“Trattato del Leone verde” di Raimondo Gaufredi: Faeces est ignis

Verbum abreviatum fratris Raymundi.

Verbum abbreviatum verissimum et approbatum de occultis enucleatum brevi sermone abreviavi vobis in operae solit et lunae, in primis op(p)ido flagitans conculcandum: hoc enim secretum secretorum omnium philosophorum, ortus deliciarum et aromatum omnium thesaurorum quem qui semel intraverunt ulterius non indigebit.”[1] – “De leone viridi”

Trattato del Leone verde
Trattato del Leone verde

Il “Trattato del Leone verde” è considerato opera di Raimondo Gaufredi, XIII generale dei francescani e successore di Frate Elia da Cortona, ed è stato recentemente pubblicato dalla casa editrice Edizioni Mediterranee nella collana Nuova Biblioteca Ermetica diretta da Massimo Marra.

La pubblicazione consta di un’introduzione curata dallo studioso e ricercatore Paolo Galliano, o piuttosto un vero e proprio saggio sull’alchimia, sul simbolismo e sull’autore Raimondo Gaufredi. Suddiviso in cinque capitoli così denominati: “Alchimia e Chiesa fra XIII e XIV sec”, “La ‘schola alchemica” francescana”, “Raimondo Gaufredi: vita e scritti”, “Il simbolismo del ‘leone verde”, “Il ms 433 Helmst di Wolfenbüttel: il De leone viridi”.

Segue il “De leone viridi” in latino su un testo trascritto dal manoscritto 433 Helmst di Wolfenbüttel (codice papiraceo scritto tra il 1415 e il 1429) e dalla traduzione in italiano riccamente annotata da Paolo Galiano. Chiude una postfazione del curatore della collana Massimo Marra.

Coponimus igitur nostrum lapidem ex ista terra cum igne permixto et ex aere et aqua quae iam superius extracta sunt. Igitur in Dei nomine recipe una partem terrae praedictae et imbidì eam cum una parte aquae praedictae quae mercurius nominatur per certo, terendo optime super marmor et desiccando ut dictum est, et cum bene desiccatum fiuerit iterum imbibe cum mercurio praedicto imbibendo et desiccando ad solem vel ad lentum ignem ut dictum est. Et hoc tantum totiens fiet donec terra bibat duplum sui de mercurio praedicto.”[2]

La posizione di Raimondo Gaufredi è simile a quella di Frate Elia quando si accenna al secretum auri: l’oro-spirito diviene perfectum quando è amalgamato in modo armonico con il piombo-corpo, troviamo dunque non più una trasmutazione dei metalli ma piuttosto una rigenerazione possibile per l’essere umano, un perfetto equilibrio tra corpo e spirito.

Teniamo sempre presente che sia Raimondo Gaufredi sia Frate Elia sono stati due religiosi di elevata posizione nelle gerarchie ecclesiastiche.

Non abbiamo certezza sulla data di nascita di Raimondo Gaufredi, si suppone sia avvenuta prima del 1246, apparteneva ad una famiglia antica e prestigiosa (Gaufredi di Provenza) ed era figlio di Borgognone I visconte di Marsiglia.

Fu deposto, nel 1296, da papa Bonifacio VIII dalla posizione di XIII Ministro generale, si pensa a causa della protezione che aveva accordato agli “spirituali”, ovviamente mal visti dalla curia romana perché professavano antichi ideali quali povertà e semplicità su insegnamento del Cristo.

Rientrato in Provenza continuò sino alla morte la sua difesa dei confratelli “spirituali” e, si deve ricordare, fu grazie ai suoi interventi che il filosofo, scienziato ed alchimista inglese Ruggero Bacone uscì dal carcere.

Raimondo Gaufredi - Photo by FotoSacroConvento.Omeka
Raimondo Gaufredi – Photo by FotoSacroConvento.Omeka

Morì nel 1310, non sono chiare le cause: malattia od avvelenamento (il dubbio pende verso la seconda ipotesi se si prende in considerazione che nello stesso anno morirono altri due difensori degli Spirituali).

Paolo Galiano, nel quarto capitolo dell’introduzione, spiega: “Il leo viridis alchemico che dà il nome al trattato di Raimondo Gaufredi è un termine che può essere letto su piani diversi e riprende in particolare del simbolismo mitico-religioso del leone il significato a esso connesso della duplice azione creativa e distruttiva e della rinascita che ne consegue: il ‘leone’ in quanto forza solare potente e distruttiva è il nome di un potente solvente, il vetriolo, e il ‘verde’, colore legato alla rigenerazione della natura, lo indica come inizio del percorso di rinascita del metallo imperfetto, simbolo dello stesso alchimista, verso la trasformazione in oro. Per tale motivo ‘leone verde’ è il nome del vaso in cui si compie l’operazione iniziale di soluzione e distillazione della Materia prima nel passaggio dall’Opera al Nero all’Opera al Bianco attraverso l’Opera al Verde.

Un trattato di Alchimia non può essere interpretato in modo razionale perché i concetti – e le parole che li formano – sono un codice. Ogni trattato è strettamente correlato a colui che l’ha scritto e questo ci palesa perché, nei diversi trattati, le modalità presentate sono differenti: questo fattore è di grande importanza perché ci ricorda che ogni essere umano è unico seppur simile.

Il codice alchemico è volutamente occulto proprio per non lasciarlo intendere a chi non ha la pulsione verso la ricerca del vero oro, dell’equilibrio corpo-spirito. E, fondamentalmente, resterà sempre oscuro per quelle persone che si avvicinano a trattati come questo di Raimondo Gaufredi, o di Frate Elia o di Eireneo Filalete, cercando la materia.

Faeces est ignis

Massimo Marra, nella sua postfazione intitolata “Intorno al leone verde”, mette in evidenza alcuni versi di un poema inglese, “The Hunting of the Green Lyon”, attribuito al vicario di Malden, Abraham Andrewes (a noi giunto grazie a Elias Ashmole nel suo “Theatrum Chemicum Britannicum” e di cui sappiamo Isaac Newton[3] fu attento lettore).

Atalanta Fugiens - Emblema XXXVII
Atalanta Fugiens – Emblema XXXVII

“… Il cui colore senza dubbio non è questo,

E ciò la tua saggezza lo può comprendere,

Poiché nessun uomo vivente ha mai visto

Stare su quattro zampe un leone colorato di verde:

Ma il nostro leone brama la maturità,

È chiamato verde, credimi, perché immaturo,

Ed esso può correre velocissimo,

E presto può superare il Sole,

E improvvisamente divorarlo

Se entrambi vengono chiusi in una torre,

E il Sole fa eclissare da che era così splendente,

E da rosso che era lo volge in bianco:

Per la virtù della sua crudezza,

E per gli immaturi umori che sono in esso,

E ancora per il calore che ha dentro,

Quando ha divorato il Sole,

Esso lo porta a maggior perfezione

Di quella che avrebbe mai avuto per azione della Natura.

Questo Leone fa sì che presto il Sole

Sia congiunto a sua sorella la Luna;

Per mezzo delle nozze, cosa meravigliosa,

Questo Leone fa sì che essi procreino un Re. […]”

 

Written by Alessia Mocci

 

Note

[1] Traduzione: “Testo abbreviato da Raimondo Gaufredi. Con un testo più breve ho riassunto per voi l’opera verissima e comprovata estratta dai segreti nelle operazioni del Sole e della Luna, richiedendo assolutamente per prima cosa che una tale e così preziosa perla non debba essere gettata ai cani e ai porci: questo è infatti il segreto dei segreti di tutti i filosofi, orto delle delizie e tesoro di ogni profumo, che coloro i quali una volta lo hanno intravisto non necessitano più di altro.

[2] Traduzione: “Prepariamo dunque la nostra Pietra con questa terra mista a fuoco e con l’aria e l’acqua che già in precedenza sono state estratte. Ora nel nome di Dio prendi una parte della terra di cui si è detto e imbibiscila con una parte dell’acqua suddetta, cioè il mercurio, tritando con grande attenzione sul marmo ed essiccando nel modo descritto, e quando sia ben disseccata di nuovo imbibiscila col mercurio, imbibendo ed essiccando al sole o con un fuoco basso, come si è detto. E questo ripetilo tante volte fin quando la terra incorpori il doppio del suddetto mercurio rispetto alla sua quantità.

[3] Edizioni Mediterranee ha pubblicato l’interessante volume “Isaac Newton – Scienziato e Alchimista” di Betty Jo Teeter Dobbs. Clicca QUI per approfondimento ed acquisto.

 

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