“Brezze moderne”, silloge di Pietro De Bonis – recensione di Cristina Biolcati

Credo che Brezze Moderne di Pietro De Bonis abbia portato una ventata di aria fresca nel mondo della moderna poesia. Il giovane autore romano, alla sua seconda pubblicazione, attraverso un linguaggio “inusuale” riesce a trasmettere le emozioni nella loro immediatezza.

Le parole non fanno rima, anzi, a volte stridono fra loro, creano stupore per la scelta. Eppure, e qui sta la modernità dei testi, rileggendo, capiamo che sono perfette, che l’autore non avrebbe potuto sceglierne altre. È l’esempio di Pensiero: “Mi scapigli le orchidee della mente / portano il vento gli occhi tuoi / il sapore delle cose originate”.

La raccolta poetica di De Bonis esce nel 2012, edita da Lupo Editore, ed è subito un successo. Nato nell’aprile del 1984 a Roma, dove attualmente vive, Pietro esordisce come autore di poesie nel 2010 con Tempeste Puniche- Il profumo della Quiete, edizioni Albatros. Il suo stile è originale, personalissimo.

Tratta temi apparentemente semplici, che invece inducono il lettore a riflettere e lo spronano a “sentire la bellezza della vita”, come dice l’autore, “evitando così di vivere addormentati, o col cuscino appiccicato in faccia”. Brezze moderne si divide in tre parti: nella prima sono raccolte 97 poesie, nella seconda 18 Intermezzi e nella terza 112 Aforismi. Non me ne voglia l’autore se ho contato male! De Bonis canta l’amore per le donne con molta passionalità e, al tempo stesso, con molto rispetto.

L’opera è dedicata all’amatissima sorella, quindi si può evincere l’affetto di Pietro per la famiglia e la sua grande stima delle donne. Egli utilizza un linguaggio moderno, una realtà interpretata in versi liberi, che trovano la massima incisività in liriche composte di un solo verso. È il caso di Gesti: “Smettila di scapigliarmi i capelli e inizia a scapigliarmi il cuore” ; oppure Foto: “Voglio sorridere come fanno le foto”. Concetti immediati che rimangono dentro e si ricordano.

Citazioni che colpiscono, da recitare a memoria. In particolare, mi è piaciuta Sette anni, dove ho avvertito la “tregua” del poeta, nei confronti della sua stessa vita. Egli ha potuto fermarsi un poco e abbandonarsi alla nostalgia: “Sette anni che non vedevo il mare. / Ho sospeso il respiro per ascoltare l’onde / gli scrosci sugli scogli / la fatica caparbia che non l’abbandona mai. / E c’è stata tregua. / Gli occhi bagnati hanno vinto / e ceduto il colore alla brezza”.

Il suo cedere all’emozione, dopo tanto tempo, in questo caso davanti alla vista del mare, lo rende umano, affatto distante. Lo “consegna” al lettore in veste di uomo, con il suo bagaglio di emozioni trattenute ed ora finalmente liberate. Belle anche le poesie vernacolari. Fra queste vi è Mà, dedicata alla madre.

Una poesia semplicissima, scritta con molto dolore, dove pervade una grande dignità di sentimenti. Caratteristica di Pietro è il non rasentare mai il patetico che, congiunta a quella di essere sintetico, lo rendono ai miei occhi un autore molto apprezzato. La morte non cambia il rapporto fra le persone. Quindi troviamo in questa poesia lo stesso tono scanzonato di giovane figlio che si rivolge all’amata madre.

A volte le madri, specie quando si è giovani, sembrano tediarci con le loro prediche e tendiamo a voler rimanere soli, salvo poi rimpiangerle quando purtroppo, non ci sono più. “Azzittate n’attimo mà! / famme vede se ce riesco a sognà quarcosa de bello / Magari de rivedette viva e zitta / almeno là”. È questa la lirica dove maggiormente si avverte il profondo amore del poeta nei confronti di questa donna e la sua continua ricerca di lei.

“Mà quante cose che non t’ho mai domandato / quante cose che ancora avrei da chiedete / quante cose mà non ho fatto a tempo a fa con te…”. E mentre le chiede se è fiera di ciò che lui è diventato, vorrebbe che, almeno per un attimo, il ricordo di lei lo abbandonasse insieme al dolore, per riuscire a riposare. La canzone di Venditti che stanno ascoltando, perché la “presenza” di lei si avverte, sta per terminare.

Ci ripensa, al fine di trattenerla: “A mà aspé / che ce ripenso / non me lascia proprio mo / sentimola de fini assieme sta bella canzone…”. Infine, in Intermezzi e Aforismi prende forma il Pietro “filosofo”, il quale esprime i suoi pensieri sulla vita. Devo dire che questa è una parte dell’opera molto piacevole, che mi ha divertito, oltre al fatto di avermi portata a riflettere. A questo punto potrei fare un “bilancio” di ciò che ho letto e tirare le somme.

Brezze moderne è un libro incisivo, piacevole da leggere, che fa pensare. Non ci si perde in ragionamenti inutili, oppure in termini aulici, al giorno d’oggi obsoleti. E poi, la cosa che mi ha colpito di più. L’autore non imita nessuno, è se stesso. Ed io la considero una qualità molto importante, un particolare non da poco, anzi, essenziale per chi vuole fare questo “mestiere”. Mi viene soltanto un’ultima cosa da dire: complimenti, bravo Pietro!

 

Written by Cristina Biolcati

 

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