“La luce negli occhi” di Haria: alcune citazioni tratte dal libro edito da Rupe Mutevole Edizioni

La luce negli occhi di Haria è stato pubblicato da Rupe Mutevole Edizioni nel 2004 nella collana Letteratura di confine.

La luce negli occhi
La luce negli occhi

“La luce negli occhi” è la scoperta di una storia millenaria che immutabilmente si ripete ed, infatti, i capitoli sono così denominati: 1253 a.C., 653 d.C., 853 d.C., 999 d.C., 1253 d.C., 1653 d.C., 1853 d.C., 1999 d.C., 2153 d.C., 1253 a.C., 653 d.C., 853 d.C., 999 d.C., 1253 d.C., 1653 d.C., 1853 d.C., 1999 d.C., 2153 d.C..

I primi nove capitoli presentano ognuno una società umana. La famiglia di Haria, appartenente al popolo drusco, è composta da lei, da sua madre e da suo padre; in ogni racconto il padre muore in modo eroico e la madre si sacrifica per salvare la figlia dai luminosi occhi verdi. Le società presentano la crescita e la disfatta di Anzol, la città labirinto che ha visto sorgere e morire comunità di ogni tipologia accomunate dagli errori ed istinti umani.

I successivi nove capitoli – dopo il 2153 a.C. ed al mondo dei cloni – sono numerati in tracce e sono per l’appunto segni che l’autrice decide di lasciare al lettore. Ritroviamo le nove Haria in un salto spaziale-narrativo.

Haria cominciò a scrivere del suo cammino di conoscenza per donare la possibilità a coloro che necessitano di accedere alla meraviglia. In pochi anni pubblicò con Rupe Mutevole: “Donne di conoscenza”, “La luce negli occhi”, “Il respiro della bellezza”, “Piante di energia”, “Estensità”, “Anzol”, “La via dell’ignoto”, La mappa delle antiche donne di conoscenza”, “Restare sospese”, “Eventi di bellezza”, “L’altra estensità”, “Castagni e Trasmutazioni”, “Il magico cammino”.

La scelta della casa editrice non è assolutamente casuale, infatti, Rupe Mutevole – fondata lo stesso anno delle prime pubblicazioni di Haria – scelse un villaggio sui monti dell’Appennino ligure-emiliano come sede e luogo dell’attività editoriale.

Fu una scelta controcorrente e innovativa, caratterizzata dalla necessità di sbarazzarsi dell’abusato luogo comune che impone la città come unico centro produttivo di una casa editrice. Il motto è di cercare nuovi ritmi, nuove propulsioni, nuovi entusiasmi e Rupe Mutevole li ha potuti trovare fra gli spazi aperti, fra i boschi di castagni, sulle rupi e montagne che circondano il villaggio.

Si presentano alcune citazioni tratte dal libro “La luce negli occhi” così da presentare ai lettori la particolarità di prosa e di intenti della nostra autrice, donna di conoscenza.

 

Citazioni da “La luce negli occhi”

“La notte, presso il fuoco di legna di ginepro, mia madre mi raccontava di leggende, storie di magia e di conoscenza. Seppi di Haria sorella di un lupo, di Haria la guerriera ribelle, di Haria la vendicatrice veggente. Haria: questo nome mi ossessionava e mi attirava, era il mio nome.”

In fuga, in fuga, fuga, fuga, è un’eco dentro che mi inonda mentre corro verso il bosco, dominio di un dio temuto. Dietro, lontani, rimbalzano i latrati dei cani; fiutano la mia follia e braccano il mio odore, incitati dall’ira dell’uomo che ho lasciato.”

“Se non lasci ciò che ami non lasci niente. Ma se lasci tutto lasci solo un ricordo. Ed ora, troppo lontana anche dal ricordo, percorro un luogo che bisbiglia un nuovo tempo e accetta l’abbandono dello smarrimento.”

“Mia madre non era donna comune, non era donna semplice, era una drusca. Mi portò da sua sorella, mi baciò e in solitudine salì sul Rago, il monte vulcano dei suoi antenati.”

La luce negli occhi
La luce negli occhi

“Un segnale di corno sale al cielo e si perde nel vento. Vediamo i cavalieri disporsi in ampio cerchio intorno a noi: è l’assalto finale, il coronamento della battaglia; duecento contro dieci, uno contro venti. Lentamente ci stringiamo fianco a fianco, ora. E il silenzio perdura.”

“Io, Haria, giovane figlia di un’epoca non mia, rido di ciò, poiché la mia vita non dipende dal capriccio di un dio, ma dall’agilità delle mie gambe. E corro verso il bosco.”

“Mia madre leggeva il destino negli occhi della gente. Con me sulle sue spalle arrivò al villaggio una notte di bufera e cercò un tetto: chi la vide varcare la soglia della locanda che, sul ponte, assorbiva il buio e il frastornante scrosciare del Ceno, fu impressionato dai suoi occhi d’ebano e dal suo sguardo penetrante.”

“Presto conobbi tutti i passaggi fra le rocce, i labirinti, ogni anfratto, ogni buco; perdermi e ritrovarmi fu il mio gioco preferito di bambina guidata da un’intensa luce verde negli occhi. La notte, presso il fuoco di legna di ginepro, mia madre mi raccontava di leggende, storie di magia e conoscenza.”

“Quando il primo bubbone fu scoperto Anzol era già appestata. Il panico percorse la gente e la fuga si trasformò in rotta. Gli adulatori sparsero il contagio e la peste fluì ovunque.”

“Mia madre fu bruciata in piazza come strega e schiava di un demone. Legata a un secco palo di faggio guardò la cima innevata del Rago lontano e possente e sorrise. Un istante prima che il fuoco dell’odio e del disprezzo divampasse e la prendesse lei cercò nella folla e mi vide: per l’ultima volta i suoi occhi entrarono nei miei, poi si abbandonò alle fiamme senza un lamento. Era una drusca.”

“Mi fermai, non era più tempo di combattere; lasciai che un pallido frate coprisse i miei occhi con una benda nera. Fui spinta nella piazza del villaggio per essere lapidata dalla gente; il rogo non bastava più né a Giustizio né a Felipe, e dovevano fare presto. Mi tolsero la benda. Guardai la gente: non capiva, sognava pace e dolce prosperità. Nessuno scagliò la prima pietra.”

“Avevo sedici anni e non ero pronta a lasciare il mio cammino verso l’incanto. Capriccio mi portò all’altare ostentando sicurezza nel passo e inciampando nei dubbi; il suo sguardo vagò per la chiesa in cerca di conforto, mentre la sua voce biascicava un sì stridulo e stonato.”

“Gli dissi che qualunque decisione stesse per prendere non m’importava perché il mio spirito era lontano, abbandonato nella bellezza del giardino incantato.”

“Noi, gli Alberi, accogliemmo molte vite.

Noi, le Rocce, ne custodimmo la memoria.

Noi, i Torrenti, ne trascinammo gli anèliti.

Noi, i Venti, ne spargemmo i mutamenti.

Io, il Silenzio, ne colmai i sogni.

E la Bellezza ricompose.”

 

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Leggi citazioni tratte da “Donne di conoscenza”

 

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