“Gli increati” di Antonio Moresco: dei morti, dei vivi e degli increati

Proemio dei morti

Gli increati di Antonio Moresco
Gli increati di Antonio Moresco

Aggredisco immediatamente il settimo nato/morto, a pagina 15. Lui aggredisce me, in effetti: “Tutto il mondo è un transito di morti”. Cambio, si fa per dire, l’ultimo vocabolo: “Tutto il mondo è un transito di morenti”.

Differenza fra i due termini: fra poco l’uno sarà l’altro, l’altro fu l’uno. È lo stesso “coso” che cambia “coso”, apparenza, vestito, divisa. Cerco anche qui l’analogo quantistico. Spari una particella ed essa vaga. Non si sa dove, ma vaga, in modo vago. Poi arriva: muore. Partire è un po’ morire, no!, quello è l’arrivare! Quando giunge a destinazione, contro uno schermo per esempio, diventa una particella morta, anzi, viva, risorta!, solo quando è attestata essa esiste, dice Bohr!, che insieme, ad altre particelle morte, vive, risorte, crea delle zone di interferenza. Quando le onde morte, vive, risorte, si sovrappongono “in fase”, danno luogo a un’onda dotata di ampiezza maggiore, producendo frange luminose. Se le onde morte, vive, risorte, si sovrappongono in “opposizione di fase” danno luogo al buio.

Questi due antagonisti, si fa sempre per dire, corrispondono al dualismo angelo e demone, di pagina 19, che impongono una scelta, il cui esito non cambia il fatto che, nell’atto della scelta, l’onda muore, vive, risorge.

A pagina 54 (ma già da un po’) comincio ad avere un’intuizione di cosa significhi il dogma irrinunciabile che ogni cosa è divisa a metà, ma dall’interno. No, siamo onesti, è da un po’ che lo so, che credo di saperlo. In che modo io, non Antonio Moresco morto, vivo, risorto o il suo Virgilio, io credo che ogni cosa sia divisa a metà, come se fosse tagliata, ma senza che vi sia divisione alcuna? Fiat Lux e Fiat Tenebris.

I gluoni tengono amorevolmente incollati i quarks, più sono vicini e meno colla si spreca, diversamente viene colata tutta in una volta, l’elastico si tende al massimo e si rompe. I quarks si liberano. Fuga dalla prigionia. Fuga dalla libertà. Potenza dell’amore. Potenza della disperazione. Potenza della vita! Potenza della morte!

L’uomo ha bisogno di catene e di indipendenza. Si tratta dello stesso uomo. In parte vivo, in parte morto, in parte risorto. Tagliato in due, ma si tratta di un unicum. Aspettiamo per vedere se c’è dell’altro. E poi tutto si risolve in un dualismo che rappresenta un’unità. Onda-particella, massa-energia, poli positivi e negativi, stelle binarie che si scambiano porzioni di massa, ormai dire che ogni fenomeno è dualistico è così banale che non ci si pensa più. E risulta un tabù immaginare, non la solita assonanza eros e thanatos, ma quella che avvicenda vita, morte, resurrezione, ma ora mi si lasci continuare la lettura, per carità!

“… Adesso sono qui, e non so più dove sono, in quale turbine sono, se sono prima o se sono dopo, perché, se la morte viene prima, viene prima anche la vita che c’è dopo la morte che viene prima.

Barbour e le sue cannuccielle appese, da cui pendono a loro volta le immagini dello stato quantico del cosmo, perennemente, quindi, mai e sempre? Vico? Nietzsche? L’Ecclesiaste? Ma forse è solo un romanzo, quindi si continui a leggere!

A pagina 125: “Le strade non si conoscono, si inventano!… Le città dei morti sono continuamente dilatate e inventate dai morti e dall’arrivo di sempre nuovi morti. I morti sono dei fondatori e degli inventori.” Finalmente un appiglio! BBB! La Storia infinita! È lo scrittore (morto) che inventa e il lettore (vivo), che viene dopo, che patisce il tempo! No…! Non può essere…! Ritorniamo a camminare nel deserto e cerchiamo di condurre i nostri passi verso l’uscita!

A pagina 206:Ma io l’ho già incontrato!” “Per questo l’ho incontrerai.” Imbattersi, succedere, occorrere, leggere, scrivere. Provo a sostituire i verbi. Cambia molto. Tutto, forse. Nulla.

All’ultima pagina m’attende una deliziosa e atroce sensazione.

Non ho capito, di tutto ciò che non esiste ancora, che l’essenziale. La morte viene prima e la vita, sempre che venga, verrà dopo, magari risorta.

Fu e sarà dopo, per l’esattezza.

Cum exspirat mors, resurgit vita.

Virgola!

Proemio dei vivi

Antonio Moresco - Trilogia Giochi dell'eternità
Antonio Moresco – Trilogia Giochi dell’eternità

Dopo poche, non più di un centinaio di pagine, sento il bisogno di rilassarmi. Dylan Dog n. 385, pagina 73: “E ora, oltre duecento anni dopo, quello specchio lo hai attraversato e sei tornato nel mondo dei vivi…” Lo specchio di cui ciancia Dylan Dog è quello che permette ai morti di tracimare nel mondo dei vivi e, forse, viceversa.

Come se non bastasse, a pagina 91, Maria Antonietta dichiarò, dichiara, dichiarerà, consapevole delle conseguenze civili e penali di chi attesta falsa testimonianza: “Sono nel passato, adesso e domani, imprigionata nelle spirali del tempo, come il sangue nel prisma dei diamanti…

Feci, faccio, farò finta di nulla.

Proseguii, proseguo, proseguirò la lettura.

A pagina 406, la Pesca chiede di essere trafitta:Uccidimi! Uccidimi!” “Perché?” “Per poter morire ancora, per poter tracimare ancora dentro la vita e dentro la morte, anche se non sono dentro il tuo amore, per poterti portare ancora la tracimazione e l’amore.”

Ho una folgorazione. Ho capito l’essenziale dell’enalogia. Ma non lo dico, non lo dirò. Lo dissi, però. Non si tratta di una volontà di sopravvivenza. Altro è, sarà, fu.

A pagina 411: “… io mi impiccherò al posto tuo, così tu non dovrai impiccare te perché io non impicchi me, io tracimerò qui, proprio qui, dove ti saresti impiccato anche tu, dove tracimerai, come una cosa solo con te, e tu con me, perché io sono la tua piccola cosa, perché io ti porterò l’amore.” E la pagina dopo è peggio.

Due particelle entrano in contatto. Si separano. Quando vari l’una, l’altra muta, nel modo esattamente opposto. Si chiamò, si chiama, si chiamerà entanglement. Lo stato di un sistema fisico non può essere descritto singolarmente, ma come una sovrapposizione di più sistemi. Si era trattata di una correlazione esistenziale. Sarà stato un fenomeno istantaneo. Fu implicito nella teoria delle unità del cosmo. Era un’unità nella divisione. L’unità è stata spaccata da Qualcuno. Da qui fu nata la ricerca della propria metà.

Quando una particella di materia viene a contatto con una di anti-materia, entrambe si annichilano, liberando raggi gamma, fotoni ad altissima energia, oppure, discreandosi, creano altre coppie di materia-anti-materia, in pietosa osservanza del primo principio della termodinamica, conservando la medesima energia.

Una particella si genera allorché è prodotto un quantitativo discreto di energia. Maggiore sarà la sua energia, minore sarà la sua esistenza. Decadrà, è decaduta, decadde. Morta, viva, risorta, tracimata.

A pagina 126: “… nascere, morire… comperare, vendere… comperare e vendere la stessa merce che si è già venduta, si venderà… creazione, distruzione…” Shiva e Visnù non hanno inventato nulla. Anch’essi furono risorti, increati, vivi, tracimati…

War!

La sola igiene del mondo, bestemmiavano. La guerra non è una soluzione, né un miscuglio, bensì un composto chimico. Se noi siamo così (io, nella fattispecie, sono un etrusco mischiato a unno, goto e gallo boe, con nuance di sabino) lo debbo alle guerre. Nel Caucaso e nella Pianura Padana sono passati tutti: morti, vivi, increati, tracimati, risorti e immortali. Ma tutti, senza distinzione, evidenziati.

Love!

Stesso discorso, ma il fenomeno è più blando. Anche qui reazioni a più non posso. Ma sono soltanto miscugli passeggeri, liquidi che interagiscono per caso, tracimano: “Il mio pene è tutto rosso di sangue e di frammenti di imene lacerato.” L’amore è fatto di intrusioni frettolose, anche se desiderate. Ma anche di bacilli che tracimano senza requie. E di ignoranze reciproche: “‘Tu chi sei?’ mi sembra di averle chiesto d’un tratto… con la bocca velata di sangue contro la sua bocca velata di sangue profumato nel buio”.

History!

Storia versus Anima. Io so con chi stare. Tutto il resto mi agisce contro. Nulla più becero di ‘sta puttana plasmatica. Se hai qualche dubbio guarda, se sei capace, con una sigaretta in bocca e con un ampio sorriso stampato sul grugno, la maschera di fango e di sangue, la faccia maciullata, la testa fracassata e rigata di Pier Paolo Pasolini. E reca un ultimo calcio alle sue ossa spezzate “nella notte nera della Storia, nel buio della Storia”.

“… con la totalità di vita e morte e dell’immortalità di vita e morte, coincideranno, mentre le armi genetiche di cui sono dotati questi nuovi eserciti rigenetizzano continuamente il mondo…” pag. 790

“… sono spazzate dai carri armati degli immortali che corrono sbriciolando e rigenetizzando ogni cosa, verso l’esterno della città, per congiungersi con gli altri immortali che stanno venendo avanti dalla…” pag. 791

“Non ci siamo già incontrati nella vita che viene dopo, e poi in quella che viene prima, e poi nel continente di morti e poi in quello dei vivi?”

“No, noi ci stiamo incontrando per la prima volta adesso nell’increato.”

“Ma tu allora chi eri?” pag. 892

“Sono l’increata.” pag. 898

 Proemio degli increati

Antonio Moresco
Antonio Moresco

 “‘E voi chi siete?’

‘Siamo gli immortali’ mi rispondevano le loro voci che non si sentivano, dall’alto dei loro camion e dei loro carri.” (pagina 974)

Beati, si fa per dire, ‘sti immortali. Mai che vadano però a piedi.

Interpretazione probabilistica. Quale non lo è?

Volontà di esistenza.

Catene libertà uomo moresco.

Certezze probabili: discontinuità.

Olismo, oppure?

Probabili misteri del libro: immortalità e vita-morte.

Increati: personaggi inventati non creati della stessa sostanza dell’autore: non nati né morti.

Amo quei… tipi… perché… sono… ideali che non rantolano… creature che non gemono… balocchi che non si… spezzano…

Poco fa ho portato all’isola ecologica una montagna di rottami e rifiuti vari, tra cui un maglione vecchissimo della mia morta mamma, spero risorta, una cyclette, olio usato, quattro barattoloni, legni di varia umanità, un poggia-abiti sempre di legno, ma becero, stracci, carta stampata nei decenni, mia, di mia sorella e di papà, mamma non scriveva né riceveva, antichi carteggi, cartoni, tappi di plastica, plastica senza tappi, un lavoro basta che sia di ferro arrugginito, una cesta di plastica dura e nera, un vaporizzatore ormai vaporizzato, e altro che non voglio ricordare, perché mi costa fatica e non ho tempo. Tanta gente viva, morta e risorta che tracimava cose da tracimare, anch’essi tracimati. L’unico immortale, vincente, su una kangoo, mi pare, ero io. In effetti, mi sono sempre sentito un idrozoo. E se li increassi?, dicevo tra me e me, mentre ero lì e poi, appena giunto a casa.

Perciò avevo fretta poco fa.

E tu non saprai più chi sei, perché sarai arrivato al termine della creazione e della sua distruzione, perché l’immortalità della creazione e l’immortalità della distruzione non potranno più guardarsi nel vortice dello stesso specchio creato.”

“‘Ma allora l’amore cos’è. È tutto questo cercarsi per increarsi? Ma perché ci si continua a cercare e a increare se si è già increati.’”

“‘Ma l’increazione come fa ad avere uno specchio, a essere specchio?’”

Si parla di religione dell’arte.

Illusoria come tutte le religioni.

Che ne sarebbe dell’enalogia, della Cappella Sistina, del Tondo Doni, della Gioconda, delle Storie degli ultimi giorni, tracimato da Benozzo e reso immortale da Signorelli, se…?

Quest’ultimo lo increai qualche mese fa, a luglio.

Come non passa il tempo agli increatori.

Riccardo, o sei Antonio?, quando parlavo goffamente di “religione dell’arte” intendevo questo. L’arte è quel luogo sacro dove l’uomo si incontra con il divino. Sto leggendo “Il teatro e il suo doppio” di Antonino.

Artaud!

È voglia, disperata, tracimata, assolutamente violenta… di esistenza!

Nulla di più banale.

Nulla di più cogente.

È finita.

È cominciata.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Antonio Moresco, Gli increati, Mondadori

 

Info

Recensione Gli esordi

Recensione Canti del caos

 

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