“Piante di energia” di Haria: alcune citazioni tratte dal libro edito da Rupe Mutevole Edizioni

Piante di energia di Haria è stato pubblicato da Rupe Mutevole Edizioni nel 2004 nella collana Letteratura di confine, con seconda edizione nel 2007.

Piante di energia - Haria
Piante di energia – Haria

Il libro si presenta come un erbario d’altri tempi nel quale si presentano ventotto piante di energia che le ventotto antiche donne di conoscenza si tramandano.

Ogni testo descrittivo è corredato dall’immagine della pianta corrispondente con il nome d’uso comune e con il nome che la donna di conoscenza ha voluto dare che simboleggia il suono od il colore. “Piante di energia” è di grande interesse per la poeticità presente ma anche per la veridicità dell’esposizione della pianta.

Troveremo in ordine di apparizione: l’ortica, la piantaggine, la cicoria, il crescione, la bardana, il timo, la melissa, la borragine, l’artemisia, il mirtillo, il cardo, l’angelica, l’alchemilla, l’echio, l’asperula, la fumaria, la betonica, il camedrio, il salice, il tarassaco, la rosa di macchia, il millefoglie, la viola, l’iperico, la verbena, il noce, il sambuco, e chiude il mitico castagno dei tanto amati e protetti boschi dell’autrice.

Haria cominciò a scrivere del suo cammino di conoscenza per donare la possibilità a coloro che necessitano di accedere alla meraviglia. In pochi anni pubblicò con Rupe Mutevole: “Donne di conoscenza”, “La luce negli occhi”, “Il respiro della bellezza”, “Piante di energia”, “Estensità”, “Anzol”, “La via dell’ignoto”, La mappa delle antiche donne di conoscenza”, “Restare sospese”, “Eventi di bellezza”, “L’altra estensità”, “Castagni e Trasmutazioni”, “Il magico cammino”.

La scelta della casa editrice non è assolutamente casuale, infatti, Rupe Mutevole – fondata lo stesso anno delle prime pubblicazioni di Haria – scelse un villaggio sui monti dell’Appennino ligure-emiliano come sede e luogo dell’attività editoriale.

Si presentano alcune citazioni tratte dal libro “Piante di energia” così da presentare ai lettori la particolarità di prosa e di intenti della nostra autrice, donna di conoscenza.

 

Citazioni da “Piante di energia”

“Lo chiamò Kha, dal suono che producevano gli involucri spinosi – in cui erano racchiusi i frutti – quando nella stagione dei molti colori toccavano terra dopo essersi staccati dai lunghi rami. Kha era completo: pieno di energia silente, controllata, limpida, luminosa, ardente, fremente, crepuscolare ed enigmatica, e sarebbe stato l’albero di potere delle future donne di conoscenza.” (Castagno)

“Hagra lesse nella mappa i segni di un ciclico destino: non appena chiuso il cerchio si sarebbe riaperto, finché in un’èra di silenzio una ventottesima donna avrebbe trovato il lemma finale, il lemma della libertà.” (Noce)

“Era un piccolo albero dal legno tenero; dai rami che piegavano a terra pendevano ombrelle di fiori biancastri; il loro infuso era un ottimo rimedio contro la tensione accumulata nella percezione durante le lunghe visioni di eventi di bellezza. Il succo delle bacche rinfrescava e tonificava.” (Sambuco)

“Ma Una andò ancora più in profondità: scoprì che il lato oscuro attingeva energia da una forza che controllava la consapevolezza silenziosa ed era tanto più potente quanto più a lungo l’energia dell’intento e della percezione restavano uniti. L’agguato non era che l’azione pratica del lato oscuro.” (Iperico)

“Aveva un talento speciale: manipolava le erbe con tale naturalezza che ne traeva il massimo del potere. Nuovi rimedi si aggiunsero a quelli tramandati, nuovi lemmi sostituirono gli antichi. Quando Ilma trovò Jara la mappa delle piante di energia era ormai uno schema chiaro: la prossima erba e la prossima donna della regola sarebbero appartenute all’ovest vicino.” (Verbena)

“Con impeccabile consapevolezza Ara si lanciò in un’avventura oltre l’estensità, nelle terre degli uomini: voleva scoprire la natura del loro intento. Si mescolò alla gente, fu donna qualunque di mercati, serva nelle case di potenti. Più tardi, quando la carestia e la peste devastarono quel mondo straripante, Ara si unì alla folla in fuga.” (Millefoglie)

Piante di energia
Piante di energia

“La trovò sui declivi delle Colline Quiete. Si chiamava Tara e i suoi occhi respiravano il vento; luminosa e in trasformazione, la sua natura apparteneva al sud est estremo. Positiva, elegante nei gesti, misurata ma non laconica, mutevole ma non bizzarra, rapida nell’apprendere, Tara era l’allieva ideale per Ria: così diversa da lei, ma energeticamente simile.” (Viola)

“Si propagava con mutevole rapidità; il decotto della radice depurava la percezione e il corpo e le foglie erano un ottimo cibo di energia. Yso, Yya e Jmo insieme potevano nutrire una donna di conoscenza e mantenere in equilibrio la sua consapevolezza silenziosa.” (Tarassaco)

“Del lato oscuro la sua maestra le aveva parlato come di un’energia sinistra, latente nell’intento e nella percezione, un pericoloso potere della consapevolezza silenziosa, difficile da gestire, sicuramente da trattenere. Ma in quel tempo di uomini violenti e ossessionati dall’incongruo e dall’orrore, prima o poi Yra sarebbe stata costretta a ricorrervi.” (Rosa di macchia)

“Nessuno dei molti si salvò e la leggenda di una giovane donna dai terribili occhi trasparenti come acqua di torrente fluttuò di villaggio in villaggio per generazioni.” (Camedrio)

“Mayra disegnò quattro linee sulla mappa, quattro direzioni, ciascuna contrassegnata da un albero; Eyjo era l’albero che riuniva le energie del gruppo di sei piante del nord-nord est, Eja la donna che riuniva in sé le energie delle sei precedenti, e le completava.” (Salice)

“Il decotto di tutta la pianta acuisce i sensi e sublima la circolazione del sangue, il succo dei fiori stabilizza la consapevolezza silenziosa dell’intento e della percezione.” (Fumaria)

“Non cercò di nascondersi nell’ombra di un cortile, di un vicolo, di uno dei mille portoni socchiusi che la legge della vecchia saturava di ossessioni e morte; corse attraverso il labirinto di case, corse nel fango di un suolo sfinito e spoglio, corse nella rugiada di una prateria sconosciuta, corse nell’immobilità di un bosco.” (Betonica)

 

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