“La casa capovolta” di Elisabetta Pierini: un morbo che rende tutti tristi

Protagonista del romanzo “La casa capovolta” è Eva, una bambina di dieci anni che vive coi genitori: un padre scontento e una madre malata di mente.

La casa capovolta di Elisabetta Pierini
La casa capovolta di Elisabetta Pierini

Per rifuggire alla sua solitudine, Eva vive in un mondo di fantasia: un mondo dove le sue bambole le parlano. Dove un fratello mai nato l’accompagna e, un signore con una valigia, le offre i suoi consigli.

Spesso i personaggi di fantasia che animano la vita della piccola, hanno più spessore dei protagonisti effettivi della vicenda.

La trama si snoda tutta in una via, una via fatta di case tutte uguale, ognuna con una famiglia e una storia; nessuna felice.

“Eva restava a guardare da lontano che ne faceva quella gente di quel calore, di quella morbidezza. Spesso non ne facevano proprio nulla.  Vivevano come bambole su uno scaffale”.

L’unica amica della piccola è Laura, la figlia dei vicini di casa. Eva, ogni giorno, s’introduce fra le pieghe della vita dei vicini, cercando di passare inosservata, lei che a casa sua è poco più di un fantasma: un fantasma trascurato per giunta.

“Laura aveva la risata facile e da sola non sapeva mai come far passare il tempo: stava alla finestra a guardarlo passare”.

L’autrice, per ogni personaggio, ha come creato una sorta di descrizione che riporta in toto al lettore, risparmiandogli la “fatica” di comprendere caratteri e situazioni dagli eventi narrati.

Come scrittrice, Elisabetta Pierini, è davvero una buona penna. Il suo forte, sono le frasi contenenti similitudini; qui l’autrice esprime tutta la sua originalità e la sua forza descrittiva.

“C’era qualcosa di allegro in quelle case uguali, dai colori vivaci che ospitavano gente dai pensieri pesanti come dense bolle d’inchiostro”.

Il romanzo è un buon romanzo, con tanto da insegnare e da mostrare al lettore. Quello che smorza un poco il mio entusiasmo è che non c’è, in nessuna pagina, un sorriso. Un momento di sollievo, di ristoro. È solamente tragedia: tristezza, decadenza.

C’è solo un istante dove brilla un moto di ribellione, ma anche questo viene subito smorzato.

“Non poteva continuare a vivere come un morto”.

È come se, nel quartiere dove vive la piccola Eva, si sia sparso un morbo che renda ognuno triste.

Abbiamo la famiglia di Eva, in primis: mamma folle, padre stanco e sfinito. Anche nel suo allontanarsi dalla casa per trovare uno svago con una amante, si mostra indifferente e infelice.

Elisabetta Pierini - Photo by RaiCultura
Elisabetta Pierini – Photo by RaiCultura

I vicini di casa: i genitori di Laura. Borghesi, lei casalinga insoddisfatta, lui cinico.

Gli altri vicini: Fabiola e il marito, insoddisfatti. Pure il gemello di quest’ultimo è una figura infelice.

Il personaggio che più ho apprezzato è il professore che vive nel camper e che viene costretto ad andarsene dopo una serie di atti di bullismo nei suoi confronti.

La sola a provare a ridere è la piccola Eva, quando le sue fantasie si fanno più strambe, ma subito viene giudicata da chi la vede parlare da sola, persa nel suo mondo fantastico.

Insomma, un libro che ho letto con piacere scovando tante frasi che mi hanno colpita. Dove ho apprezzato il tentativo dell’autrice di immedesimarsi in una bambina trascurata e di donarle una via di fuga quale la fantasia; ma dal quale ne esco un po’ depressa, per un mondo che mi è stato mostrato così piatto: senza speranza, senza futuro.

Il titolo prende spunto da una fantasia di Eva che vede la propria casa, appunto, come capovolta rispetto a quelle dei vicini.

Il finale mi consola un pochino, perché mi porta al di sopra di tutta quella infelicità: “Osservò le punte degli alberi tremare, contorcersi, ma poteva alzarsi più in alto di loro senza difficoltà. Era contenta di essere riuscita a trovare la misura di qualcosa”.

 

© 2021 Hacca Edizioni

ISBN 978-88-98983-46-9

Pag. 382

€ 16,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

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