“Il coraggio e la paura” di Vito Mancuso: l’Anima, questa eterna energia creatrice

In misura maggiore rispetto ad altri libri di Mancuso, ne “Il coraggio e la paura” si assiste a un crescendo di tensione narrativa, che è testimoniata dal numero di sottolineature da me eseguite, al fine di evidenziare i punti che avrebbero dovuto causare la mia reazione.

Il coraggio e la paura di Vito Mancuso
Il coraggio e la paura di Vito Mancuso

Ho letto il saggio subito dopo Colpevoli di Algo Ferrari, tomino altrettanto smilzo e denso, che tratta del fenomeno del pregiudizio. Per entrambi, a metà lettura mi sono detto: stavolta non aggiungerò nulla, poiché l’ha già fatto l’autore. Poi, per entrambi, ci ho un po’ ripensato.

La paura è un dio…”. È “una forza che sta quaggiù in terra, precisamente è dentro di noi, e che però è più forte di noi e che ci stringe…”. Socrate lo definirebbe un dàimon.

La paura è un messaggio della vita”. L’autore la definisce mercuriale ed ermeneutica, cioè riferita al dio greco-romano. È un segnale che diventa segno, costruzione di ragionamenti, immaginazioni, fantasie, di varia natura. È quindi una risorsa, che può condurre in qualsiasi direzione.

La paura viene definita la cosa nera, mentre il coraggio è l’equivalente rossa. Contrario del coraggio è la viltà; della paura è, immagino, temerarietà. I due sentimenti sono di razza fraterna.

Il coraggio è l’azione del cuore che vince la freddezza della mente toccata dall’emozione negativa della paura.”

Precisazione glottologica, non so quanto necessaria: nel Cilento cardacia è il timore quando diventa angoscia.

La paura nasce come un messaggio della mente che arriva fatalmente al cuore. L’autore ne prende atto quando definisce gli effetti della paura. Il messaggio arriva alla mente, la quale lo trasmette al resto del corpo.

Il dualismo paura-coraggio deriva, secondo Mancuso, da quello cristiano: “Essere-Nulla, Dio-Diavolo, Paradiso-Inferno, e dall’idea di origine neotestamentaria di duello finale” fra Bene e Male.

L’emozione che provo ogni qual volta leggo un libro di Vito è che, mentre questo lombardo-siculo sembra veleggiare (poco serenamente) sull’orlo dell’eresia, il sottoscritto pare misteriosamente attratto da quella religione che venne rigettata, non si sa perché, all’età di quindici anni.

E tale rigetto venne avvallato, due anni dopo, in quei 51 giorni di calura estiva in cui mi sorbii la Bibbia. Da allora sempre più mi definisco (e la lettura dei libri di Vito mi agevola a esserlo) un ignorante di Dio. Eppure, a dodici anni avevo scritto una poesia, purtroppo smarrita, che era intitolata: Dione. Lui era il caro amico a cui, dopo morto, avrei rivolto un sacco di quesiti. E finivo il componimento raccomandandomi: Ti prego, fratello! Ricordati di ricordarmeli!

Dio o dio? Questo è il problema, a cui accenna lo stesso Vito.

La nostra anima è energia libera, lo stesso tipo di quella racchiusa (e quasi prigioniera) all’interno di “questa pietra blu chiamata lapislazzulo qui davanti a me sulla scrivania”.

La pietra blu non vive, è inanimata. Il cactus vive, è animato.”

Vero, ma entrambi sono sede di analoghi fenomeni energetici. Se tu potessi esaminare qualsiasi particella dell’una e dell’altro, noteresti lo stesso tipo di interazioni e la medesima logica dinamica. Se il cosmo è un frattale come dicono, la sua omotetia è identica ovunque.

Ci differenziamo dagli altri animalisulla base di una maggior quantità di energia libera”.

Quest’ultima è una teoria religiosa assolutamente infalsificabile che, però, mi attrae.

I problemi, anche se terribili, o forse soprattutto quando sono tali, non vanno ignorati, ma guardati in faccia.”

Questo tuo libro, caro amico, a differenza degli altri due che ho letto, lo sto commentando a posteriori e non in itinere. Quindi so già come va a finire il thriller, e conosco il nome dell’assassino. E già mi sto ripetendo mentalmente quel che, a grandi linee, finirò col dirti.

 En passant, thriller deriva dal proto-germanico þurhilą, a sua volta originato dal proto-indoeuropeo ter- (through, over), equivalente a þurh (through) col suffisso -el. Più attraverso. Indica pertanto un movimento. Thrill = brivido.

Søren Kierkegaard
Søren Kierkegaard

È opportuno riportare la tua segnalazione di un errore storico della traduzione della Bibbia di alcune parole di San Paolo che invitava i cristiani “di una città della Macedonia chiamata Filippi a lavorare alla loro salvezza ‘con timore e tremore’, espressione con cui il filosofo danese Søren Kierkegaard a metà dell’Ottocento intitolò un saggio sulla fede”, dedicato alla disamina del mito di sacrificio di Isacco, delitto che il padre Abramo era disposto a compiere per ordine divino.

La precedente versione della CEI, che riportava le parole “con rispetto e timore”, è stata ora corretta. In altre parole, prima si equivaleva il concetto di rispetto con quello di tremore. Dio è Colui Che Terrorizza (A Fin Di Bene).

L’apostolo Giovannisostiene che nell’amore non c’è timore”. Chi ha ragione fra i due Illuminati?

“Vivere è un caso serio e vi sono mille motivi per avere paura. Certo, ve ne sono anche molti altri per non averne ed essere ottimisti.”

L’uomo, dotato di una grande quantità di energia da liberare, è in condizione di passare da un estremo all’altro, grazie a quella “che Kant chiamava ‘antinomia’”.

In un’esistenza sana la composizione è sempre asimmetrica”: in modo da consentire il movimento, poiché una compiuta armonia diventerebbe causa di staticità.

Ogni corpo è energia che diventa massa e viceversa, in una danza continua. Da notare che quanto più la particella è massiva (quindi dotata di maggiore energia potenziale) tanto più breve è la sua esistenza, tanto prima essa morirà, restituendo al cosmo la propria energia. A dio. O a Dio? Al padre o al Padre di tutti noi?

Spinoza, Schopenhauer ed Einsteinnegano la possibilità dell’essere umano di essere libero”. Per cui, “se non si sale alla dimensione spirituale non c’è libertà.”

Schopenhauer:L’uomo può sì fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole.” A quanto pare, questa frase ha accompagnato Einstein tutta la vita.

E la res, la cosa che qui emerge è la libertà consapevole: la libertà della mente detta spirito che vede la sua prigionia e la riconosce come tale.”

La conseguenza che ne deriva si chiama consapevolezza.

L’intelletto genera conoscenza, la ragione genera significato” è, secondo la Arendt, la più grande scoperta di Kant. La prima analizza e acquisisce, la seconda sintetizza e diffonde.

Anche questo rientra nella logica dell’equazione E = mc2.

Il nostro specifico infatti è lo spazio vuoto.”

In esso possiamo, ergo dobbiamo voler agire.

Una pessima notizia: è vuoto ma sembra pieno, a causa della Luce per cui qualcuno disse Fiat! Essa è anche l’Ente che consente il variegarsi degli altri Enti, e senza il quale saremmo tutti compressi in un fantastico e non si capisce quanto immoto, essendo ardentissimo come null’altro mai, Buco nero. Ove non saremmo altro che Singolarità.

Il secondo principio della termodinamica prevede, al culmine del fenomeno entropico, l’azzeramento dell’energia, cioè del movimento. Il cosmo sarà un glaciale e interminabile oceano morto, anzi, tenuto in vita ai minimi termini e cesserà ogni forma di paura e di coraggio.

Ma c’è spaziotempo, dai, animo!

C’è anche la speranza che tutto questo non accada, che si rientri finalmente alla base, col Big Crunch, che ci sappia condurre alla singolarità iniziale che, secondo Lee Smolin e lo stesso Stephen Hawking, condurrebbe a un rinnovato Gioco Cosmico.

Mal che vada, cesseremo e (forse) rinasceremo, per cui, siamo ottimisti!

Lo specifico umano è il caso che conteniamo dentro di noi, lo spazio vuoto della libertà, con tutto il suo peso ma anche con la sua missione.”

Pico della Mirandola
Pico della Mirandola

E citi ora Pico della Mirandola, in cui Dio dice all’uomo: “Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.”

È una libertà quasi infinita, la tua, sia pure condizionata: da qui a lì, non prima, non oltre. Non toccare quella mela. Puoi però farlo e la tua disubbidienza creerà conflitti.

Il conflitto c’era già. E Lui, se fosse stato Dio, lo avrebbe saputo. E lo avrebbe consentito.

Il discorso è così illogico che, come già mi capitò leggendo gli altri tuoi due libri, dopo essermi ri-convertito (fatta inversione a U), ne rifaccio un’altra opposta e simmetrica. E riparto verso una nuova avventura.

Apprezzo i tuoi insegnamenti: istruire significa mettere dentro, fare il pieno, educare vuol dire portare fuori, camminare, affrontare la vita, scegliere (non solo l’itinerario).

Il tragitto ti può portare alla solitudine (il contrario della heideggeriana deiezione, caduta) che ti recherà le condizioni ideali della meditazione e della preghiera, della prece, della domanda che ti dovrai fare, la domanda impossibile, diceva Jiddu Krishnamurti.

Che sarà obbligata dai fatti, a un certo punto, perché non potrai più eluderla, e che sarà la tua necessità esistenziale.

Riporto la frase della Arendt, che però commenterò al termine, ad assassino arrestato (e forse redento): “… è meglio patire il male che farlo: perché se facessi il male sarei condannata a vivere assieme a un malfattore per il resto dei miei giorni, senza un attimo di tregua.”

E tu aggiungi:Ognuno di noi è uno, ma anche due. È cioè un sé, ma è anche la possibilità di un ritorno su di sé, quando la propria energia psichica dispersa su cose e persone là fuori viene richiamata e concentrata qui dentro.

Lo scopo èche ci si possa vedere come se vedessimo un altro.”

Quindi, a seguire ci sarà:

  • “elaborazione di informazioni al fine di ottenere cognizione”;
  • “autocoscienza”, che ci congiunge alla nostra “interiorità”;
  • “coscienza morale”, che distingue fra quel che siamo internamente e quel che siamo stati capaci di fare esternamente.

La saggezza (prudentia) e la fortezza (il coraggio) sono le due virtù teologali che ci aiuteranno in tale missione esistenziale.

Ti offro un abbraccio fraterno per la frase:mi limito a segnalare l’odio verso il mondo, che come di consueto, emerge da alcuni esponenti dei monoteismi abramitici”.

Il fatto che tu sia un fedele studioso di quei monoteismi mi dona una speranza. Mi manca la fede, per cui ci vuole ancora un po’ di pazienza.

Del restola nostra più vera identità è data dalla speranza.”

Se il verso di Albert Schewitzer:Pregare è pensare al senso della vita” non è menzognero, il futuro è roseo. Del resto l’ignorante che è in me da sempre si nutre di ottimismo.

Concordo, ovviamente con la frase di Ludwig Wittgeinstein: “La soluzione dell’enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori dello spazio e del tempo”, in linea con la Teoria dell’incompletezza di Kurt Godel.

Tu dici che dovremmo accarezzare, blandire la morte, chiamarla sorella. Non avendo la santità di Francesco, posso limitarmi a osservarla, quando sarà sarà? Se er core me regge!

Prima di commentare la frase dell’Arendt, che apprezzo senza condividere, cogliendo la tua chiusa anemometrica e veliera, auguro buona regata a tutti!

Caro compagno e amico, nonché fratello di remo (si dubiti sempre di chi si approccia in siffatto modo), sicuramente tu e io, e Hannah, siamo brave persone, lei lo era, e penso, chissà perché, che lo sia ancora.

Ma questo lo dico perché lo esamino dal mio punto di vista. La teoria relativistica si dovrebbe chiamare assolutistica, perché fornisce una verità, che è assolutamente relativa: quindi certa. Ognuno di noi coltiva tale certezza.

Diversamente, la meccanica quantistica afferma che l’osservazione muta la cosa osservata, per cui osservatore, osservazione e cosa osservata consistono in un’unità fenomenica che permette un entanglement, cioè una correlazione, fra tutti gli enti e i fenomeni.

In ogni tua opera, giungi inevitabilmente al punto 3), cioè alla coscienza morale, ma non è detto che sia così per tutti.

A occhio, mi pare non lo sia per Nietzsche, per il Marchese De Sade, per Hitler, per Himmler, e la serie di geni e lestofanti sarebbe lunga, quasi infinita. Io sento che loro ai propri occhi erano sulla retta strada, l’unica che potevano percorrere. L’unico tragitto a loro ammesso.

Si badi che ho indicato nomi di personaggi così diversi all’unico scopo d’indicarne l’estrema e mirabolante varietà.

Vito Mancuso
Vito Mancuso

L’effetto tunnel quantistico permette una transizione ad uno stato impedito dalla meccanica classica. Quindi, per andare oltre, bisogna recedere da qualsiasi assoluta e imprescindibile classicità, mantenendo solo quelle localmente necessarie.

Questo, spero che tu possa concordare, è un’immagine ottimista, direi assurdamente probabilistica, del passo evangelico che dice che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco salga in cielo.

Secondo la meccanica quantistica, se vi è almeno una mezza cruna, almeno un cammello ci passerà attraverso, prima o poi, se si ha un eone o due a disposizione.

Il mondo è bello perché è vario e lo si può percorrere tutto, volendo, avendo mille vite, un po’ di coraggio e ‘na giarlèina in bòca, come diceva quella santa contadina di mia madre. La ghiauzza le dava un senso di freschezza, per quanto arida fosse.

Questa è la considerazione finale che mi sorge (dal basso), dopo aver letto e reagito al tuo bel libro.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Vito Mancuso, Il coraggio e la paura, Garzanti, 2020

 

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