“La vita è meravigliosa” film di Frank Capra: un’intramontabile pellicola natalizia

“Il film ha una vita propria e ora posso guardarlo come se avessi niente a che farci. Sono come il genitore di un figlio diventato Presidente. Sono orgoglioso, ma i meriti vanno al ragazzo (James Stewart). Quando incominciai a lavorarci non pensai nemmeno a una storia natalizia. Mi piaceva semplicemente l’idea.” – Frank Capra, in un’intervista al…

La vita è meravigliosa - Frank Capra
La vita è meravigliosa – Frank Capra

Ogni anno, puntualmente, con l’approssimarsi del Natale la televisione propone vari film d’argomento natalizio pieni di buoni sentimenti, ma i cui ingredienti sono tipicamente hollywoodiani, in un’accezione non propriamente positiva del termine.

Quasi sempre si assiste alla trasformazione del ‘cattivo’ di turno, il quale a un certo punto del racconto, conquistato dalla bontà e dall’altruismo del protagonista, che è il buono per eccellenza, si pente del suo comportamento e assume un atteggiamento più tenero.

E, dal profondo del suo IO emerge la sua parte migliore relegata per tanto tempo in meandri inaccessibili poi, acquisita consapevolezza, muta il suo percorso di vita e aderisce al bene.

Da questo filone non si sottrae neppure il film La vita è meravigliosa del regista Frank Capra, oggetto di questa recensione, realizzato anch’esso per celebrare l’evento simbolo della cristianità.

Ma, pur essendo inserito a pieno titolo nella scia dei film a carattere natalizio, da questi si distingue per i suoi aspetti intrisi di una ‘morale alta’, tali da poterlo definire una pellicola dai contenuti di indiscutibile valore etico.

“Tu chi sei? Te l’ho detto, George. Io sono il tuo angelo custode”.

Film esplicitamente natalizio, La vita è meravigliosa, il cui titolo originale è It’s a wonderful life, è stato ispirato da un racconto di Philip Van Doren Stern.

È curiosa la genesi di questa novella, che ha visto la luce tramite una cartolina spedita dallo stesso autore ai propri amici in occasione del Natale.

Da qui, l’ispirazione al regista Frank Capra che nel 1946 ha realizzato La vita è meravigliosa. Il titolo italiano del film può apparire un po’ sdolcinato oltre che stereotipato, ma il vero contenuto è tutt’altro che stucchevole. Pur mettendo in luce valori prettamente tradizionali.

La narrazione de La vita è meravigliosa, racconto ambientato nel 1945, ha inizio con uno sviluppo filmico che mostra un momento di grave disagio esistenziale del protagonista.

Si assiste infatti alla estrema decisione di George Bailey (James Stewart) di porre fine alla propria vita in seguito a un disastroso rovescio finanziario.

Rovescio, causato soprattutto dalla sbadataggine dello zio Billy (Thomas Mitchell), che perde ottomila dollari i quali andranno a beneficio dell’ingordo mister Potter (Lionel Barrimore), altro personaggio fondamentale ai fini narrativi.

Sarà questa la ragione per cui George non trova più nulla di significativo nel portare avanti la sua esistenza. Motivo per cui, sia il presente che il futuro gli appaiono nebulosi; e intorno a sè non vede alcuna prospettiva e perciò neppure un movente per desistere dal suo drammatico proposito.

Ma lassù qualcuno vuole un gran bene a George, e anche sulla terra in molti si pronunciano per lui con preghiere e invocazioni.

“Dalle nostre parti suicidarsi è contro la legge…”

E, dall’alto, in soccorso di George arriva un angelo; non un angelo di prima categoria, ma uno che deve ancora ricevere le ali: soltanto dopo aver compiuto la missione a cui è stato destinato gli verranno affidate le ali.

Ma qual è il compito dell’angelo Clarence Oddbody (Henry Travers)?

La vita è meravigliosa - Frank Capra
La vita è meravigliosa – Frank Capra

Fare in modo che George si ravveda e rinunci a portare a termine il suo terribile disegno. E l’angelo risponde perfettamente a tale incarico, facendo di tutto affinché l’uomo non metta in atto l’insano gesto.

Come può il povero angelo evitare che George si butti dal ponte e si lasci travolgere dalle acque scure e profonde del fiume che scorre nei pressi di Bedford Falls, città dove sono ambientate le vicende filmiche, e luogo dove George è nato e cresciuto?

Facendogli ripercorrere la propria esistenza, costellata di gesti di vero altruismo. Perché fin dalla più tenera età George si è manifestato come una persona piena di buoni propositi, che si sono concretizzati in azioni altrettanto generose.

Era piccolo quando si è tuffato per salvare Harry, il proprio fratello (Todd Karns), caduto in un laghetto ghiacciato; in conseguenza dell’episodio George ha avuto una lesione permanente ad un orecchio causandogli la sordità.

Ha poi aiutato un farmacista presso cui lavorava, tale signor Gower (H.B. Warner), a non commettere un grande errore: somministrando un farmaco sbagliato avrebbe potuto essere l’artefice della morte di un bambino.

George rivede scorrere frammenti e rappresentazioni della propria vita, filtrati dall’occhio sempre vigile e attento dell’angelo; dall’impegno che si è assunto fin da giovanissimo facendosi carico dell’attività messa in piedi dal proprio padre, scelta che gli ha impedito di frequentare l’università, sua aspirazione giovanile.

Pregno di altruismo, animato da un raro senso del dovere, George non vive questa scelta come un insuccesso, ma continua a condurre la sua vita di sempre elargendo buoni consigli, simpatia e affettuosità a tutti coloro che gli si rivolgono. In questo caso gli abitanti di Bedford Falls, cittadina dove porta avanti la sua attività a cui si dedica in maniera equa e senza essere esoso, dopo aver elargito prestiti senza alcun tipo di speculazione.

La cooperativa di risparmio e prestiti fondata dal padre di George, Peter Bailey (Samuel Hinob) rende utili ridotti al minimo, perché ogni socio rimborsa la cifra che ha a sua disposizione senza scadenze per coloro che sono impossibilitati a restituire il debito nei tempi previsti. Bassi profitti dunque per la famiglia Bailey, ma ciascuno dei soci ha l’opportunità di abitare in case dignitose e non in baracche malsane, come quelle proposte da Potter e affittate da lui a prezzi elevatissimi. Potter è personaggio che ricorda in maniera quasi speculare lo Scrooge di dickensiana memoria.

Come Scrooge, Potter è povero di sentimenti, avido e insaziabile di denaro che si procura subissando coloro i quali gli chiedono un prestito pretende tassi di interesse altissimi. George rivive poi il momento in cui ha incontrato sua moglie Mary (Donna Reed), la donna che ha suscitato in lui un sentimento d’amore esclusivo, e con cui condivide l’esistenza allietata dalla nascita di quattro figlioletti.

“Guarda papà, guarda. La maestra dice che quando suona una campana un angelo mette le ali”.

Dopo aver rivisitato episodi della sua vita passata e presente, l’uomo si rammarica della sua esistenza e dice all’angelo, riferendosi a se stesso, che sarebbe stato meglio se non fosse nato.

E l’angelo risponde mostrandogli la condizione in cui si sarebbero trovate le persone a lui care: il fratello sarebbe morto, perché lui non avrebbe potuto soccorrerlo, mentre Mary sarebbe diventata una zitella acida e delusa dalla vita, mentre i suoi figlioletti non avrebbero mai visto la luce.

La gente del quartiere che ha progettato ed edificato con semplici e confortevoli casette, esiste solo in quella sua vita alternativa, altrimenti non sarebbe mai stata realizzata. Quella di cui ha contezza, durante l’excursus con Clarence, è adesso una zona disabitata, brulla e triste. Mentre la cittadina di Bedford Falls è diventata Pottersville animata da sale da gioco e locali notturni, e non abitata da gente laboriosa come quella esistente nella realtà.

In Pottersville regna caos e criminalità, disoccupazione e indifferenza, proiezione metaforica di una psiche avida e appannata dalla sete di denaro come quella di Potter. Dunque, la realtà parallela e alternativa a quella già conosciuta e mostrata dall’angelo è un incubo per George, ed è una realtà in cui i suoi concittadini non lo riconoscono, in quanto non è mai esistito. A quel punto, l’uomo vede crollare tutto ciò in cui aveva riposto ogni sua aspettativa, e non può fare altro che implorare Clarence di farlo tornare alla sua vecchia vita.

Tornato alla sua esistenza di sempre, George è accolto con grande calore dalla sua comunità, che si prodiga per salvarlo dalla bancarotta con donazioni che gli arrivano da ogni parte della cittadina.

La vita è meravigliosa - Frank Capra
La vita è meravigliosa – Frank Capra

Dunque, solidarietà ed affetto sono la manifestazione plastica di coloro che gli vogliono davvero bene. E, per finire, George trova una copia del libro di Mark Twain, Tom Sawyer, libro che Clarence portava sempre con sé, a dimostrazione che la presenza dell’angelo è stata reale e non frutto della sua mente disperata.

“Ti è stato fatto un gran regalo, George. Vedere come sarebbe stata la vita, qui, senza di te”.

Il filo conduttore che attraversa la pellicola va oltre la trama di una bella favola che incarna lo spirito natalizio; è un messaggio ‘sociale’ quello che si evince dal film, il quale coinvolge lo spettatore interessato sì ai risvolti sentimentali della narrazione, ma anche ad aspetti importanti insiti nella società di allora come in quella odierna. Una realtà di manifesta crisi sociale come quella appartenente a molti paesi globalizzati.

Da qui, ecco un film che restituisce brandelli di un’attualità sconcertante, inaspettatamente custoditi in sé.

Allora, come d’altra parte oggi, un liberismo smodato è l’imperativo con cui ci si deve confrontare. In questo caso è la popolazione di Bedford Falls, formata da gente semplice che si barcamena per portare a casa un salario per vivere dignitosamente. Mentre per gente del calibro di Potter la ‘libera impresa’ è quasi una sorta di religione: in nome del profitto qualunque comportamento è lecito.

La visione predominante del liberismo, che non appartiene solo all’epoca in cui le vicende sono ambientate, è che il debole deve soccombere, mentre il più ricco e potente, quasi sempre dotato di pochi scrupoli morali, deve prevalere. Per una legge di natura non decretata da alcuno.

Emblematica è la figura di Potter, resa antipatica proprio per esigenze filmiche, che incarna alla perfezione coloro che aderiscono a tale ‘dottrina’, la quale non prevede alcuna forma di evoluzione e di crescita a favore dell’umanità; quali, per esempio, possono essere misure per contenere l’inquinamento e il riscaldamento globale della Terra, o ancora la delocalizzazione di attività lavorative, al fine di agevolare imprenditori senza scrupoli il cui unico obiettivo è solo fare utili.

Inoltre, si può intendere il contenuto nel film come un monito all’uomo circa le conseguenze che possono derivare dalla sete di potere e dall’amore per il dio denaro.

Perché la società reale non dovrebbe essere quella prospettata da Potter: dove i poveri devono essere per sempre poveri, mentre i ricchi ancora più ricchi, intesi come persone degne di un benessere superiore. Aspetto questo contestato dal film, e non in maniera subliminale, ma chiara e netta.

Altro merito da attribuirsi a questo film è che si differenzia da altri, sempre di carattere natalizio, perché nella trama non è contemplato il miracolo elargito da un singolo individuo nelle vesti del solito Babbo Natale. In questo film il ‘miracolo’ è opera delle buone azioni di un’intera comunità, la quale si muove in soccorso del singolo, George nello specifico, che attraversa un momento di difficoltà. Ancora un elemento, non trascurabile, il quale fa della pellicola un film dal contenuto anche spirituale è che la vita è un dono di Dio, e come tale va conservata e difesa da decisioni contrarie alla Sua volontà.

Inoltre, il capolavoro di Frank Capra caratterizza più di altri il Natale, anche perché mostra che alla fine il bene trionfa sul male, sottolineatura questa di concezione elevata, tanto da poter definire il film pregno di contenuti prettamente evangelici, oltre che opera dai fondamenti umani e sociali.

Comunque, il messaggio evangelico che traspare, se così si può dire, è in forma ‘laica’ e non inteso come la tradizione strettamente religiosa propone.

Nel film, tra le altre considerazioni, si sottolinea lo spessore umano che ha ogni singola creatura. Addirittura la più umile, con le proprie azioni, anche se non sempre positive, può influenzare in maniera concreta coloro che le stanno accanto. Quindi, se tale persona non fosse mai nata ciò che di positivo avrebbe potuto fare per il prossimo non si sarebbe mai concretizzato, e la sua assenza avrebbe avuto una valenza negativa sugli altri.

Una frase del film, emblematica più di altre, dà la misura del contenuto etico del film, ovvero quella contenuta nella scena in cui Clarence afferma che la vita di ogni uomo è legata a molte altre vite, e quando quest’uomo non dovesse più esistere le azioni positive da lui fatte verrebbero annullate lasciando intorno a sé un vuoto irrecuperabile.

“Strano, vero? La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest’uomo non esiste, lascia un vuoto”.

Nonostante al botteghino non ottenne molto successo, con il passare del tempo La vita è meravigliosa si impose come un film simbolo del Natale.

La vita è meravigliosa - Frank Capra
La vita è meravigliosa – Frank Capra

Frank Capra vinse il Golden Globe, oltre a cinque candidature ai premi Oscar e ad altri numerosi riconoscimenti. Fra cui l’inserimento nel National Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti tra i film da preservare, includendolo nelle 100 pellicole considerate tra le migliori di sempre.

Un accenno ai diversi personaggi che animano la narrazione filmica de La vita è meravigliosa, è doveroso. Perché tutti caratterizzati più che egregiamente dalla sensibilità registica di Frank Capra.

L’attore Lionel Barrimore, nel ruolo di Henry Potter, come già detto, incarna l’avarizia e il qualunquismo oltre misura, ed è personaggio la cui stretta analogia con Scrooge, protagonista de Il canto di Natale di Charles Dickens, è rilevante.

Henry Travers, nei panni dell’angelo Clarence interviene nel racconto filmico come un deus ex machina, pronto a intervenire per andare in soccorso a un uomo che merita di essere salvato. Anche perché, senza la sua pregevole presenza la comunità di Bedford Falls sarebbe stata più povera e in condizioni di completa miseria.

Il grande James Stewart, nell’interpretazione di George Bailey dà il meglio di sé in una performance perfetta, all’interno della quale incarna il cittadino americano esemplare, tutto casa e famiglia. Donna Reed, nel ruolo della moglie di George rappresenta una donna dalle inesauribili qualità umane ed esemplari di madre e moglie, in un’interpretazione che va oltre al ruolo affidatole dal regista. A seguire anche gli altri personaggi, il padre di George, la madre e poi il fratello, tutti interpreti eccellenti di un film senza tempo.

“La cosa grande del cinema è il potenziale che i film hanno di comunicare le cose visivamente, il cinema viene più vicino di qualunque altra cosa, la gente ti guarda negli occhi” – James Stewart

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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