“Le donne che fecero l’Impero” di Marisa Ranieri Panetta: tre secoli di potere all’ombra dei Cesari

Le donne che fecero l’Impero” di Marisa Ranieri Panetta è una delle più recenti pubblicazioni di Salerno editrice.

Le donne che fecero l'Impero - Marisa Ranieri Panetta
Le donne che fecero l’Impero – Marisa Ranieri Panetta

L’opera, pubblicata nel 2020, fa parte della collana Mosaici e si propone di dipanare la matassa di fraintendimenti sulle grandi donne che hanno visto la nascita, la vita e l’apprestarsi del declino del grande Impero Romano.

Marisa Ranieri Panetta è archeologa, saggista e giornalista e non ha bisogno di presentazioni nel mondo dell’archeologia né in quelle del giornalismo. Ha pubblicato biografie di uomini e donne nell’antica Roma e numerosi reportage archeologici che sono stati pubblicati da L’Espresso.

In questa opera non si affronta l’annosa querelle del “Dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna” ma piuttosto l’affermazione che molti degli uomini, portatori sani ed insani di epoche, non sarebbero sulle pagine che occupano se non ci fossero state le donne con loro, magari nascoste ma ben piazzate sul “frons scenae” della Storia, non dietro di essa.

Tre secoli in cui storici, anche molto distanti dall’epoca in cui queste donne vissero che, trovando informazioni in altri scritti e soggiogati dal loro essere, ne hanno tratteggiato il ritratto mai del tutto lusinghiero. Perché dove arriva un pregio arriva anche il fatto che esso è merito dell’uomo.

Una delle affermazioni più conosciute dell’era in cui l’umanità odierna vive è, senza ombra di dubbio, che le donne, dell’antichità storica che ci ha preceduto, sono state ostracizzate e demonizzate dalla storia.

Non tutte, solo quelle che hanno osato essere detentrici di quelle abilità che, per secoli, anni, giorni, minuti, anche mentre respiriamo l’aria che ci circonda, sono in dote unicamente al genere maschile.

Una cosa certa è che essere donna in un mondo di uomini a Roma era una guerra che andava combattuta con una certa dose di cinismo, grazia, intelligenza e spregiudicatezza.

Alcune ne hanno pagato il fio ma altre sono passate alla ribalta e, motivo per cui sono famose ai nostri occhi, hanno urtato la sensibilità degli esseri umani, uomini, che hanno redatto la Storia del loro tempo.

Quindi, come si è abituati a sapere, non esiste per Roma, se non tra i sussurri dei maliziosi e di coloro che desideravano attaccare briga, un’epoca che rechi il nome di una donna.

La società era davvero diversa a quel tempo: è cambiato il modo di percepire se stessi, di approcciarsi ai cambiamenti, di sentire il rapporto con la religione, è cambiato l’assetto religioso del tempo con tutti i pretesti culturali ad esso connessi.

Chi sono queste donne che Marisa Ranieri Panetta ci ha tratteggiato?

Chi per prima, sulle soglie dell’Impero, fece infuriare i suoi delatori con così tanta irriverenza da renderla immortale?

Cleopatra VII Filopatore, ultima regina di Egitto. Il termine regina fa sempre pensare che dovrebbe esserci un re di fianco a lei, meglio usare il termine Sovrana.

Fu l’ultima discendente di Tolomeo, il generale di Alessandro Magno, e di certo una delle poche a capire come l’Egitto dovesse e potesse essere amministrato. Non fu colpa sua se i tempi l’avevano portata a collidere con Roma. Di certo lottò con ogni mezzo a sua disposizione pur di rimanere un regno indipendente.

Ottaviano vinse la battaglia ma senza l’oro dei Tolomei non avrebbe costruito la Roma di marmo tanto decantata dagli storici.

Se è esistito l’Impero lo dobbiamo a due donne: la prima è Cleopatra, conosciuta come la peggior calamità che Roma abbia mai affrontato e la peggiore delle prostitute; la seconda è colei che è passata alla storia come una delle donne modello del mos maiorum augusteo: Livia Drusilla.

Augusto ebbe con lei un rapporto di fatto paritario, almeno tra le mura domestiche. Perché, per quanto Livia fosse di fatto, insieme alle donne della casa di Augusto (almeno fino a che i rapporti non furono del tutto compromessi), in accordo con la politica del marito e fautrice della sua immagine pubblica, la matrona non era autorizzata a presentarsi come suo braccio destro. Per merito suo, della sua influenza sul marito, i diritti delle donne a Roma iniziarono a subire qualche incremento

Colpevole o meno dei delitti a lei ascritti, Livia ha retto con il pugno di ferro l’epoca più florida della famiglia Giulio-Claudia.

Cleopatra, ai posteri, per i futuri storici deve sembrare davvero il minore dei crucci della società romana.

Le donne giulio-claudie ardevano del fuoco di Roma e della vendetta contro Tiberio e Livia.

Capita spesso di trovare commenti dispregiativi sulla donna che per molti anni resse l’Impero e che era la figlia di uno dei più amati generali romani: Agrippina Minore, figlia di Germanico. Leggendo la sua biografia, anche usando gli occhi di una donna oltre a quelli di storico, si fa davvero difficoltà a comprendere il perché sia ancora considerata alla stregua di una Macbeth ancora più sanguinaria.

Era cresciuta negli accampamenti, scriveva di suo pugno dei commentari che purtroppo sono andati perduti. Fu addirittura consultata da Tacito per la compilazione di un passaggio della sua opera storica. I suoi genitori furono uccisi, i suoi fratelli maggiori subirono delle pene che nessuno augurerebbe nemmeno al suo peggior nemico, suo fratello fu Caligola (e anche con lui non ci sarebbe da essere così frettolosi), e Nerone (il figlio) dopo averne tratto ogni singolo consiglio la fece uccidere.

Pompeia Plotina Claudia Febe Pisone
Pompeia Plotina Claudia Febe Pisone

Ma mentre Nerone, al giorno d’oggi, sta subendo una riqualificazione, Agrippina Minore viene ancora guardata con sospetto. Fu spregiudicata? Non meno di Livia, non meno di Cleopatra.

Dopo gli eccessi della prima grande famiglia romana, si affaccia sulla storia Plotina. La virtuosa moglie di Traiano che ogni singola virtù deve all’educazione del marito. Almeno stando a quanto afferma Plinio il giovane nel suo Panegirico. Questa fonte è da prendere, almeno a mio avviso, come quello che è: un ringraziamento spregiudicato al suo nume tutelare Traiano. Plotina fa la figura della donnetta scialba e asservita ma, non solo era istruita, era dotata di un fine intelletto che la resero la compagna perfetta dell’imperatore.

Traiano non fu la facciata di Plotina, non era quel tipo d’uomo né lei quel tipo di donna. La coppia imperiale era una cosa sola cosa.

Le donne al suo tempo, parlando sempre di coloro che venivano dalle famiglie romane più altolocate, iniziavano ad essere istruite al pari dei loro fratelli per poter poi essere mogli degne dei loro mariti e poter occupare una salda posizione a corte.

Traiano fu un imperatore molto amato e rispettato ma non era un santo e nonostante tutte le doti di moglie perfetta di Plotina, ad un certo punto, gli storici ci hanno messo del loro.

A Roma non era ben visto che una donna avesse un potere manifesto sulla politica. Quindi ognuno degli storici romani scriverà sempre che la donna credesse di essere un uomo e che, la maggior parte di loro, fosse una meretrice o incestuosa.

Plotina fece di tutto per assicurare la successione pacifica di Adriano, in modo che l’equilibrio del potere non subisse scossoni. E, anche se avesse pilotato la volontà del marito morto, né i contemporanei né noi possiamo davvero rammaricarcene.

La figura di Plotina, e delle donne della sua famiglia, fu il perfetto trait d’union tra i principati di Traiano e Adriano e uno dei migliori “ambasciatori” della figura pubblica dell’imperatore. Con buona pace di Plinio il giovane e Cassio Dione.

L’ultima figura presa in esame è quella di Giulia Domna. Prima imperatrice straniera, di Emesa, ad arrivare a Roma e ad essere non solo la spalla del marito Settimio Severo ma una influenzatrice della sua epoca. Non solo essa era chiamata ad essere l’espressione politica e sociale del marito ma agì di propria mano qualora la necessità lo richiedeva.

Il periodo di cui è protagonista è uno dei più sanguinari della Storia Romana. Fu una donna forte, come le altre che l’hanno preceduta, seguì il marito in ogni campagna militare, fu considerata una figura di riferimento anche per l’esercito, come le due Agrippine prima di lei, e colei a cui chiedere appoggio quando il marito o i figli erano indisposti.

Creò un circolo culturale frequentato da ogni sorta di esperto, ella stessa fu chiamata filosofa e non fu meramente la patrona come era stato in passato, per esempio con la Giulia augustea ma molte altre matrone delle corti imperiali. Rispettò il costume romano e piano piano l’amore per l’oriente, dopo secoli di terrore per l’arrivo di una novella Cleopatra, si iniziavano a vedere i primi segni di distensione culturale.

Pur di non creare contrasti e ulteriori spargimenti di sangue romano, si impose di tollerare le azioni di Caracalla. Anche e soprattutto quando egli uccise Geta tra le sue braccia di madre. Peccato che il progetto, di un mondo più culturalmente unito, fu totalmente distrutto da Giulia Mesa e Giulia Soemia.

Quando alla morte di Caracalla e la successiva morte di Giulia Domna a seguito della congiura di Macrino, fecero eleggere con uno stratagemma Elagabalo, il sogno di un impero di stampo orientale esplose loro in mano come una bolla di sapone. Prive dell’astuzia di Giulia Domna per l’indottrinamento sociale, ma consce dell’inettitudine di Elagabalo, fecero eleggere Severo Alessandro.

Marisa Ranieri Panetta
Marisa Ranieri Panetta

L’Impero, loro malgrado, non era più quello di un tempo di Augusto o delle grandi dinastie. Non era più il momento dell’adozione di uomini validi. L’esercito era al potere e sceglieva i suoi sovrani.  Severo Alessandro non era l’imperatore che essi volevano, nonostante il suo governo è da registrare come buono, lo uccisero insieme a sua madre.

Dopo le ultime donne dei Severi, l’impero conobbe 50 anni di anarchia e il terzo secolo dovette aspettare la sua fine per vedere un’altra grande donna prendere le fila della storia romana.

Questo saggio rappresenta uno spaccato di quello che queste donne sono state e continuano ad essere tra le pagine della loro storia.

Misurate il grado di macchinazione dietro la loro “demonizzazione” e saprete quanto sono state decisive per la loro epoca e per il corso della storia di tutti noi.

 

Written by Altea Gardini

 

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