“Caracalla” di Alessandro Galimberti: la vita dell’Imperatore attraverso l’analisi critica delle fonti storiche

“[…] essendosi sposato per forza più che per sua scelta, era ostile alla fanciulla e al padre di lei; sicché non divideva con lei né la casa né il letto, e insomma la detestava. Anzi minacciava ad ogni istante di ucciderla insieme con il padre non appena fosse divenuto unico detentore del potere.” – Erodiano

Caracalla di Alessandro Galimberti
Caracalla di Alessandro Galimberti

La biografia di Caracalla proposta dalla Salerno Editrice nella collana diretta da Andrea Giardina “Profili”, è stata curata da Alessandro Galimberti, docente e ricercatore di Storia Romana presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia, e membro del collegio del Dottorato di Ricerca Storia, culture e immagini del mondo antico dell’Università degli Studi di Perugia.

Il professor Galimberti propone in questo testo un interessante riesame critico delle fonti latine riguardo alla vita di uno degli imperatori più osteggiati dagli stessi storiografi antichi: Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto nato Lucio Settimio Bassiano, conosciuto anche come Marco Aurelio Antonino Augusto ma passato alla storia come Caracalla[1].

Il lettore viene sapientemente accompagnato nella comparazione delle fonti primarie che abbiamo su Caracalla: Cassio Dione (Nicea, 155-235 d.C.), autore della Storia Romana, opera in greco che contava 80 libri (solo parzialmente conservata), ed Erodiano, di origini siriache e forse legato a Giulia Domna, autore della Storia dell’Impero dopo Marco Aurelio, opera in greco composta da 8 libri che comprendono l’arco temporale fra Marco Aurelio e Gordiano III. La terza fonte utilizzata dal prof. Galimberti è la monumentale Historia Augusta, una imponente raccolta delle biografie degli imperatori e usurpatori al trono imperiale romano, la quale copre l’arco temporale da Adriano a Numeriano.

Ripercorrendo le fasi principali della vita di Caracalla, dalla formazione culturale grazie ai salotti filosofici di Giulia Domna, alle congiure di palazzo che portarono all’eliminazione di Plautiano, padre di Plautilla, che fu costretta a sposare il quattordicenne Caracalla, il confronto storiografico portato avanti dal prof Galimberti con attenzione e sottigliezza, mette in luce i filtri attraverso cui la registrazione di questi avvenimenti storici è giunta sino a noi. È automatico a questo punto domandarsi quale sia stato il ruolo svolto dal pensiero degli storici dell’epoca, dalle richieste degli eventuali committenti di queste opere, dalla pressione esercitata e dalle possibili reazioni del pubblico, secondo la mentalità dell’epoca.

Appare evidente fin da subito l’avversione di Cassio Dione per Caracalla: l’imperatore favorì e cercò principalmente l’appoggio dei soldati, anziché seguire la via della corruzione di pretoriani e senatori, di cui Dione faceva parte. La biografia che egli ne presenta è volta a screditare l’immagine di Caracalla già dalla sua formazione:

Ma mentre ella [Giulia Domna] con costoro si dedicava sempre di più alla filosofia, egli, invece, affermava di non aver bisogno di alcunché se non del necessario e si vantava perché era in grado di accontentarsi di una mensa parca, sebbene in realtà nulla ci fosse, che noi non gli procurassimo a spese private e a spese pubbliche. Di tali doni [culinari] pochissimo condivideva con gli amici che aveva con sé e del resto non voleva sedere a tavola neppure con noi, ma li consumava in gran parte coi liberti. A tal punto si dilettava di maghi e ciarlatani […] e detestava i filosofi detti aristotelici con un risentimento tale da voler addirittura dare alle fiamme i loro libri […]”

Tuttavia, la versione della Historia Augusta cerca di mostrare come l’indole di Caracalla non fosse malvagia sin dalla nascita, ma come questa si sia corrotta in pochi anni:

[…] non appena fu uscito da quell’età, vuoi per effetto dei consigli del padre, vuoi per la sua innata scaltrezza o per il fatto che si era prefisso di assomigliare ad Alessandro Magno il Macedone divenne più riservato, più severo e anche più torvo nell’espressione del viso, al punto che molti non volevano credere che fosse lo stesso che avevano conosciuto da piccolo.”

Anche Cassio Dione si contraddice tuttavia nell’affermare che:

“[…] anche dopo essere diventato imperatore frequentava i maestri e si dedicava per la maggior parte del giorno alla filosofia.”

Caracalla
Caracalla

Ma le evidenze più grandi nella discordanza delle fonti appaiono fra la versione di Erodiano e di Dione riguardo alla eliminazione di Plauziano, il quale aveva raggiunto un potere superiore a quello di Severo, padre di Caracalla.

Secondo Erodiano, Plauziano, Prefetto del Pretorio sotto Severo, avrebbe osato ambire al trono e avrebbe ordito una congiura per eliminare Severo e Caracalla, che si sarebbero legittimamente difesi. Secondo Dione invece, fu Caracalla a ordire una trappola insinuando il dubbio a Severo, e organizzando l’uccisione di Plauziano.

Questa versione di Erodiano sulla “legittima difesa” ha fatto bollare la sua opera come la versione ufficiale tessuta da Caracalla e Severo, e ha fatto appoggiare quella di Dione.

I dubbi rimangono anche riguardo alla uccisione di Geta, fratello minore di Caracalla. Ciò che invece porta un aiuto alla ricostruzione storica dell’opera politica di Caracalla, è un frammento papiraceo rinvenuto in Egitto oltre un secolo fa: una porzione della prima colonna della Constitutio Antoniniana:

L’Imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto proclama: ora invero […] è necessario piuttosto cercare, tralasciando le accuse e le calunnie, come io possa rendere grazie agli dei immortali, poiché con questa vittoria […] mi salvarono. Perciò credo di potere soddisfare la loro maestà il più solennemente e scrupolosamente possibile se riporterò alle cerimonie religiose in onore degli dei quegli stranieri che sono entrati tra i miei uomini. Pertanto dono la cittadinanza dei Romani a tutti gli stranieri che abitano nell’ecumene, restando salvo il diritto delle comunità cittadine, a eccezione dei dediticii.”

Se a primo acchito verrebbe da pensare a una forte azione civilizzatrice da parte dell’Imperatore come nel caso del giurista Ulpiano, il quale affermò che

“Coloro che vivono nel mondo romano sono diventati cittadini romani in forza della costituzione dell’Imperatore Antonino.

Volta a unificare i diritti nei territori dell’impero secondo Ulpiano, le prime critiche alla Constitutio arrivarono invece proprio da Cassio Dione, che in essa vedeva solo un movente fiscale volto a finanziare le ingenti spese militari e gli aumenti degli stipendi dei soldati da 450 a 675 denari. Scrive Dione al riguardo:

“E, infine, c’erano i tributi, sia quelli nuovi che aveva introdotto, sia la tassa del dieci per cento, che egli aveva sostituito a quella del cinque sulle eredità e su tutte le donazioni: aveva infatti abolito il diritto di successione […] ragione per la quale aveva esteso la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero, apparentemente per onorarli ma di fatto per ricavarne maggiori entrate, dato che gli stranieri non pagavano la maggior parte di quei tributi.”

In secondo luogo, secondo Dione, la concessione indiscriminata della civitas, faceva venir meno la posizione privilegiata dell’Italia e la parificava alle province.

Erodiano, pur essendo contemporaneo di Dione, fa notare il prof. Galimberti, non menziona affatto la Constitutio Antonina, nonostante l’opera di Erodiano sia l’unica giuntaci completa.

Di interesse rilevante è inoltre lo scontro diretto tra Caracalla e Dione, il quale fra il 226 e il 228 d.C. fu Governatore della Pannonia, ove dovette affrontare il malcontento dei soldati nei suoi confronti, costringendo Alessandro Severo a sollevarlo dall’incarico.

A riguardo, Caracalla stesso, consapevole dell’ostilità del Senato scrisse:

“So che non vi piace quello che faccio: per questo motivo dispongo di armi e di soldati, affinché non debba curarmi delle voci che si diffondono.”

Senza voler privare ulteriormente il lettore della scoperta o rilettura di interessanti contenuti sulla vita dell’Imperatore Caracalla, mi preme sottolineare l’ottima costruzione del libro, diviso in una prima parte analitica, una seconda e ricchissima parte di note, infine una terza parte con una cronologia degli avvenimenti storici e la ricca bibliografia proposta dal prof. Galimberti.

Il testo porta lo studioso attento non solo a indagare la storia romana, ma ad interrogarsi a sua volta sulla storiografia e sulla lettura delle fonti. Come ci insegna infatti l’etimologia stessa della parola storia, dal greco ἱστορία (indagine) intesa come l’esplorazione degli elementi utili a ricostruire gli eventi del passato, non può non tornare alla mente come Histor nell’Iliade sia stato l’arbitro che giudicava le contese.

Alessandro Galimberti - Caracalla - Antica Roma
Alessandro Galimberti – Caracalla – Antica Roma

Il moderno storico, nella ricerca sugli avvenimenti del passato indaga le fonti valutando storiograficamente le stesse e le successive interpretazioni degli studiosi che lo hanno preceduto nell’analisi di un determinato fatto, che nel corso delle epoche è stato analizzato da punti di vista differenti.

Conoscere la storia con il dovuto distacco e con la dovuta neutralità, consente non soltanto di arricchire la propria conoscenza del passato, ma anche di analizzare e scoprire quali “molle” possono avere azionato il pensiero dei diversi storici e ricercatori alla scelta di un certo tema e di una certa interpretazione, e giungere con onestà e disinteresse ad una selezione dei dati rilevanti per una ricostruzione del passato se non neutra, per lo meno critica.

“Benché le fonti antiche irridano la pretesa di Caracalla di farsi chiamare Augusto Orientale in realtà ciò corrispondeva esattamente al suo progetto: presentarsi a Occidente come a Oriente come il sovrano che aveva dato vita a un nuovo ordine ecumenico unificato dall’orbis romanus secondo un coerente disegno politico, giuridico e religioso” – Alessandro Galimberti

 

Written by Claudio Fadda 

 

Note

[1] Il soprannome Caracalla deriva dal Caracallus, una mantella con cappuccio e maniche tipica della Gallia, che l’Imperatore amava indossare tanto da farla diventare di moda a Roma.

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