Intervista di Filomena Gagliardi a Johanna Finocchiaro: la poesia che si muove sui social

Oggi ho il piacere d’intervistare Johanna Finocchiaro, una giovane donna che mi ha colpita per l’entusiasmo con cui lavora nel promuovere la Poesia.

Johanna Finocchiaro
Johanna Finocchiaro

In questi tempi moderni, in cui niente sembra permanere o durare, è bello e confortevole trovare persone così appassionate di qualcosa come la Poesia, entità unica e ossimorica, capace di accogliere in sé l’attimo e l’eterno, la leggerezza e l’autorevolezza.

Esempi come questi fanno piacere anche perché Johanna, molto presente sui social, dimostra che esiste un modo nobile di impiegare i nuovi strumenti di comunicazione, teso a diffondere, senza limiti spazio-temporali, la cultura in tutte le sue forme.

La Poesia è di tutti e imparare a comunicarla può contribuire ad una sua maggiore diffusione nella cultura italiana.

Buona lettura poetica agli amici di Oubliette!

 

F.G.: Gentile Johanna, tu sei una poetessa e una giovane giornalista molto attiva su molti fronti. Vuoi raccontare le tue varie attività ai nostri lettori?

Johanna Finocchiaro: Ti ringrazio, Filomena, sia per la gentilezza sia per la sensibilità. Dici bene: l’entusiasmo non manca (forse ne ho persin troppo!) e, nel mio piccolo, desidero e cerco di trasmettere ciò che trovo in Poesia, la libertà.

Pochi mesi fa, finalmente spinta da quel famoso “Clic” che presta il nome al mio libro, mi sono convinta a rincorrere la passione letteraria. Autentica e inarrestabile, com’è giusto sia! Purtroppo, vivere della propria arte è quasi utopia; svolgo dunque un impiego d’ufficio, full-time, per poi dedicare il tempo restante (e qualche notte) alla scrittura. Lo scorso settembre è infatti uscita la mia prima silloge (dopo una raccolta corale e un e-book), “Clic”, appunto, edita da “L’Erudita”. Inoltre, come per un effetto domino dovuto all’infinita curiosità e alla voglia di mettersi in gioco, ho sposato alcuni progetti, tuttora in corso di sviluppo. Sono entrata a far parte del gruppo lirico nazionale dei “Poeti Emozionali” e del “Circolo delle poetesse“, conduco un programma radiofonico dal nome “A caccia di stelle” in cui intervisto poeti e poetesse, conduco una rubrica dedicata alla Poesia sul giornale “Torino Oggi” e partecipo sui social a molte attività di diffusione culturale (il fermento letterario sul web è vivo e palpabile, per fortuna!). Infine, curo con piacere i miei due profili da scrittrice l’obiettivo resta sempre lo stesso: creare e condividere contenuti validi, di qualità, che facciano ricredere un immenso bacino di lettori non abituato alla Poesia, avvezzo a una visione scolastica, noiosa e lontana dalla dimensione quotidiana di cui, invece, questo genere è portatore.

 

F.G.: La tua peculiarità è quella di fare della poesia sia una passione personale che l’oggetto del tuo lavoro di comunicatrice. Come fai ad unire queste due anime?

Johanna Finocchiaro: Ti dirò, cara Filomena, che ho avuto la fortuna, oltre al piacere, di essere riuscita a ritagliare del tempo per scrivere e condividere. Condividere, soprattutto: un pensiero senza confronto infatti muore, come un viaggio senza strada. L’aspetto più soddisfacente è che non mi comporta alcuno sforzo; trovo facile parlare di quel che amo!

Ti ringrazio per avermi descritta quale “comunicatrice”; tuttavia, non sono altro che una fan sfegatata dei libri, dell’onestà emotiva e della Poesia, al primo posto nel mio cuore tra tutti i generi letterari. E non faccio altro che renderne partecipe quanto più pubblico possibile. Ecco l’utilità del web: “acchiappare” ed “intercettare” la sensibilità, coltivarla e nutrirla (in attesa di eventi in presenza). Credo fermamente l’arte possa “sfamare” la mente, quanto il cibo sostiene il corpo. Abbiamo bisogno di catarsi, elevazione, libertà. Oggi, in questa dimensione ristretta e malinconica, senza punti fermi, imprevedibile, ancor di più.   

 

F.G.: Come poetessa aderisci al progetto dei Poeti Emozionali, nato lo scorso giugno. Ci vuoi descrivere i suoi principi e le sue attività?

Johanna Finocchiaro: Con immensa gioia e grazie per la domanda! Come spieghiamo nell’incipit del nostro sito internet, lo scopo primo e ultimo di questo gruppo lirico (e non solo) è di esplorare la letteratura, in funzione dei sentimenti. Qualcuno potrebbe obiettare che un discorso di questo genere suoni scontato: tutti gli artisti vivono di emozioni e sono, dunque, emozionali! Vero, verissimo. Ma se questo è globalmente riconosciuto tra scrittori e all’interno dell’ambiente ristretto degli estimatori, risulta sovversivo in paragone all’andazzo generale della nostra società. Ci rivolgiamo a lei, dunque, che ci abitua a nascondere quel che sentiamo, a indossare maschere, a soffocare l’emotività, disgraziatamente vissuta come debolezza. Ecco che tramite la Poesia ed ogni altro linguaggio artistico possiamo liberarci, prima d’implodere, sondare il nostro io, pensare ed elaborare, godere di una pace autentica. E no, la Poesia non è quella materia odiosa studiata a memoria a scuola, lontana dalla realtà concreta, fatta solo di pathos e figure retoriche. Soprattutto e ci tengo a ripeterlo ad ogni intervista, non va capita bensì sentita. Sostituiamo l’analisi del testo con l’analisi del senso!

L’obiettivo a cui puntiamo è di trasmettere quest’idea e la conseguente passione ad un pubblico sempre più vasto, servendoci di ogni mezzo informativo.  Aspettando la fine dell’epidemia, progettiamo intanto declamazioni dal vivo, spettacoli teatrali, contaminazioni artistiche e la pubblicazione di nuove sillogi. A proposito, l’Associazione Culturale torinese “Vivere d’Arte”, con cui collaboriamo, è da poco diventata Casa Editrice! Seguiteci sulla pagina Facebook ed Instagram “Poeti Emozionali” per rimanere aggiornati.

 

F.G.: Ci vuoi raccontare le tue attività tese a promuovere gli autori? Come possono contattarti i poeti che vogliano prendere parte ad esse?

Johanna Finocchiaro
Johanna Finocchiaro

Johanna Finocchiaro: Scrivendo all’indirizzo info@poetiemozionali.it, è possibile per scrittori che abbiano già pubblicato un libro di prosa, saggistica o poesia prenotarsi alle nostre dirette Instagram, precisamente alla rubrica “Presenta il tuo libro”, inviando il proprio materiale con annessa biografia. In caso di valutazione positiva, ogni singolo autore viene contattato e inserito in calendario. Inoltre, contattandomi direttamente all’indirizzo johanna.finocchiaro@poetiemozionali.it con le medesime modalità, potranno essere considerate possibili collaborazioni per le due rubriche già descritte nella prima domanda.

 

F.G.: Secondo te perché la poesia è poco sostenuta e favorita in Italia? In che modo i nuovi strumenti tecnologici e i nuovi linguaggi potrebbero aiutarne la diffusione?

Johanna Finocchiaro: Le ragioni sono molteplici. Come anticipato poco fa, ahimè, vuoi per un’impostazione arcaica del programma scolastico ministeriale, vuoi per la scarsa familiarità con la lettura (problema tutto italiano), la Poesia è finita nel dimenticatoio, giudicata eccessivamente “difficile”. Tuttavia, da buona combattente, non si è arresa; evolvendo, cambiando nella forma ma non nella sostanza, si è trasformata negli anni in un organismo indipendente, vivo, flessibile. Mi sento di dire sia forse il linguaggio che più di tutti si è adattato ai tempi. Ultimo motivo, quello sociale: troppo abituati alla frenesia, all’immediatezza degli stimoli, a non pensare, l’idea di fermarsi e mettersi a nudo spaventa. Tendiamo ormai a fuggire la riflessione; questo credo sia il vero nocciolo della questione. Speriamo di disintegrarlo presto!

 

F.G.: Leggendo alcune tue liriche, si percepisce uno stile narrativo, rapido, veloce, talora spezzato. Cosa vorresti esprimere con queste soluzioni stilistiche? E quali sono i tuoi modelli?

Johanna Finocchiaro: Non presto troppa attenzione allo stile, in realtà. Mi lascio guidare dal momento e dalla sensazione: ho composto liriche sincopate, scattose e brusche come ne ho composte di “prosaiche”, dolci e lente. Diciamo che tutto dipende dall’ispirazione e dalla molla che mi spinge a scrivere: posso essere arrabbiata, malinconica, desiderosa o sognante. Posso essere tante cose, come e quando mi va; mi dite cosa c’è di meglio? Tra le figure retoriche, dovessi sceglierne una manciata su tutte, adopero più di frequente: allitterazioni, chiasmo e ripetizioni.

Riguardo i miei modelli, Filomena, qui rischiamo di sforare… potrei andare avanti per ore! Per il bene di tutti mi autodisciplino e limito la risposta a pochi esponenti: Walt Whitman, Baudelaire, Leopardi, Neruda, Emily Dickinson, Rilke, Grazia Deledda, Antonia Pozzi, Marguerite Yourcenar e Totò (sì, lo considero un poeta a tutti gli effetti!). Al primo posto? Kiki Dimoula, con il suo cinismo consapevole e l’intelligente ironia.

 

F.G.: Le tematiche sono davvero molto ampie, da quelle legate all’esigenza di conoscere tutto, a quelle più legate al quotidiano o all’attualità. Aristotele sosteneva che tutto ha dignità di essere rappresentato. Ti trovi d’accordo?

Johanna Finocchiaro: Assolutamente sì, firmo e sottoscrivo! La Poesia deve trattare di ogni argomento, dall’ape sul fiore descritta magistralmente da Trilussa allo sfruttamento sessuale, muovendosi su due binari: fuori-dentro e dentro-fuori. La funzione culturale, in arte, non può prescindere da quella sociale.

 

F.G.: Infine, tra le poesie che mi hai fatto leggere scegline due e postale qui sotto: se vuoi spiegale brevemente.

Johanna Finocchiaro: Volentieri! Ne riporto come da tua richiesta due, dalla mia silloge “Clic” (L’Erudita Editore 2020)

La prima titola “Se solo volessi

“Non sei stanco di negare/ Di emigrare/ Sfiorare/ un’anima in transito senza le gambe?// Non sei stanco di pesare sospiri/ Di pesare i pensieri/ Erigere muri,/ un corpo di stoffa senza le mani?// Non sei affranto per queste partite/ Giocate e perdute/ Di certo truccate,/ un breve rimorso senza le labbra?// Se solo volessi rispondere/ A te e a nessun altro/ Sarebbe come scrivere,/ per penna il cuore, al centro.”

Mi rivolgo alle anime inquiete, dolenti, a chiunque stia combattendo la sua guerra personale; spesso non possiamo cambiare le cose, almeno esternamente, ma nessuno potrà mai privarci di una consapevolezza: ci siamo solo noi al comando. Basta piegarsi all’altrui volontà, basta accettare passivamente. Abbiamo gambe, mani, braccia, abbiamo un cuore con cui scrivere la nostra storia. Nel rispetto della libertà reciproca, facciamolo!

La seconda titola “Il resto” (Clic, L’Erudita Editore 2020)

“A volte mi chiedo./ A volte./ A me stessa./ Chiedo./ Se anche gli altri./ Se anche il resto./ Se voi,/ vediate quel che non vedo/ e non vediate quel che vedo./ Se solo io/ e perché mai,/ cerchi e ricerchi quel che non c’è a scapito del cielo.// Allo specchio, all’uscio, alla stazione./ Passi e frenesia./ Occhi pittori di tele vergini.// Ma lo scordo presto./ Come scordo il resto.”

In questa lirica ci sono io, alla disperata ricerca di risposte e confronto, in un mondo troppo indifferente. Eppure quegli occhi, “pittori di tele vergini”, proseguono curiosi il loro viaggio di ricerca, poco prima di abbandonarsi al ritmo serrato della vita.

 

F.G.: Cara Johanna ti ringrazio davvero per la tua disponibilità e per il tuo impegno.

Johanna Finocchiaro: A te, Filomena! Grazie ancora alla rivista Oubliette Magazine per lo spazio e ai lettori che si prenderanno il tempo di leggere.

 

 Written by Filomena Gagliardi

 

2 pensieri su “Intervista di Filomena Gagliardi a Johanna Finocchiaro: la poesia che si muove sui social

  1. Ho la fortuna ed il privilegio di conoscere Johanna di persona, così come quasi tutti i membri del gruppo dei Poeti Emozionali e ho modo di apprezzare sempre di più il loro spessore, la loro preparazione e la loro straordinaria capacità comunicativa. La lettura di questa intervista mi ha offerto la possibilità di penetrare piu a fondo la poetica e la filosofia di Johanna e, quindi, ritengo di tutti i Poeti Emozionali. In particolare mi ha colpito la sostituzione dell’analisi del testo con l’analisi del senso, un qualcosa che avvicina moltissimo, a mio parere, la poesia alla musica, laddove il fruitore di entrambe le suddette arti non deve necessariamente capire, ma solo sentire e percepire. Un saluto ed un grazie a Johanna Finocchiaro, a Filomena Gagliardi ed a Oubliette Magazine.

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