La casa dei Tarocchi #7: non perdere il Carro

Scrive Giordano Berti nella prefazione a “Vit(amor)te che senza dubbio “nelle arti tutto si rinnova sistematicamente a partire da ciò che preesiste: nella musica, nella danza, nelle arti visive, nella letteratura. Tra gli esempi più mirabili di questo continuo rinnovarsi, il Gioco dei Tarocchi è assolutamente emblematico”, e rimescolando le carte comprendiamo il Gioco della Vita.

La casa dei tarocchi 7 - il Carro
La casa dei tarocchi 7 – il Carro

Da dove arrivano i 22 passaggi di questa danza immaginale?

Volendo datare un oggetto in una forma ben definita” scrive ancora Berti “si può dire con assoluta certezza che i Tarocchi nacquero nell’Italia del Nord nei primi decenni del Quattrocento. Erano un raffinato gioco di Corte, perché quelle immagini evocavano pensieri lontani dalla gente del popolo. Ben presto divennero un gioco d’azzardo e tuttavia i giuristi lo definivano in modo ambiguo dato che nel gioco dei Tarocchi si può vincere anche con pessime carte… come in guerra

Un movimento bidirezionale.

Il guidatore va avanti e indietro, sopra e sotto, percorre la via, svolta a sinistra e poi a destra, cloppete cloppete.

Il suo movimento è armonico nonostante la bidirezionalità.

Come una sirena alchemica dalla doppia coda, o un bizzarro personaggio dai piedi divergenti e occhi ‘strabici’, con sguardo da camaleonte l’auriga del nostro Trionfo numero sette punta verso il cielo mentre va verso il basso, mira al tramonto mentre tende all’alba.

Non è un tipo che disdegni la scelta, lui, anzi: il suo successo nell’azione dipende proprio dal modo in cui imbriglia il tempo e lo spazio.

Un tipo irrequieto, occorre imbrigliare il soggettosi dice del monello scapigliato. “Il popolo è in tumulto perché l’Imperatore non sa più imbrigliare i suoi sudditipiagnucola il consigliere.Una passione senza freni – o senza briglieè l’amour fou, quello che abbiamo incontrato nella carta numero sei, e che oggi scopriamo invece al trotto sulla strada verso dove, fino a quando.

Muoversi in due direzioni contemporaneamente è un paradosso che non osiamo ammettere, per timore di essere giudicati insicuri, instabili, irresoluti o magari persino furbetti, ma ogni volta che dobbiamo prendere una decisione, prima della consapevolezza, anche se per pochissimo tempo nella nostra mente regna sovrana la valutazione, quando non svetta il dubbio, ed è un calcolo delle distanze che ci fa viaggiare a briglie sciolte lungo le linee immaginali di una mappa mentale.

Chi è capace di stare senza fretta in questo soppesare, senza spaccare in due metà il Carro ad ogni bivio esistenziale, occorre dirlo… vince.

Il rischio, per un aspirante cavaliere che si appresti a partire, è quello di impigliarsi nelle redini, ovvero è più che probabile che si imbrigli inconsapevolmente, se non tiene presente il presente mentre osserva il passato e il futuro, un domani ancora è immerso nella nebbia. Oggi è qui e ora ma il Domani è laggiù.

Cadiamo, se puntiamo il naso in alto; andiamo a sbattere contro il primo palo, se teniamo gli occhi bassi, orientati al suolo.

Immaginiamoci di fronte a un interlocutore noioso, costretti dal ruolo che indossiamo ad ascoltare quel che lui, o lei, ha da dirci perché l’Altro è genitore, capo, insegnante oppure semplicemente è l’importuno di turno ma noi siamo sempre ‘troppo gentili’.

Il Carro - Visconti-Sforza
Il Carro – Visconti-Sforza

Può darsi che, senza che ce ne rendiamo conto, i nostri piedi comincino a fremere. Ed ecco che il sinistro, oppure il destro, tende già verso la porta: vorremmo andare via ma non possiamo. Stiamo sognando l’uscita, ma gli arti sono più lesti delle azioni decise. A livello non verbale comunichiamo il nostro desiderio di fuga.

Un altro spunto sulla via del Carro: ascoltiamo un suono, annusiamo l’aria per cogliere un profumo. Mentre i sensi si accendono, visualizziamo un’immagine, realizziamo nella mente odori e suoni che ci riportano nella cucina in cui la nonna preparava i piatti tipici regionali, per esempio, o al momento magico su quella spiaggia… proprio ora ricordiamo il passato mentre guardiamo l’orizzonte.

Il Carro è qui, dinamicamente presente eppure in moto.

Cammino per la città e osservo i monumenti equestri. Imperatori al trotto, comandanti immobili che svettano tra gli alberi e le case a ricordarci le antiche gesta, vestigia dell’antico successo.

Successo, è successo, ovvero: è accaduto, è avvenuto. Il successo del Carro accade qui e ora, è il nostro continuo adesso. La capacità di guidarci senza farci prendere dall’ansia del domani, la competenza dell’Io.

Il Carro è la prontezza dei riflessi che ci fa saldi, mentre in mano teniamo le redini degli opposti, elementi estremi che non sono scissi ma complementari e collaboranti perché insieme possono, coadiuvati dall’Io che li guida, tendere alla meta. Io posso ambire, posso sperare di avere l’occasione giusta, la breccia da cogliere al volo, la porta da varcare, la mia entrata solenne nell’azione e il riconoscimento popolare ma se dimentico il senso dell’adesso, perdo il ritmo e non procedo più. L’Io sul Carro non può addormentarsi o distrarsi; non troppo a lungo, per lo meno.

Nei Marsigliesi di Camoin e Jodorowsky non c’è alcun bisogno di briglie: i cavalli sapranno trovare da soli la giusta armonia. È sempre l’Io che sta alla guida, come sottolinea Claudio Widmann a proposito di questa carta, ed è un Io consapevole del fatto che, evidentemente, quei due animali non lo tradiranno. Piuttosto, percepiranno i suoi comandi senza parole.

Mi piace, lo ammetto, l’idea di fidarmi dell’inconscio, e adoro i cavalli.

Vittoria: ora o mai più?

“Riflessioni per cavallerizzi” di Franz Kafka

Se ci si pensa bene nulla può indurre a voler essere il primo in una corsa di cavalli.

E perché? Leggiamo.

La gloria di essere considerato il miglior cavaliere di un intero paese procura all’attaccare dell’orchestra una gioia troppo forte perché il mattino dopo sia possibile impedire il rimpianto.

Meglio fare e pentirsi o non fare e pentirsi lo stesso? Bella domanda. I cavalli scalpitano.

L’invidia degli avversari, gente astuta e piuttosto influente, non può che addolorarci” e ancora “i concorrenti rimasti indietro saldi in sella, cercano di calcolare la sventura che li ha colpiti e il torto che in qualche modo viene loro fatto.

Franz Kafka - 1917
Franz Kafka – 1917

Vincere è una responsabilità. Possiamo assumercene le conseguenze? Dalla risposta dipenderà il nostro comportamento.

A molte signore il vincitore sembra ridicolo perché si gonfia d’orgoglio. In realtà non sa cosa fare con quell’eterno stringere mani, mettersi sull’attenti, inchinarsi, far cenni di saluto in lontananza mentre gli sconfitti hanno chiuso la bocca e battono di sfuggita sul collo dei loro cavalli che perlopiù nitriscono. Alla fine, dal cielo fattosi torbido, comincia addirittura a piovere.

Ma il Carro è inevitabile: l’adolescente eroico vuole vincere, il Puer merita di trovare l’energia per sperimentare la gioia transitoria di un successo, che sia uno, almeno… una gara, una partita, una battaglia. Nella primavera dell’esistere è tutto uno splendore di esaltazione vitale. Finché la curva non decresce, noi cresciamo in mezzo a Vita e Morte.

L’esagramma numero 17 dell’I-Ching è “il Seguire”, e può a mio avviso fare al caso nostro. Il testo recita: “Gli eroi addomesticarono il bue e imbrigliarono il cavallo. Così fu possibile trascinare pesanti carichi e raggiungere lontane regioni, e ciò fu utile al mondo. Questo lo trassero certamente dal segno: il Seguire”. L’immagine ci dona l’idea dell’adattamento attraverso il movimento, ed è un dinamico seguire lo scorrere delle cose perché quello che riuscirà a compiersi lo farà, come si suol dire, a tempo debito. Non troppo in anticipo, non troppo in ritardo.

Immaginiamo di arrivare a ottant’anni per accorgerci che non ci siamo messi in gioco in un certo campo della vita, che abbiamo lasciato il terreno incolto proprio là dove a un certo punto pensiamo che avremmo invece potuto curare il nostro giardino speciale. Per contro, non è detto che il timer della nostra entrata in scena debba suonare nel pieno della bellezza fanciullesca. Magari, chissà, è necessario prepararci passo per passo per godere dei frutti migliori in età adulta, e pazienza se nessuno di noi dirà: “Oh, che genio precoce!”. Andrà bene così. Per noi.

Carl Gustav Jung ha molte discussioni con suo padre; animatamente i due conversano sul tema della Grazia divina. Il futuro pioniere della psicologia analitica ha diciotto anni e sta cominciando ad uscire dalla timidezza per fare amicizia con i compagni di scuola. Addirittura, per un certo periodo, i suoi voti migliorano così tanto da portarlo a essere riconosciuto come il primo della classe.

Durante gli anni seguenti mi riuscì persino di essere il primo della classe. Notai che c’erano compagni che mi invidiavano e cercavano ogni occasione per superarmi. Questo mi sciupava l’umore. Odiavo qualsiasi forma di competizione. Se qualcuno gareggiava con troppo impegno anche nel gioco, io voltavo le spalle al gioco. Rimasi così, con maggiore soddisfazione, il secondo della classe. Il lavoro di scuola mi pesava già abbastanza di per sé perché lo volessi ancora aggravare con le competizioni.”

Anni dopo, Jung entrerà sulla scena psicanalitica con tutti gli onori e i tributi del caso.

Se l’auriga di Platone si fa condottiero abile, conducente che non abbandona la propria via tra terra e cielo, cosicché una direzione non abbia il sopravvento sull’altra, imparare a condurci è un’impresa degna di un mito: il nostro mito.

Si pensi dunque l’anima come simile a una forza che per sua natura è composta di un carro a due cavalli e di un auriga. I cavalli e gli aurighi degli dèi sono tutti buoni e derivati da buoni; invece, quelli degli altri sono misti. In noi l’auriga guida un carro a due cavalli: dei due cavalli uno è bello e buono e derivante da belli e buoni, mentre l’altro deriva da opposti.”

Solo uno dei due cavalli platonici non richiede troppo impegno da parte del conducente e si muove da sé; l’altro è invecestorto, grosso, malformato, di dura cervice, di collo massiccio, di naso schiacciato, di pelo nero, di occhi grigi iniettati di sangue, amico della protervia, dell’impostura, villoso intorno alle orecchie, sordo, e a stento ubbidisce una frusta fornita di pungoli.”

Dall’epoca del Fedro, ne son passati sotto i ponti, e magari oggi un elemento siffatto potrebbe, grazie alla Pedagogia moderna, ricevere stimoli diversi dalla frusta. Educare i nostri cavalli è compito arduo ma possibile. Cominciamo adesso! Non è troppo tardi, se oggi siamo vivi.

L’immagine più nota del dio di origine gnostico-mitraica Abraxas ci mostra una creatura ibrida al comando di un carro trainato da quattro cavalli, al galoppo sfrenato, così parrebbe, tra luna e sole. La definizione che personalmente darei di questa specifica scena è il ‘Meta-Carro’.

Il Carro – Tarocchi di Valeria Bianchi Mian
Il Carro – Tarocchi di Valeria Bianchi Mian

Abraxas rappresenta la mediazione tra l’umanità e l’astro d’oro ed è citato nei “Septem Sermones ad Mortuos” di Jung (1916).

A spingere il padre della psicologia analitica verso lo studio degli gnostici fu il loro modo di pensare per paradossi. Nella prosa a tratti poetica dei sermoni, Jung si identifica con lo scrittore Basilide (II° secolo dopo Cristo).

Duplice è il potere di Abraxas ma voi non lo vedete perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano” e ancora “Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme”, nonché “Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra nella stessa parola e nello stesso atto, perciò Abraxas è terribile e splendido come il leone.” Di lui sappiamo che “è il grande Pan in persona e anche i piccolo, è Priapo” e guida il mezzo con determinazione.

Ho disegnato un conducente fanciullo, l’ho realizzato Puer creativo. Il mio Carro potrebbe volare, se l’uccello sollevasse quell’auriga verso la cima dei monti; accanto alla creatura piumata resta lo spirito unicorno, l’immaginario fantastico: il ragazzo sopra il mezzo impari a guidare, così da creare la strada, perché la via individuale si rivela non appena troviamo il modo di avviarci lungo la stessa.

E che sia Carro trionfale o allegorico festante, come quello che colorava gli antichi Trionfi; che sia carro delle bellezze primaverili o carnevalesco corteo, dipenderà dal momento o dall’occasione ma, con il nostro numero sette, ne saremo consapevoli. La carta vincente affronta il mondo, a dire: “eccomi, sono qui, sono Io”.

 

Written by Valeria Bianchi Mian

 

Bibliografia

Vit(amor)te, Miraggi Edizioni

I Ching, Adelphi Edizioni

Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi

Franz Kafka, La metamorfosi e tutti i racconti pubblicati in vita, Universale Economica Feltrinelli

Anaïs Claudio Widmann, Gli arcani della vita

 

Info

Rubrica La casa dei tarocchi

 

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