“L’inviato di Cesare” di Andrea Oliverio: una volta messa in moto, la guerra civile fu impossibile da fermare

«[…] I consoli lasciano la città […] e i privati cittadini, contro tutti gli esempi della tradizione, hanno i littori in Roma e nel Campidoglio. Si fanno leve in tutta Italia, si ordinano armi, si esige denaro dai municipi e lo si toglie dai templi, insomma si sconvolgono tutte le leggi divine e umane» – Cesare, De Bellum Civili. Libro primo

L’inviato di Cesare di Andrea Oliverio
L’inviato di Cesare di Andrea Oliverio

Tra il 49 e il 48 a.C., nella morente Repubblica Romana, si svolgeva la guerra che portò all’ascesa di Cesare.

Come noto, la diatriba era tra Pompeo, l’uomo del Senato, e Giulio Cesare che rappresentava il futuro di Roma.

Certo, il Senato non sapeva ancora che il suo mondo stava già ruzzolando giù dalla scarpata del Palatino per affogare tra le acque del Tevere molto prima che Cesare imponesse la sua persona alla società romana.

Si potrebbe paragonare l’organo legislativo di Roma ad una persona confusa che si aggira brancolando nel buio dell’incertezza diventando sempre più rabbiosa nel non trovare una soluzione al cambiamento che sta per venirgli imposto.

Pompeo fu il loro campione. Il brillante luogotenente di Silla, tronfio del suo titolo di Magno per le numerose vittorie, negli anni si era adagiato sugli allori. Non era più il generale Pompeo ma un uomo seduto su di una sedia curule che non intendeva lasciare.

Forse era così.

Forse fu davvero il fervente ultimo difensore di una forma di governo che a Roma iniziava a stare stretta.

Il patriota che si ergeva contro colui che minacciava di voler cambiare le tradizioni. Cesare, il nuovo Mario, che tornava per riportare in auge un antico conflitto.

Cesare non era il nemico. Il Senato lo era.

Ma, come disse Cesare, varcando il Rubicone: Alea iacta est!

Una volta messa in moto, la guerra civile fu impossibile da fermare.

I due generali si rincorsero per tutti i territori della Repubblica tra battaglie e assedi ma questo gli appassionati di storia lo sanno già.

Non è facile scrivere un romanzo storico, soprattutto quando tratta di un periodo così complicato della Storia Romana. Ci vuole molta ricerca, tanta sensibilità ma soprattutto bisogna stare attenti a non incappare nel tranello di dover parlare dei due grandi pezzi da novanta della guerra.

L’inviato di Cesare è un romanzo scritto da Andrea Oliverio, edito per Aporema Edizioni nel 2019.

Come già detto, il libro narra di vicende successe durante la guerra civile, quando ancora gli schieramenti non erano del tutto chiari e ogni sussurro poteva essere un’arma affilata.

Una coorte dell’esercito, comandata da uomini fedeli al loro generale Cesare, viene inviata nella città di Leptis (Leptis Magna) per inviare un messaggio ad un vecchio amico del vincitore in terra gallica.

La città è un covo di vipere e il territorio di cui fa parte, ai tempi un protettorato della Repubblica, è ancora una banderuola che non ha colto il suo vento e questo può ancora essere sfruttato da entrambe le parti.

Andrea Oliverio
Andrea Oliverio

L’autore è molto abile nel ricreare la città e far percepire il periodo storico di riferimento pur non cadendo nei cliché del periodo.

I protagonisti sono militari e l’autore ha fornito al lettore un’introduzione in cui diventa facile aggirarsi tra le fila dell’esercito repubblicano.

La narrazione assume le connotazioni di un thriller – giallo storico. Spie e pericolosi mercenari vi terranno con il fiato sospeso ma la storia non finisce qui.

Parte del complotto è la carta scoperta che vedete sul tavolo ma non dimenticate che a capo degli schieramenti ci sono due abilissimi generali.

Pompeo, anche se accecato dalla sua sicumera, è ancora uno stratega molto capace e Cesare… beh, è Cesare.

Sappiamo chi ha vinto la guerra ma sappiamo cosa accadrà ai personaggi che si trovano a combattere per i loro generali?

Per quanto mi riguarda, ho trovato che narrare di fatti che accadono in parallelo alle vicende principali renda tutto interessante.

Nessuno sa mai cosa accade ai singoli soldati, cosa stanno facendo dall’altra parte della Repubblica quando tutta l’attenzione è focalizzata dai due fari che guidano gli schieramenti.

È un libro riuscito, entusiasmante.

Il seguito: “Nel nome di Cesare” è già disponibile e lo leggerò sicuramente.

 

Written by Altea Gardini

 

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