Canapa: dal proibizionismo alla nuova tendenza del mercato tra cocktail e soft-drink

Il killer più spietato al mondo è lo stress e la medicina più potente contro di esso è ed è sempre stata la cannabis.” – Willie Nelson

Canapa
Canapa

Il cantante, chitarrista ed attore statunitense Willie Nelson (Abott, 29 aprile 1933) spesso ha parlato della canapa, si è scelta questa citazione perché rispecchia una dicotomia da sviscerare: stress/possibile rimedio.

Come pianta erbacea la canapa può raggiungere i 6 metri di altezza ed è presente in tutto il Mondo ed è per questo che sulla tassonomia troviamo parecchie divergenze, taluni riconoscono solo una specie (Cannabis sativa) altri tre specie con relative sottospecie (Cannabis sativa, Cannabis indica e Cannabis ruderalis).

La storia del suo utilizzo si perde nel tempo, infatti sono stati ritrovati dei semi fossilizzati in una grotta in Romania abitata durante il Neolitico; ed il più antico pezzo di stoffa di canapa ritrovato risale all’8000 a.C. Impiegata nel tessile, nella produzione di carta, in falegnameria, nella nautica, in edilizia, nei mangimi, in medicina e con fini sciamanici, la canapa ha accompagnato le società umane nella loro evoluzione sino al 1937, temutissimo anno in cui il proibizionismo statunitense con la figura di Franklin D. Roosevelt ha legittimato una vera e propria guerra contro questa pianta, il Marijuana Tax Act, contro il suo utilizzo e contro la coltivazione di qualsiasi sua sottospecie, soprattutto perché impiegata in Messico, grande nemico degli Stati Uniti.

Non si vuole, ora, indicare un cattivo od un buono, non è questo l’intento ma piuttosto presentare velocemente un avvenimento che ha portato una pianta – usata in quasi tutti i settori da millenni – ad essere discriminata ed incriminata e, nello stesso modo, presentarvi come da qualche anno, invece, ci sia stata una nuova tendenza della società che sta rivalutando l’integrazione della stessa pianta.

Il primo movimento di legalizzazione della pianta è partito proprio dagli Stati Uniti e nel 1996 la California ha legalizzato l’uso terapeutico, così da sollecitare anche il resto del Mondo in movimenti spontanei sempre più pressanti. In seguito a referendum negli Stati Uniti troviamo la canapa legalizzata sia per uso farmaceutico sia per uso ricreativo dal 2012 in Colorado e Washington, dal 2014 in Alaska, Oregon e Washington D.C, dal 2016 nel Massachussets, Maine, Nevada e nel 2018 la legalizzazione nello Stato del Vermont è passata per via parlamentare. A questi si aggiungono altri Stati con ognuno la propria visione della problematica, per esempio è possibile l’uso medico della cannabis light in Texas, Alabama, Georgia, Tennessee, Virginia mentre è l’uso è maggiormente permissivo ed espanso a qualsiasi specie di cannabis in Montana, North Dakota, Pennsylvania, Lousiana, New Mexico, Hawaii.

Canapa
Canapa

A che servono questi dati? A farci comprendere come il Paese che ha proibito l’uso di una pianta è lo stesso che ha iniziato a reintegrarla nella società. Così l’eco è arrivato in poco tempo anche in Europa e se già esistevano città nelle quali era possibile utilizzare la pianta, ad esempio Amsterdam, ora si è nel pieno della discussione per comprendere come legalizzare e dunque limitare fortemente l’uso malavitoso della pianta.

È dell’Ansa.it, nel canale LifeStyle, un report molto interessante sul mercato globale della canapa, e che prende in considerazione il mercato legale ed illegale, un business destinato a crescere nei prossimi anni.

Zora Milenkovic, direttore del settore bevande e tabacco della company di ricerche spiega: “Il mercato cambierà profondamente e entro il 2030 sarà popolato di brand di prodotti per uso domestico che contengono cannabidiolo, spinto anche dall’impulso di legalizzazione che si sta realizzando in molti paesi del mondo, in testa gli Stati Uniti. Ciò significa che consumeremo sempre più bevande, cosmetici e integratori, nutraceutici per lo sport, drink senza alcol e infusi che contengono i principi attivi della cannabis e li compreremo ovunque, anche al supermercato”.

E se nel 1937 è stato il mercato e l’iniziativa americana di proibirne il commercio per avvantaggiare la nascente industria chimica favorita dal petrolio, oggi è lo stesso mercato che spinto, anche dalle sempre più eclatanti e numerose manifestazioni green, sceglie di puntare sulla canapa.

Ed è questo il dato che si deve prendere in considerazione: il primo settore industriale che sarà rivoluzionato è proprio quello delle bevande. Si può pensare ad un Mondo nel quale i cocktail alla marijuana senza alcol siano il nuovo business? Secondo gli analisti di Euromonitor sì, così come si afferma – sempre nell’articolo Ansa – che anche le aziende di soft-drinks e bevande rilassanti sono interessate a questo mutamento.

Seedstockers
Seedstockers

Ed è questo il dato che ci interessa – per riprendere la nostra citazione iniziale –: le bevande rilassanti contro lo stress. Sì, perché oggi uno dei nostri nemici numero uno è proprio lo stress ed oltre allo yoga tanto di moda negli ultimi anni, e la meditazione (molto impegnativa ma fortemente consigliati a coloro che hanno bisogno di esercitare il dialogo interiore), l’uomo contemporaneo ha bisogno di un sollievo immediato proprio per questa velocità che caratterizza la sua giornata così da alleviare i sintomi di ansia e depressione. Online si possono ormai trovare svariati siti di vendita di semi, ed è anche questo un dato di grande rivoluzione del proibizionismo, per esempio è valutata in modo positivo la canapa di Seedstockers che ha connesso il meglio dell’industria olandese con quella spagnola senza tralasciare le novità che provengono da oltre oceano. Queste semenze sono dunque di alta qualità, provengono dalle migliori aziende e possono essere usate in svariati modi consigliando sempre di non esagerare con l’uso perché nella vita il benessere dipende dall’equilibrio, qualsiasi alimento se utilizzato in modo errato può causare disturbi.

 

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Articolo Ansa

 

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