La casa dei Tarocchi #3: la nostra Imperatrice

Scrive Giordano Berti nella prefazione a “Vit(amor)te che senza dubbio “nelle arti tutto si rinnova sistematicamente a partire da ciò che preesiste: nella musica, nella danza, nelle arti visive, nella letteratura. Tra gli esempi più mirabili di questo continuo rinnovarsi, il Gioco dei Tarocchi è assolutamente emblematico”, e rimescolando le carte comprendiamo il Gioco della Vita.

La casa dei tarocchi 3 - L'Imperatrice
La casa dei tarocchi 3 – L’Imperatrice

Da dove arrivano i 22 passaggi di questa danza immaginale?

Volendo datare un oggetto in una forma ben definitascrive ancora Bertisi può dire con assoluta certezza che i Tarocchi nacquero nell’Italia del Nord nei primi decenni del Quattrocento.

Erano un raffinato gioco di Corte, perché quelle immagini evocavano pensieri lontani dalla gente del popolo. Ben presto divennero un gioco d’azzardo e tuttavia i giuristi lo definivano in modo ambiguo dato che nel gioco dei Tarocchi si può vincere anche con pessime carte… come in guerra”.

 

Prologo

È arrivato il suo momento. Lei va incedendo con passo regale tra le carte. Ha stile e charme da dispensare al popolo; dove passa, crescono fiori, maturano frutti, si accendono stelle. Possiede una grazia innata, non c’è che dire. La sua immagine risplende di bellezza rigogliosa. Rifulge, è Natura estiva.

Signore e Signori, et voilà… l’Imperatrice!

Stacchetto

Stiamo danzando i 22 passi

sogno di un ballo tra l’Io e l’ignoto

nel girotondo tu muori e rinasci

cresci

mescoli i volti, ti scopri rotondo.

Termini e poi ti ritrovi all’inizio

entri nel gioco poi sei sullo sfondo

(così va il Mondo).

L’esplorazione dei 22 arcani

è iniziazione, non è per profani.

Comincio a cantarla a voi, fischietto con le rime questa terza puntata della casa dei Tarocchi. Gioco una filastrocca perché la nostra Imperatrice applaude volentieri un giullare che la faccia sta allegra. Essendo io qui la narratrice del caso, mi permetto di accennare uno scherzo da Matto, mentre la protagonista va a sedersi sul trono per ascoltare una storia che parla proprio di Lei.

Un…

L’Imperatrice è fiera, è una ragazza forte. Se desidera, cerca di realizzare (un amore, un progetto). È l’amica che amiamo e che vorremmo essere noi stesse quando tutti gli altri Trionfi in coro le offrono tributi. È l’aspetto di noi che risplende quando ci sentiamo Regine della situazione – le quattro sovrane dei semi minori – Spade, Coppe, Bastoni e Denari – sono le sue ancelle.

Mi piace pensarla serena nel suo maniero, l’Imperatrice, a tratti un po’ annoiata ma così ricca di spirito da lasciare che il morale si risollevi subito grazie a un motto, a una poesia, a un’idea festosa. Ed eccola che ride, bella e felice.

Nobildonna della casata degli Sforza o degli Estensi impegnata in ludici incontri con i giovani cortesi, seduta nel giardino segreto che è ricamo prezioso, intreccio di fili che diventa arazzo, immortalata in un antico affresco, Lei vive dentro di noi.

È Lucrezia Borgia, per esempio, sfavillante in campo amoroso, affascinante e colta, capace nel governo delle province che il padre le affida – una alla quale la Storia deve delle scuse, una alla quale il maschilismo non ha fatto sconti.

Elisabetta Tudor
Elisabetta Tudor

È una Regina carismatica: Elisabetta Tudor magari, come la carta numero tre in un bel mazzo di Tarocchi disegnati da Luigi Scapini; promotrice di cambiamento, incline alla rivoluzione culturale.

Lei è l’emblema delle donne che tracciano le linee guida di un’epoca e incidono la Storia con le unghie tinteggiate di rosso fuoco.

Ecco come immagino la nostra Imperatrice, come ne ammiro i tratti che attraversano i secoli nell’iconografia dei Tarocchi.

E ancora: è una dea, magari. Può essere Afrodite. Oppure Demetra. Dipende dal punto di osservazione.

La domanda è: qual è l’impero della nostra Imperatrice?

Per me, che amo l’incontro tra gli opposti, Lei è una Minerva armata di scudo sul quale spadroneggia la testa dell’Ombra gorgonea, ed è proprio così che l’ho dipinta.

E voi? Quale imperatrice disegnereste sopra la terza lama dei Tarocchi? Vostra madre, forse? Un’attrice famosa? Una sportiva da medaglia? Una intraprendente figura politica? Qual è la vostra femmina indimenticabile, la protagonista della fiaba più bella, la Signora vincente?

Certe volte, la nostra amica Imperatrice è un po’ dispotica.

Portatemi le ciliegie!” ordina ai suoi servitori con tono da maestrina.

Ma, Sua Signoria, siamo in dicembre… Abbiamo piuttosto le mele, se Lei gradisce…

Lasciate le mele a Eva, la mia dama di compagnia, e a quel cialtrone di suo marito Adamo. Io voglio le ciliegie!

Ogni suo desiderio è un ordine; è noto che l’Imperatrice desidera tutto e questo ‘tutto’ lei lo vuole subito. Insomma, è una gigantessa, una Grande Donna che sa essere presuntuosa ma, come tutte le altre 21 compagne di mazzo, avrà modo di mettersi in gioco incontrando nuove immagini dei Tarocchi. Potrà rimescolarsi e mutare atteggiamento affiancando la Morte oppure la Temperanza

Nel gruppo dei 22 Tarocchi, ogni figura si muove dinamica nel gioco della relazione tra le carte; l’attore di questa antica e moderna pièce che è la vita umana, danza insieme ai propri compagni. È una danza che coinvolge anche noi che oggi osserviamo i Trionfi, estraendo l’uno oppure l’altro, attribuendo a un arcano questo o quel significato, un’emozione piacevole oppure un elemento ancora oscuro, leggiamo la vita.

Anche la nostra Imperatrice potrebbe trasformare, incontrando un degno Imperatore, gli Ordini in Sogni, le Pretese in Desideri da realizzare.

L’Imperatrice disegnata da Pamela Colman Smith è quella che mi piace più di tutte. Lei è la prorompente Natura, la Demetra dei Tarocchi Rider-Waite. I suoi capelli d’oro, le spighe ricolme di chicchi, la luce del paesaggio che mi riporta ai tramonti di fine agosto: mi piace tutto di Lei. La dea di questo splendido mazzo di inizio Novecento sembra serena. Potrebbe essere stata colta nel momento dell’unione con la sua Kore, forse è addirittura incinta della fanciulla, immortalata all’inizio della favola che vedrà Ade nel ruolo di rapitore della propria nipote che diventerà Regina dell’Oltretomba. Oppure, ed è così che mi piace immaginarla, è una Demetra già ‘risolta’, una che ha fatto i conti con la separazione, che è stata costretta a prendere coscienza, a rendersi conto che la figlia non le appartiene più.

Protettrice dei cereali e delle coltivazioni, la dea è connessa all’umana attività agricola, alla cura della terra. Protettrice dei matrimoni, referente del sacro ciclo della vita e della morte, è figlia del Tempo. Nata da Crono e da Rea, sorella di Zeus, Estia, Poseidone e Ade, è la più gettonata quando si parla di Grande Madre, è identificata con la Terra. L’incesto è di casa tra gli dei: Poseidone, mutatosi in stallone, l’avrebbe posseduta in forma di giumenta, generando con Demetra una figlia femmina, la Puella-Kore (Persefone), e un figlio-cavallo, Arione.

Prima del rapimento da parte dello zio Ade, Kore e Demetra vivevano unite nella diade perfetta, nel regno dell’innocenza. Che cosa avrebbe detto lo psicologo Donald Winnicott, se le due fossero state una umanissima coppia madre-figlia, anziché un incrocio divino? Avrebbe definito Demetra una mamma “sufficientemente buona” o avrebbe visto piuttosto questa simbiosi come un mondo asfissiante per entrambe?

A un certo punto, per crescere, ogni figlia trasgredisce i dettami della madre-Imperatrice: che sia rapita da un’idea nuova o che scappi in moto con il fidanzato, che dica “Sì” e poi faccia “No”, che rifiuti un Ordine o che segua un Desiderio, la fanciulla cresce trovando la propria strada oltre l’Uroboro Materno descritto da Erich Neumann. Avete presente “Ribelle – The Brave”, film d’animazione (2012) che piace tanto alle bambine (e non solo a loro)? La giovanissima Merida deve fare i conti con la trasformazione del rapporto con la propria dispotica Regina Madre. Non voglio spoilerare la trama, ma ve ne consiglio caldamente la visione.

Incontrare Ade, incappare nel Lupo. Ne sa qualcosa la mamma ambivalente di Cappuccetto Rosso.

Vai nel bosco, tesoro, ma non parlare con quel bellimbusto affascinante e pericolosissimo che è il Lupo Cattivo… rientra a mezzanotte, non baciare nessuno, non bere alcolici, guarda che il Lupo ti mette la droga nel bicchiere, ecc.

Ma certo, mamma figurati… non bacio nessuno, vado a dormire dalla mia amica, non faremo tardi (certo, certo).”

Si sa come vanno a finire tutte le ragazze trasgressive. È un capitolo insito nella crescita di ogni Puella: ci saranno storie di baci con la lingua e onirici rapimenti dell’anima. Cappuccetto Rosso deve incontrare il Lupo, Kore deve essere rapita, ma certamente la nostra Imperatrice può suggerire a ognuna di loro, a tutte noi, un’opzione più attiva. Può spingerci a scegliere – un amore, un progetto, un regno. A desiderare le ciliegie in dicembre… chiedendone un cesto con gentilezza ai cavalieri serventi.

Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?cantava Fabrizio De André.

Due

L'imperatrice - Painting by Pamela Colman Smith, dei Rider Waite
L’imperatrice – Painting by Pamela Colman Smith, dei Rider Waite

Non solo madre. O figlia.

Imperatrice è donna desiderante, che approfondendo le proprie qualità può scegliere, realizzare, partorire ciò che la Papessa ha saputo generare. Può portare a compimento cose e case, scritture e gioielli, fare conquiste e aprire strade. Il principio femminile che lei rappresenta è contenitore che accoglie e come l’utero delle donne, quando è giunta l’ora sa, attraverso le contrazioni, fare uscire il nuovo.

Nella prefazione a “Maternità marina”, antologia poetica che ho curato insieme a Silvia Rosa (Terra d’ulivi edizioni, 2020) scrivo:

Dire madre presuppone ancora, nell’immaginario collettivo e nella psiche del singolo – lo si vede in ambito clinico così come nell’ideale mediatico – una sorta di morbidezza che accoglie e lenisce ogni pena, una dolcezza mammifera che offre alla creatura creata atmosfere Eden prima della caduta, ma circola ormai come acqua nei meandri della realtà cosciente, l’idea che la “madre sufficientemente buona” di winnicottiana memoria sia una meta costellata di erranti errori agiti quotidianamente da migliaia di volenterose eroine dello smettere di fumare in gravidanza, della tetta somministrata a piacere, del pannolino ecologico. E così via, tentativo fallito dopo tentativo abbozzato, dalla fecondazione alla tarda adolescenza della prole (e oltre). Insieme alla psicoanalisi, il femminismo come filosofia e pratica ha scosso la società occidentale, richiamando dal buio un femminile plurale: madri e non madri, tutte le donne possono viversi creature generative. Nella non-maternità delle madri c’è oggi lo spazio per  rigenerarsi: scrivere un libro, per esempio, è attività che spesso viene paragonata al parto, e i figli di carta, a ben guardare, richiedono impegno e responsabilità sulla via del reiterare il Sé nell’Altro.

Pensarsi madri eppure non generare è oggi una scelta possibile, meta di un percorso che, seppur ancora troppo spesso metta in gioco pregiudizi sociali, diventa lecito e anche a tratti desiderabile, se si osserva attentamente lo scenario da teatro dell’assurdo della contemporaneità distopica eppure reale. Pensarsi madri e generare è oggi una scelta possibile tra le altre scelte.”

Ci sono Imperatrici che dominano la situazione in campo lavorativo, per esempio. Nello sport. Ovunque ne abbiano voglia, producono.

La figura imperiale che mi è arrivata in sogno e che ho voluto disegnare negli arcani Vit(amor)te è la dea Minerva, una che, dopo alterne vicende, ha fatto i conti con la propria gorgonea sorella, tanto da portarne la testa – il capo tagliato da Perseo – sempre con sé come scudo per proteggersi o per spaventare i nemici. Gli stalker. Gli importuni. I bruti. Ade, se non gradito. Il Lupo, se non è il caso. D’altronde, noi la Gorgone in qualche modo la dobbiamo reintegrare, quando vogliamo essere e riconoscerci complete. L’importante è che l’amica-mostro con i capelli di serpe non nuoccia (soprattutto a noi stesse).

La mia amica Gorgone è sconfitta
molto (troppo!) velocemente
con il taglio netto della zucca
da Perseo, parrucchiere sapiente.
Senza più un diavolo tra i capelli,
senza il veleno tratto dal serpente,
ecco qui Medusa, priva d’orpelli:
piange, poverina, e un po’ si pente.
Per fortuna è finita sullo scudo
di Atena, a protezione della forza
dell’anima di donna in corpo nudo
– del dire fare essere è la scorza.

L’imperatrice dei miei Tarocchi Vit(amor)te è nuda sotto la cintola; la sua vagina è aperta. Forse ha partorito un frutto oppure si riposa dopo la battaglia. È carnale e al contempo intellettuale. La sua lancia è un virgulto.

Tre…

L'imperatrice - Painting by Valeria Bianchi Mian
L’imperatrice – Painting by Valeria Bianchi Mian

Mi piace l’idea di una Imperatrice che sia ancora in fieri, un po’ ragazza e un po’ adulta, nel pieno delle proprie facoltà generative. Capace di dominare le situazioni in modo creativo, in grado di governare con Giustizia. Le affianco volentieri una Papessa perché possa ascoltarne i consigli spirituali. D’altronde, le due sono vicine nella casa dei Tarocchi. Se la nostra bella non disdegna la carta precedente, trova un accordo e diventa completa.

Le donne che riescono ad integrare le opposte immagini del femminile dentro la propria anima, salgono di livello.

Possiamo scegliere di essere al centro, tutte insieme. Partiamo dall’indipendenza della cacciatrice Artemide/Diana e poi Atena/Minerva, saggia combattente, e proviamo a metterle in gioco dentro di noi con le dee più ‘delicate’, meno popolari, quelle che non hanno tanto successo nel nostro tempo: la dolce Estia al focolare, e le madri, come la vagante Demetra, sempre alla ricerca della sua Kore-Proserpina che per noi è di nuovo feconda, se resta nel ballo delle stagioni dell’anima, e poi le dee dipendenti – la stessa Proserpina/Persefone che sa restare nel nero, nel buio, e poi ancora le sorelle un po’ più antipatiche (Era la gelosa, la terribile e splendida Ecate, la Lilith reietta, la nostra Eva, Maria celeste e oltre… a incontrare Sophia, saggezza divina).

Girare intorno alla donna per poterla contemplare da ogni partesuggerisce Anaïs Nin.

 

Written by Valeria Bianchi Mian

 

Bibliografia
Carl Gustav Jung, Mysterium Coniunctionis
Alejandro Jodorowsky, La via dei Tarocchi
Riccardo Mondo e Rossella Jannello, Sogno Arcano. Per un ascolto immaginativo della vita onirica
Anaïs Nin, I Diari
Silvia Rosa e Valeria Bianchi Mian (a cura di), Maternità marina
Claudio Widmann, Gli arcani della vita

 

Info

Rubrica La casa dei Tarocchi

 

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