Libri e tabacco: esplorare i comportamenti culturali nella letteratura

“Smettere di fumare è la cosa più facile al mondo. Lo so perché l’ho fatto migliaia di volte.” – Mark Twain

Libri e tabacco
Libri e tabacco

Nel vasto panorama della letteratura mondiale, molti scrittori hanno trattato il tema del “fumo” o dell’uso del tabacco. Inteso sia come argomento principale che come caratteristica di un loro personaggio.

“– Può citarmi le cose più importanti nella sua vita?

–  Non saprei. Tutto. Vivere. Fumare.” Jean Paul Sartre

Molti di questi autori letterari hanno infatti descritto degli individui che, fumando il sigaro, la pipa o la sigaretta, si distinguono per determinate caratteristiche.

Per esempio, l’estrema genialità, come nel caso dei detective Hercule Poirot e Sherlock Holmes. Oppure un’estrema condizione di tormento interiore, di solito causato da un oscuro passato, come i detective e i poliziotti dei romanzi noir che conducono le loro indagini tra alcool e sigarette.

Il fumo come status symbol nella letteratura

La vita senza fumo è come il fumo senza l’arrosto.” – Cesare Pavese

L’atto di fumare sigarette e simili, o di avvalersi di alternative come le nicotine pouches, è però solitamente associato a dei personaggi che hanno raggiunto la ricchezza.

Nel romanzo “Il Piacere” di Gabriele d’Annunzio, Andrea Sperelli fuma solo sigarette russe estratte da un prezioso astuccio argentato.

Lo scrittore americano Francis Scott Fitzgerald, mentre descrive le feste da ballo ne “Il Grande Gatsby”, non manca mai di citare gli alcolici e, soprattutto, le sigarette. Oppure il fumo è concepito come un mezzo da cui trarre conforto, come accade nelle opere “I fiori del male” e “La pipa di un poeta” rispettivamente di Charles Baudelaire e Tristan Corbière.

“Se il vino sparisse dalla terra, credo che nella salute e nell’intelligenza dell’uomo si formerebbe un vuoto, un’assenza di molto più spaventosa di tutti gli eccessi dei quali il vino è fatto responsabile.” – Charles Baudelaire

Altri esempi di fumo e alcool nella letteratura

Ne “La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo, l’intero terzo capitolo è dedicato al rapporto tra il protagonista e il fumo.

Italo Svevo
Italo Svevo

Sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.” – Italo Svevo

Enrico Remmert e Luca Ragagnin vi hanno dedicato un’antologia di dieci racconti, “Smokiana: Elogio del fumo nella letteratura di tutti i tempi”.

Elia Ehrenburg è andato oltre. Ha scritto tredici mini romanzi che hanno in comune l’uso di una pipa nel suo “Le tredici pipe”. In quest’opera, essa è stata la causa o il simbolo di eventi rilevanti vissuti dai personaggi che vi hanno assaporato il tabacco contenuto dentro.

Per non parlare di Charles Bukowski. La maggior parte delle sue poesie sono un inno al fumo e all’alcool.

Non ero un misantropo o un misogino ma mi piaceva star solo. Si stava bene seduti tutti soli in uno spazio ristretto a fumare e a bere. Avevo sempre fatto ottima compagnia a me stesso.” – Charles Bukowski

 

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