“Donne” di Andrea Camilleri: trentanove donne per altrettanti racconti

Abbandoniamo per un attimo il personaggio Salvo Montalbano – ci torneremo dopo –, che tanta fortuna ha dato al suo creatore, per inoltrarci in un mondo diverso, sebbene non sia tanto lontano dal vissuto di chi per anni si è dedicato a una delle più famose e fortunate sia serie letterarie, sia televisive di tutti i tempi.

Già perché questa volta Andrea Camilleri ha attinto dal suo privato per far emergere quel caleidoscopio di vite che appartengono tutte all’universo femminile. Così il fil rouge del nuovo libro – Donne, pubblicato da Rizzoli – è la femminilità.

Infatti, lo scrittore rende omaggio non solo alle donne che in qualche modo hanno fatto parte della sua vita, ma anche a quelle famose della letteratura, della mitologia classica e alle eroine del passato. In totale ben trentanove donne per altrettanti racconti che compongono quest’antologia di 210 pagine, suddivisa con piglio logico affinché l’autore possa raccontare la sua autobiografia.

«Due sono le Angeliche delle quali sono stato innamorato. Quella creata dalla poesia di messer Ludovico Ariosto mi iniziò ad un sentimento d’amore, esaltante e struggente», così la prima donna a occupare un posto di rilievo è, com’è facile dedurre, Angelica, che non è solo ed esclusivamente la bellissima protagonista che riesce a catturare il cuore di Orlando, bensì anche una compagna dell’autore che in questo modo ricorda il periodo del primo ginnasio, Liliana, della quale tutti i suoi compagni s’innamorano. «E così scoprii che in ogni donna alberga, più o meno segretamente, un poco d’Angelica», quasi a intendere che ogni donna sa come affascinare lo sguardo del pavido «cavaliere», giacché di poemi qui si sta parlando.

Dopo aver narrato gli eventi che coinvolgono la fanciullezza dell’autore, si procede verso la maturità, momento in cui Camilleri presenta uno dei primi romanzi della serie che coinvolge il commissario Montalbano: «L’incontro avvenne la volta che un noto personaggio televisivo m’invitò al suo show […] Tra gli ospiti c’era anche una ragazza minuta, bruna, dai grandi occhi, poco più che ventenne, senza trucco, pallida, indossava un maglione scuro e un paio di jeans». Chi sarà mai questa misteriosa ragazza? Qualcuno che, ci dice lo scrittore, ricalca il secondo personaggio che compone la raccolta: Antigone, appartenente alla tragedia greca, figlia dell’incestuoso rapporto fra Edipo, re di Tebe, e sua madre Giocasta; sorella di Ismene, Eteocle e Polinice.

Tuttavia l’antologia non è animata solo dalle donne della letteratura e della mitologia classica, ma anche dalle donne fiere che non cedono né alle minacce né alle lusinghe, pronte ad affrontare il loro destino, proprio come Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orlèans; donne emancipate e in carriera che hanno avuto successo nel cinema, come le attrici mute della prima metà del XX secolo.

Questo è il fulcro dell’ultima fatica di Andrea Camilleri, che il 6 settembre ha compiuto ottantanove anni. Per l’occasione Raiuno ha trasmesso in prima serata il docu-film prodotto da Anele e SellerioEditore e diretto da Claudio Canepari e Paolo Santolini: Andrea Camilleri. Il Maestro senza regole. Un’occasione preziosa per i fan, in cui il Maestro si racconta con Teresa Mannino e riporta eventi della sua vita come il curioso episodio che fa parte della sua infanzia, l’incontro con Luigi Pirandello: «Alle tre del pomeriggio, bussano alla porta e mi trovo davanti un ammiraglio in grande uniforme che mi fa: ci sì tu? C’è tua nonna Carolina? Dicci una cosa, che c’è Luigi Pirandello che la vuole salutare».

Con trenta milioni di libri venduti e la traduzione in ben trentacinque lingue, persino in cinese, i libri di Andrea Camilleri sono l’unico prodotto Made in Italy che non conoscono la crisi editoriale, a dirlo è proprio Teresa Mannino. Sembra lontano il periodo del 1994 in cui la casa editrice Sellerio pubblica il primo romanzo che fa parte della serie del commissario Montalbano, La forma dell’acqua, eppure tanta strada ne ha fatto sia l’autore, sia questo personaggio che nella versione televisiva è interpretato da Luca Zingaretti, il quale interviene – oltre a Luigi Lo Cascio, Emma Dante, Fabrizio Gifuni e molti altri – nel docu-film.

Ma perché il commissario Montalbano ha avuto così tanta fortuna? Forse perché il suo carattere è forte, proprio come nell’immaginario collettivo è un siciliano; tanto che poi deve necessariamente reggere il confronto con la personalità che si è faticosamente costruito. Inoltre, l’eticità che lo caratterizza è resa solida dai suoi atteggiamenti che non protendono né per la destra né per la sinistra, ma lui agisce secondo la sua coscienza. Gli uomini tentano di emularlo, le donne invece lo vorrebbero accanto.

«Il mio commissario è aitante, meno scattante, ha ragioni diverse, non è così giovane, ma il modo di ragionare è simile. Nella sostanza, il commissario della fiction rispecchia perfettamente il Salvo Montalbano letterario. “U ciriveddu ci camina” a tutti e due allo stesso modo», questa è una delle considerazioni di Camilleri sul personaggio interpretato da Zingaretti. E ancora afferma che: «Le ragioni del successo, non le conosco. Quel che so, è che il programma è fatto molto bene. Vi è una cura minuziosa dell’insieme e dei dettagli. Una cura che va dall’ottima sceneggiatura alla sapiente regia, agli interpreti tutti. Zingaretti in testa, bravissimi. L’ambientazione è straordinaria, si tratta di un prodotto di qualità ed il pubblico lo gradisce».

Quando poi si chiede all’autore l’opinione sul docu-film di Raiuno egli sostiene che: «È un riconoscimento che mi fa piacere, ma non so cosa ne penserà il pubblico di Raiuno in prima serata! Sarà la prima volta che chiederò con ansia: che ascolti abbiamo fatto?» Tuttavia, non c’è alcun dubbio che il programma abbia avuto un notevole successo.

Ciò nonostante Andrea Camilleri sembra più predisposto a parlare della sua vita, che di Montalbano – di cui, in realtà, si è già parlato a sufficienza. Così il discorso procede seguendo il filo logico temporale: dalla gioventù con le sue esperienze in collegio – era un bambino non poco esuberante –, alla lunga gavetta che lo vede in un primo momento regista teatrale, e poi scrittore di successo.

In effetti, l’esperienza come regista teatrale porta Camilleri a conoscere diverse personalità del settore. Nel 1949 è ammesso, come unico allievo regista per quell’anno, all’Accademia di Arte drammatica Silvio d’Amico, dove termina i suoi studi insieme con allievi del calibro di Luigi Vannucchi, Franco Graziosi e Alessandro Sperlì. Da questo momento in poi esegue la regia di più di cento opere – in particolare quelle di Pirandello –, ma anche di Eduardo De Filippo: «Curai la regia della prima serie di sue commedie in tv e con lui ho avuto un rapporto di straordinaria amicizia. Mi divertivano le sue battute micidiali, a volte feroci contro il fratello Peppino».

La carriera di scrittore giunge più tardi, nel 1978, con il romanzo d’esordio Il corso delle cose pubblicato con un editore a pagamento con l’impegno di citare l’editore stesso. Due anni dopo ottiene il successo con Un filo di fumo, pubblicato da Garzanti, il primo romanzo di una serie ambientata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento a Vigata. Tralasciando il periodo di relativa improduttività, si arriva finalmente al 1994 con il già citato romanzo La forma dell’acqua, il primo di genere poliziesco che ha per protagonista il commissario Montalbano.

Questo e di tanto altro si parla nel docu-film, comprese le opinioni dello scrittore nei confronti della letteratura e della critica. In fondo, riportando alcune parole già note del grande Maestro: «L’affidarsi alla memoria, è la volontà dell’uomo di non scomparire. E quando la conoscenza si arresta, subentrano i sensi, che alimentano la fantasia».

 

Written by Maila Daniela Tritto

 

 

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