predetta rete italo-svizzera: “Era una bella sfida: racchiudere in circa trecento minuti, più o meno cinque ore e mezzo, quel che pensavo delle amatissime letterature antiche, e spiegarlo a un pubblico non accademico ma invece generale, che non necessariamente conosceva quei testi. Accettai di slancio e mi misi subito a immaginare un percorso, che è quello riprodotto in questo libro”, così scrive il docente nella prefazione.

Il testo rappresenta quindi la sistemazione di quelle puntate radiofoniche, anche se l’autore scrive, sempre nella prefazione, di aver cercato, nel passaggio dalla trasmissione orale a quella scritta, di mantenere la freschezza del parlato.

Già il tema del rapporto tra scrittura e oralità è tipicamente “classico”, ma su questo non mi soffermerò.

Voglio invece mettere in evidenza la struttura di questa miscellanea.

Dopo una prefazione, l’autore affronta in dieci capitoli temi significativi della cultura antica, sia greca che romana. Segue una nota bibliografica: il tutto in duecentosessantaquattro pagine.

Tutti gli interventi sono davvero interessanti e meritevoli.

Devo però ammettere che tra i più riusciti annovero senz’altro Noi, io, loro: la lirica, in cui il professore mette in evidenza le persone implicate nella realizzazione di siffatto genere, sia come singoli che come gruppi. Altro capitolo che ho amato è Morte e logos dedicato alla filosofia antica che vede in Socrate, Platone e Aristotele la sua triade d’eccezione. Ammetto tuttavia, in questo caso, di essere di parte in quanto ho il debole per Aristotele e il comparatista mette in evidenza quale sia la cifra portante del pensiero dello Stagirita rispetto a quella dei suoi illustri predecessori: Aristotele abbatte il muro di separazione tra il reale e le idee; l’uomo si realizza vivendo; si è uomini e si vive, tuttavia, a vari livelli: quello più alto è quello della contemplazione.

Pari attenzione merita il capitolo L’invenzione di Roma, magistrale esempio di quella che fu di fatto una reale contaminatio, fra Romani e popoli sottomessi; Roma fu anche un’invenzione per il modo in cui fu raccontata dai suoi storici, sia di quelli che giustificarono il suo imperialismo, sia di coloro e che lo rinnegarono: “Ma forse occorrerà notare che il vigoroso antimperialismo cui danno voce i non-Romani di Cesare, Sallustio e Tacito è, dopotutto, creazione di intellettuali romani. Anche in questo Roma ha inventato: non solo sé stessa, ma tutto l’Occidente che verrà”.

Piero Boitani
Piero Boitani

Infine ho trovato davvero speciale l’ultimo capitolo dal titolo Tutta muta, nulla perisce dedicato a Ovidio; sarà per la tematica della trasformazione, intrinsecamente connessa con quella del tempo, le pagine concernenti il poeta latino, sono delicate almeno come lo è il sulmonese nel raccontare le Metamorfosi.

Egli stesso era consapevole di aver sfidato il tempo con i suoi versi, sia quello che si trovò a vivere, che fu a lui ostile, sia il Tempo tout-court.

Scrive Boitani:Ovidio venne esiliato […] Lontano da Roma, lontano dalla gloria letteraria che potrebbe aver avuto, lontano dagli amici, dalle amanti: lontano dalla civiltà. Tuttavia, in questo luogo remoto, circondato da barbari, Ovidio scrisse poesia immortale, che regolarmente spediva a Roma e che regolarmente veniva pubblicata, perché Augusto non era uno sciocco: non poteva tollerare Ovidio chissà per quale ragione […] ma le sue cose erano straordinariamente belle e quindi circolavano liberamente a Roma e nel resto dell’impero. Ovidio lo sapeva, e sapeva che le Metamorfosi, l’opera più inaspettata e più originale dell’antichità si sarebbero create il loro proprio spazio di classico, si sarebbero affermate con prepotenza fuori dai canoni costituiti di genere: che erano un’opera-mondo capace di travalicare i confini del tempo”.

Buona lettura a tutti di queste belle pagine e ad maiora, semper!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

Bibliografia

Piero Boitani, Dieci lezioni sui classici, Il Mulino, Bologna 2017, 264 pp. 13 euro

 

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