“L’equivalente dei sogni” di Davide Forte: le radici dell’introspezione

Pagina 59: «Se nella vita hai la fortuna di fare quello che ti piace, la dimensione del tuo viaggio è l’equivalente dei sogni».

L’equivalente dei sogni di Davide Forte
L’equivalente dei sogni di Davide Forte

Sogni, paure, speranze, ossessioni, sogni, incubi, dilemmi, scelte, sogni. Ogni sensazione come un quadro da attraversare. Non un quadro che devi solo osservare, ma che devi cercare di risolvere, ben sapendo che forse risoluzione non ce n’è.

Il libro di Davide Forte L’equivalente dei sogni (Ellade Editore 2018), è un viaggio, soprattutto un viaggio interiore.

Apparentemente è il diario di pochi giorni di vacanza di due coppie di amici, proprio in un momento delicato della loro vita, quello dei bivi da affrontare. Allora il viaggio non è solo occasione di incontro, di scambio di vedute, di trasferimento di luogo, seppur temporaneo. Il viaggio infatti non è quello da un luogo a un altro, è tutto il rimestio interiore che fa del trasferimento anche una trasformazione.

Gli sguardi verso il passato affollano tutto il percorso della narrazione, come una sorta di altro viaggio. Così L’equivalente di sogni si divide in due, anzi si raddoppia raccontando sia il viaggio dei pochi giorni di vacanza, sia i tantissimi fotogrammi ripescati della memoria dei protagonisti. La loro storia e il loro viaggio in una pagina a fianco all’altra, appunto.

I tantissimi ricordi a ritroso nel tempo, svelano, amplificano, tutte le loro sensazioni per cercare di far capire a loro stessi cosa sono diventati. Non so se si risolva qualcosa, come nella vita, ma si abita quel tormento che dovrebbe lanciarci oltre l’impasse. Alla fine gli aneddoti dei ricordi riaffioranti costituiscono quasi un altro libro a sé, ricco di folgorazioni introspettive.

“Capita infatti di fare un lungo viaggio insieme, di condividere un percorso bellissimo, di tenersi per mano in un viale alberato. Poi arrivano gli incroci, altri viali alberati, altre vie colorate e altre buie e strette. Ci si può accorgere che alla fine del braccio, là dove c’è la mano non ce ne è un’altra a ad incocciare le dita e a quel punto potrebbe essere tardi.” (Pagina 79).

L’ambientazione non ha i luoghi sempre ben definiti. Forse l’autore vuole che ognuno possa immaginare quello che legge in un’isola dentro se stesso. O in un altrove che si può vedere e sognare a occhi chiusi e aperti.

Poi spesso le coordinate geografiche riportano anche in luoghi reali sicuramente cari a Davide Forte, perché ci sono sprazzi della sua Cagliari, e si possono riconoscere anche angoli incantati della sua città, Villacidro e dintorni, ben al centro della provincia del sud Sardegna.

Singolare anche la scelta di Davide Forte della doppia voce narrante. Il binario narrativo è unico, ma lo raccontano alternandosi Leonardo e Giulio, i mariti delle due coppie. Ognuno mette sul piatto della storia le sue emozioni, il suo modo di vedere le cose, e soprattutto i suoi ricordi che mano a mano lo hanno formato e portato sin lì.

Davide Forte
Davide Forte

L’autore è molto bravo a gestire le vicende da una doppia visuale. Perché in effetti ogni racconto è per come viene visto e vissuto, più che per la sua oggettiva e naturale evoluzione. Quando poi, come in questo romanzo, la storia affonda le radici nell’introspezione, il doppio punto di vista allarga l’orizzonte narrativo.

Ma forse le voci narranti sono anche tre: perché all’inizio di ogni capitolo è il sogno che racconta. Il sogno, come un personaggio autonomo, ribelle e anarchico, ci narra per una o due pagine ogni tanto il suo errare nell’infinito.

Perché il sogno può tutto, e si può staccare dalla storia come vuole lui. Forse, perché forse il sogno sa che in fondo un’attinenza ci sarebbe pure, e non gli importa se la troviamo. Lui è lì, subdolamente sul suo scranno di nuvole, per confondere sogno e realtà. Confondere? Perché, non sono la stessa strada?

Questo è un punto di forza del libro, un recupero della forza dei sogni, una vita con L’equivalente dei sogni.  Che, ci suggerisce l’autore, non è detto che ci si arrivi, ma è importante provarci.

 

Written by Pier Bruno Cosso

 

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