“Contro la tribù” di Alberto Mingardi: Hayek, la giustizia sociale e i sentieri di montagna

Cosa sono i sentieri di montagna, se non dei cammini percorsi una volta, due, dieci, mille volte. Non tutti i tragitti esplorati una volta avranno un seguito di tentativi successivi. Molti saranno abbandonati a se stessi e di loro cesserà ogni memoria. Questo è quello che capita a ciascun ente sia sorto in questo mondo terracqueo. Ecco perché molti credono che nella memoria ci sia un’immaginaria chiave escatologica del mondo. Che è come dire che la speranza è l’ultima a morire. Prima moriamo noi e poi tocca a lei. La memoria di un atto mantiene la sua essenza, i suoi dati costitutivi, la regola che l’ha determinato, il suo software. L’ombra della sua anima.

Contro la tribù di Alberto Mingardi
Contro la tribù di Alberto Mingardi

“Per Hayek, ‘il problema di quale sia il modo migliore di utilizzare la conoscenza inizialmente dispersa tra le varie persone è perlomeno una delle questioni più importanti della politica economica o della progettazione di un sistema economico efficiente.”

Della saggezza antica dei nostri nonni e dei nostri zii più anziani è rimasto, in certi casi, solo il temine dialettale. Il nonno di mia moglie, poco prima di morire, rimpiangeva quando riterza, iucava a strummulu (gli pareva che fosse accaduto solo l’altro ieri) e mo me so’ fattu bbiecchiu! Quanti bambini, oggi, sanno cosa significa giocare con una trottola, o ne hanno vista una?

Alberto prende a esempio Il sagrestano, una novella di William Somerset Maugham, che narra di un analfabeta che viene minacciato dal prete che gli farà perdere il posto se in tre mesi non acquisirà i rudimenti della scrittura. Reso ansioso da tale prospettiva, dopo aver consigliato il suo datore di lavoro di cercare un suo sostituto, si reca in strada, quando all’improvviso sente il bisogno di una sigaretta. Non ne ha in tasca, e cerca una rivendita. Non ne trova e gli viene l’idea di aprire un negozio di tabacchi e di dolciumi. Inizia pertanto un’impresa commerciale, seguita da una seconda, e da tante altre, diventando in poco tempo ricchissimo. Non gli era bastata l’idea, ma essa era stata necessaria per iniziare. Poi, la sua volontà e un po’ di buona sorte gli hanno consentito in una decina di anni di farsi una fortuna. Se non fosse stato analfabeta, non gli sarebbe successo.

Un simile evento accadde anche a quella giraffina il cui collo si era spiacevolmente allungato, così da permettergli di cibarsi delle foglie più alte degli alberi.

Ai tempi del sagrestano di Maugham, non c’erano le indagini doxa. La sua scoperta commerciale fu del tutto casuale. Ora la cosa è diversa, ma non del tutto. “Senza giri di parole, Hajek afferma che ‘la somma della conoscenza di tutti gli individui, come un tutto integrato, non sta da nessuna parte.Sta ovunque, in altre parole.

Quel che sta da qualche parte è facilmente reperibile tanto da me quanto da alcuni miliardi di individui. Quindi nulla sarà mai sufficiente a scoprire l’acqua di un determinato calore, la cui precisione quasi assoluta richiederà uno studio notevole e una certa dose di buona ventura. Ma quel quasi non cesserà mai di incombere sulla nostra ignoranza.

Secondo Adam Smith, l’uomo ha la tendenza a trafficare in quanto “conseguenza necessaria della facoltà della ragione e della parola.”

Alcune delle aziende più importanti durano da più di un secolo. La durata media di una ditta è oggi soltanto di quattordici anni. Ed è in diminuzione, perché “gli uomini di impresa sbagliano di continuo”, in modo analogo al DNA la cui sequenza a volte reca errori che, talvolta, producono nuove forme di vita. La Nutella ne è un ghiotto esempio: nata come surrogato povero della cioccolata Gianduia, è ora famosa nel mondo. “È come un ecosistema, che è tanto più robusto non quanto più forti sono i suoi membri, bensì quanto più riesce a imparare dai loro fallimenti e dai loro errori.” E tutto è rapportato al giudizio di una moltitudine, i clienti, che contribuiscono alla decisione finale: “si tratta di fenomeni complessi che sfuggono alla comprensione e al controllo di un singolo individuo.” In un’ottica naturale, siamo tutti animali sociali, tanto l’azienda commerciale, quanto noi singoli individui: la nostra sorte dipende dalla capacità di adattamento.

… ci siamo evoluti raccontandoci storie attorno al fuoco, abbiamo imparato a provare affetto per i personaggi di quelle storie, a identificarci con esse.”

In Il Software del linguaggio, il linguista Raffaele Simone fa distinzione tra gossip, chiacchiera: non esiste narrazione che prevede la trasmissione orale o scritta di eventi mirabili o deprecabili, comunque insoliti; e grooming, che è la chiacchiera intima, fra gente che si coccola. Anch’esso può servire allo scopo di narrare, se uno degli accarezzati fa lo scrittore. In secondo luogo, chi grûma può farlo con più persone, anche fuori dalla famiglia e quindi, indirettamente, finisce per gossipare. In tutti i due casi la chiacchiera, in tutte le sue forme, determina l’andamento dell’economia. Si tratta del cosiddetto passaparola.

Questo primo capitolo indica in che misura ciascuno di noi influisce su un mondo che è collegato capillarmente, come se fosse un unico villaggio, in cui tutto quello che accade varia tutto il resto. Per usare una metafora quantistica, all is definetely entangled.

Secondo il gesuita Liberatorela libera concorrenza ‘giova alla profusa e rapida produzione ma nuoce all’equa distribuzione. A lei è dovuta l’abbassamento dei salari e la misera condizione in cui l’operaio è ridotto. Essa origina gli artificiali monopoli e legittima lo sciopero.”

Papa Leone XIII
Papa Leone XIII

Nel Rerum Novarum Leone XIII scrive:Se il lavoratore accetta i soprusi pur di sopravvivere, è chiaro che subisce una violenza, contro la quale la giustizia protesta.”

La questione sarà risolta (non definitivamente), parecchi decenni dopo, con la legge n. 389/1989, in cui è indicato che ad ogni lavoratore spetta un contratto siglato dai sindacati più rappresentativi. Questa parola, spettanza, indica un diritto, sine qua non è corretto l’impiego.

Ecco che il medesimo fine è raggiunto da due rappresentanze diverse, una di tipo religioso e l’altra di tipo civile.

Non è irrilevante che la giustizia sociale fra la società industriale e la Chiesa cattolica, che essa si accompagni a una nostalgia per arrangiamenti premoderni, che essa si giustapponga nei massimi documenti pontificati di Pio XI, a un’espressione tanto più evocativa a quei tempi che ai nostri: ‘la Corporazione’”.

Anche il nazionalsocialismo tedesco si occupa della questione, quando prefigura che “Il lavoratore e il datore di lavoro nazional-socialisti sono incaricati e procuratori della complessiva economia nazionale.Per Hayek:Il modo di interpretare la società come un organismo è stato quasi costantemente utilizzato a sostegno di concezioni gerarchiche e autoritarie.”

Lo stesso peronismo tenta diassorbire la nazione nello Stato invocandone l’unità e identità.”

Una considerazione interessante: “Sostituite al caos del mercato un meccanismo ben funzionante è un’ambizione illuministica. Invece, sedare il conflitto sociale, superarlo, restaurare la concordia fra produttori è un sogno romantico: si aggrappa a ricordi medioevali, non a futuri utopistici. Eppure l’una cosa e l’altra sono più strettamente collegate di quanto appaia. Entrambe proclamano la prevalenza del tutto sulle parti, celebrano il trionfo della lungimiranza della società sulla grettezza dell’individuo. L’interesse di Hayek sulla giustizia sociale deriva dall’individuazione di questo carattere comune.”

Mi domando se il colto Hayek abbia mai letto Eros e civiltà di Marcuse, e se l’abbia apprezzato.

Questa divisione etica fra società (“lungimirante”) e individuo (“gretto”) mi fa rabbrividire. Questo contrappore l’Uno e il Tutto è terribilmente significativo. Esiste una massa di anime, chiamiamola società. Esiste un’anima, chiamiamola persona. Esistono anche numerose masse animali all’interno della società: da un lato, federazioni, corporazioni, associazioni, partiti, organizzazioni sindacali, assemblee di cooperative, consorzi, reti di aziende e, dall’altro lato, ma si fa per dire (anche negli altri gruppi non mancano le subordinazioni), il personale dipendente. Il problema non è se esistano tutte queste tribù, ma con quali conseguenze ognuna di esse cercherà di combattere, spesso l’una contro l’altra, spesso all’ultimo sangue, per esistere.

Se un anima-individuo si oppone all’anima collettiva-società, in misura più o meno grave, è un folle. Se una società perseguita l’individuo, in misura più o meno grave, è nazionalista. Questo conflitto esiste anche all’interno di ogni singola tribù. Nel mondo, che è ben lungi dall’essere a tutti gli effetti un villaggio globale, ogni nazione, nell’ottica planetaria, risulta non essere altro che una tribù, in un conflitto che sembra aver mai fine.

A quel folle individuo, al pari del protagonista del Diario del Ladro di Genet, non rimane che delinquere, cioè lasciare, abbandonare, partire per la tangente. Il giovane subisce un vero fascino da queste figure, come io lo provai per i rappresentanti della beat generation, soprattutto per Gregory Corso e per quell’Allen Ginsberg, che predicava l’allargamento della coscienza, dell’individuo, ovviamente, evadendo senza dirigersi affatto all’esterno della società contro cui ci si ribellava.

Cosa rimane di quella tendenza alla libertà di marcusiana o beatnik natura? Poco, forse nulla. Ci sono però le società a responsabilità limitata a socio unico, magari semplificate (a un €). En passant, quei folli che fine hanno fatto? O sono morti, oppure grew a belly, con l’eccezione di Lawrence Ferlinghetti, editor in chief, 101 anni e 9 mesi

Ogni conflitto non può più evitare di essere sociale: gruppi di anime contro altri gruppi di anime.

Colgo un’amenità, anzi, una coppia di amenità, fra pagina 231 e 232.

Dice il saggio (Hayek):Se noi prendiamo le persone le cui idee influenzano gli sviluppi degli avvenimenti, costoro sono ora, nelle democrazie, in una certa misura tutti socialisti.”

A mo’ di concia, Alberto aggiunge: “Come già abbiamo detto, c’è ben poco che, sul piano strettamente programmatico, differenzi ormai conservatori e laburisti…” (io ci avrei messo anche i whigs, visto che c’ero).

Alberto Mingardi
Alberto Mingardi

Nella pagina successiva, Alberto sottolinea gli effetti di una discriminazione avvenuta nei confronti del povero saggio: È esattamente ciò che capita a Hayek, che sente il peso questo isolamento nella discussione intellettuale ‘seria’, e si ritrova invece paradossalmente a parlare, soprattutto negli Stani Uniti, a gruppi di appassionati difensori della libera impresa, tanto entusiasti tanto spesso lontani dal dibattito mainstream.” Tutto questo capita quandoavversari intellettuali hanno argomenti solidi, che andrebbero smontati con cura, pezzo dopo pezzo…Ed è meglio alloraevitarsi il problema e scrollare le spalle: quello è un reazionario.”

Si potrebbe ipotizzare una partita di calcetto, non fra scapoli e ammogliati, ma fra socialisti e reazionari. Secondo me finirebbe ai rigori, senza reti dopo 671 tiri dal dischetto, partita poi sospesa sullo zero a zero a causa del buio, e perché a rincasare dopo le 22,00 si rischia la multa-covid.

Perla successiva: “La formula ricorrente e proteiforme della giustizia sociale è diversa dal socialismo hard che mira alla collettivizzazione, qui ed ora, dei mezzi di produzione. Ma può portare a esiti molto simili, facendo leva su mezzi solo lievemente diversi.” Qui Alberto non specifica se per hard intenda qualche attore della scuderia di Rocco Siffredi, oppure il Partito Comunista d’Italia, che nel 1968 venne riconosciuto da quello della Cina Popolare (ma anche da quello albanese). Purtroppo, nel 1991 venne sciolto. Peggio, confluì nel Movimento per la Rifondazione Comunista, l’odierna Rifondazione Comunista.

Questo non lo so definire. Maldicenza pura? Del presidente yankee Donald Trump si dice che ha preso per mesi una pastigli di idrodissiclorochina, per prevenire il covid19. Del suo predecessore, si riporta questo: “Limbaugh ha raccomandato La via della schiavitù suggerendo agli spettatori che il libro avesse in qualche modo ‘previsto’ la brama di potere da parte di Obama e dei suoi, probabilmente sulla base del titolo del decimo capitolo, Perché emergono i peggiori.” Ovviamente Alberto sottace il fatto che trump in gergo yankee significa briscola, ma anche gas intestinale.

Nelle culture politiche della sinistra, ogni tanto la divisione rilevante sembra essere quella fra coloro che pensano soltanto a come redistribuire la ricchezza, e quelli che invece si accorgono che la ricchezza deve essere prodotta prima di essere redistribuita. Questi ultimi si sono convinti che il capitalismo è una pecora che va tosata periodicamente, ma non va accompagnata al macello.” Qui farei fatica a individuare i partiti, ma sento che almeno uno dei due è il PD, se non entrambi.

C’è qualche illuso che pensa:Pensiamo alle aliquote dell’imposta sul reddito.” Eh?! Ma siamo matti?! “… aliquote molto elevate disincentivano le persone, per esempio, dal lavorare di più, o dall’investire a vantaggio dell’attività produttiva anziché spenderli…Ci sarebbe il serio rischio che dopo il ventesimo gol, e i primi dieci milioni di euro annui, Cristiano Ronaldo si scocciasse di scendere in campo. Come farebbe la Juventus a vincere il decimo scudetto, pur perdendo l’ennesima finale di coppa? Solita frase perlacea: “La pecora capitalistica, quando ha l’impressione di essere tosata troppo, dà meno lana.”

A proposito di lana:L’abito di lana, che veste il lavorante a giornata, per quanto grossolano e ruvido possa apparire, è ad esempio il prodotto del lavoro congiunti di una grande moltitudine di operai.” Che ringrazi il loro datore di lavoro, oltre che il proprio!

Scrive Alberto che a decidere se scendere in guerra è il governo, ma quali gusti scegliere per il proprio gelato da passeggio resterò sempre io. Almeno quello.

Vance Packard
Vance Packard

Mi domando se abbia mai letto o gradito I persuasori occulti di Vance Packard, e se si ricordasse di come quella celebre etichetta, arrotondata e sagacemente resa dalla forma più muliebre, attirasse un numero maggiore di ganzi assetatati di liquore.

Fa poi un paragone molto simpatico, ma non più di altri. Talvolta, in tornei minori, golfisti professionisti affrontano i dilettanti, partendo da un handicap, per rendere più exciting la tenzone. Nei tornei che contano (con premi più ricchi) questo non accade. Vince il più forte. Lo stesso vale per la politica economica, dove non si deve scherzare né fare i fenomeni. “Per Hayek la posta in gioco è il progresso della società umana.”

Un’economia di mercato i salari è una situazione nella quale i salari non sono determinati da nessuno.”

Purtroppo nessuno ha avvertito Alberto che viviamo in una società marxista-leninista retta su principi raccapriccianti, quali il citato articolo 1 della Legge n. 389/1989, per cui i minimi retributivi sono fissati da contratti stabiliti fra le imprese e i sindacati, per cui, se vuole, il ddl (datore di lavoro) può dare di più, ma non di meno. Diversamente il lavoratore può andare in causa, oppure chiedere all’Ispettorato del Lavoro una diffida accertativa: in tutti i casi l’esito è incerto, o il ddl paga, oppure no, se ha finito i soldi. Si tenga sempre presente che esistono le società di capitali che ogni tanto, spesso, hanno il brutto ghiribizzo di fallire.

La contribuzione previdenziale è sempre dovuta, anche in caso di mancato versamento da parte del ddl, per un principio che non so quanto potrebbe piacere al professor Hayek, l’automaticità della prestazione. Il lavoratore che ha versato la propria quota di contribuzione, ma anche quello in nero, ha diritto ad avere a suo tempo la disoccupazione o altre prestazioni, a prescindere da quanto l’INPS sia riuscita a riscuotere.

Banalità? Ingiustizie? No: leggi dello Stato.

La cosa riguarda solo i subordinati, non gli autonomi, Né gli amministratori, delegati o no. Solo chi rientra nell’alveo previsto dall’art. 2094 del Codice Civile.

“… per Hayek prezzi e retribuzioni hanno una componente legata al caso: e che ce l’abbiano è utile, dal momento che essi devono consentire a domanda e offerta di adeguarsi a cambiamenti.” Così vince il più accorto (quello che darwinianamente meglio si adatta al cambiamento).

Nella nota 122 di pagina 260, Alberto si chiede, seriamente: “è davvero possibile pagare allo stesso modo un’ora di lavoro, indipendentemente dalla professione di chi lavora. Un’ora di lavoro di un cardiochirurgo e un’ora di lavoro di un carpentiere…”.

Il mio teologo di fiducia, Padre Aldo Bergamaschi, amante di Platone, diceva di sì: in tal modo, diceva, ognuno faceva il mestiere che gli riusciva meglio, provandone soddisfazione. Ti chiedo (sono passato al tu, mo’ statte accorto, guagliò!): Alberto, qual fu quel filosofo greco che definì disgraziata quella società in cui il più ricco lo era oltre sei volte rispetto al più povero? Alberto, lo sai che l’1% della popolazione mondiale ha il doppio della ricchezza del restante 99%? All’inizio del tuo libro dici che intorno al secolo XIX il reddito pro-capite in Europa era al livello del Bangladesh odierno. Ma lo sai, Alberto, che il reddito pro-capite del Bangladesh moderno è al livello in cui era l’Europa di svariati secoli fa? Tre miserabili dollarucci al giorno (quando va bene)? Alberto, non è che tu pensi che questo mondo di m… ci sta andando tutto sommato bene a noi non bengalesi e affini, per cui non è colpa nostra se loro sono bengalesi e affini? Alberto, lo sai che la tigre dal Bengala l ē mèşa nîgra e mèşa şâla, e che un giorno ci azzannerà nel sedere uno a uno noi non bengalesi? Questo mondo di m… va molto a culo. Diversamente non sarebbe di m…

Tu ammetti che vincere alla lotteria è un conto, vincere con l’inganno è un altro (anche se un certo Irving Kristol, “uno dei leader intellettuali del neoconservatorismo contemporaneo” definirebbe tale dissociazione “pressoché sovversiva dell’ordine capitalista”). A proposito, intellettuale e comunista possono secondo te coesistere nella stessa frase? Tu come lo definiresti un Gramsci?

Hayeksostiene che l’esito della corporazione attraverso il mercato è a tal punto benefico, anche in queste condizioni di, per così dire, ‘diseguaglianza congenita’ degli uomini, che scardinarlo in nome di un ideale di giustizia non può che metterle a repentaglio. Se fosse fatta giustizia, perirebbe ogni speranza di progresso.”

Un concetto di Robert G. Collinwood merita una più profonda attenzione:Di conseguenza, tutti i prezzi, in ultima istanza, sono determinati dal ‘mercanteggiare del mercato’”.

Sabato mattina ero andato presso una cooperativa di consumo e di passaggio buttai un occhio sui libri posati a terra da un gioviale vucumprà. Passai. Dopo pochi metri m’arrestai. Estrassi il cellulare. Consultai Google. Tornai indietro e indicai al negroide (detto affettuosamente) un volume che pareva nuovo. Anzi, lo raccolsi, contai le pagine, che erano oltre 500, e gli chiesi quanto costava. Dieci euro, mi disse. No, troppo, replicai secco. Sette?, chiesi. Sì! Grazie caro, gli ammiccai, allungandogli una carta da cinque e una moneta da due. Mi ero appena accaparrato l’ultimo libro di racconti di Stephen King. A casa, tremebondo, controllai l’opera: pareva proprio integrale. Su Amazon una copia cartacea era valutata oltre 20 euro. Uscita in Italia nove mesi fa.

Mi sa che… mi tocchi dare ragione a quel demonio di Collinwood, le cui parole, tu dici, “sembrano uscite dalla penna di Hayek”.

Ma è allucinante!

Per Hayek esiste un problema cognitivo, che precede qualsiasi forma di risentimento. Noi critichiamo il mercato perché non lo capiamo.” In una piccola tribù, non vi è divisione del lavoro, perché lo scopo, sopravvivere, grazie alla caccia, è un fatto sempre uguale e immediato. Diversamente nella società moderna, è tutto molto più frastagliato e aperto all’inatteso. La biodiversità della cacciagione è troppo legata alle individualità aleatorie.

Per Hayekè stata la sottomissione alle forze impersonali del mercato ciò che in passato ha reso impossibile la crescita della civiltà.”

Poi citi Trono di Spade, storia che ha invaso la mia vita: libro, film, game, di cui non so nulla (diversamente da te e dai miei figli). Si tratta, a parer tuo, di un esempio di come la lealtà si possa raggiungere in qualsiasi modo, illecito o lecito che sia. Posso omettere qualsiasi commento?

Fare affari, tu dici, non è più, non è affatto un “maneggiare sterco del diavolo”. Non feta nemmeno più, a quanto pare. Bene, andiamo avanti.

Dici che il terrorismo bolscevico deriva dalla politica degli zar. Probabile.

Dici che l’idea socialista, e non il prussianesimo, ha dato origine al fascismo e al nazionalsocialismo. Può essere.

C’è pure chi disse che Cristo fu il primo socialista. Nulla di più probabile.

Il socialismo non è stato mai in nessun tempo e in nessun luogo un movimento originato dalla classe operaia…Antonio Gramsci se ne rese conto, ma poté far poco, poveretto.

Perché tanti accademici sono di sinistra, ti chiedi?

Il capitalismo raccoglie un’ostilità diffusa in larga parte perché ‘i meriti del capitalismo si manifestano solo a chi guardi in una prospettiva lontana…’”, lo afferma un certo Joseph Schumpeter.

Arrivi a dire che solo un intellettuale ricco può dirsi tanto indipendente dal giudizio altrui, da essere esente da servilismo. Una certa indolenza tipica dell’adulto fa il resto. Il salario che riceve, e che non vuole più perdere, in quanto magari tiene famiglia, fa il resto. Se è ricco questo non accade. Ha le idee più chiare, certamente.

Padre Aldo Bergamaschi
Padre Aldo Bergamaschi

Ho tradotto le tue parole, perché a un certo punto mi sono scocciato di riportarle. Io mi sono inc…, adombrato dal primo capoverso fin qui, e sono un po’ stanchino.

La nostra è la società più ricca della storia, con tanti confort che i nostri vecchi se li sognavano. Solo il sistema di mercato può ridurre gli ultimi residui di povertà. Più giustizia sociale ammoscia l’economia, danneggiando le imprese. Diversamente. La libertà di produzione, scevra da qualsiasi anelito di giustizia sociale, ha un effetto viagra (anche questa è una mia liberissima banalizzazione).

E il Bengala? Arriverà a sistemarsi anche lui, prima o poi. Il capitalismo è un Dio onnipotente.

Vorrei citare il mio Maestro Spirituale, l’unico che abbia mai avuto, Padre Aldo Bergamaschi, il teologo cappuccino che mi costrinse alla messa per anni, nonostante la mia fede quasi impalpabile, ridotta a una quantistica Speranza.

Egli confidava nella costruzione di un’Eu-topia, un bel luogo che dovrà esistere prima o poi, in cui cessino tutte le alienazioni dell’uomo, sia quelle religiose che quelle socio-economiche, in cui sarà risolto il conflitto fra padrone e operaio, fra stato e cittadino, fra donna (e uomo) e uomo (e donna). E in cui si assisterà a una (con)divisione delle etiche, cioè a una loro convivenza, purché ognuna di esse sia conciliante, nel rispetto e nella solidarietà, con tutte le altre.

Il suo discorso era micidiale e sgradito alle autorità religiose, specie quando, il giorno delle Missioni, egli diceva che i soldi raccolti sarebbero serviti per ricreare Altrove (anche nel Bengala) le contraddizioni presenti Qui e Ora. Il suo era un messaggio di fede e di speranza, mai compreso del tutto da nessuno e mai andato in porto.

Il suo grosso problema non era Gramsci, che pure talvolta citava, ma quel primo socialista di cui si diceva poc’anzi. Lo amava, ma sapeva che egli aveva reso la vita difficile all’uomo onesto, non al mascalzone, né al capitalista integralista.

Vabbè!

Ho finalmente finito di soffrire, anche se in realtà mi sono divertito a leggerti. La tua prosa è facilissima, ma fa inc…, adombrare parecchio. Vorrei augurarti una lunga vita, ma penso che non ce ne sia bisogno. Non tanto perché la gramigna non muore mai, e poi tu sei sicuramente una brava persona. Non sei umanista, quello no, ma umano sì, a modo tuo. A tal proposito ti consiglio la lettura di Le origini profonde delle società umane di Edward O. Wilson. Secondo me ti appassionerà tantissimo.

Il fatto è che, leggendo le note dove sono indicate le date di nascita e di morte degli economisti da te citati, ho notato che l’età media veleggia sugli 83 anni circa, con punte anche di 96.

Come chiosa finale, ti racconto il succoso aneddoto di quando, al termine di una roboante assemblea rivoluzionaria, Fidel Castro chiese se ci fosse un economista in sala. Il Che alzò la mano prontamente. Aveva capito comunista! Accortosi del malinteso, rinunciò all’incarico e partì per la Bolivia, dove morì di lì a poco, come forse sai. Ecco uno che non aveva capito bene come si fa a campare con spensieratezza.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Alberto Mingardi, Contro la tribù, Marsilio, 2020

 

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