Le métier de la critique: la tragica storia di Amalasunta, Regina dei Goti

Intrighi, congiure, assassini.

Impero degli ostrogoti di Teodorico
Impero degli ostrogoti di Teodorico

L’alleanza con un imperatore bizantino che però fa il doppio gioco, ed un piano di fuga con un tesoro. Il tradimento, e la morte violenta. Ed un fantasma che ancora aleggia nei pressi del lago di Bolsena. Questa potrebbe essere la trama di un formidabile Thriller Storico, ma – come sempre – la realtà spesso supera la fantasia, e questa è una storia reale.

Siamo nell’alto medioevo, un periodo maledettamente complicato, ed il crollo dell’Impero Romano d’Occidente si respira ancora nell’aria, tanto sono calde le rovine delle vestigia di una delle più progredite civiltà del mondo antico.

Il regno Ostrogoto ha preso il posto di Roma, ed occupa l’intera penisola e parte del nord est europeo, mentre l’Impero Romano si è spostato ad Oriente a Costantinopoli, sotto il dominio di Giustiniano e della bella Teodora, prendendo il nome di Impero Bizantino.

Amalasunta (in gotico Amalaswintha) è una giovane principessa, che nel 515 d.C. viene data in sposa ad Eutarico, da cui avrà due figli: Atalarico e Matasunta. Nel giro di pochi anni però muore sia il marito che il padre. Il figlio Atalarico viene dunque incoronato re degli ostrogoti ma è ancora un bambino, e perciò è la madre che a ventisei anni assume la coreggenza.

È colta e raffinata, e profondamente influenzata dalla cultura latina. Così sceglie per il figlio un’educazione greca e romana, mettendo da parte quella gota, quella delle sue origini. Decisione che però non piace ai nobili di Corte che iniziano a tramare per sottrarle l’educazione del figlio. Loro vogliono un uomo come sovrano, non una donna, e che governi secondo le tradizioni gote, non certo quelle romane.

Per sottrarre il figlio alla influenza della madre, ordiscono una congiura, cercando di rapirglielo. Ma il piano fallisce perché la fantesca incaricata di giocare col bambino causalmente lo porta in un’altra ala del castello dove i congiurati non hanno accesso.

Amalasunta scampa persino ad un tentativo di avvelenamento e ad una serie di tragici attentati che colpiscono ed uccidono le persone a lei più vicine, come il suo consigliere personale. Così equilibrata ed attenta alla politica del suo regno non può che reagire a sua volta. E la sua vendetta è implacabile. Fa uccidere senza pietà tre dei cospiratori e fa deportare le loro famiglie. Questo affronto i nobili – semplicemente – se lo legano al dito!

D’altronde non dobbiamo stupirci di simili azioni. A quel tempo era normale che ad una cospirazione fallita seguisse l’implacabile ritorsione di chi era stato oggetto del tradimento. E certo una donna come Amalasunta non può essere da meno. È il primo caso in cui una regina si mette contro i nobili del suo regno? Probabilmente sì.

Regina Amalasunta - da un codice medioevale Nuremberg chronicles
Regina Amalasunta – da un codice medioevale Nuremberg chronicles

Certo è che per lei da quel momento il suo stesso dominio diventa maledettamente pericoloso così da decidere a chiedere aiuto a Giustiniano, l’imperatore bizantino. Alcuni sostengono che abbia intenzione di abbandonare l’Italia e rifugiarsi a Costantinopoli con il tesoro del regno. Altri dicono che il suo intento fu quello di avvicinare l’imperatore per eliminare la bellissima imperatrice Teodora e sostituirsi ad essa, sposando Giustiniano.

Teorie, solo teorie. Quello che è sicuro è che questi convince la regina a trovarsi un nuovo marito… che sia magari un uomo vicino ai nobili ostrogoti. Ciò dovrebbe rappresentare un saggio stratagemma per rappacificare il regno, ma è una mossa sconsiderata, perché Amalasunta non sa che l’imperatore è alleato dei suoi avversari.

Giustiniano le suggerisce il cugino di lei, Teodato, e lei accetta.

E così, quando purtroppo, il figlio, il giovane Atalarico, si ammala e muore, facendola diventare regina dei goti a tutti gli effetti lei, vedova e con il pericolo rappresentato dalle famiglie nobili del suo regno, che le sono oramai ostili e nemiche, decide di sposare proprio il cugino Teodato, duca di Tuscia, uno dei più influenti esponenti della nobiltà gota, ma anche dotato di una solida istruzione umanistica greca.

Lui potrebbe essere un elemento di equilibrio nella politica perseguita da Amalasunta – vista la sua cultura –, e con i suoi buoni rapporti con le famiglie nobili potrebbe garantire la pace nel regno. Ma non è così, perché questa apertura della regina rappresenterà anche la sua condanna.

Le cronache ce lo descrivono come un uomo avido, ed assetato solo di potere, ed invece di giocare a favore della moglie trama con i nobili Ostrogoti. Bell’esempio di fedeltà coniugale!

Con un subdolo piano convince la regina ad intraprendere un viaggio nei territori del suo regno con la scusa di conoscere i suoi sudditi, attraversando la Toscana per raggiungere Roma. Ma tra le cittadelle di Bolsena e Montefiascone la fa rapire da una banda di aguzzini, che la portano a forza in un castello sull’isola Martana, nel centro del lago di Bolsena.

E lì la fa imprigionare e rinchiudere nelle segrete del maniero, fino a quando la tragedia si consuma. I resoconti del tempo danno versioni differenti del dramma. C’è chi dice che il marito l’abbia strangolata nel letto con le sue mani, e chi dice che sia stata invece pugnalata, o gettata dalla rupe dell’isola. Una leggenda dice che sia stata lei stessa che, rinchiusa nelle tetre segrete della rocca, abbia deciso di impiccarsi per la disperazione.

Amalasunta
Amalasunta

Certo è che la sua tragica morte causerà la rottura del fragile equilibrio geopolitico globale perché l’imperatore bizantino Giustiniano, fino ad allora ostile ad Amalasunta, userà però la sua morte come pretesto per dichiarare guerra ai suoi ex alleati: gli Ostrogoti.

Un conflitto che provocherà rovine e distruzione; ma già sta calando sulla penisola una popolazione che segnerà la Storia per diversi secoli, i Longobardi. Anche se Teodato, il traditore, non potrà vedere nulla di tutto questo visto che viene ucciso mentre tenta di fuggire a Ravenna.

E così sono nate persino delle leggende sulla povera regina. Ancora oggi si dice che il suo spirito aleggi nelle acque del lago, soprattutto nei giorni di forte tramontana. Molti pescatori giurano persino di sentire le sue urla strazianti e di vederla correre nelle nebbie d’inverno tra le rocce dell’isola o nei boschi, vicino a Bolsena, con le mani che le coprono il viso.

Una storia antica racconta addirittura che alla sua morte il marito, pentito di quanto aveva fatto alla moglie la fece seppellire in una carrozza d’oro, tra uno dei sette colli davanti all’isola.

Intrighi, tragedie, drammi che ci sembrano così lontani e distanti, ma che tutto sommato si ripetono anche oggi, nella nostra così detta società civile. Ed allora – forse – bisognerebbe dare retta ad Hegel che diceva cheTutto ciò che l’uomo ha imparato dalla Storia, è che dalla Storia l’uomo non ha imparato nulla.

 

Written by Ugo Nasi

 

 

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