“Il sale e gli alberi” di Ernesto Venturini: il manicomio fuori dalle sue mura

Ernesto Venturini, insieme a Franco Basaglia, è stato protagonista della chiusura dei manicomi negli anni 80′ – 90′. Dal 1991 al 2006 ha accompagnato, come assessore dell’OMS, il processo di riforma della psichiatria brasiliana.

Il sale e gli alberi
Il sale e gli alberi

Ha così raccolto il materiale utilizzato nelle conferenze, tratto dalla sua esperienza a Imola, Trieste, e Gorizia. Costruendo questo saggio che è un viaggio nella deistituzionalizzazione del manicomio.

Avendo personalmente scritto di malattia mentale, capisco bene cosa ci voglia comunicare Venturini: basti guardare qualche vecchia foto che ritrae questi luoghi, per leggere tutto il dolore, la tortura, l’abbandono in essa contenuta.

E basti vedere, ancora oggi, come reagiscono i cosiddetti “normali”, di fronte al disagio mentale; ma non solo, Venturini lo spiega bene, la società ha le stesse reazioni di disgusto e di rifiuto nei confronti di tutti i diversi: siano emigrati, barboni, vecchi … la lista è lunga e penosa.

Dice Basaglia: “A me non interessa, assolutamente, fare discorsi astratti sui bisogni e sulla sofferenza. M’interessa vedere, al contrario, in quale modo si organizzi questa sofferenza e la sua domanda, e vedere poi quale risposta si dia a questa domanda”.

Venturini ne riporta più volte il pensiero e, spesso, si dimostra tanto onesto da criticare la psichiatria, quando questa non tenga conto dell’individuo, ma sia solo vuota retorica.

I racconti sono molteplici, atti a dimostrare come sia bastato aprirsi al mondo, in questo caso portando il manicomio fuori dalle sue mura, per far sì che la gente ne venisse coinvolta e collaborasse a questo progetto innovativo.

Inoltre si dimostra come l’arte, il lavoro, il fare, serva a smuovere l’apatia (spesso indotta), in cui erano costretti i malati.

Anche questo non vederli come malati, ma come persone, non da riabilitare, che già il termine parte da un presupposto negativo; ma da abilitare. Una parola che apre a un mondo di possibilità.

Venturini ci mostra alcune di queste persone e le loro abilità. Ad esempi Primo Vanni, che scriveva e ha anche pubblicato: “Ho scritto la mia storia per insegnare agli altri come ho fatto ad ammalarmi … Chiedo perdono al Bondio se ho disturbato. E ringrazio quelli che mi hanno fatto del bene, e che il Bondio faccia la santa grazia che diventino boni anche quelli che mi hanno fatto del male e che mi restituiscano le robe che mi hanno fregato”.

Il sale e gli alberi - Ernesto Venturini
Il sale e gli alberi – Ernesto Venturini

Ci viene dimostrato come sia importante che abitino, vivano, in una casa; perché la casa è un rifugio, non una prigione come lo era il manicomio.

Interessante, poi, il perché del titolo: “Il sale e gli alberi”. Basaglia, quando parlava del manicomio diventava intransigente e diceva: “Dobbiamo comportarci con il manicomio come si comportavano gli antichi Romani con gli avversari particolarmente tenaci. Quando conquistavano una città nemica, la distruggevano, aravano il terreno e, poi, vi gettavano sopra il sale, per impedire la crescita di ogni nuova pianta”.

Questo saggio offre una visione ampia sulla malattia mentale, sulla ghettizzazione di cui è vittima, da sempre. Ma anche sulle opportunità che si possono offrire a delle persone che hanno dei problemi, ma che non sono il loro problema.

Non poteva mancare la poesia che Alda Merini scrisse a Basaglia e che chiude:

“ma la cosa più inaudita, credi,

è stato quando abbiamo scoperto

che non eravamo mai stati malati.”

 

© 2020 Negretto Editore

ISBN  978-88-95967-39-4

Pag. 249 € 15,00

 

Written by Miriam Ballerini

 

Info

Intervista ad Ernesto Venturini

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