Le navi fantasma della Laguna di Truk: da scenario di guerra a paradiso delle immersioni

“Per comprendere la guerra, è necessario riconoscere che essa è un accadimento mitico, che coloro che vi sono immersi sono proiettati in uno stato d’essere mitico. Solo così si riescono a decifrare gli abissi disumani della crudeltà, dell’orrore, della tragedia, fino alle altezze transumane della sublimità mistica.” – James Hillman

Laguna di Truk
Laguna di Truk

Lo Stato di Chuuk (il nome Truk fu mantenuto fino al 1990, e oggi indica la sola laguna) fa parte dell’arcipelago delle Caroline Orientali ed è composto da una grande laguna in cui gli amanti dei relitti troveranno un’atmosfera dal fascino tropicale e fondali che ospitano uno scenario subacqueo tempestato di relitti di navi e aerei militari risalenti alla Seconda guerra mondiale popolati da colonie di coralli e pesci multicolori. Uno scenario unico al mondo, ed equiparabile solo ai relitti dei test nucleari di Bikini.

L’arcipelago delle Isole Caroline fu colonizzato dai Portoghesi nel 1527 e nel 1686 venne occupato dagli Spagnoli, che lo intitolarono al monarca Carlo II, da cui il nome di Isole Caroline. Nel 1899 l’arcipelago venne venduto alla Germania, e nel 1920 passò sotto controllo giapponese. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’arcipelago fu utilizzato come avamposto militare per la flotta giapponese, e da queste basi partì il famoso attacco a Pearl Harbour del 1941, evento che diede il via alla Guerra del Pacifico (1941-1945).

Nel 1944, la Laguna di Truk fu teatro dell’“Operazione Hailstone”, con cui l’Esercito Americano lanciò un massiccio attacco aeronavale contro la base giapponese, scagliandole contro l’intera Task Force 58, nota in italiano con l’appellativo “Flotta del Pacifico”, già protagonista della Battaglia delle Midway, e resa celebre dalla nutrita cinematografia americana sul tema.

La flotta era composta da cinque portaerei: la USS Enterprise (CV-6), la USS Yorktown (CV-10), la USS Essex (CV-9), la USS Intrepid (CV-11) e la USS Bunker Hill (CV-17); quattro portaerei leggere: la USS Belleau Wood (CVL-24), la USS Cabot (CVL-28), la USS Monterey (CVL-26) e la USS Cowpens (CVL-25), le quali trasportavano un numero complessivo di circa 500 aerei.

A supporto della spedizione c’era una flotta di sette navi petroliere, diversi incrociatori pesanti, incrociatori leggeri, cacciatorpediniere e sommergibili.

La strategia di attacco era suddivisa in due fasi: la prima fase prevedeva un attacco aereo volto a neutralizzare con bombe e siluri qualsiasi nave ancorata nella laguna. Una volta annientata la forza navale, la seconda fase prevedeva la distruzione di tutte le postazioni strategiche di terra, come i depositi di munizioni, le piste dell’aeroporto e i silos del carburante, e l’invasione via terra con le truppe da sbarco.

A partire dall’ottobre del 1943, i giapponesi, a seguito degli avvistamenti degli aerei da ricognizione PB4Y-1 Liberator dei Marines Corps inviati in ricognizione sulla laguna, avevano ben compreso la criticità della loro posizione a Truk, e prevedendo l’attacco americano, la Marina Imperiale Giapponese aveva cominciato a ritirare le navi ancorate nella laguna per ridislocarle a Palau e nelle altre basi del Pacifico. Lo stesso viceammiraglio giapponese Shigeru Fukudome affermò in seguito che le navi che erano rimaste ancorate nella laguna di Truk erano quelle talmente danneggiate da non essere in grado di salpare.

Laguna di Truk
Laguna di Truk

Dal canto loro, i servizi di intelligence statunitensi erano a conoscenza del fatto che il comandante della Flotta Combinata giapponese aveva dato ordine di trasferire gran parte delle navi di stanza a Truk; questo avrebbe significato che la base di Truk sarebbe rimasta del tutto priva di difese e facilmente espugnabile.

I tre gruppi di attacco impegnati nell’Operazione Hailstone salparono tra il 12 e il 13 febbraio 1944 e vennero riforniti in mare da cinque petroliere il 15 febbraio.

I primi caccia vennero fatti decollare novanta minuti prima dell’alba del 17 febbraio 1944. Al momento dell’attacco nessun aereo giapponese era di pattuglia, e solo metà dei 400 aerei a terra erano operativi.

Gli americani riuscirono così a sfruttare l’effetto sorpresa. Alcune navi che erano già in rotta verso il Giappone e altre che si trovavano al di fuori della laguna vennero immediatamente affondate dai sottomarini statunitensi, mentre altre navi, tentando di sfuggire dall’atollo, vennero attaccate dagli aerei della Task Force 58, che circumnavigando l’atollo bombardarono le posizioni di artiglieria sulla spiaggia e colpirono le navi in fuga. Solo nella notte del 17 febbraio ci fu un tentativo di contrattacco giapponese da parte di sette aerosiluranti Nakajima B5N Kate, uno dei quali riuscì a colpire la USS Intrepid, due incrociatori e quattro cacciatorpediniere. Un secondo attacco aereo giapponese riuscì a provocare leggeri danni alla USS Iowa.

Il 18 febbraio il resto della flotta statunitense passò alla seconda fase dell’attacco, bombardando le navi giapponesi ancorate nella laguna. e cominciarono gli sbarchi delle forze di terra.

In totale gli aerei statunitensi eseguirono circa 1.250 sortite sganciando complessivamente 400 tonnellate di bombe. A causa della mancanza di copertura aerea e di preavviso, molte navi mercantili giapponesi ancorate nella laguna di Truk, rimasero alla mercé dei caccia statunitensi, con l’unica difesa dei pezzi di artiglieria.

Le perdite patite dai giapponesi furono pesantissime: circa 270 aerei abbattuti e una quarantina di navi tra incrociatori, cacciatorpediniere, mercantili, petroliere, cacciasommergibili, un sommergibile, torpediniere, posamine e trasporto truppe vennero affondate. Non è facile ricostruire il numero delle vittime, si stimano fra i 4500 e i 5000 caduti da parte giapponese, e una trentina di americani.

Navi fantasma - Laguna di Truk
Navi fantasma – Laguna di Truk

Gli americani persero poche decine di aerei, e oltre all’utilità strategica dell’aver eliminato una base nemica e aver conquistato un avamposto nel Pacifico, l’attacco a Truk venne promosso dalla propaganda americana come una sorta di vendetta per l’attacco a Pearl Harbor. Propaganda che veniva ripetuta per ogni vittoria americana sui giapponesi.

A partire dal 1945 l’arcipelago fu affidato agli Stati Uniti in qualità di “liberatori” con una amministrazione fiduciaria sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La laguna ed il suo arcipelago rimasero off limits per 25 anni. Tanti ne occorsero per bonificare la laguna e le isole dagli ordigni, ma anche per raccogliere i resti delle vittime e dare loro una degna sepoltura.

Nel frattempo, al termine della Seconda Guerra Mondiale, come affermato in alcune delle relazioni tenutesi al convegno degli Enti provinciali per il turismo dell’Alta Italia tenutosi nel 1945 a Bergamo, in maniera simile a quanto verificatosi dopo il primo conflitto mondiale, ed in coro con gli enti per il turismo dell’Europa e del resto del mondo, si affidava in parte la rinascita del turismo al

«flusso alimentato dagli ambienti degli eserciti d’oltreoceano che qui verranno indotti a ritornare, richiamati da nostalgici pensieri e dal culto dei loro morti che qui riposano in terra nostra» – Atti del convegno degli Enti provinciali per il turismo dell’Alta Italia, Bergamo, 1945

Ripescando le idee già elaborate dopo il Primo Conflitto Mondiale, per le classi dirigenti europee e americane il turismo divenne un campo di attuazione di nuove forme sotto il tema della solidarietà internazionale e contribuì alla rinascita di un sistema di relazioni interstatali pacifico, frutto dell’incontro e della conoscenza tra i popoli.

“Against the background of the traumatic depths of the recent conflict, the assertion that tourism could make a valuable contribution to peace making was highly credible”George Hugues

Si sviluppò in tutto il mondo e molto rapidamente un’offerta specificamente dedicata alla visita dei campi di battaglia, sia su iniziativa degli operatori economici privati che delle autorità pubbliche. A questo venne in aiuto il cinema documentaristico.

Jacques Yves Cousteau
Jacques Yves Cousteau

Quando l’attività di bonifica della Laguna di Truk era ormai terminata, nel decennio tra il 1966 ed il 1976, milioni di spettatori in tutto il globo restarono incantati dalle meraviglie del mondo marino catturate su pellicola da Jacques Cousteau e dall’equipaggio della nave Calypso. Fu un programma veramente pionieristico che portò i misteri degli oceani alla portata di tutti. Nel 1969 la serie presenta un nuovo documentario dal titolo “La laguna delle navi fantasma”, e mostra l’equipaggio della Capypso, guidato da Jacques Cousteau e da suo figlio Philippe durante le esplorazioni dei relitti della laguna di Truk. Nel suo documentario lo stesso Cousteau dichiara:

Appena atterrato dopo il mio volo da Monaco, ho visto l’entusiasmo nei volti di quei giovani subacquei. Lo stesso entusiasmo che ho provato io 30 anni fa, quando mi sono immerso per la prima volta su un relitto. Per chi pratica le immersioni, un relitto rappresenta l’avventura, il mistero, l’emozione umana. Tutti i relitti che ho visitato erano vittime solitarie, ma qui nella Laguna di Truk, c’era un’intera flotta di relitti, con una storia da raccontare. Non vedevo l’ora di immergermi e vederli coi miei occhi.” – Jacques Yves Cousteau

Nel silenzio subacqueo, intervallato solo dal gorgogliare dell’aria degli erogatori, una mezza dozzina di navi ed aerei giacciono ad una profondità massima di quarantacinque metri; tra queste la Heian Maru, una nave appoggio per sommergibili da 12.000 tonnellate e la Rio de Janeiro Maru. Entrambi i relitti si mostravano ancora con il loro carico di armi e mezzi. Lo scopo della spedizione Cousteau era quello di studiare gli effetti dei combattimenti navali sulla vita sottomarina: a Truk furono sganciate tonnellate e tonnellate di bombe, distruggendo coralli, pesci e navi nello stesso tempo.

“Dopo 25 anni, le lamiere sono state ricoperte da giardini di corallo, quasi una rivincita della vita sulla morte.” – Jacques Yves Cousteau

Dopo queste prime esplorazioni subacquee, la laguna è stata gradualmente riscoperta fino a essere dichiarata Patrimonio Nazionale da parte del governo locale.

Il luogo è decisamente invitante: clima tropicale, una laguna corallina dove il mare è sempre calmo, le correnti marine sono ininfluenti e la temperatura dell’acqua è sempre superiore ai 25°C.

La barriera corallina esterna è punteggiata da idilliaci spot di sabbia candida punteggiati da palme da cocco, i crateri delle bombe son divenuti dei graziosi laghetti ricoperti di fiori e vegetazione tropicale, verdi montagne si stagliano sul cielo blu, sospese tra mare e cielo.

Laguna di Truk
Laguna di Truk

Questi fattori e la presenza dei relitti hanno reso l’area un’ambita meta turistica per gli appassionati di immersioni provenienti da tutto il mondo. I relitti, dopo 74 anni, si sono completante trasformati e da tetri ricordi una sanguinosa battaglia sono ora una ricchissima colonia di pesci tropicali e coralli di ogni specie. Su tutte le navi si è adagiato un tappeto di corallo, ogni pezzo dell’attrezzatura, compresi i cannoni, si è trasformata in un’esposizione di vita marina.

Nell’ancoraggio situato a nord-ovest della laguna, a circa cinquanta metri di profondità, si trova un gruppo di navi contenente ancora il suo carico. Poco lontano un altro relitto, un bombardiere giapponese abbattuto nelle vicinanze del campo d’atterraggio, probabilmente uno dei pochi riusciti a decollare.

Nella melma giace un cappello da marinaio, da una fenditura in una chiglia spunta una scarpa, in un angolo una coperta e numerosi resti umani. Le condizioni anaerobiche delle acque e dei fondali hanno permesso la conservazione dei resti delle vittime, del cuoio, e delle fibre vegetali.

La maggior parte delle navi nella Laguna di Truk poggia sul fondale in assetto di navigazione, rendendo l’immersione più semplice per i subacquei, e consentendo in alcuni casi di penetrare nei relitti. Le immersioni possono essere praticate solo con le guide autorizzate, su percorsi noti e precedentemente testati.

Un fatto che colpisce il visitatore, già osservato nella Spedizione Cousteau del ’69 è la totale assenza di grandi animali marini, che di solito s’impadroniscono dei relitti per farne le loro tane. Non si notano cernie, murene, aragoste. La risposta ancora una volta va cercata nelle conseguenze dell’Operazione Hailstone: dopo l’attacco americano la guarnigione giapponese e gli abitanti di Truk rimasero totalmente tagliati fuori dagli approvvigionamenti, e patirono la fame mentre tonnellate di viveri in scatola giacevano irrecuperabili dentro ai relitti. Tuttavia non tutti i depositi di munizioni posti in terraferma saltarono in aria nei giorni dell’attacco, così i sopravvissuti saccheggiarono i depositi, e la pesca con gli esplosivi ha sfamato gli uomini, ma ha decimato quelle grandi specie ittiche che impiegano decenni per crescere e riprodursi.

La corrosione del metallo, l’elevata presenza di visitatori subacquei e le periodiche tempeste stanno gradualmente portando i relitti alla loro naturale scomparsa: le sovrastrutture delle navi arenate sono crollate in un tifone del 2014 e molti degli accessi ai relitti sono ormai pericolanti e compromettono la sicurezza di alcune immersioni. Uno dei relitti più colpiti è quello della Fujikawa Maru, e lo stesso destino nel tempo coinvolgerà tutte le altre navi. Trattandosi di relitti di grandi dimensioni, la distruzione degli stessi avverrà in tempi molto dilatati, consentendo ancora a molti subacquei di immergersi in questo cimitero di navi.

Laguna di Truk
Laguna di Truk

Le cause della Seconda Guerra Mondiale e i motivi per cui è stata combattuta fino in luoghi così remoti si perdono invece tra le pagine dei libri di storia. La Laguna di Truk non è un dono della natura all’uomo e nemmeno un dono dell’uomo alla natura. È un monumento all’inutilità della guerra, alla follia del genere umano e alla forza della natura, che non è compassionevole, ma ha avuto la capacità di rioccupare lo spazio che le compete ridonando pace e bellezza a strumenti di morte e distruzione, morti e distrutti a loro volta. I relitti e la Laguna rappresentano un cimitero di guerra vero e proprio, e le immersioni vanno effettuate con coscienza e nel pieno rispetto delle migliaia di vite umane che qui si son perse.

“La forza creatrice della natura vince l’istinto distruttore dell’uomo.” Jules Verne, 20.000 leghe sotto i mari.

 

Written by Claudio Fadda

 

 

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