Intervista di Enrico Scanu al pittore sardo Silvano Caria: “Confini”, i quadri che si toccano

Il senso di appartenenza ad un luogo si evidenzia dai segni dai gesti e dal rapporto con la materia. Noi siamo impregnati in maniera espressiva da questi confini. Scriveva Jean Dubuffet “Sento il bisogno che un opera sia amante di sorpresa che assuma un aspetto che non si è mai visto, che disorienti, e trasporti in un dominio assolutamente imprevisto”.Questo condivido, il carattere di stranezza che suscita curiosità e pone domande, creando dialoghi che arricchiscono rapporti umani.” Silvano Caria

Silvano Caria pittore sardo, dedito alle arti figurative da anni si è imposto nel panorama dell’arte concettuale isolana e nazionale grazie ad un particolare e ricercato utilizzo della tecnica mista, connubio ideale tra tecnica pittorica ed utilizzo sapiente di materiali naturali provenienti dalla sua terra.

Dopo aver esposto per gran parte della penisola e per mezza Europa ricevendo ovunque riconoscimenti, per presentare la sua ultima personale dal titolo “Confini“, un intenso viaggio attraverso il lato più intimo dell’artista, ha scelto il suo paese natale come prima tappa di un percorso che lo vedrà impegnato durante tutta l’estate nei maggiori centri culturali dell’isola.

Silvano Caria è in mostra a Samassi presso la sala consiliare, visitabile dall’ 11 al 19 maggio 2013, dalle 17:00 alle 20:00. Domenica 12 maggio alle ore 18:00 si è tenuta l’anteprima solo concert for sax live eletronics di Emanuele Contis. Eccovi un’intervista inedita, buona lettura!

 

E.S.: Per questa mostra hai scelto di esporre per la prima volta al pubblico una selezione dei tuoi lavori che per tanti anni hai tenuto nascosti. Cosa ti ha spinto ad esporle proprio ora?

Silvano Caria: C’è da dire che queste sono opere che ho fatto solo per me, non sono mai state viste da nessuno in quanto non le lasciavo nemmeno in studio, bensì erano in una stanza con un telo sopra, ogni tanto ci lavoravo apportandogli delle modifiche. Quello che mi ha spinto, è l’insistente consiglio di un amico per portarle fuori dal buio convincendomi del fatto che questo è l’unico modo per far vivere i quadri, rendendoli visibili da un pubblico più vasto.

 

E.S.: Quale è il filo conduttore di queste opere?

Silvano Caria: Il filo conduttore di queste opere naturalmente sono i confini, quei confini che noi tutti i giorni viviamo, quei confini che io ho percorso per passare da un genere figurativo ad un arte più concettuale. Sono anche i confini del nostro essere, del nostro esistere. Abbiamo sempre bisogno di arrivare ad una meta. Se ci troviamo di fronte ad un muro esso diventa un confine negativo, ma se riusciamo a superarlo diventa un confine positivo.

 

E.S.: Quali sono i confini al giorno d’oggi secondo Silvano Caria?

Silvano Caria: I confini moderni sono i confini sociali, culturali, i confini del lavoro. Sono confini anche quelli territoriali che plasmano l’appartenenza ad un luogo con le proprie identità e tradizioni e talvolta possono diventare oppressivi ma che una volta rapportati con altri identità, con altre genti e si uniscono danno vita ad un risultato nel complesso positivo. Il confine indubbiamente è quella linea di demarcazione, spesso sottile, che rappresenta la fine di un percorso ma al tempo stesso l’inizio di un’altra situazione.

 

E.S.: Sei autore, insieme a Tore Pisu di alcune composizioni musicali che accompagnano la mostra, vuoi parlarcene..?

Silvano Caria: Riguardo al lavoro svolto con il mio amico Tore Pisu devo dire che Tore si è occupato della parte tecnica e musicale mentre io davo dei consigli su cosa inserire ed il risultato è stato davvero ottimo. Mi piaceva l’idea di creare qualcosa che ricordasse il viaggio e per cui – ricollegandoci al titolo della mostra – del superare certi confini. Prendendo come esempio la Sardegna ci accorgiamo subito che il suo confine è il mare. In Sardegna partendo dal mare arriviamo sempre al mare attraversando un territorio pieno di diversità, rumori legati alla natura – pioggia e vento, parti musicali create da Tore – che richiamano la nostra flora e fauna intervallati da alcune parti di piano di un’opera di Lao Silesu che ho voluto ricordare con orgoglio in quanto nostro concittadino per antonomasia. Per me è stato un riferimento quasi dovuto, la sua presenza, la sua arte ci appartiene e ci identifica. Partendo dal mio paese di origine il viaggio si estende per tutta la Sardegna con le sue atmosfere mistiche per poi fare un balzo ed andare oltre i confini di questa meravigliosa terra.

 

E.S.: Oltre al classico percorso visuale viene proposto un particolare percorso tattile che permette allo spettatore di apprezzare al meglio la matericità delle tue opere. Come nasce questa iniziativa?

Silvano Caria: Nasce dall’intenzione di dare la possibilità ai non vedenti, che generalmente i sono tagliati fuori da una mostra visiva, di entrare in contatto con l’arte. Notoriamente possiedono una sensibilità maggiore della nostra e data la matericità dei miei lavori ho voluto di creare questo percorso tattile attraverso il quale rendere fruibile la mostra ad un pubblico più vasto, per cui i non vedenti che vogliono essere presenti saranno accompagnati da una guida che spiegherà loro di che cosa si tratta attraverso l’aiuto delle didascalie che ho preparato,  e potranno toccare le mie opere.

 

E.S.: È un esperienza che consigli anche ai vedenti?

Silvano Caria: Come spiegavo ho inserito delle didascalie che possono dare un indicazione, il consiglio che mi sento di dare è quello di instaurare un dialogo con l’opera lasciandosi trasportare dal proprio istinto. Siate curiosi. È per me motivo di orgoglio una mostra di questo genere in quanto trattandosi di arte concettuale suscita molta curiosità ed il livello di interazione potenziale è davvero molto alto. La cosa più importante,che ci tengo a sottolineare è il fatto che rapporti umani di interazione avvengano in un contesto simile. e già questo è un buon risultato per una mostra di pittura.

 

E.S.: Con quale tecnica provi emozioni più intense?

Silvano Caria: Senza dubbio la lavorazione della paglia e il fango perché mi appartiene come identità, rappresentano le mie radici culturali dalla quale provengo. Siamo in un paese di abitazioni costruite con la paglia e il fango, su ladiri in lingua sarda, una particolare tecnica di essiccazione di questi materiali ha permesso la realizzazioni di edifici unici, caratteristici. Da piccoli inoltre si camminava scalzi è già questo contatto con la terra è stato se volgiamo un primo percorso tattile. Per me la materia è importante, tant’è che la utilizzo nei  fondi delle mie tele, e la utilizzo anche per rappresentare percorsi. È importantissimo, fa parte delle mie radici.

 

E.S.: Cosa si prova a lavorare con una materia viva?

Silvano Caria: Essendo una materia viva questo permette di creare degli effetti particolari, la si può notare  per esempio nelle screpolature a volte naturali, a volte pilotati da me. Questo crea opere che sono informali, frutto del clima di una particolare giornata, esperienza questa già percorsa da A.Burri. La mia curiosità mi ha portato a sperimentare riuscendo a creare delle immagini attraverso la tecnica in cui sono ben visibili le radici di un luogo ben preciso.

 

E.S.: Per Concludere, cosa rende particolare questa esposizione…

Silvano Caria: Sicuramente l’interazione che si viene a creare tra me ed il pubblico. Questa mostra mi ha permesso di aprire un dialogo con l’arte che non pensavo potesse raggiungere certi livelli di interesse nel mio paese grazie anche alla collaborazione di alcuni amici come il musicista Emanuele Contis e l’attore e scrittore Piero Marcialis che hanno fatto si che l’arte entrasse in questo spazio in tutte le sue forme.

 

 

Written by Enrico Scanu

 

 

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