“Il cazzaro verde” di Andrea Scanzi: un ritratto scorretto di Matteo Salvini

Ma tu, Salvini, esattamente cosa […] hai capito delle canzoni di De André?”  – Andrea Scanzi

Il cazzaro verde di Andrea Scanzi
Il cazzaro verde di Andrea Scanzi

Andrea Scanzi sa scrivere e argomentare divinamente: per questo è piacevole leggerlo ed ascoltarlo. Inoltre dice anche il vero, il che amplifica ancora di più i suoi meriti. E lo comunica con la forza dell’ironia e della satira, strumenti da lui stesso definiti come validissimi per far risaltare un concetto. Infine egli esprime le sue verità con un registro stilistico che risulta al contempo alto e colorito, senza essere mai volgare perché funzionale per l’argomentazione e mai fine a se stesso. Insomma è uno che sa tenere alta l’attenzione, sia quando scrive, sia quando parla. Questo anche perché è un uomo di cultura, essendo laureato in Lettere, Facoltà per antonomasia delegata a formare persone nel modo migliore possibile.

Quest’encomio vale a prescindere, visto che – lo devo confessare – ho un particolare debole per lui da diverso tempo, come ho più volte scritto su Oubliette.

Il mio sogno è poterlo intervistare, ma intanto voglio scrivere la recensione al suo ultimo libro Il cazzaro verde, pubblicato per Paper First lo scorso ottobre e già all’undicesima ristampa. Un successo, dunque, che prosegue quello dello scorso anno ottenuto con Salvimaio, e quello dell’anno ancora precedente raggiunto con Renzusconi. Questi ultimi due bestseller sono divenuti, sempre per opera di Andrea, anche degli spettacoli teatrali molto apprezzati. Una prima cosa, allora, gli chiederei: anche la sua ultima fatica letteraria sarà portata in scena?

Venendo al libro, esso è incentrato sulla figura di Matteo Salvini che, se nel Salvimaio era visto nel suo ruolo di Vicepremier, con tutti i dubbi espressi dall’autore circa il giudizio sul Governo Giallo-Verde, ora viene considerato nella sua singolarità politica.

Lo scrittore in una sorta di prefazione presenta preventivamente il suo personaggio, demolendo la teoria secondo cui quest’ultimo sarebbe il “nuovo Mussolini”: si tratterebbe, più semplicemente, di un “cazzaro”, per aggiunta “verde”, fortunata espressione formulare mutuata da Marco Travaglio, che così ha ribattezzato il leader della Lega. Scanzi richiama poi il Salvimaio e quanto lì detto a proposito del suo Matteo.

E conclude:Poco più di un anno dopo, come era facile prevedere, Salvini ha rivelato la sua natura di traditore pavido e bugiardo. Pavido, perché è tornato scodinzolante da Berlusconi […] Bugiardo, perché ha spudoratamente mentito agli italiani. Come un parolaio qualsiasi, si è armato di due birre e tre mojito per seguire i sondaggi e per far saltare il governo: oltretutto nel momento peggiore, tanto per lui (e chi se ne frega) quanto per noi (e qui me ne frega di più). Ora: io detesto i pavidi e i bugiardi. Non ne ho alcuna stima. Mi annoiano. Mi repellono. E quasi sempre mi fanno un po’ schifo. Da qui questo libro”.

E il volume nel seguito è composto da quattro parti, ciascuna ulteriormente divisa in vari capitoli, in cui Scanzi ripercorre la carriera umana e politica dell’ormai ex Vice Capo del Governo, dai primi tempi fino ad oggi.

Ogni capitolo risulta piuttosto breve e questo rende nel complesso il pamphlet godibile e leggibile con un ritmo sostenuto.

E così veniamo a sapere che Salvini da giovanissimo era comparso come concorrente nei programmi Fininvest nel 1988 e nel 1993; fu soprattutto in questa seconda occasione che egli iniziò a forgiare l’immagine di sé che ancora oggi lo connota, sia negli aspetti fisici, che nel comportamento, che infine nel linguaggio. Fu talmente verace da presentarsi nel 1993, quando aveva vent’anni, come “Nullafacente”, parola-chiave preposta, non a caso, anche come titolo del breve capitolo che racconta tali eventi.

Così commenta Scanzi: “Perfetto. Ieri come oggi”. Chiosa che, lasciata alla fine del capitolo suddetto, viene ripresa più avanti nell’argomentazione, ad esempio nel capitolo intitolato (neanche questo è un caso), Lavorare mai dove il bravo Andrea riprende ed amplia la ricostruzione del curriculum vitae et studiorum del suo protagonista che, tra una laurea mancata e alcune partecipazioni a vario titolo in diverse trasmissioni televisive, “fa politica da quando ha diciassette anni. E non ha lavorato praticamente mai”.

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Altro dettaglio non trascurabile è che Matteo Salvini “mangia Nutella”.

Si tratta di elementi-chiave per capire l’intera ricostruzione che il giornalista toscano propone della personalità del suo “eroe” il quale nel tempo, anche grazie all’avvento di nuovi strumenti di comunicazione, nella fattispecie i social, ha potuto e ha saputo enfatizzare alcuni messaggi di cui egli è portavoce.

Sappiamo, infatti, che dal 2012 Salvini è il nuovo leader della Lega a cui è riuscito a conferire una connotazione in senso fortemente sovranista, cioè critica nei confronti dell’Europa, sia per quanto concerne l’euro che il tema dei migranti. Capacità peculiare dell’ormai ex Ministro dell’Interno è quella di trovare soluzioni facili per questioni difficili, riuscendo a fare breccia, con un linguaggio semplice e immediato, nella pancia della gente. Su questo fronte egli è destinato a vincere sempre. Metafora usata da Scanzi per descrivere l’argomentare del Cazzaro Verde è l’espressione, nonché titolo del capitolo omonimo “Gara di rutti” che, oltre a riprendere il campo semantico del cibo (tra i preferiti dal leader leghista, insieme a quello del corpo), costituisce una chiara iperbole in grado di rendere “la sua capacità di spararla sempre più grossa degli altri. Quando il discorso si fa troppo tecnico magari da Lilly Gruber o Giovanni Floris, lui ‒ burp! ‒ spara un rutto. […] Può essere quello che volete. Ma prima o poi egli rutterà. Salvini è proprio un maestro in merito. Ed è anche con questi rutti a manetta che ha edificato la sua fortuna. Se lo segui sul suo terreno (del rutto), come ha spesso fatto Di Maio, sei destinato a perdere.  E allora? Allora Salvini lo batti con la satira, che come diceva Dario Fo è «un punto di vista e un po’ di memoria». Con quella e con la realtà dei fatti. Sono le sue kryptoniti. Non agiscono subito, perché i cazzari vivono d’aria fritta e quella non manca mai come anche il Cazzaro Rosé Renzi sta lì a dimostrare, ma prima o poi ‒ poi, nel nostro strambo Paese ‒ sortiscono il loro effetto. Sgonfiando una volta per tutte il pallone gonfiato di turno”.

Solo mediante l’ironia e l’elenco incalzante delle cose promesse, ma non realizzate è possibile averla vinta con quelli come Salvini; inutile, per l’autore, quindi chiamarlo “il nuovo Mussolini”, perché ciò significa sopravvalutarlo e, anche fargli un’immeritata pubblicità.

Un’opinione pubblica in grado di ironizzare sui suoi comportamenti e di rendergli il conto oggettivo dei programmi disattesi costituiscono le armi migliori per neutralizzarlo.

Questo pamphlet ci fornisce un ottimo esempio di come realizzare ciò. E così in un mix di battute, epiteti, giudizi tragicomici e di elenchi di agenda (cose ancora da fare!), il giornalista del Fatto Quotidiano mette il lettore davanti all’evidenza della nullità di Salvini che spesso nemmeno si accorge di essere “smascherato” per le sue manchevolezze, la sua ignoranza istituzionale, i suoi modi poco eleganti. Questo aspetti mi hanno fatto venire in mente, non so perché, tutti quegli uomini a cui noi donne rimproveriamo sempre tutto, ma che non capiscono (o fanno finta di non capire): ebbene, care donne, basterebbe prenderli un po’ in giro o lasciarli da soli per vederli pavidi nella loro nullità!

Andrea Scanzi
Andrea Scanzi

Leggendo il libro di Scanzi, dunque, innanzitutto mi sono fatta tante risate per il linguaggio colorito ed efficace con cui è scritto; poi mi sono fatta una cultura sulla storia “politica e umana” del personaggio; infine, ho potuto riscoprire, in tutto e per tutto, la mia dignità di donna, consapevole di ciò che voglio e di ciò che non voglio dalla politica e dagli uomini.

Senza arrabbiature e senza odio, che non fanno altro che dare forza a chi voglio allontanare, ma con la forza dell’ironia e della capacità argomentative che sono segnali importanti dello spessore morale delle persone.

Vorrei fare qualche altro esempio del repertorio “scanziano” a tema “Salvini”, ma solo parafrasando non potrei rendere la forza di ogni battuta tesa dipingere di volta in volta il nostro “eroe” (o forse antieroe) e le sue “peripezie”; non faccio pertanto spoiler e invito tutti a regalarvi qualche ora di sane risate, unite però a momenti  di meditazione, in compagnia, appunto, del Cazzaro Verde: e vi assicuro toccherete con mano la verità del detto “nomen omen”.

 A Natale regalate Scanzi e ad maiora!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

Bibliografia

Andrea Scanzi, Il Cazzaro Verde, Paper First, Roma 2019, 113 pagine, 10,20 euro

 

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