Sta per succedere qualcosa di William Ospina: se siamo arrivati fin qui è perché eravamo diretti qui

Traduco questo articolo di William Ospina che è un appello e una critica a tutti noi, non una critica saccente, ma una condivisibile e ragionata.

El Espectador
El Espectador

Abbiamo vissuto per tanti anni al di sopra delle nostre possibilità, e soprattutto, al di sopra di quelle del pianeta, ma peggio ancora, al di sopra della soglia di resistenza dell’ecosistema in cui noi stessi viviamo.

La natura ci ha dato vari segnali della sua sofferenza e noi non li abbiamo ascoltati, i nostri politici nemmeno, e così i potenti della Terra.

L’ultimo segnale è stato questo della pandemia, e si sperava bastasse a farci prendere coscienza di dove stavamo andando e delle conseguenze di ciò che l’uomo stava facendo, invece, pare che l’uomo non abbia capito la lezione, non abbia ascoltato l’avvertimento datogli dalla Natura.

Cosa succederà da ora in poi? Con razionalità e intelligenza, William Ospina analizza tutto questo percorso scellerato e irresponsabile compiuto dall’uomo facendo appello a ognuno di noi, perché siamo tutti colpevoli. Non lo sono solo i politici o i potenti. Basta che ognuno analizzi obbiettivamente la sua vita perché lo capisca. Ma per riuscire a cambiare le cose si deve capire che è il pianeta a essere la nostra casa, e siamo noi tutti che lo dobbiamo difendere e tenere pulito.

Sta per succedere qualcosa di William Ospina

Commetteremo un errore molto grave se pensassimo che è Donald Trump che sta ammazzando il mondo.

Trump, con il suo cinismo, la sua arbitrarietà, le sue esagerazioni e le sue insolenze, non è nient’altro che l’emblema di quest’epoca perduta e degli immensi pericoli insiti in essa.

Ciò che in realtà sta uccidendo il mondo è il nostro modo di vivere, l’inerzia di certe abitudini, la vanità di certe “virtù” e il trionfo dell’illusione. Se siamo arrivati fin qui è perché eravamo diretti “qui”, e non è stato Donald Trump a portarci.

Non sappiamo, verso dove stiamo andando, per questo vogliamo andare sempre più in fretta. Giriamo continuamente in circolo come delle tigri rinchiuse in gabbia. Viviamo un conflitto tra la “casa” e il “mondo”, e siccome il mondo ci spaventa, la casa diventa il nostro rifugio. Da qui, quanto più pulita è la casa, più sporco sarà il mondo.

Quanto più potere vogliamo avere sulla nostra vita, meno potere abbiamo sulla vita. La nostra stessa salute, ormai, non è qualcosa che si cura, ma qualcosa che si compra. E siccome non vogliamo perderci nessuno spettacolo, stiamo comprando i biglietti in prima fila per l’Apocalisse.

Ho conosciuto un tipo che se gli si chiedeva: «E lei che fa?», rispondeva: «Io non faccio niente, io compro tutto già fatto». Nessuno di noi ha più tempo per fare le cose, ma tanto pensiamo che l’industria ci fornirà di ogni cosa.

Tutto arriva già pronto per essere consumato, già preparato, impacchettato, disegnato, dieci volte più avvolto nella spazzatura che mai. E dove va tutto ciò che tocchiamo? Non sprofonda nell’oblio come nei vecchi poemi, oggi se ne va ad avvelenare il mondo. Tanto, siccome il mondo non è la “nostra casa”, non ci importa. O ci importa soltanto quando andiamo al mare e lo troviamo pieno di plastica, di bottiglie, di tappi e di buste.

Il mondo ci sembra brutto e sudicio, e scende la sera.

Mare inquinato da plastica gettata dall'uomo
Mare inquinato da plastica gettata dall’uomo

Più gasolio, più plastica, più velocità, più spazzatura, ogni anno un nuovo cellulare, e poi gettiamo tutto nel ventre della terra. La terra non può digerire tanta scienza, ma non ci importa. Siamo i re della creazione, siamo gli imperatori di Roma, siamo noi Donald Trump.

Il clima sta cambiando? Questo problema si cancella con una barzelletta. C’è una pandemia? Basta chiudere gli occhi. L’economia affonda? Siamo grandi, facciamo tutto bene. Siamo l’America. Siamo la specie umana. Siamo quelli con più successo. Mai nessuno ci sconfiggerà. Più macchine, più consumo, più velocità, andiamo più veloci.

Eppure, gli imperatori duravano pochi anni. Erano troppo arbitrari, troppo cinici, oscuravano il sole con le mani, e sapevano dare soltanto pane e circo. E quando manca il pane, doppia razione di circo. La specie umana è volubile, crede a tutto ciò che dicono gli altoparlanti. Per seguire una rotta con fiducia, le basta vedere che molti la seguono. Anche qualora la successiva stazione fosse l’abisso.

Chi scegliere? Non chi dice la verità, ma chi dice le cose meno scomode. Chi ci conferma le nostre abitudini. La nostra è la logica del gregge: «Ho vissuto come tutti, voglio morire come tutti, voglio andare dove vanno tutti».

Un’altra volta: quel che sta uccidendo il mondo è un modo di vivere, l’inerzia di certe abitudini, la vanità di certe “virtù” e il trionfo dell’illusione. E ci sarà sempre un Trump che verrà ad adularci e a dirci che stiamo andando bene. Che andiamo lontani, che siamo veloci, e che sono in promozione i biglietti per il grande spettacolo.

Quest’anno la natura ha posto un grande ostacolo sul nostro cammino. Era un invito a meditare, come tutto ciò che fa la natura. Il capitano della nave ha capito che era l’opportunità per fare una capriola.

Sopravvivrò”, dice la canzone. Questa è la nave dei vincenti. Possono anche morire in centinaia di migliaia: ma se lui riesce a scappare, riceverà il suo meritato applauso.

Ma la rotta del mondo non dipende dal buffone che fa le capriole in coperta. Il mare è seminato di blocchi di gelo, la nave è vecchia e il nord magnetico si sta spostando. Eppure, se ci fosse anche solo una mappa e occhi vigili, potremmo trovare una rotta.

Ma a quanto pare gli avvertimenti non servono. Chi muore di sete deve bere velocemente l’acqua dalla sua bottiglietta di plastica. E se c’è molto caldo, si chiude subito in casa. Tanto, se il mondo diventerà il deserto di Mad Max, lui cercherà di sopravvivere tra le raffiche.

Nessuno si sente capace di ridisegnare il mondo. E la democrazia ha il suo ritornello: «Scegliamo i nostri salvatori». Ma nulla ormai è più nelle condizioni di salvarci. Perché dovrebbe salvarci da noi stessi, dal nostro modo di vivere, dal nostro modo di sognare.

Tutti noi vogliamo salvarci. Se lo facciamo da soli, chissà che ognuno di noi non si ritrovi nel deserto di Mad Max o ne La Strada di Cormac McCarthy.

Si deve esigere di più: non soltanto cambiare i nostri capi o i nostri buffoni, ma qualcosa di molto più difficile, cambiare il nostro modo di vivere e il nostro modo di stare assieme.

È chiedere troppo, lo so bene. Ma lo spettacolo sta per iniziare. E tutti sappiamo che sta per succedere qualcosa.

 

William Ospina
William Ospina

William Ospina, nato a Padua, Tolima il 2 marzo1954, è uno scrittore e giornalista colombiano, autore di numerosi libri di poesia: Hilo de arena (1986); El país del viento (1992); ¿Con quién habla Virginia caminando hacía el agua? (1995); Sanzetti (2018); nel 1992 vinse il primo Premio Nazionale di Poesia dell’Istituto Colombiano di Cultura.

I suoi componimenti sono stati raggruppati nell’antologia Poesia 1974-2004; ha scritto inoltre vari numerosi saggi, di cui i più importanti sono: Es tarde para el hombre (1194); ¿Donde está la franja amarilla? (1996); Las auroras de sangre (1999); América mestiza: el país del futuro (2004); La escuela de la noche (2008); La lampara maravillosa (2012); Pa’ que se acabe la vaina (2013); Parar en seco (2016); El taller del tiempo y el hogar (2018). Ha poi scritto diversi romanzi, l’epopea dei conquistadores e della presa delle Americhe, raccontata nei tre libri: Ursúa (2005); El País de la canela (2008); La serpiente sin ojos (2012); e altri due romanzi autoconclusivi di diversa ambientazione geografica e storica: El año del verano que nunca llegó (2015); e ha raccontato una sorta di epopea romanzata della storia della sua famiglia in: Guayacanal (2019);  Nel 2009 vinse il Premio Rómulo Gallegos per il suo romanzo El País de la canela.

Nel 2013, essendo un sostenitore della campagna di riconciliazione tra il governo colombiano e le Farc, per porre fine alle decennali mattanze dall’una e dall’altra parte, scrisse una Oración por la paz che venne letta nella piazza di Bogotá dall’ex senatrice Piedad Córdoba.

William Ospina scrive da anni una rubrica periodica nel quotidiano El Espectador dove tratta sia di temi politici che filosofici, ambientali e culturali in generale, senza mai dimenticare la condizione dei popoli oppressi. Viaggia spesso in Europa per partecipare a fiere letterarie e convegni.

 

Written and translated by Claudio Piras Moreno

 

 

Info

Articolo originale del 18 ottobre 2020 – El Espectador

 

2 pensieri su “Sta per succedere qualcosa di William Ospina: se siamo arrivati fin qui è perché eravamo diretti qui

  1. MORTE O RESURREZIONE

    uomini esuberanti o lombrichi
    tutto spazza via il vento e il mare
    quando si scatenano le forze
    di quella potente oscura energia primordiale
    che ci ricorda ogni tanto la nostra caducità…

    come i fiumi stretti in alvei di cemento
    si ribellano e tutto sommergono
    cosi la furia di spaventosi cicloni
    può imporre il suo dominio su terre indifese
    in ogni parte del globo…

    ogni strage da apocalisse
    ci sottolinea gli errori -sempre gli stessi-
    reiterati per la smania cieca e imbelle
    di supremazia a forza di sviluppo
    non compatibile con il respiro biologico…

    supremazia invece che armonia
    non è benessere vero
    e la Terra dalle sue profondità
    ci manda ogni tanto un richiamo
    ci avverte che non siamo immortali
    che non siamo i padroni dell’assoluto…

    uomo stupido malato di potere
    non vedi quanto poco solidi siano i pilastri
    sui cui hai costruito la tua civiltà?
    quando imparerai il rispetto della vita e delle cose
    e ad amare veramente la natura?

    in fondo sta solo a noi agire
    per andare incontro alla morte
    o puntare alla resurrezione
    del nostro pianeta malato

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