Intervista di Emma Fenu a Marika Addolorata Carolla, sceneggiatrice del cortometraggio “Un giudice ragazzino”

Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.” – Paolo Borsellino

Marika Addolorata Carolla
Marika Addolorata Carolla

“Un giudice ragazzino” è un cortometraggio diretto da Pierluigi Glionna e scritto da Marika Addolorata Carolla incentrato sulla figura del magistrato Rosario Livatino, assassinato nel 1990 dalla Mafia.

Conosco Marika Addolorata Carolla, sceneggiatrice, recensora e poetessa, da anni: ho visto crescere il suo talento e la sua professionalità, ho apprezzato la sua passione e la sua dedizione per la cultura e il senso civico.

Oggi ho il piacere di intervistarla su Oubliette Magazine per parlare del suo ultimo progetto: la sceneggiatura del cortometraggio “Un giudice ragazzino”.

 

E.F.: Come è nata l’idea del cortometraggio di “Un giudice ragazzino”?

Marika Addolorata Carolla: “Un giudice ragazzino” nasce dalla collaborazione e amicizia con Pierluigi Glionna. Entrambi studenti della “Roma Film Academy” nel corso di regia e sceneggiatura, abbiamo instaurato una grande sintonia artistica e deciso di curare insieme progetti cinematografici esterni.

Quando Pier mi ha chiamata per propormi di scrivere la sceneggiatura di “Un giudice ragazzino” ero impegnata in una esercitazione accademica. Mi parlò della figura di Rosario Livatino e di un progetto contro le mafie. Ovviamente, dato il mio grande interesse non solo “artistico”, ma anche quotidiano per tematiche che riguardano il sociale, il senso civico accettai subito la proposta.

 

E.F.: A quale romanzo vi siete ispirati? Cosa ti ha affascinato della storia narrata?

Un giudice ragazzino
Un giudice ragazzino

Marika Addolorata Carolla: Il cortometraggio prende vita dal libro di Salvatore Renna, un giovane vignettista e scrittore di Gravina in Puglia.

È stato complesso trarre da un testo pensato e partorito come libro, elaborare uno script per il grande schermo. Scegliere gli elementi giusti, apportare le modifiche adeguate, inserire qualcosa di “proprio” al solo scopo di arrivare al cuore dello spettatore, mi ha davvero caricata di ansia. Nonostante, le paure del tutto umane ciò che mi ha spinta ad andare avanti è stato il senso del dovere.

La grandezza del libro di Renna risiede nella ripresa del tema della criminalità organizzata trasporta all’interno di una quotidianità fatta di soprusi e voglia di riscatto. La criminalità non è così lontana da noi. Si nutre di silenzi, di volti che si “girano dall’altra parte”, di omertà. Renna spiega ciò attraverso la storia di Rosario, il giovane protagonista. Renna ha parlato ai giovani, ai più piccoli ed è questo sicuramente l’aspetto essenziale che mi ha colpita.

 

E.F.: Quale messaggio ti proponi di veicolare?

Marika Addolorata Carolla: Al termine della mia formazione accademica posso dire che nel campo artistico, e in modo particolare in quello cinematografico nulla è mai fine a se stesso. Si produce qualcosa che è stata vissuta, provata, fagocitata e poi rielaborata al solo scopo di arrivare all’altro.

Attraverso qualunque mezzo l’arte è comunicazione: catarsi.

Le figure che popolano il cinema hanno il compito di scuotere lo spettatore, risvegliandolo dal suo torpore. Ed è questo l’obiettivo che mi sono prefissata, in veste di sceneggiatrice del corto. Smuovere le emozioni più intime e profonde al solo scopo di potarle alla luce, mostrando come la morte di Livatino non sia stata vana. Permane il suo esempio, il suo essere eterno.

 

E.F.: L’arte può cambiare il mondo?

Marika Addolorata Carolla
Marika Addolorata Carolla

Marika Addolorata Carolla: Bella domanda. Credo, nonostante la giovane età, di essere abbastanza disillusa a riguardo.

Avere la pretesa di arrivare al “mondo intero” sarebbe a mio avviso, una mera utopia.

Basterebbe partire dal singolo, da una piccola goccia per arrivare alla moltitudine.

L’arte rappresenta l’unico strumento capace di avere questo potere.

L’aspirazione al cambiamento non nasce dalla pretesa di mutare gli altri, ma è necessario partire da se stessi.

Gli artisti cercano proprio di fare questo. Assumono di volta, in volta nuovi corpi e animi… cambiano e insegnano a farlo.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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