“Alessandro Magno” di Franca Landucci: i meandri della storiografia sul Macedone

“Quando il sarcofago di Alessandro fu tratto fuori dal sepolcro, Augusto fissò il corpo, pose sul coperchio di vetro una corona d’oro e vi sparse sopra dei fiori in segno di venerazione. Richiesto se volesse vedere anche la salma di Tolomeo, rispose «Desideravo vedere un re, non dei cadaveri»” – Traduzione di Guido Paduano, contenuta in Alessandro Magno di Robin Lane Fox, di Gaio Svetonio Tranquillo, Vita di Augusto, 18.1

Alessandro Magno di Franca Landucci
Alessandro Magno di Franca Landucci

Nato a Pella nel 356 a.C. e deceduto a Babilonia nel 323 a.C. Alessandro, detto Magno, morì tra i suoi hetairoi (seguito nobiliare del sovrano macedone) e tra i dolori di un male fulminate che per più di uno studioso ha l’odore di un assassinio, aveva 33 anni.

Ci sono molte cose che potrei dire di Alessandro Magno, re di Macedonia, Iskandar del suo grande impero, ma mi tratterrò, per ora.

Ci siamo incontrati molte volte. Il nostro primo incontro è stato a scuola, facevo le medie, io studiavo le sue imprese che erano solo nozioni su di un libro troppo frettoloso per capirne l’intero numero. Ci siamo rincontrati alle superiori, ancora troppo di fretta, attraverso dati e nozioni.

Poi, per qualche minuto, qualcuno gli ha dato un volto e un cuore. Alexander è un film frettoloso, impreciso e troppo mitologico, ma con delle note umane che nei libri è difficile cogliere.

Ancora, per minuti, un autore giapponese ha deciso che Iskandar doveva essere uno dei protagonisti del suo anime. Qui Alessandro risplende di un’umanità che forse anche lui stesso avrebbe faticato ad attribuirsi.

Tutto questo ve lo dico perché, anche di recente, mi sono imbattuta nel mio caro amico, sovrano di un’epoca intera e di un impero vastissimo, diverse volte. Prima in un romanzo Sword and Sorcery intitolato “Alessandro il Nero” di Davide Camparsi, che vi invito a leggere. L’autore è stato in grado di trovare Alessandro tra le pieghe della storia e ne ha saputo tratteggiare le vicende in un viaggio che, oltre alla mitologia e alla magia, contiene una grande domanda: cosa sarebbe accaduto se Efestione fosse stato un po’ più suddito e meno un amico del re.

Dopo questo ho letto un saggio di Lorenzo Braccesi su Olimpiade, la madre del grande condottiero di cui parliamo oggi. Si possono dire molte cose su Olimpiade, belle o brutte, ma era schietta e forte come una leonessa e questo, a prescindere dai giudizi su di lei, nessuno potrà mai negarlo.

Adesso, perché ho iniziato con questo preambolo? Io e Alessandro ci siamo incontrati di nuovo. Ora lo so: Alessandro ha un carattere volubile, anche dopo così tanti secoli, a volte brilla e ti incanta mentre altre si nasconde da te e non importa quante cose di lui tu sappia, tu non lo conoscerai mai.

Quello che ho tra le mani, in questo momento, è uno dei saggi migliori che io abbia mai trovato sul grande re di Macedonia. Se lo avessi avuto per il mio esame all’università, in cui Alessandro aveva la parte principale, avrei potuto combattere quasi ad armi pari con il mio professore.

Il saggio di cui parlo è: “Alessandro Magno” di Franca Landucci. Il volume è edito per Salerno Editrice nel 2019. Franca Landucci è professore associato di Storia economica e sociale del mondo antico e membro del Collegio Docenti della Scuola di dottorato in “Studi umanistici. Tradizione e contemporaneità” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica. È Coordinatore della Commissione didattica di Lettere classiche. Membro corrispondente del Waterloo Institute for Hellenistic Studies, University of Waterloo (ON. Canada). E questa è solo una delle sue importantissime collaborazioni.

Il nostro viaggio parte con una più che doverosa introduzione alla storiografia su Alessandro. Non si può prescindere dalla conoscenza delle fonti e dalla conoscenza degli autori che le hanno scritte. Alcuni potevano essere favorevoli alla politica del giovane Re ma altri non lo erano affatto.

Non bisogna tralasciare anche il fattore del grande nemico degli archeologi: il tempo. Il tempo che scorre porta via molte cose.

Durante i secoli, per via di vicende che si sono affastellate una sull’altra, tra cui la perdita della Biblioteca di Alessandria, ma non fu l’unica sciagura di cui abbiamo a pentircene, abbiamo perso parti di alcune opere, l’interezza di altre e tutti i testimoni dell’epoca. Che enorme peccato che gli uomini muoiano non sapendo se la loro storia verrà mai raccontata da altri.

Alcune testimonianze sono state lette e recuperate da altri autori durate l’impero romano, durante il periodo Bizantino e via via fino ad oggi, tempo in cui cerchiamo di mettere insieme tutto quello che possiamo sulle grandi vite del passato.

Questo lavoro di recupero è necessario per la civiltà e per padroneggiare l’impresa di scrivere un saggio su Alessandro Magno.

Franca Landucci
Franca Landucci

La Landucci ci conduce tra i meandri della storiografia sul Macedone e, tramite le voci degli autori di quest’ultima, ci porta per mano tra la sua storia familiare e nell’esistenza di questo uomo che scelse di non accontentarsi mai, nemmeno di fronte alle motivazioni che lui stesso rifiutava di imporsi.

Alla fine dovette ricordarsi che per essere Re è necessario l’appoggio, seppur minimo, del suo seguito.

A mio avviso, dopo la morte di Efestione, qualcuno che non fosse sua madre, avrebbe dovuto ricordargli che se sei il Re di un impero così vasto, non puoi illuderti di trovare amici.

Alessandro morì tra gli sciacalli, pretendenti al suo trono.

Lo ribadisco, questo libro è un pozzo di informazioni e di spiegazioni su come orientarsi in esse. Ho seguito Alessandro il Re, ovunque e ho visto ogni sua singola azione passata alla storia.

Trovo che ogni volta che qualcuno ricorda ad Alessandro che la sua vita è stata storia da apprendere, lui si ritiri e non si lasci conoscere.

Il figlio di Zeus voleva essere Eracle, voleva giocare ad armi pari con Dioniso, non analizzato ad una lente. Voleva passione, voleva abbracciare l’orizzonte, voleva ribellarsi al vecchio modo di vivere della grecità, voleva non essere più il bambino di sua madre.

Lui desiderava essere Alessandro e io desideravo tanto conoscerlo.

Questa non è una critica al volume che è magistrale ma solo il profondo desiderio di qualcuno che avrebbe voluto vedere il mondo attraverso i suoi occhi.

 

Written by Altea Gardini

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