Intervista di Alessia Mocci a Roberta Savelli: vi presentiamo “Io, l’amante”

Mi sono chiesta quanti, guardando lo splendido dipinto, si siano domandati chi fosse realmente la giovane ritratta, quali fossero i suoi pensieri, le sue passioni, le sue gioie e dolori. Posso dire (ed è una mia personalissima opinione) che Cecilia sia in grado di suscitare maggiori interrogativi, ad esempio, della placida bellezza di Monna Lisa.” – Roberta Savelli

Roberta Savelli
Roberta Savelli

Roberta Savelli è nata a Volterra (PI), città a cui è legatissima, anche se attualmente risiede in Abruzzo. Laureata a Firenze in Lettere e Storia dell’Arte, ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali in campo letterario, tra cui prestigioso il 1° Premio assoluto nel concorso “Voci” Roma 2018.

Ha pubblicato varie raccolte di liriche tra cui “L’Anima allo specchio” (1983 Zappacosta, Chieti), “L’Ombra della Sera” (1986, Seledizioni, Bologna), “Alla ricerca di Atlantide” (1996, Agostino Pensa Editore, Terni), “Il respiro degli dei” (2009, Agostino Pensa Editore Terni).

Due sono i libri di narrativa dati alle stampe: “Il matto – Storia della bambina che non sapeva volare” (2017, Agostino Pensa Editore, Terni), “Io, l’amante – Pensieri segreti della puta che amò un principe, posò per un genio. E divenne immortale” (2018, Rupe Mutevole Edizioni).

Io, l’Amante si presenta come l’unico libro di narrativa incluso nell’ambito delle celebrazioni del 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci.

E con questa intervista, invece, si vuol presentare ai lettori l’autrice Roberta Savelli.

 

A.M.: Salve Roberta, sono lieta di poterla intervistare così da far conoscere ai lettori la sua interessante opera: “Io, l’amante”. Prima di addentrarci propriamente nell’argomento del libro mi piacerebbe parlare della sua passione per la storia oltre che per la scrittura.

Roberta Savelli: Come studiosa di storia dell’arte non posso prescindere dallo stretto legame fra i vari aspetti che delineano e definiscono la genesi di un’opera. La storia è ovviamente parte integrale e indispensabile per un inquadramento adeguato. Si può dire che io abbia trasferito questa ‘deformazione professionale’ alla mia più grande passione: la scrittura. Nel caso di “Io, l’amante” ho ritenuto che fosse essenziale far rivivere oltre alle emozioni di Cecilia, la protagonista, e delle figure che le fanno da cornice, anche l’ambiente, i personaggi storici, la società, la moda dell’epoca. La vicenda narrata acquista così maggior spessore e vivacità. Di Cecilia storicamente sappiamo molto, ma non tutto. Ed è proprio su questi ‘spazi vuoti’ che ho lavorato, dando spazio alla fantasia. Il mio libro non è e non vuol essere una biografia, ma è in definitiva un’avvincente storia d’amore collocata in uno spazio temporale ben preciso.

 

A.M.: Nel sottotitolo de “Io, l’amante” si legge: “Pensieri segreti della puta/ che amò un principe,/ posò per un genio./ E divenne immortale.”. Parole che destano subito grande curiosità e che si collegano subito al dettaglio del quadro presente in copertina: “Dama con l’ermellino” del grande Leonardo da Vinci. Quadro che molti ammirano senza conoscerne la storia, in maggior misura riservata agli addetti ai lavori. Come nasce la curiosità di investigare sulla vita di Cecilia Gallerani?

Roberta Savelli: L’opera di Leonardo, la “Dama con l’ermellino”, mi ha sempre affascinato non solo per la sua perfezione assoluta, ma per l’aura di mistero che circonda – a mio parere – questa soave figura di donna. Mi sono chiesta quanti, guardando lo splendido dipinto, si siano domandati chi fosse realmente la giovane ritratta, quali fossero i suoi pensieri, le sue passioni, le sue gioie e dolori. Posso dire (ed è una mia personalissima opinione) che Cecilia sia in grado di suscitare maggiori interrogativi, ad esempio, della placida bellezza di Monna Lisa. Quella del celeberrimo ritratto del Louvre è una bellezza compiuta, pacificata, quella di Cecilia, la puta (fanciulla) è ancora in fieri (ricordo che all’epoca aveva poco più di sedici anni) e la posa stessa è particolarissima: verso chi si volge Cecilia? A quale richiamo sembra voler rispondere? Perché trattiene con la bellissima mano l’ermellino, la cui zampetta si impiglia nella manica della gamurra? Da questa curiosità nasce in definitiva il mio libro. Il processo di documentazione non è stato breve, anche se ho affrontato questo lavoro certosino con grande entusiasmo, perché Leonardo è da sempre uno dei miei artisti preferiti. La stesura vera e propria ha richiesto all’incirca un anno, anche perché la mia fortissima autocritica mi ha fatto spesso ritornare sui miei passi rielaborando quanto già scritto o cancellandolo definitivamente.

 

A.M.:Io ero povera, lo sapevano tutti e non avevo nulla di ciò che rende più bella una ragazza. Cosa avrei dato anche soltanto per una collanina di grani di vetro! Ma ero sola al mondo, mia signora, ve l’ho raccontato.” Eccoci davanti ad un’altra donna di grande importanza per la storia narrata. In questo caso, dove inizia la fonte storia e dove inizia la fantasia?

Io, l'amante
Io, l’amante

Roberta Savelli: La figura della nutrice è una mia ‘creatura’, un personaggio non vero, ma verosimile. Mi è bastato rifarmi – e qui torna di prepotenza l’importanza della storia – a quelli che erano gli aspetti sociali e di costume dell’epoca. Dorina è nata così, quasi spontaneamente, dalla mia penna… e dal mio cuore!

 

A.M.: Storicamente, Cecilia è ricordata come una delle amanti di Ludovico Sforza ma è anche celebrata come donna di grande cultura che presiedeva riunioni di intellettuali e filosofi a Milano. Quando conobbe Ludovico e perché da sedicenne divenne sua amante?

Roberta Savelli: Cecilia affascinò Ludovico non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua cultura, assolutamente non comune all’epoca, neppure fra le dame di alto lignaggio. La Gallerani ebbe un posto particolare nel cuore del Moro anche quando il loro rapporto finì e l’amore si trasformò in stima e rispetto reciproco. Non sappiamo con precisione quando Ludovico conobbe la Gallerani. Sappiamo però che ella, giovanissima, firmò nel 1489 insieme ad alcuni dei fratelli una petizione a quello che sarebbe diventato il signore di Milano dopo la morte del nipote, ma che lo era già di fatto, volta ad ottenere la restituzione di alcuni terreni confiscati dallo stato quand’era ancora vivo il padre Fazio. All’epoca Cecilia non risultava più abitante con la famiglia e quindi si può supporre che avesse già iniziato la relazione con il Moro. Inutile dire che quelle proprietà furono restituite…

 

A.M.:Se a madamigella aggrada, posdomani all’ora quinta dopo mezzodì farò qualche schizzo a sanguigna della postura, delle mani che ha bellissime…” L’incontro di Cecilia con il genio, l’immortalità conquistata e quel particolare della mano, centrale nel dipinto ed investita dalla luce, con le dita affusolate che accarezzano l’ermellino. Ci sono dubbi riguardo la figura del quadro, però il poeta Bernardo Bellincioni scrive nel 1493 il sonetto dal titolo “Sopra il ritratto di Madonna Cecilia, qual fece Leonardo”, i cui versi iniziali recitano: “Di che ti adiri? A chi invidia hai Natura/ Al Vinci che ha ritratto una tua stella:/ Cecilia! sì bellissima oggi è quella/ Che a suoi begli occhi el sol par ombra oscura.”.

Roberta Savelli: In realtà è arduo sostenere che la fanciulla raffigurata non sia Cecilia. Me lo dicono, me lo permetta, il cuore e tre argomenti difficili da contestare: il richiamo innanzitutto del nome greco dell’ermellino, galé, al cognome di Cecilia, è solo un caso? Ci sono poi i versi del Bellincioni che lei cita, e un ultimo importantissimo indizio: il quadro rimase a lungo di proprietà di Cecilia, ormai lontana dalla corte e sposa del conte Carmignani, tanto che le fu chiesto in prestito da Isabella, duchessa di Mantova, che ammirava incondizionatamente Leonardo. È credibile pensare che Cecilia conservasse il ritratto di un’altra donna, magari di una rivale? D’altra parte nella corrispondenza con Isabella, affermando che non assomiglia più alla fanciulla ritratta, conferma esplicitamente che il soggetto è proprio lei. Per inciso, la bellezza e la cultura di Cecilia furono celebrate non solo dal Bellincioni, ma da altri poeti e letterati che frequentavano una specie di ‘salotto letterario’ da lei creato dopo l’uscita dalla corte sforzesca. Composizioni chiaramente encomiastiche e perciò di non grande valore. Una curiosità: Cecilia stessa scrisse versi, assai apprezzati dai suoi estimatori, che purtroppo non ci sono pervenuti.

 

A.M.: È possibile fare un parallelismo tra lo stile di vita della donna del quindicesimo secolo e quello attuale?

Roberta Savelli: Allora come oggi il livello di vita delle donne delle classi più elevate era inimmaginabile per la gente comune. Sicuramente le grandi dame dell’epoca godevano di agi e ricchezze che superavano ogni fantasia. La donna tuttavia, tranne rare eccezioni (e Cecilia è una di queste, almeno fino al momento del matrimonio di Ludovico con Beatrice d’Este), veniva considerata uno ‘strumento’ prezioso per tessere alleanze politiche, economiche, sociali. Se era particolarmente bella – succede ancora adesso – diveniva un oggetto da esibire, di cui andare fieri… e da sostituire a capriccio.

 

A.M.: Lo studio e la possibilità di conoscenza ci danno la facoltà di giudicare da noi stessi ciò che è giusto?

Roberta Savelli
Roberta Savelli

Roberta Savelli: Le ultime pagine del mio romanzo sono intrise di malinconia: Cecilia è rimasta l’unica protagonista e testimone vivente della vicenda che narro. La citazione di Luca si richiama proprio a questo: «Adesso che conoscete la mia verità, adesso che vi ho aperto il mio cuore, adesso che sapete, potete giudicarmi. Ricordate però che la misura del mio comportamento è stato l’amore».

 

A.M.: Qual è il suo rapporto con il pubblico dei lettori? Ha organizzato delle presentazioni pubbliche?

Roberta Savelli: Numerosi sono stati gli incontri con il pubblico: tra i tanti, tre nella mia città, Volterra, poi a Firenze, due a Chieti, a Rieti, a Cinisello Balsamo e – particolarmente coinvolgente, quello a Vinci, il 4 luglio 2019, presso la Biblioteca Leonardiana. Il mio romanzo – per inciso – è stato l’unico libro di narrativa incluso nell’ambito delle celebrazioni del 500° anniversario della morte di Leonardo. I riscontri sono sempre stati molto positivi. È un libro che indubbiamente piace ai lettori, merito della storia affascinante che narro e dello stile scorrevole. I prossimi incontri verranno stabiliti e concordati con l’editore. Le presentazioni, a mio parere, hanno successo solo se c’è un adeguato battage pubblicitario che metta in rilievo gli aspetti peculiari dell’opera e stuzzichi la curiosità. Stesso discorso per i firmacopie: l’autore già conosciuto ha ovviamente maggior visibilità. È indispensabile quindi, specie se l’evento ha luogo in città distanti da dove opera lo scrittore, un’intelligente e tempestiva collaborazione da parte delle librerie, degli enti o delle associazioni ospitanti. L’autore, insomma, a salvaguardia della sua, come dire?, dignità professionale non deve essere messo in condizione di ‘offrirsi’ motu proprio all’attenzione di un pubblico occasionale e distratto. Personalmente, sono stata fortunata. Riconosco comunque che il mondo dell’editoria al giorno d’oggi è un terreno estremamente scivoloso e tutta la mia ammirazione va a quelli che nonostante tutto hanno il coraggio di avventurarsi su sentieri così difficili.

 

A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Roberta Savelli: Mi piace concludere con un verso di Pablo Neruda, uno dei miei poeti preferiti: “Amare è così breve, e dimenticare così lungo.

 

A.M.: Roberta ringrazio per questa interessantissima pubblicazione che ha voluto esplorare la storia di una donna da ammirare. Saluto con una citazione del grande Leonardo: “Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.”

 

Written by Alessia Mocci

 

 

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