Poesia classica greca #1: Archiloco, il poeta soldato

E io sono un armigero del Dio delle battaglie

E il dolce dono delle Muse io so.– Archiloco

Poesia classica greca - Archiloco
Poesia classica greca – Archiloco

I generi della lirica greca arcaica si distinguevano tra la lirica monodica e la lirica corale. La parola “lirica” indicava una poesia destinata al canto con l’accompagnamento della lyra (o cetra). La lirica monodica era eseguita da un unico cantore, oltre alla lira si poteva utilizzare anche l’aulos; nella lirica corale, invece, come ben si intuisce per la recitazione dei versi era previsto un coro.

Archiloco (Ἀρχίλοχος) è considerato il primo grande lirico greco, nacque probabilmente verso il 680 a.C. nell’isola di Paro (situata nelle Cicladi). Nobile da parte di padre, lo stesso poeta racconta la condizione di schiavitù della madre, ma non lo si può prendere in parola perché è un’informazione ricavata dai suoi versi giambici.

Il giambo, infatti, fu uno dei metri più utilizzato dal poeta ed al pari dell’esametro è attestato tra i più antichi metri. L’etimologia della parola è ignota sin dall’antichità, taluni la accostano a “Ἰάμβη” ed alla storia di una serva che fece ridere la dea Demetra, oppure dal nome del figlio di Ares “ Ἴαμβος”; altri fanno risalire la parola dal verbo “ἰαμβίζω” che ha propriamente il significato di “scherzare” od anche dal verbo “ἰάπτειν” con il significato di “colpire”. Che poi giambo sia accostabile a ditirambo ed al culto di Dioniso ed a Demetra non è di sicuro casuale tanto che bisogna sempre tenere a mente la tradizione dei misteri eleusini.

Un bel canto so intonare, di Dioniso re: si chiama
ditirambo: il vino m’ha folgorato l’anima.” – Archiloco

Archiloco è una figura singolare: un poeta soldato che morì nella battaglia contro gli abitanti dell’isola di Nasso (la più grande delle Cicladi). Le sue composizioni sono caratterizzate dall’uso della prima persona che descrive un personaggio differente da quelli dei canoni dei poemi omerici.

Questo contrapposto protagonista – questo eroe giambico – può abbandonare il campo di battaglia perché l’atto non reca disonore e non si lascia sopraffare dalla brama di potere e di ricchezza.

I tesori di Gige non m’importano,
io non so emulazione, non invidio
divine imprese, non voglio tirannidi:
tutte cose remote alla mia vista.– Archiloco

Archiloco narra di una società nella quale i morti non sono ricordati ed onorati mentre è al vivo che si presta onore, fors’anche per richiedere qualche favore.

In città, fama o rispetto per i morti non c’è più.
Il favore di chi vive assai più cerchiamo, noi
vivi. Il morto non ha scampo: gli va tutto a rotoli.– Archiloco

Certo è che bisogna sempre tenere a mente che, malgrado la prima persona che potrebbe far pensare all’esternazione delle opinioni personali del poeta, l’uso del giambo era finalizzato alla polemica con l’utilizzo dello scherno contro gli avversari.

Non mi piace un generale gigantesco, gambelarghe,
tutto fiero dei suoi ricci, glabro a forza di rasoi.
Io lo voglio piccoletto; gli si notino le gambe
Storte, ma si regga in piedi saldamente, tutto cuore.” – Archiloco

Cartina Grecia antica
Cartina Grecia antica

Archiloco, nei suoi componimenti, racconta del suo essere mercenario per guadagnarsi da vivere, narra di Neobule, la donna che amò ma che il padre non gli concesse in matrimonio; espone sue vicende legate agli aspetti meno fantasiosi della vita ma con un forte interesse di carattere quotidiano. Poeti successivi come Saffo, Anacreonte, Alceo lo presero come modello anche perché fu il primo poeta greco a descrivere il tormento dell’amore ed il violento erotismo.

Ah! posare questa mano su Neobule, stringerla…
[…] e piombarle sul bacino e farmela, comprimere
Ventre a ventre, cosce a cosce…– Archiloco

Ci sono pervenuti pochi frammenti dell’opera archilochea ma riescono a tracciare un profilo ben preciso di un poeta interessato alla formazione di una nuova morale, antiaristocratica anche se egli aveva nobili origini, un uomo litigioso e trasgressivo, anticonformista ed individualista. Certo è che, nel corso dei secoli, possiamo notare come le vicende sociali si ripetano di pari passo: sarà sempre un nobile che proporrà un cambio di passo nella società a favore di coloro che sono nati svantaggiati e sarà sempre quel nobile che manterrà i propri privilegi pur proclamando la rivolta sociale. Questo è un dato storico che si ripete ciclicamente e che mantiene il suo fascino.

Cuore, cuore mio, festuca in un gorgo di sciagure,
sorgi! Contro chi t’avversa tu fa’ scudo del tuo petto,
resta fermo in campo, dove i nemici agguatano.
Vincitore, non sfogare l’esultanza in pubblico;
vinto, non crollare in casa disperato a piangere.
No! Gioisci d’ogni gioia, cedi ai mali, ma non troppo:
riconosci questo ritmo che governa gli uomini. […]
Sono i cari, sono proprio loro che ti strozzano.– Archiloco

La fortuna letteraria di Archiloco fu tanta, il suo stile breve ed efficace fece scalpore per quel sapore sanguigno di un autore che con metafore e similitudini sapeva colpire con fermezza i suoi avversari riuscendo a suscitare un sorriso di simpatia fra il pubblico.

E una sete d’acqua, questa frenesia si battermi
con te.– Archiloco

Ma non sempre la fama è sinonimo di stima, e se da una parte ci furono imitatori del suo stile dall’altro molti filosofi furono decisamente duri con il poeta di Paro. Uno dei maggiori esponenti della lirica corale, Pindaro (518 a.C. – 438 a.C.), disse di lui: “amante del biasimo, che s’ingrassa con l’odio dalle gravi parole”, ed il sommo filosofo di Efesto Eraclito (535 a.C. – 475 a.C.) lo accostò ad Omero in questo frammento: “Omero è degno di esser frustato e cacciato via dalle gare e con lui Archiloco”. Il filosofo e scrittore latino Claudio Eliano (165/170 – 235) nel suo “Varia historia” (Ποικίλη ἰστορία) racconta un aneddoto riportando il discorso del politico e filosofo ateniese Crizia, il discepolo di Socrate:

Se costui [Archiloco] non avesse diffuso fra gli Elleni una tale fama di sé, noi non sapremmo che era figlio di una schiava, Enipò, né che per povertà e per angustie lasciò Paro e si recò a Taso, né che, giunto qui, si rese nemici tutti, e neanche che parlava male degli amici non meno che dei nemici”. [Crizia] aggiunge: “Oltre a ciò non sapremmo nemmeno, se non l’apprendessimo da lui, che fu adultero, né che fu sensuale e litigioso, né – il che è la più grande vergogna – che abbandonò lo scudo. Dunque Archiloco non fu buon testimone di se stesso, lasciando di sé una tale opinione e una tale fama”.”

Ed è lo stesso Archiloco a suggerire al lettore di oggi, ed agli spettatori suoi contemporanei, il suo agire in modo vendicativo, tanto da avvalorare la testimonianza di Crizia:

“Solo una cosa, una gran cosa, so:
ripagare con tremendi mali chi fa male a me.” – Archiloco
 

Written by Alessia Mocci

 

Info

In foto: Dettaglio del dipinto “Un musicista” di Albert Joseph Moore (1841-1893)

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