“Non rispondere” di John Searles: l’estraneo si nasconde in famiglia

“Quando il telefono squillava a tarda notte, rimanevo nel mio lettino ad ascoltare. Mia madre rispondeva subito al primo squillo, per non svegliare mia sorella, se era a casa, o me. Con voce pacata tranquillizzava la persona all’altro capo del telefono e poi passava la cornetta a mio padre. Lui aveva un tono più rigido, formale, mentre stabiliva dove incontrarsi oppure offriva indicazioni su come raggiungere la nostra vecchia casa in stile Tudor nascosta in fondo a un viottolo nella cittadina di Dundalk, nel Maryland”.

Un figlio dovrebbe sempre sentirsi al sicuro in famiglia, protetto da mamma e papà e aiutato a crescere senza che trapelino inganni. Spesso però è proprio la famiglia a rappresentare l’enigma più grande, dove albergano i demoni di esseri umani travolti dalle loro debolezze.

È quanto succede in “Non rispondere”, il thriller psicologico di John Searles, pubblicato da Newton Compton Editori nel 2014. Pluripremiato, questo libro ha vinto l’American Library Association Alex Award e il “Boston Globe” lo ha selezionato tra i migliori Crime Novel del 2013. Inoltre, compare tra i 10 thriller più venduti su Amazon e nella Top Ten di “Entertainment Weekly”.

Al di là di tutti questi riconoscimenti, a chi piace giudicare con la propria testa non passa inosservato il clima di costante inquietudine in cui la narrazione riduce il lettore, e il sentimento di impotenza che si avverte mano a mano che gli eventi prendono forma. La protagonista, l’adolescente Sylvie, diviene presto una sorta di “amica” nei confronti della quale si prova istintivamente un senso di protezione, e per la quale si avverte una profonda nostalgia quando la storia finisce. Sentimenti radicati, che raramente si provano leggendo un thriller.

La neve scende copiosa quando, in una maledetta notte di febbraio, i genitori di Sylvie ricevono una telefonata che li spinge a precipitarsi nell’antica chiesa del paese, dove vengono barbaramente assassinati. Sylvester e Rose Mason sono una coppia esperta in “demonologia”; studiano il paranormale e aiutano le anime tormentate a ritrovare la pace. Unica testimone oculare dei fatti è la figlia tredicenne Sylvie, rimasta in macchina, nel parcheggio della chiesa, ad attendere il ritorno della coppia.

Quando la ragazzina, spazientita dalla lunga sosta, fa irruzione nell’edificio, l’assassino la colpisce ferendola ad un orecchio e fugge. Chi ha potuto agire con tanta ferocia e, soprattutto, perché lo ha fatto? Sylvie conserva un ricordo confuso di quella notte, pensa di avere visto qualcuno, ma poi non ne è più tanto sicura. Ad un anno di distanza dalla morte dei suoi genitori, il caso non è ancora stato risolto e Sylvie, che nel frattempo è stata affidata alle cure dell’umorale sorella maggiore Rose, si improvvisa detective cercando di ripercorrere i momenti di quella terribile notte.

La ragazzina può contare sull’aiuto di poche persone, mentre cerca di passare in rassegna fatti e luoghi, mettendo a fuoco particolari fino ad ora ignorati. Si alternano flashback e ricordi inquietanti, che mettono in luce una famiglia che nasconde angosciosi segreti e scavano nelle pieghe più profonde della coscienza. Strani eventi hanno da sempre caratterizzato quella casa: oggetti che sembrano animarsi di vita propria, visioni di fantasmi, bambole che camminano da sole. Sylvie intende trovare una spiegazione plausibile, fino a giungere alla scioccante rivelazione finale.

Più che la vita di Sylvie e della sua famiglia, questa storia abbraccia l’intera umanità, condannandone la superstizione. Innegabile il senso di disagio che si prova nei confronti della debolezza di questi personaggi, l’antipatia profonda verso i patimenti psicologici che essi infliggono a Sylvie. E lei, la “figlia buona”, quella dalla quale non ci si aspetta mai una delusione, deve comportarsi sempre nel migliore dei modi, mentre la sua vita è un vero e proprio incubo. Purtroppo la lettura evoca sentimenti poco edificanti, fra tutti la convinzione che sarebbe meglio se certe persone non avessero figli.

L’epilogo nefasto che ne scaturisce, ovvero la morte di questi genitori, per quanto non giustificato, arriva addirittura ad essere compreso. Una società ottusa e bigotta, quella che ci presenta Searles, che si oppone ad un sereno sviluppo dell’infanzia. Siamo tutti burattini nelle mani di qualcuno che, a nostra insaputa, muove i fili. Questo il messaggio di fondo che si evince.

Qualche incongruenza purtroppo va segnalata, poiché non tutti i particolari vengono alla fine svelati. E soprattutto ci sono alcune cose inverosimili: una ragazzina, per quanto sana e vitale, non può nutrirsi di soli ghiaccioli. Le 330 pagine del romanzo scorrono veloci, le descrizioni sono intense e ricche di colpi di scena. Senza dubbio un thriller avvincente, dove si possono finalmente trovare dei riscontri. Ma non posso dirvi altro. Solo dopo averlo letto, potrete comprendere appieno il significato di queste ultime parole.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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