Intervista di Alessia Mocci ad Angela Interdonato: vi presentiamo “Il viaggio di un’anima”

Credevo che dopo la morte tutto si sarebbe risolto, che avrei visto il mio tunnel di Luce, magari con un parente ad accogliermi per portarmi finalmente nella pace… Mi sbagliavo! Quella mattina, come al solito, mi alzai presto, dovevo fare il mio abituale giro prima di andare a lavorare: colazione con un bel caffè e la brioche, sigaretta e poi via verso una nuova giornata. Solo che quel giorno era destinato a essere diverso.

Angela Interdonato
Angela Interdonato

La routine giornaliera contrapposta alla superficialità di un pensiero che “credeva” di aver ragionato sulla Morte, la protagonista de “Il viaggio di un’anima” sin dalle prime pagine del prologo mette le mani avanti con quel “dopo la morte tutto si sarebbe risolto”.

Ed invece, no. Nessun tunnel bianco, nessun parente ad accogliere a braccia aperte ma è la Morte, in persona, che si presenta per iniziare un viaggio che mostrerà quanto vita e morte siano facce della stessa medaglia.

Il viaggio dell’anima”, edito nel settembre 2019 dalla casa editrice Rupe Mutevole nella collana editoriale “Oltre il confine”, è la prima pubblicazione di Angela Interdonato.

 

A.M.: Salve Angela, qualche mese fa ha pubblicato un romanzo dal titolo “Il viaggio di un’anima” nel quale troviamo il racconto di una giovane donna che, dopo un incidente, ha perso la vita. Quando ha preso in mano carta e penna – o la più comune tastiera – ed ha iniziato a scrivere questo romanzo?

Angela Interdonato: Salve Alessia, è un piacere fare la sua conoscenza. All’età di 15 anni circa, mi divertivo a scrivere dei racconti gialli, su dei quaderni, inventandomi intrighi e intrecci di vario genere. Successivamente, con il passare degli anni ho lasciato in sospeso questo hobby per occupare il mio tempo libero con gli amici e la musica. La voglia di tornare a scrivere arrivò grazie ad un’amica che rividi dopo molto tempo e, durante la nostra conversazione, mi chiese di come fosse finito uno dei miei racconti, scritto anni prima. Ovviamente non ricordavo la fine del racconto, ma servì a ravvivare il desiderio di scrivere. Volevo creare qualcosa di diverso, qualcosa che non avevo mai esplorato prima. Da qui il mio desiderio di scrivere sul concetto di “morte”, ovvero che cosa sarebbe accaduto se avessi parlato con “la morte”. Inizialmente la mia idea era un’intervista, (domanda e risposta, per intenderci) invece tutto è cambiato quando ho cominciato a elaborare le prime frasi del racconto, spostando la mia attenzione su un’avventura guidata dalla morte stessa. Ho scritto tutto il romanzo in circa tre mesi, elaborando idee che nascevano spontaneamente (come si dice “la fame viene mangiando”). Questo è il mio primo libro ed è un’emozione unica, difficile da descrivere. È straordinario tenere tra le mani qualcosa di importante e sapere che altri possono provare le mie stesse emozioni; questo mi da un senso di gioia. Sono felice di vivere questa emozione e devo ringraziare Cristina Del Torchio e la Casa Editrice Rupe Mutevole per aver condiviso con me l’entusiasmo del mio primo racconto.

 

A.M.: Come mai si è scelto di scrivere un romanzo su una tematica così spinosa quale la Morte?

Angela Interdonato: Ho sempre la convinzione che c’è altro dopo la morte, credo che “anima” o “energia vitale” o altro si voglia chiamare esiste. La morte (inteso come “fine vita”) non è così crudele e cattiva come alcuni insegnano. Nel mio racconto immagino l’arrivo della morte e del suo prendersi cura dell’anima con uno scopo preciso ed un compito ben definito, in maniera positiva e non funesto, guidato ed aiutato da un personaggio specifico, ovvero “la morte”. Il racconto esplora la possibilità di riabilitare la morte, non più crudele e alla ricerca di vittime ma parte della nostra stessa natura di esseri umani, che accompagna la nostra anima nel viaggio della vita che inizia ancora prima della nascita. Perché dobbiamo temere il nostro viaggio come continuazione di noi stessi in un’altra forma e dimensione?

 

A.M.: Perché l’essere umano ha paura di morire anche se le religioni parlano di paradisi angelici o reincarnazioni?

Il viaggio di un'anima
Il viaggio di un’anima

Angela Interdonato: Il racconto è per persone che pensano che c’è nulla dopo la fine della vita; esploro cosa accade se proviamo a dare alla morte la possibilità di fare un’esperienza di vita. Se siamo anime eterne, perché tutto finisce con il viaggio terreno? Le religioni che conosco comandano che Dio giudica buoni e cattivi in base alle scelte ed azioni in vita: ma c’è qualcosa di più nel rapporto con Dio e non lo immagino cattivo e pronto a puntare il dito ad ogni passo errato che facciamo! Invece Dio è un padre che mi ama nonostante le mie scelte ed azioni. Alla fine della nostra avventura “fisica” in terra, potremmo capire le scelte e azioni e perché le abbiamo fatte; ed il giudizio non sarà di Dio ma peggio: ci giudicheremo da soli, trovandoci faccia a faccia con noi stessi senza alcuna finzione ed ipocrisia!

 

A.M.: Nel Vangelo secondo Matteo (25, 13) Gesù, rivolto ai suoi discepoli, disse: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. Uno spronare a vivere la vita in veglia e non in uno stato dormiente, a vivere rispettando se stessi ed il prossimo perché è facile distrarsi dall’Amore. Ritiene che questo sia ancora un valido insegnamento?

Angela Interdonato: È un ottimo insegnamento. Però il messaggio non è “distrarsi dall’Amore” ma “vivere con amore” inteso come “attento continua a vivere con il cuore, invece di chiuderti nel tuo egoismo, perché quando arriverà il momento, sarà più facile ricordarti che tu sei luce e non buio”. L’amore ha mille forme e dimensioni e si presenta, per esempio, con il sorriso mentre incroci un estraneo, aggiungendoci un saluto oppure una telefonata disinteressata ad un amico solo per chiedergli come sta, anche questo è una forma d’ amore.

 

A.M.: Nel terzo capitolo del romanzo troviamo: “Mi sorpresi di sentire la fatica che aveva fatto per rimanere in castità, come voleva la Chiesa, confessando la mancanza di forza avuta in passato, davanti alla tentazione verso una ragazza che frequentava il paese, nella sua gioventù.” La confessione è di un frate, ed è una tematica molto attuale e di grande “imbarazzo” per la Chiesa Cattolica. Qual è il suo pensiero sulla castità come “dovere morale” della Chiesa e sulla castità come “libera scelta di astensione dal piacere fisico” per una maggiore contemplazione del Pensiero Etico e quindi del piacere filosofico?

Angela Interdonato: Quello che voglio esplorare in questa parte del romanzo, non è il fatto dell’aver mancato il voto di castità ma le ragioni e lo spirito emotivo. La differenza tra chi agisce con il cuore e chi solo per soddisfare il proprio ego è essenziale e mi collego al principio di Dio buono: se le tue scelte e azioni non danneggiano altri viene data un’altra possibilità di riabilitare la propria anima. Dio vuole “Non giudicare…”  e chi sono io per giudicare le scelte di altri? Tante azioni si intraprendono con l’intenzione di fare del bene per poi capire di aver fatto del male, credo che questo dipenda dal luogo interiore da cui nascono le azioni. In fondo chi è peggio: un prete che pecca di carne perché si è innamorato di una donna o un qualsiasi individuo che passa la sua vita a fregare il prossimo sputando veleno e cattiverie per il proprio tornaconto personale?

 

A.M.: Nell’ottavo capitolo, invece, troviamo: “I bimbi giocavano spensierati nel cortile, la nostra presenza fu percepita a seconda dell’età del bambino che incontravamo: a tre anni erano ancora speranzosi e puri, carichi di entusiasmo e sembrava che quello che li circondava li toccasse solo se ne erano interessati per la loro storia.” Come da adulti si può riacquistare un frammento di questa innocenza e sensibilità che si perde ben presto con gli eventi della vita?

Angela Interdonato: Sono convinta della purezza dell’anima dei bambini. I bambini ragionano e vivono seguendo il loro istinto e non sono inquinati dalle regole della società e della religione e per questo si dice “tornate bambini”. Il concetto non è riferito al fatto che dobbiamo tornare a giocare con le costruzioni o con le bambole, ma di tornare a guardare il mondo con gli stessi occhi di un bambino, che li ha ancora puri ed entusiasti per essere venuti al mondo. Poi tutto cambia, cominciano le regole, quelle vere, i confronti, il voler o dover dimostrare agli altri quanto vali. La rivalità, la paura, la perdita di se stessi e voler piacere agli altri chiude le porte all’unico collegamento che conta nella nostra vita ovvero l’equilibrio tra se stessi “anima” e se stessi “corpo”. Da adulti possiamo riacquistare tutto questo se siamo pronti e vogliamo farlo per davvero.

 

A.M.: Qual è il pubblico di riferimento a cui è destinato “Il viaggio di un’anima”?

Angela Interdonato
Angela Interdonato

Angela Interdonato: Mentre scrivevo il romanzo non pensavo ad un pubblico preciso. Il romanzo va letto per quello che è: un viaggio fantastico; un insieme di concetti e punti di vista intrecciati in una storia nella quale la morte appare meno cattiva di quello che si crede. Non ho la presunzione di conoscere la verità; il romanzo riflette il mio punto di vista, molto personale, su ciò che spaventa più di qualsiasi altra cosa che l’uomo possa affrontare ovvero la morte.

 

A.M.: Ci sono state e/o ci saranno presentazioni del libro nelle maggiori città italiane?

Angela Interdonato: Ho presentato il libro in due occasioni: una assieme ai miei amici e conoscenti nel mio comune di residenza (Tricesimo in provincia di Udine) e l’altra durante una serata organizzata da una persona molto cara. Voglio portare il mio libro anche in altre città italiane se si presenta l’occasione e vediamo dove e come viaggerà quest’anima; comunque sia io la seguirò.

 

A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Angela Interdonato: Mi piace molto l’idea che “vivere non è facile… ma a volte basta un complice e tutto è già più semplice” (Vasco Rossi). Se qualcuno ti supporta, accettandoti per quello che sei, sarà più semplice affrontare questo viaggio chiamata vita.

 

A.M.: Angela ringrazio per il tempo che concesso ed, in chiusura, vorrei sottolineare che l’essere umano non gareggia su chi è peggio, ma, davanti ad uno specchio, può comprendere come esercitare meglio, come “vivere in Amore” e non distrarsi dalla via che filosofi e mistici del passato hanno intrapreso. Saluto con le parole di Platone e del suo Socrate: “Infatti, cittadini, aver paura della morte non è nient’altro che sembrare sapiente senza esserlo, cioè credere di sapere quello che non si sa. Perché nessuno sa se per l’uomo la morte non sia per caso il più grande dei beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?

 

Written by Alessia Mocci

 

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Sito Rupe Mutevole

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