“La città dal mantello rosso” di Aslı Erdoğan: la ricerca del sé profondo a Rio de Janeiro

“Squillò il telefono. Sussultò reagendo come al rumore di spari, Özgür, ma non reagì. Con l’aumentare della solitudine, era aumentata anche l’astrazione dal mondo esterno; era da molto che aveva smesso di sobbalzare a ogni squillo dell’insolente apparecchio…”

La città dal mantello rosso di Aslı Erdoğan
La città dal mantello rosso di Aslı Erdoğan

Le vicende raccontate dalla scrittrice Aslı Erdoğan nel suo romanzo La città dal mantello rosso edito da Garzanti nel 2020, si sviluppano a Rio de Janeiro, città che nell’impianto narrativo del libro assume il ruolo di protagonista. In quanto ambientazione costantemente a fianco di Özgür, personaggio principale della narrazione. Che, vagando per la città brasiliana, è in cerca di un altrove, un qualcosa di cui non ha consapevolezza nel momento in cui dalla Turchia si trasferisce in Brasile.

Un titolo suggestivo, La città dal mantello rosso, attribuito a un romanzo altrettanto suggestivo, il cui riferimento è la raffigurazione di un tramonto tropicale, elemento in stretta connessione con l’aspetto immaginifico che la scrittrice ha impresso al libro.

La trama de La città dal mantello rosso, dall’evidente tono introspettivo, è lineare e non complessa. Complessa, invece, è la personalità di Özgür, non meno articolata della città stessa, condizione che le dà l’impulso per compiere un viaggio all’interno di se stessa.

Un’esplorazione personale, intima, che la porta alla ricerca di emozioni nuove ed è testimone della sua metamorfosi. Ed è soltanto perdendosi nel caos cittadino e intrecciando parole e frasi che Özgür impara a conoscere il proprio universo interiore.

La donna cerca forse un sé più profondo di quello che abita il suo presente, e in cui non si riconosce?

Si chiede il lettore, già catturato dalla trama del romanzo gravida di sollecitazioni. Verosimilmente sì, e lo si scopre approfondendo la lettura, intrigante e originale, e dalle molteplici sfaccettature.

“Il giorno dei fuochi d’artificio! Dio, quanto ero ingenua!” All’inizio aveva associato i fuochi d’artificio che ogni domenica scoppiavano in seicento favelas alla gioia di vivere dei brasiliani, aveva ammirato quel popolo festoso. Aveva imparato solo mesi dopo che quelle stelle cadenti artificiali annunciavano la distribuzione della cocaina…”

La città dal mantello rosso lo si potrebbe definire un romanzo nel romanzo, in quanto il personaggio principe della narrazione, Özgür appunto, è un insegnante turca che aspira a dare vita ad un romanzo. Dopo aver fatto esperienze fra le più disparate, Özgür diventa un’osservatrice attenta della realtà che la circonda, presentando al lettore Rio de Janeiro, città splendida, nonostante i suoi molti aspetti poco edificanti. Seppur non apertamente visibili, in quanto celati nei meandri di una città dai mille volti dove, povertà e miseria, sono elementi tangibili di una società che non offre ai suoi abitanti il benessere necessario affinché possano condurre una vita dignitosa.

Elementi ben occultati dietro a feste e a fasti, simboli di una città dall’intensa e struggente geografia del luogo, ma da annoverarsi come una realtà che nasconde nei suoi segreti anfratti miserie umane indicibili.

Ed è attraverso l’occhio analitico di Özgür, personaggio chiave attraverso cui passano le vicende che si intrecciano nella narrazione, e di cui è interprete e testimone al contempo, che l’autrice fa partecipe il lettore di quanto le accade. Escamotage, che prevede la presenza di due voci narranti nell’impianto narrativo.

Accolta da una città festosa e colma di umanità, inizialmente la donna è a suo agio, forse perché bisognosa di un calore umano che non ha trovato nella sua terra d’origine; in seguito, grazie a una trama intensa e suggestiva, Özgür scopre tutte le deficienze di cui Rio de Janeiro è satura. Constatazione che arriva a spezzarle il cuore e si manifesta con toni cupi, obbligati anche dalla continua introspezione a cui si il personaggio sottopone.

Per sviluppare il romanzo, l’autrice ha caratterizzato il personaggio di Özgür, figura dalla sensibilità alquanto articolata, grazie al quale il viaggio può essere interpretato come metafora di un’esplorazione personale, pronta a testimoniare gli umori della donna, i quali sono un imperativo imprescindibile per dare vita al libro che ha in mente; e al contempo accettarsi dopo l’incessante lavoro di scavo psicologico a cui ha obbligato se stessa.

“Non si ricordava quando avesse deciso di cominciare a scrivere La città dal mantello rosso, non pensava neppure di averlo ‘deciso’. Come ogni cosa determinante nella sua vita era il prodotto di coincidenze, intrecci, combinazioni inspiegabili…”

Aslı Erdoğan
Aslı Erdoğan

Dotato di un impianto narrativo interessante, La città dal mantello rosso si può anche ascrivere fra i romanzi a connotazione autobiografica. L’autrice, infatti, ha soggiornato a Rio de Janeiro quando, in veste di studentessa, ha visitato i medesimi luoghi, diventati in seguito ambientazione del suo libro.

Romanzo di non immediata fruizione, in quanto concentrato soprattutto sulle emozioni e i sentimenti vissuti da Özgür, La città dal mantello rosso è libro da leggere e da godere, perché custode di contenuti importanti. Che riflettono lo stato d’animo di Özgür, il quale si fa specchio del contesto brasiliano in cui si trova immersa. Un crogiuolo di varie etnie il quale racconta la storia dell’autrice e il ruolo che Rio de Janeiro ha avuto nella sua crescita personale, ma anche un drammatico cuore pulsante occultato da spiagge scintillanti e sobborghi degradati.

Città, la quale diventa strumento per indagare la personalità di una giovane donna che ha bisogno di ritrovare se stessa, ricordando che l’identità di ciascuno non è definitiva, semmai è un processo in continua evoluzione.

“Özgür in tre settimane aveva afferrato che a Rio non sarebbe rimasta in piedi da sola, sperava di consolare il dolore fresco dell’abbandono con un nuovo amore…”

Qualche nota, importante, per meglio contestualizzare l’autrice, al fine di comprendere con maggior dovizia un romanzo che è di formazione, in quanto spaccato della realtà che abita una delle città più grandi del Brasile che, vittima di un grande degrado celato fra i suoi mille bagliori e il suo continuo frastuono, ne oscura la vera natura.

Aslı Erdoğan è una scrittrice turca molto apprezzata. È infatti fra i più illustri rappresentanti della letteratura turca contemporanea.

Molti sono stati i riconoscimenti che li sono stati attribuiti per La città dal mantello rosso, e molta è stata l’attenzione che la critica le ha rivolto; a dimostrazione di ciò, sono state numerose le traduzioni di cui ha goduto il suo romanzo.

Attivista per i diritti umani, nel 2016 ha pagato sulla propria pelle la difficile scelta di stare dalla parte di coloro che diritti ne hanno pochi: arrestata, è stata a lungo detenuta in un carcere turco.

“Era un amore che esisteva soltanto per sé; mancante, ferito, incosciente, molto vicino alla follia, carico di odio e di disgusto; e il destino di un tale amore è cercare l’annichilimento. Come un fiore che appassisce in vetrina, avvelenato senza raggiungere nessuno, sporcato nella maniera più umana…”

 

Written by Carolina Colombi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: