“Gli inganni di Pandora” di Eva Cantarella: la speranza come ultimo male

“Così disse ed essi obbedirono a Zeus signore, figlio di Crono. E subito l’inclito Ambidestro, per volere di Zeus, plasmò dalla terra una figura simile a una vergine casta; Atena occhio di mare, le diede un cinto e l’adornò; e le Grazie divine e Persuasione veneranda intorno al suo corpo condussero aurei monili; le Ore dalla splendida chioma, l’incoronarono con fiori di primavera; e Pallade Atena adattò alle membra ornamenti di ogni genere. Infine il messaggero Argifonte le pose nel cuore menzogne, scaltre lusinghe e indole astuta, per volere di Zeus cupitonante; e voce le infuse l’araldo divino, e chiamò questa donna Pandora, perché tutti gli abitanti dell’Olimpo l’avevano portata in dono, sciagura agli uomini laboriosi.” – Esiodo, Le opere e i Giorni

Gli inganni di Pandora
Gli inganni di Pandora

Ci sono domande che, come dei mantra, sono insite nell’animo umano. Non si può scappare da queste, spesso è anche difficile trovare delle risposte che sino universali.

Perché?

Quanto è difficile rispondere ai bambini che continuano a chiederlo?

Quanto è difficile trovare delle parole per quietare le domande dell’anima?

Quanto è difficile trovare risposte per quegli enigmi che sembrano regolare l’Universo degli uomini.

Badate bene: ho scelto la parola sembrano.

Badate bene, molto più in fondo, ho scelto di parlare dell’universo degli uomini. Non a caso.

Lo so, l’inizio di questo articolo è ambiguo. Non capite di cosa io vi voglia parlare.

Non preoccupatevi, questa è una storia che parte da molto prima che voi foste messi al mondo. È una leggenda che risale sulle pendici dell’Olimpo e discende fino alle profondità del Tartaro.

Questo è un mito.

Questa è la Storia.

La loro, quella dei Greci.

La nostra, quella che vediamo ogni giorno davanti ai nostri occhi.

Perché i Greci, quelli antichi, portarono al mondo tanti doni ma portarono anche una cosa di cui non ci liberemo mai: la dimostrazione che quando le domande nascono esigono risposta e, lo sappiamo tutti, quando il vaso è aperto non si può rimettere dentro tutto quello che ne è fuoriuscito.

Sapete che cos’è un Mito? Un mito è una storia che riecheggia nell’aria. Non ha tempo, non ne ha bisogno, perché deve essere capita, non vista o toccata, un po’ come per tutto quello che concerne San Tommaso.

Conoscete il mito di Pandora?

Per avere una conoscenza più approfondite dovrete ricorrere alla Teogonia di Esiodo ma, in parole povere, fu la donna che lasciò uscire tutti i mali e i beni del mondo dal suo vaso. Il vaso gli era stato regalato dagli déi e lei, per curiosità o per sbaglio, lo aprì anche se gli era stato detto di non farlo.

Pandora fu creata, non generata.

Pandora fu la punizione che gli déi inviarono agli umani.

Prometeo aveva sottratto il fuoco divino agli déi per donarlo agli uomini. Alcuni di voi sanno che il titano in questione fu legato e oppresso da un uccello che gli divora il fegato ogni giorno. Per gli déi non esisteva una punizione adatta per mondare la colpa di costui.

Prometeo era un titano, non sapevano come punirlo.

Ma per gli umani… quella era tutt’altra cosa. La faccenda necessitava di una punizione creativa.

Attenzione: questa non è un mito a lieto fine. In fondo al vaso di Pandora rimase intrappolata la speranza e solo ad ultimo trovò l’uscita. Che cos’è la speranza?

Avete presente quando si conservano sempre i proiettili migliori per colpire il nemico?

Ve l’ho detto nell’articolo scorso nel libro “Circe” di Madeline Miller:

“Dimmi” ribatté, “chi tributa le offerte migliori, un uomo miserabile o uno felice?”

“Uno felice, ovviamente.”

“Sbagliato. Un uomo felice è troppo impegnato con la sua vita. Crede di non dovere niente a nessuno. Ma distruggilo, uccidigli la moglie, storpia suo figlio e vedrai che si farà sentire. Affamerà la sua famiglia per un mese pur di sacrificarti un vitellino di un anno bianco come la neve. Se può permetterselo, te ne offrirà cento.”

“Ma alla fine” dissi, “dovrai sicuramente ricompensarlo. Altrimenti smetterà.”

“Ah, resteresti sorpresa nel vedere quanto a lungo può andare avanti. Però sì, alla fine è meglio dargli qualcosa. Lui sarà di nuovo felice. E tu potrai ricominciare da capo.”  – M. Miller, Circe

Così funziona la speranza, l’ultima arma di Zeus. Quando uno dei mali del mondo agisce, il signore delle folgori (non della luce angelica), elargisce la polvere di fata speranza per far credere al mondo che il male di turno passerà.

Passerà? Oh poveri illusi!

Quando un male sarà passato ne arriverà un altro e tutto ricomincerà da capo. Nessuna divinità esisterebbe senza la polvere di fata Speranza che vi viene elargita.

Pandora - Painting by John William Waterhouse
Pandora – Painting by John William Waterhouse

I miti vanno compresi. I miti servono ad insegnare. I miti possono mostrare molte facce.

“Poi, quando compì l’arduo inganno, senza rimedio, il Padre mandò a Epimeteo l’inclito Argifonte portatore del dono, veloce araldo degli dèi; né Epimeteo pensò alle parole che Prometeo gli aveva rivolto: mai accettare un dono da Zeus Olimpio, ma rimandarlo indietro, perché non divenga un male per i mortali. Lo accolse e possedeva il male, prima di riconoscerlo.” – Esiodo, Le opere e i Giorni

Ritorniamo alla punizione per gli umani.

Esiodo, ne “Le Opere e i Giorni” narra di come, come per La Bella Addormentata, ciascuno degli déi gli fece un dono. Pandora fu creata nella forgia di Efesto, non aspettatevi i regali di una regina.

Afrodite le donò la grazia, desiderio struggente e “affanni che fiaccano le membra”. Insomma le aveva insegnato ad essere lei, senza donarle la sua divinità.

Sappiate che questo diventerà un gioco al massacro.

Ermes gli donò una mente sfrontata, un’indole ambigua e un cuore pieno di menzogne con una piccola aggiunta di discorsi ingannatori. Oh, non crediate che Ermes ci abbia messo tutto se stesso senza dimenticarsi di metterci un briciolo di immortalità nei suoi doni.

Gli déi stanno giocando. Tutti gli déi giocano. Compreso il vostro.

Tutti gli umani che hanno creato le loro storie giocano ad essere déi. Compresi voi.

Risultato di questa creazione? Pandora, il male da cui nessuno poteva sfuggire.

Avete notato nulla di strano?

Pandora è una donna.

Ora ve lo posso dire: ho letto un libro e ve ne sto parlando da ben 617 parole.

Volevo entraste nel mito, nella storia, nei sussurri e che arrivaste a capire che, a partire dai Greci, i sommi e democratici Greci, il male del mondo si spiega con una sola parola: Donna.

Eva Cantarella ne “Gli inganni di Pandora”, edito per Feltrinelli nel 2019, traccia una breve linea di ragionamento e di indagine sulle origini della discriminazione di genere.

La Dott.ssa Cantarella non ha bisogno di presentazioni ma per chi non la conoscesse vi lascio una sua breve biografia.

Eva Cantarella ha pubblicato saggi sul diritto e su aspetti sociali del mondo greco e romano. Dal 1990 al 2010 è stata professore ordinario di istituzioni di diritto romano e di diritto greco antico all’Università statale di Milano. È una presentazione riduttiva e vi invito a leggere le sue opere, capirete che la Storia e il mito hanno ben più di una favola da raccontarvi.

Comunque torniamo alla nascita della discriminazione di genere. Anche Semonide di Amorgo ha detto la sua. Le donne si dividono in tre categorie: esse sono di Terra e di Acqua e no, nessuna delle due è encomiabile ma ce ne sono addirittura di peggiori, quelle che discendono dagli animali.

Ora, escludendo tutto il corredo mitologico e poetico della cultura greca. Cosa? Non vi era sembrato poetico?

Perché quello che vedete tutti i giorni lo è? I Greci usavano la poesia e la prosa per fare politica e per esprimersi, non ditemi che pensavate che parlassero solo di stelle, fiori e amore disinibito.

Non insultatevi.

Abbiamo perso la grazia di come farlo ma, ve lo dico, il fatto che una buona percentuale della popolazione, quindi la gente che ci passa di fianco tutti i giorni e magari ci sorride mentre prendiamo un caffè, pensa che se una donna si veste in particolari modi, questa si sia meritata di essere stuprata e/o aggredita.

Lasciate che faccia i miei applausi al genere umano.

(Pausa Applausi)

La mitologia greca offre altri esempi, ma gli altri miti narrano anche di altri aspetti della vita sociale che non lasciano sempre spazio ad una dissertazione sulla discriminazione tra uomo e donna a mio avviso.

Dove altro i Greci avevano tratto le loro risposte alla differenza tre uomo e donna?

Dallo sviluppo dell’arte medica e di quella filosofica.

Un esempio è dato dalla considerazione che se una coppia non avesse avuto figli, questo sarebbe stato per colpa della donna. La medicina non era quella che conosciamo oggi, questo va dato a loro favore. Pesando che, visto che l’uomo secerne sperma anche come atto quasi involontario, è impossibile che questo non sia in grado di procreare.

Dal loro punto di vista era una considerazione logica ma, ovviamente, a carattere sociologico le donne che non potevano procreare non venivano ben considerate. Non lo sono nemmeno oggi ma, nonostante lo sviluppo massivo dell’arte medica, questa è un’altra storia. È un mito falso istillato da retaggi religiosi, non medici.

I Greci pensavano anche che la verginità facesse impazzire le donne e le rendesse inferme. Certo, dovevano esserlo fino ad una certa età ma dopo era scandaloso e pericoloso per la sua salute e per quella di tutti gli uomini della società.

La questione cambia se sei sacerdotessa, il sommo o la somma divinità ti ha voluto così. Quello andava bene.

La donna in Grecia era subordinata ad una società patriarcale, anche se con delle eccezioni.

Pensate a Sparta, pensate alle donne come Aspasia, pensate che nella mitologia greca esistono donne come Athena: Vergine. Quando tentarono di stuprarla, ella costrinse l’aggressore a eiaculare sulla sua coscia. Si pulì con un moto di stizza della mano per generare la persona che fondò Atene.

Athena, vergine e madre. Perché i Greci, sotto sotto, lo sapevano che senza le madri neanche Atene avrebbe retto.

Eva Cantarella
Eva Cantarella

Quindi, nel libro della Dott.ssa Cantarella, se sei inferma, in quanto donna, anche le altre donne ti tratteranno in egual maniera degli uomini. Non vorrete mica credere che tutte, ma qualcuna c’è stata ed era rispettata per questo, abbiano sfidato la società dominante. Altrimenti oggi parleremo di fiori e di quanto son carini gli unicorni, non vi sembra?

“Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all’uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell’orcio, né se ne volò fuori; ché Pandora prima ricoprì la giara, per volere dell’egioco Zeus, adunatore dei nembi.” – Esiodo, Le opere e i Giorni

Tutte le dissertazioni mediche le troviamo nel volume della Cantarella che vi narrerà come Ippocrate sia arrivato a tali considerazioni e di come si pensava di curare anche altre patologie femminili come quella dell’utero vagante delle vedove.

Altra piccola mia considerazione. Considerate anche alcune difficoltà dell’epoca: si era molti meno di ora, di parto si moriva e c’era una grossa necessità di nuovi nati vista l’altissima mortalità in età in cui oggi si è ancora tutti dei ragazzi.

Se le donne non avessero partorito sarebbero stati dolori seri. Quindi sì, la vena discriminatoria era forte, anche se non dominante, ma bisogna anche calcolare i bisogni intrinsechi di una società. Almeno per quello che riguarda il campo medico.

Bisogna anche considerare che la medicina, ancora a livello quasi empirico, la filosofia e la politica delle Polis, erano quasi un tutt’uno. La loro società e il loro pensiero non si possono considerare a compartimenti stagni, quindi l’influenza c’era eccome.

Prendete ad esempio anche “Le Leggi” di Platone, dove tutte le differenze tra il popolo si doveva ricondurre anche a cause biologiche e fisiche, ovvero che la subalternità femminile fosse giusta e doverosa. Insomma, anche i filosofi ci hanno messo del loro.

Ma in fondo, nessuno ha mai detto che la misoginia abbia un’esclusiva odierna.

Il volume, seppur breve, è un ricco contenitore di spunti di riflessione a cui attingere. Non è facile districarsi ma quello che la Cantarella scrive è attuale anche se semi sommerso tra le sabbie del tempo.

Sta a noi trovare una soluzione diversa da quella trovata dai Greci. Sta a noi studiare, analizzare la Storia, esaminarla e non solo imparare da essa ma trovare una risposta migliore ad un quesito millenario.

È davvero il fatto di essere donna ad essere il problema?

“E altri mali, infiniti, vanno errando fra gli uomini.” – Esiodo, Le opere e i Giorni

 

Written by Altea Gardini

 

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